Diritto e Fisco | Editoriale

Termini per contestazione disciplinare

13 Marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Marzo 2018



Il tuo datore di lavoro ti accusa di aver avuto un comportamento scorretto in azienda e ti vuole punire per questo. Come ed entro quando deve comunicartelo?

Hai commesso un’infrazione. Almeno secondo il parere del tuo datore di lavoro. Supponiamo che sia già la terza volta che arrivi in ufficio in ritardo oppure ti sei assentato durante l’orario di lavoro senza chiedere i permessi, oppure ancora sei stato incolpato di aver aggredito verbalmente i colleghi e di essere sempre scontroso. Insomma secondo il tuo capo hai palesemente violato gli obblighi di condotta in azienda. Per questo ha deciso di punirti e avviare un procedimento disciplinare contro di te. Può fare ciò che vuole o deve sottostare a precise regole? Come può sanzionarti? Entro quando è tenuto a comunicarti la decisione di punirti? In pratica, quali sono i modi e i termini per una contestazione disciplinare a tuo carico? E come puoi difenderti?

Procedimento disciplinare: come funziona?

I rapporti tra dipendenti e datori di lavoro sono regolati da specifiche normative, che disciplinano le modalità di assunzione, i comportamenti, i licenziamenti, le dimissioni, i doveri dei capi, i diritti, ma anche gli obblighi dei lavoratori. Il posto di lavoro è un sistema governato da diritti e doveri da entrambe le parti, che a volte possono scontrarsi e dar luogo a sanzioni disciplinari.

È il caso di comportamenti dei dipendenti che violino le regole aziendali. Ogni dipendente ha specifici obblighi nei confronti del proprio capo e dell’azienda in cui lavora:

  • Diligenza [1], impegnandosi e collaborando con i colleghi e con i capi
  • Fedeltà [2], tenendo comportamenti corretti e fidati nei confronti dell’azienda, senza lederne gli affari e rispettandone la privacy
  • Obbedienza, alle indicazioni aziendali impartite

Cosa può succederti ad esempio se commetti delle infrazioni e non rispetti queste norme di comportamento? Succede che il tuo capo può decidere di sanzionarti, in base alla gravità della tua violazione (arrivando persino al licenziamento). Ma non certo dall’oggi al domani. Lo Statuto dei lavoratori [3] obbliga il datore di lavoro a rispettare una specifica procedura sanzionatoria nei confronti del dipendente accusato, prima di mettere in pratica il suo potere disciplinare (in pratica prima di infliggerti la punizione). Vediamo quali step deve rispettare durante il procedimento disciplinare:

  • Pubblicità delle regole: il datore di lavoro deve affiggere in un luogo pubblico e ben visibile un elenco delle regole da non trasgredire, obblighi aziendali e codici di comportamento. Solo a questi infatti potrà appellarsi se decide di avviare un procedimento sanzionatorio nei tuoi confronti
  • Contestazione di addebito: nessuna sanzione ti potrà essere applicata se prima il tuo capo non ti ha contestato in forma scritta il comportamento che giudica scorretto. La lettera di contestazione di addebito è il primo passo del procedimento disciplinare, senza il quale non potrai essere rimproverato, multato, sospeso o licenziato. Hai sempre diritto a essere ascoltato a tua difesa.
  • Tempo di 5 giorni per sanzioni: nessuna sanzione potrà comunque essere applicata se non sono trascorsi almeno 5 giorni dalla ricezione della lettera di contestazione di addebito
  • Sanzione disciplinare: a questo punto il datore può comunque decidere di richiamare, sospendere, multare o – nei casi più gravi – licenziare il dipendente. Ogni contratto collettivo poi stabilisce un tempo massimo per comunicare al dipendente il tipo di sanzione applicatagli. Se non rispetta i termini, la sanzione disciplinare è nulla.

Cos’è la contestazione disciplinare?

Se il tuo capo ti accusa di aver violato le norme di comportamento – per un ritardo, un’assenza ingiustificata, una lite, violazione degli obblighi di fedeltà – per prima cosa deve metterti al corrente della sua accusa. Deve cioè contestarti la cattiva condotta. Il metodo per farlo può essere solo scritto. E questo metodo si chiama contestazione disciplinare: una lettera scritta in cui il tuo datore elenca e descrive il motivo per cui ha deciso di agire contro di te. Si chiama anche contestazione di addebito e il suo scopo è quello di metterti a conoscenza che sta per essere avviato un procedimento sanzionatorio nei tuoi confronti,a causa di un tuo illecito. Dal momento in cui la ricevi puoi però sempre difenderti, rispondendo (ma questo lo vediamo nei prossimi paragrafi).

Come fare una contestazione disciplinare?

Prima di chiarire i termini per una contestazione disciplinare, vediamo in dettaglio come si scrive.

Ecco gli elementi che non devono mai mancare:

  • Scritta: la lettera di contestazione disciplinare (o di contestazione di addebito) deve essere scritta. Nessuna contestazione può essere fatta oralmente.
  • Specifica: nel testo deve essere descritto il fatto specifico contestato al lavoratore, con data, luogo, ora e fatto contestato. Non si può scrivere, ad esempio, “a causa dei ripetuti ritardi”. Si deve invece riportare nella lettera “il giorno 21 gennaio 2018, dalle ore 10 alle ore 13, Lei è stato visto mentre svolgeva incarichi di lavoro esterni a quelli aziendali”.
  • Tempestiva: non possono trascorrere decenni per recapitare al dipendente una lettera di contestazione. Certo però, si deve dare al datore il tempo di conoscere la cattiva condotta del dipendente, ed eventualmente di condurre piccole indagini di accertamento.
  • Immutabile: la sanzione deve riferirsi al fatto specifico indicato nella contestazione
  • Modalità di difesa: la contestazione disciplinare deve indicare i modi e i tempi che il dipendente ha per difendersi e apportare giustificazioni.

Entro quando fare la contestazione disciplinare?

Ti è appena arrivata a casa una raccomandata con una contestazione disciplinare. La cattiva condotta di cui ti accusa l’azienda risale a un anno fa. Neanche ti ricordi più cosa facevi quel giorno e non sapresti davvero come difenderti. Vorresti appellarti al fatto che è passato troppo tempo e la contestazione è troppo tardiva per essere considerata valida. Ti stai quindi chiedendo quali siano in realtà i termini per una contestazione disciplinare, oltrepassati i quali l’accusa non vale più.

Lo abbiamo già anticipato, ma va ribadito. La contestazione disciplinare deve essere immediata e tempestiva. Non si deve cioè far passare troppo tempo dal momento in cui si viene a conoscenza del fatto illecito, per effettuarla.

L’immediatezza però è un po’ complicata e delicata da valutare. Può capitare infatti che l’azienda, prima di accusare il dipendente e di inviargli la contestazione, voglia avviare indagini interne per capire se davvero quel fatto è stato commesso. Inutile dire che per indagare serve tempo. E questo può ritardare la contestazione disciplinare.

Ecco perché l’immediatezza non può essere considerata in senso perentorio e generale [4]. Né può esserci un termine di prescrizione stabilito, perché non tutti i casi e non tutte le aziende sono uguali. E non sempre è possibile individuare subito il cattivo comportamento del dipendente.

Si deve pertanto valutare caso per caso. Per accertare un illecito potrebbero volerci sette giorni come tre mesi. Durante le indagini di accertamento, l’azienda può anche sospendere il dipendente in via cautelativa, affinché tutto venga a galla in maniera limpida. Se ti capita, tranquillo non perderai la retribuzione.

Il principio della relatività del termine immediato di contestazione (e quindi del termine non tassativo), è stato ribadito anche da un’altra recente sentenza della Cassazione [5]: si devono considerare le ragioni che possono far ritardare la contestazione, tra cui il tempo necessario per l’espletamento delle indagini”.

In linea di massima quindi l’orientamento del giudici resta questo. Sui termini di contestazione disciplinare, niente scadenze perentorie, si valuta caso per caso. Non è detto quindi che una contestazione di addebito ricevuta dopo un anno possa far scattare il ricorso da parte tua per contestazione tardiva.

Contestazione disciplinare: come difendersi

Ciò non toglie che una volta ricevuta la raccomandata con la contestazione disciplinare a tuo carico, tu hai per legge almeno 5 giorni di tempo per discolparti, ammettere il tuo errore, apportare eventuali giustificazioni al tuo comportamento. Puoi in pratica:

  • Riconoscere la tua cattiva condotta e chiedere scusa
  • Non riconoscere la tua cattiva condotta e attivare in toto la tua difesa

Puoi difenderti rispondendo in forma scritta oppure orale. E nel caso di procedura disciplinare anche avvalerti dell’aiuto del sindacato. Puoi poi, se le cose dovessero complicarsi, chiedere la conciliazione oppure puoi scegliere la strada giudiziale, bussando alle porta dei giudici.

note

[1] Art. 2104 cod. civ.

[2] Art. 2105 cod. civ.

[3] Art. 7 Legge 300 del 1970

[4] Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 21641 del 2015

[5] Corte di cassazione, sentenza n. 10688 del 2017

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3 Commenti

  1. oggetto in data 02 02 2018 sospeso
    la ditta mi contesta che ero fare un corso da carrelista in data 06 12 2017 ma benesi in mutua
    26 02 2018 licenziato
    chiedo a voi se le date sono corrette per avere una lettera disciplinare
    Grazie distinti saluti

    1. Buongiorno, non ci sono termini esatti per valutare la tempestività. Potrebbe chiedere una consulenza privata, per spiegare meglio la situazione e avere un quadro più specifico sul suo caso. Saluti.

  2. Salve
    Sono dipendente di una azienda la quale o la mansione di autista ma non la qualifica vorrei sapere se posso contestare e non rifiutare dei scarichi chemi vengono dati
    Distinti SALUTI

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