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Cartella dopo sentenza: entro quanto può essere notificata?

23 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2018



Cartella esattoriale dopo la sentenza che ha rigettato il ricorso del contribuente: quali sono i termini di decadenza? Esempio imposta di registro.

Se il contribuente impugna un avviso di accertamento e il giudice, respingendo il ricorso, conferma con sentenza la validità dell’avviso, l’Agenzia delle Entrate può procedere alla riscossione del tributo mediante cartella esattoriale. La cartella, fondata sulla sentenza del giudice, può essere notificata al contribuente oltre i termini di decadenza previsti per l’avviso ed entro il termine di prescrizione di dieci anni, previsto dalla legge in caso di sentenza divenuta definitiva.

Che significa termine di decadenza

La decadenza può essere definita come la sanzione per non aver esercitato in tempo una determinata azione necessaria ad acquisire un diritto. Il Fisco decade dall’azione di riscossione se entro determinati termini non notifica alcun atto al contribuente (avvisi e cartelle).

La legge prevede precisi termini entro i quali l’Agenzia delle Entrate può accertare, per esempio, l’imposta di registro.

Termine di decadenza imposta di registro

Per l’imposta di registro la legge [1] prevede espressamente che:

– l’imposta di registro relativa agli atti non presentati per la registrazione obbligatoria, può essere richiesta, entro il termine di decadenza di cinque anni dal giorno in cui avrebbe dovuto essere richiesta la registrazione o si è verificato il fatto che legittima la registrazione d’ufficio;

– l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta di registro, deve essere notificato entro il termine di decadenza di due anni dal pagamento dell’imposta relativa al bene il cui valore è stato accertato come superiore rispetto a quello dichiarato;

– l’imposta di registro relativa alle annualità successive alla prima, nonché le connesse sanzioni e gli interessi dovuti, sono richiesti, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di scadenza del pagamento.

L’imposta deve essere richiesta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati:

a) dalla richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale;

b) dalla data in cui è stata presentata la denuncia, se si tratta di imposta complementare; dalla data della notifica della decisione delle commissioni tributarie ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva nel caso in cui sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta. Nel caso di occultazione di corrispettivo, il termine decorre dalla data di registrazione dell’atto;

c) dalla data di registrazione dell’atto ovvero dalla data di presentazione della denuncia, se si tratta di imposta suppletiva.

Cartella fondata su sentenza

Secondo la Cassazione [2], la riscossione di un credito tributario fondato su una sentenza passata in giudicato non soggiace più ai termini di decadenza previsti per l’esecuzione degli atti amministrativi, ma al termine di prescrizione decennale. Ciò in quanto il titolo della pretesa tributaria cessa di essere l’atto tributario e diventa la sentenza che, pronunciando sul rapporto, ne ha valutato la legittimità.

La cartella si riferisce quindi ad una pretesa impositiva divenuta definitiva a seguito di sentenza, non più impugnabile,  resa a definizione del giudizio di opposizione all’avviso di liquidazione.

Decadenza cartella imposta di registro

Il termine di tre anni per l’imposta di registro riguarda la decadenza dell’amministrazione finanziaria nella fase di imposizione ed accertamento della pretesa tributaria, non già in quella di riscossione in forza di giudicato.

Ne consegue che il termine di perenzione – non di decadenza, ma di prescrizione –, deve essere individuato in quello decennale; trattandosi di realizzazione – mediante riscossione esattoriale – di un credito che, in forza dell’accertamento giudiziale definitivo, era divenuto ormai certo, liquido ed esigibile.

La Cassazione [3] ha dunque affermato il seguente principio di diritto: In tema di imposta di registro, qualora la pretesa erariale si fondi su una sentenza passata in giudicato, la relativa cartella esattoriale, avendo ad oggetto un credito definitivamente accertato a seguito di contenzioso e, come tale, avente titolo nella sentenza, va emessa entro il termine decennale di prescrizione. Non trova applicazione, nell’ipotesi, né il termine triennale di decadenza che concerne, invece, l’esercizio del potere di imposizione, né il termine annuale di decadenza che attiene alle somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio divenuti definitivi per mancata impugnazione dell’atto impositivo che li contiene.

Il titolo della pretesa tributaria non è più l’atto impositivo, ma la sentenza che ne ha confermato la legittimità pronunciando sul rapporto; sicché è la sentenza, non l’atto di accertamento, che viene ad avere successiva esecuzione.

note

[1] Art. 76 DPR n. 131/1986.

[2] Cass. sent. n. 6354/2016.

[3] Cass. sent. n. 1528/2017.

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