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Fisco e tasse: le ultime novità

29 Marzo 2018


Fisco e tasse: le ultime novità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Marzo 2018



Ultime sentenze e aggiornamenti in materia tributaria, tasse e imposte: aggiornamento per comprendere come si evolve la legge e l’Agenzia delle Entrate.

Tra tutti i rami che il diritto conosce, fisco e tasse sono sicuramente le materie in più rapida evoluzione. Le novità sono quasi quotidiane: per restare aggiornati è necessario leggere i giornali o, in alternativa, ci sono le circolari e le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, ormai sul relativo sito. Si devono poi spulciare le ultime sentenze che spesso riscrivono completamente l’interpretazione e, quindi, anche lo stesso diritto. In questo articolo cercheremo di fornire, costantemente, un quadro su quelle che sono le ultime novità su fisco e tasse, in modo da poter tenere costantemente informato il nostro lettore. Non dovrai quindi trovare altri link su Google: potrai mettere questa pagina tra le preferite del tuo browser in modo da richiamarla, di tanto in tanto, e scoprire cosa di nuovo è successo in materia di fisco e tasse.

Niente Tari sulle case senza arredo ed utenze

Gli immobili non arredati e privi di allacci alle reti non sono soggetti alla Tari. È questa la tesi espressa dal ministero dell’economia e delle finanze in un Webinar nel corso del quale ha fornito delle risposte ai contribuenti. Secondo il ministero, «l’applicazione della tassa deve ritenersi esclusa per gli immobili inutilizzati nell’ipotesi in cui gli stessi siano privi di arredi e di allacciamento ai servizi di rete». L’interpretazione ministeriale, però, si pone in contrasto con quanto affermato più volte dalla Cassazione.

Ipoteca sulla casa solo previo avviso

La Cassazione [18] conferma che in tema di riscossione coattiva delle imposte l’amministrazione finanziaria prima di iscrivere l’ipoteca sui beni immobili deve comunicare al contribuente che procederà all’iscrizione concedendogli un termine di 30 giorni per presentare osservazioni o procedere con il pagamento. In caso contrario l’ipoteca sarà nulla.

Contraddittorio preventivo escluso solo per Irpef, Irpeg e Irap

La Cassazione ribadisce che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali l’amministrazione finanziaria è gravata da un obbligo generale di contraddittorio, pena la nullità dell’atto. L’obbligo però decade nel caso di accertamenti ai fini Irpef, Irpef e Irap (cosiddette indagini a tavolino) [19].

Accertamenti a casa del contribuente

In tema di accertamento Iva l’ispezione dei locali adibiti ad abitazione del contribuente è subordinata a gravi indizi di violazione, mentre non rileva per quanto riguarda locali a uso promiscuo [20].

Verifiche dei professionisti

Il soggetto accertatore non è tenuto a iniziare, proseguire e terminare la verifica presso gli uffici del professionista ben potendo esaminare la documentazione presso i competenti uffici [21].

Revoca della condanna per elusione fiscale: la condotta non è più reato

Chi è stato già condannato negli anni passati per elusione fiscale può vedere revocata la condanna visto che la riforma del 2015 [16] ha trasformato questo reato in «abuso del diritto» che non rientra più nel penale. È quanto appena chiarito dalla Cassazione [17]. La sentenza ha dato ragione a una imprenditrice che aveva patteggiato la condanna per dichiarazione infedele poi rivelatasi solo una condotta rispondente all’abuso del diritto.

L’elusione fiscale, a parte le ipotesi codificate, non è più un reato. Per il principio del favor rei, dunque, devono essere revocate le condanna adottate prima della riforma.

La riforma stabilisce che «le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie». Resta però ferma l’applicazione delle sanzioni amministrative tributarie. Da allora, non è più configurabile il reato di dichiarazione infedele in presenza di condotte puramente elusive ai fini fiscali, in quanto detta disposizione esclude che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

Questionario: la mancata risposta non consente di depositare più i documenti

Se l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente un questionario, questi ha l’obbligo di rispondere e presentare i documenti a proprio favore. Altrimenti non può più farlo in un eventuale ricorso. Ma l’ufficio deve specificare tale conseguenza nella richiesta. A dirlo è la Cassazione con una recente sentenza [15].

Dunque l’omessa esibizione da parte del contribuente dei documenti richiesti determina l’inutilizzabilità in sede contenziosa quando l’ufficio informa di tali gravose conseguenze, come successo nel caso di specie .

La decisione appare particolarmente rigorosa; nella maggior parte dei casi, poiché si tratta di contribuenti privati, alcuni documenti sono di difficile reperimento. Anche laddove non è presente un’ipotesi di evasione ma soltanto una mera distrazione del contribuente il Fisco prevede una punizione di non poco conto, impedendo di fatto il ricorso al giudice (poiché senza possibilità di utilizzare prove documentali in proprio favore). Con buona pace del decantato rapporto di collaborazione fisco-contribuente. In pratica, secondo la Corte, a fronte di una richiesta dell’amministrazione, la mancata risposta al questionario va qualificata come rifiuto all’esibizione della documentazione che non può essere più presentata

Canone Rai: aumenta la soglia dell’esenzione fiscale

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico ha firmato un decreto che dispone l’aumento della fascia di reddito di esenzione del pagamento del canone RAI per i cittadini che abbiano già compiuto 75 anni. In dettaglio, per il 2018 viene ampliata da 6.713, 98 euro a 8.000 euro la soglia di reddito prevista ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone e le famiglie esentate passano, in tal modo, da circa 115.000 a 350.000. Tale aumento è finalizzato a garantire un sostegno ulteriore ai nuclei familiari più deboli e a promuoverne l’inclusione sociale.

È impugnabile il divieto di interpello

Secondo la Cassazione [14] il contribuente può impugnare il diniego di disapplicazione di norme antielusive rilasciato dal Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate.

Tale atto è impugnabile anche se non rientra nell’elenco di legge degli atti impugnabili, in quanto trattasi di provvedimento con cui l’Amministrazione finanziaria porta a conoscenza del contribuente il proprio convincimento su una individuata pretesa tributaria.

Il diniego è un atto definitivo in sede amministrativa con immediata rilevanza esterna che può qualificarsi come un’ipotesi di diniego di agevolazione.

Ogni contribuente può inoltrare per iscritto domande di interpello all’amministrazione finanziaria, che risponde entro 120 giorni; queste possono riguardare l’applicazione delle norme tributarie a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni stesse. In assenza di risposta l’istanza si considera rigettata.

La legge contiene l’elenco degli atti impugnabili in ambito tributario; tale l’elencazione degli atti impugnabili ha natura tassativa, ma non preclude la facoltà di impugnare anche altri atti, ove con gli stessi l’Amministrazione porti a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria.

Tari: legittima la riscossione senza accertamento

Con una ordinanza di qualche giorno fa [1], la Cassazione ha detto che è legittima la cartella di pagamento che chiede il pagamento dell’imposta sui rifiuti senza che prima sia stata preceduta da un accertamento. Questo almeno quando il Comune richiede gli importi sulla base dell’autoliquidazione presentata dal contribuente proprietario dell’immobile. Se invece l’amministrazione ritiene falsa o errata la dichiarazione del contribuente deve notificargli prima l’accertamento dandogli il tempo per contestarlo.

Bonus terrazze e giardini: non vale per l’erba sintetica

Una delle novità più apprezzate contenuta nell’ultima legge di bilancio è il cosiddetto bonus verde. Tra le spese agevolabili ai fini della sua fruizione vi rientrino quelle di sistemazione di aree verdi pertinenziali all’abitazione. I primissimi chiarimenti in tema di Bonus verde dati dall’Agenzia specificano che la detrazione riguarda «interventi straordinari di “sistemazione a verde” (…) con particolare riguardo alla fornitura e messa a dimora di piante ed arbusti di qualsiasi genere o tipo». Poiché scopo della norma è quella di incentivare la diffusione di aree verdi utili, ad esempio, a contrastare lo smog e aumentare l’ossigeno nell’aria, sembra improbabile che il bonus possa valere anche per la posa di erba sintetica.

La rottamazione delle cartelle di pagamento non è incostituzionale

È di questi giorni la sentenza della Corte Costituzionale che ha salvato dalla dichiarazione di illegittimità la cosiddetta sanatoria Equitalia o anche rottamazione dei ruoli [2].  La rottamazione è giustificata dal complesso disegno di riforma della riscossione coattiva tramite ruolo, attuato con la soppressione di Equitalia. Per questa ragione, non si determina né una lesione delle prerogative delle Regioni, in tema di tributi propri né una disparità di trattamento rispetto alle previsioni in materia di ingiunzione fiscale, secondo le quali la definizione agevolata rappresenta una mera facoltà dell’ente impositore.

Doppio bonus prima casa

Secondo la Cassazione, eccezionalmente si può ottenere il bonus anche sulla seconda casa senza bisogno di dover vendere la prima. Ciò a condizione che quest’ultima sia diventata “inidonea” ad uso abitativo. Che significa «casa inidonea»? La legge comunque non fa alcun riferimento alla “idoneità” abitativa dell’unità immobiliare di cui il contribuente sia già proprietario. Per cui tutto è rimesso all’interpretazione del magistrato di turno. Per non dare ai giudici troppa discrezionalità nel riconoscere o negare il bonus ai contribuenti che non si sentono più soddisfatti del primo acquisto, la Suprema Corte ha fornito alcuni chiarimenti in merito. Si può considerare inidonea una casa quando, ad esempio, sopraggiungono ragioni igieniche che ne impongano lo sfollamento o magari perché un sisma l’ha resa pericolante. Ma non solo. Può essere inidonea una casa anche quando è di dimensioni troppo ridotte per la famiglia perché, nel frattempo si è ingrandita e non ci sono camere a sufficienza per i figli. Quindi, solo in questi casi si può comprare un’altra abitazione con l’agevolazione “prima casa”, senza dover vendere la casa “preposseduta”.

Comunione legale, sull’immobile ceduto si applica l’Iva

La cessione di un immobile da parte di coniugi, in regime di comunione legale dei beni, strumentale all’esercizio dell’impresa da parte di uno soltanto di essi, è soggetta ad Iva totalmente e non a imposta proporzionale di registro. Non si è, infatti, in presenza di un negozio avente a oggetto plurime quote di proprietà comune ma di un’operazione unitaria di impresa.

L’Agenzia delle Entrate può intervenire nei pignoramenti senza la cartella

Se è vero che, nel momento in cui vuol avviare il pignoramento, l’Agente della riscossione deve prima notificare la cartella di pagamento, per la Cassazione [4] non è invece tenuto a farlo nel momento in cui subentra in una esecuzione forzata avviata da altri. Basta in tal caso l’esistenza del titolo, ossia l’iscrizione a ruolo del debito non corrisposto dal contribuente. Così, chi ha la casa pignorata dalla banca, ma non ha pagato le tasse, pur senza aver ricevuto la famigerata cartella troverà Agenzia Entrate Riscossione insinuarsi nella procedura. Procedura che, peraltro, potrebbe riguardare in questo caso anche la prima casa.

L’impresa non evade le imposte se dimostra di aver dovuto pagare gli stipendi

In caso di crisi, l’azienda che si trova nel dubbio se versare i contributi o gli stipendi, non può essere sanzionata per evasione se preferisce pagare i lavoratori. A tanto è arrivata di recente la Cassazione che ha cambiato idea rispetto al passato [5]. Il diritto costituzionale del lavoratore a essere retribuito non vale quanto quello dell’erario a incassare i suoi crediti. Quindi, mancando il dolo dell’imprenditore, non si può parlare di evasione fiscale. Addio quindi carcere al datore in crisi di liquidità.

Sono ricavi in nero della società i movimenti bancari sospetti sui conti dei soci

Le movimentazioni bancarie sospette dei professionisti soci di una piccola impresa sono contestabili dal fisco come ricavi in nero dell’azienda e non del singolo contribuente. Lo ha affermato la Cassazione proprio ieri [6].

Gli immobili non si rivalutano sulla base delle sole quotazioni

Le quotazioni Omi (Osservatorio mercato immobiliare) risultanti dal sito internet delle Entrate non costituiscono fonte tipica di prova, ma strumento di ausilio e indirizzo per l’esercizio della potestà di valutazione estimativa; sicché solo sulla base dei dati da queste ricavate non si può rivalutare l’immobile del contribuente. Sono necessarie ulteriori dimostrazioni e, su tutto, l’accesso in loco per verificare le effettive condizioni dell’immobile [7]. Secondo una recentissima sentenza della Ctr Lazio, la perizia giurata fornita dal contribuente ha un valore probatorio superiore ai dati Omi. La perizia, infatti, individua lo stato proprio degli immobili trasferiti adattando il valore della specifica compravendita al dato reale.

Accertamenti fiscali sul conto corrente: prova su ogni operazione

In caso di accertamento sui conti bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate il contribuente è tenuto a dimostrare non in modo generico, ma analiticamente, ogni versamento bancario effettuato o bonifico ricevuto. Diversamente le somme gli verranno imputate a ricavi in nero e saranno quindi tassate. È quanto chiarito dalla Cassazione lo scorso 2 febbraio [8].

La legge stabilisce che gli uffici finanziari possono invitare i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari. In particolare, qualora l’accertamento eseguito dell’Ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio è a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario; pertanto qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornirne giustificazioni concrete questi non potranno che essere recuperati a reddito dall’ufficio finanziario.

Sì all’accertamento nei paradisi fiscali con la lista Falciani

Per la Cassazione [9] gli elementi contenuti nella lista Falciani sono sufficienti a fondare un accertamento fiscale in quanto anche un solo indizio può giustificare la rettifica, purché lo stesso sia grave e preciso, ovvero caratterizzato dall’alta valenza probabilistica connessa alla provenienza interna dei dati bancari.

Risultato: l’Agenzia elle Entrate può contestare l’omessa dichiarazione di attività finanziarie all’estero sulla base della sola Lista Falciani senza necessità di ulteriori accertamenti o presunzioni.

Dichiarazione dei redditi con errori bloccanti: è valida?

La dichiarazione dei redditi inviata tramite Entratel e ricevuta dal Fisco con errori bloccanti non può essere considerata come dichiarazione non trasmessa. È quindi illegittimo l’accertamento per omessa dichiarazione dei redditi, se il Fisco non ha avvisato l’intermediario che la dichiarazione inviata non fosse valida. È quanto precisato da una recente ordinanza della Cassazione [10].

Cartella annullata: le spese processuali sono a carico del fisco

Anche se la cartella di pagamento viene annullata per un errore commesso dalla pubblica amministrazione, ossia dall’ente titolare del credito, l’esattore è tenuto a rimborsare al contribuente le spese processuali. Anche questo importante chiarimento proviene dalla Cassazione [11]. In particolare nell’ordinanza si legge che le spese di lite vanno poste, in solido tra loro, a carico dell’ente impositore e del concessionario alla riscossione, che siano stati convenuti insieme dal contribuente, essendo entrambi soccombenti, in base al principio di causalità, rispetto all’opponente, il quale è, invece, estraneo alla circostanza, rilevante solo nei rapporti interni, per cui il secondo ponga in essere atti dovuti su richiesta del primo.

Accertamento al socio di una società di persone

Al socio di una società di persone (responsabile solidalmente e illimitatamente dei debiti tributari della società e nel caso del socio accomandante di una società in accomandita semplice, limitatamente alla quota conferita) non è necessario notificare l’avviso di accertamento emesso nei confronti della società, essendo sufficiente la notifica della cartella di pagamento (o dell’avviso di mora), fermo restando che il suo diritto di difesa è garantito dalla possibilità di contestare la pretesa originaria, impugnando insieme all’atto notificato anche quelli presupposti, la cui notificazione sia stata omessa o risulti irregolare [12].

Accertamento fiscale per chi vende online 

Scatta l’accertamento fiscale per chi fa aste online. Il buon esisto delle operazioni dimostra che l’attività è fiorente e il contribuente che non presenta alcuna dichiarazione è responsabile: il fisco può, in questo casi, usare presunzioni semplici per accertare il volume di vendite e rideterminare le imposte sui redditi. Al contribuente l’onere di dimostrare la mancata percezione dei corrispettivi attraverso la tracciabilità dei pagamenti. È quanto emerge dalla sentenza della commissione Tributaria del Lazio.

note

[1] Cass. ord. n. 3184/18 del 9.02.2018.

[2] C. Cost. sent. n. 29/2018.

[3] Cass. ord. n. 3557/2018.

[4] Cass. sent. n. 3021/2018.

[5] Cass. sent. n. 6737/2018.

[6] Cass. ord. n. 3785/2018 del 15.02.2018.

[7] Cass. sent. n. 3197/2018.

[8] Cass. ord. n. 2649/2018 del 2.02.2018.

[9] Cass. ord. n. 3276/2018 del 12.02.2018.

[10] Cass. ord. n. 2253 del 30.01.2018.

[11] Cass. ord. n. 809/2018.

[12] Cass. ord. n. 800/2018.

[13] Ctr Lazio, sent. n. 296/2018.

[14] Cass. ord. n. 3775/2018 del 15.02.2018.

[15] Cass. sent. n. 4001/2018.

[16] Nuovo articolo 10-bis introdotto nello Statuto del contribuente dal dlgs 128 del 2015.

[17] Cass. sent. n. 9378/2018.

[18] Cass. sent. n. 7762/18

[19] Cass. sent. n. 7725/18.

[20] Cass. sent. n. 7723/18.

[21] Cass. sent. n. 7613/18.

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