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Lo sai che? Differenza tra acconto e caparra

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

Caparra confirmatoria: cos’è? E la caparra penitenziale? Sono tutte forme di anticipo sul prezzo? Approfondiamo.

Molto spesso, al momento di un acquisto, il venditore chiede un anticipo, soprattutto quando il bene oggetto di compravendita è particolarmente costoso e l’acquirente decide di pagarlo a rate. In effetti, quando parliamo di acconto o di caparra ci riferiamo sempre ad un anticipo di denaro sul pagamento di un prezzo; la loro funzione, però, è diversa. Vediamo qual è la differenza tra acconto e caparra.

Acconto: cos’è?

L’acconto è un anticipo sul pagamento del prezzo dovuto, che viene consegnato per confermare la propria volontà all’acquisto.

La peculiarità dell’acconto è la sua temporaneità: nessuna delle parti ha diritto di trattenere l’acconto, nemmeno nel caso in cui una delle due sostenga di aver subito un danno. Pertanto, l’acconto dovrà essere restituito tutte le volte che il contratto non si conclude, indipendentemente dalla responsabilità delle parti.

Per avere un risarcimento vero e proprio, invece, la parte danneggiata dovrà fare ricorso al tribunale e dimostrare di aver subito un danno.

Caparra: cos’è?

Come l’acconto, anche la caparra è un anticipo sul pagamento del prezzo dovuto, che viene consegnato per confermare la propria volontà all’acquisto di un bene o di un servizio.

Se il contratto viene adempiuto, la caparra viene restituita oppure, più semplicemente, imputata alla prestazione dovuta. Esempio: Tizio versa a Caio una caparra di cento euro, con impegno di versare il rimanente prezzo al momento della consegna di un televisore dal costo di trecento euro. Orbene, se la consegna avverrà, Tizio dovrà versare a Caio solamente altri duecento euro, oppure chiedere a Caio la restituzione della caparra e versare il prezzo pieno (trecento euro).

Nel caso, però, in cui una delle parti venga meno agli impegni presi, la caparra ha la funzione di liquidazione del danno da inadempimento senza che si debba fornire la prova del danno subito.

Infatti, il codice civile [1] stabilisce che in caso di inadempimento dell’acquirente (cioè di un rifiuto ad acquistare) la caparra versata può essere trattenuta dal venditore. Se, al contrario, inadempiente è il venditore (perché si rifiuta di vendere), l’acquirente può richiedere la restituzione del doppio della caparra versata.

Tornando all’esempio di prima, quindi, si avranno queste due situazioni:

  1. Caio, venditore che ha ricevuto la caparra di cento euro, non consegna il televisore a Tizio: quest’ultimo può recedere dal contratto e chiedere il doppio della caparra data (cioè il doppio di cento euro);
  2. Tizio, acquirente che ha dato la caparra di cento euro, non vuole più il televisore: Caio può trattenere i cento euro ricevuti.

Si capisce, quindi, che la funzione della caparra è quella di dissuadere le parti dall’inadempimento contrattuale, in quanto la caparra dà diritto alla parte diligente di trattenerla (se l’ha ricevuta) oppure di chiederne la restituzione, ma in misura raddoppiata.

Differenza tra acconto e caparra: come riconoscerle?

Abbiamo detto che sia l’acconto che la caparra sono costituiscono un anticipo sul pagamento finale, sebbene si differenzino per i diversi effetti nel caso in cui il contratto non si conclusa. Come fare a distinguere concretamente l’acconto dalla caparra?

Semplice: in mancanza di diverso accordo, la somma versata senza specificare che si tratta di una caparra è considerata come acconto. Perché possa considerarsi caparra è necessario che ciò venga esplicitato nel contratto.

Quindi, nel silenzio dell’accordo, l’anticipo di danaro va considerato come acconto, restituibile ogni volta che lo scambio tra le prati non dovesse avvenire.

Caparra penitenziale: cos’è?

Quella sopra esaminata è la caparra definita confirmatoria, cioè l’anticipo che conferma, appunto, la volontà di stipulare l’accordo.

Esiste però un’altra forma di caparra, detta penitenziale. Secondo il codice civile, se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso. In questo caso, il recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella ricevuta [2].

La caparra penitenziale, quindi, non è un anticipo sulla prestazione, ma un vero e proprio corrispettivo per l’attribuzione della facoltà di recedere (e, quindi, di svincolarsi) dal contratto. Se il potere di recesso non viene esercitato, la caparra deve essere restituita.

Si parla invece di multa penitenziale nell’ipotesi in cui il corrispettivo previsto per il recesso deve essere versato solo al momento dell’effettivo esercizio del diritto di recesso [3].

note

[1] Art. 1385 cod. civ.

[2] Art. 1386 cod. civ.

[3] Art. 1373, terzo comma, cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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