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Lo sai che? Fisco: la moglie paga le sanzioni del marito

Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2018

Dichiarazione dei redditi congiunta: la moglie deve pagare le sanzioni anche se è stato il marito a commettere la violazione fiscale.

Se i coniugi decidono di presentare un’unica dichiarazione dei redditi (cosiddetta dichiarazione dei redditi congiunta), sono entrambi tenuti al pagamento di eventuali sanzioni fiscali, anche qualora la violazione sia stata commessa da uno solo di essi.

Per esempio, se il Fisco accerta in capo al marito un maggior reddito non dichiarato, derivante dalla partecipazione ad una società, anche la moglie deve pagare l’imposta e le sanzioni, pur se estranea alla società e, quindi, all’accertamento. Ciò per il solo fatto che è codichiarante nella dichiarazione dei redditi presentata dal marito.

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1] che ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento notificato anche al coniuge, codichiarante, pur se questi non ha commesso violazioni.

Dichiarazione dei redditi congiunta: come funziona

I cittadini sposati e non legalmente separati e quelli uniti civilmente possono presentare la dichiarazione congiunta se:

  • possiedono solo i redditi da lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente, redditi dei terreni e fabbricati, redditi di capitale, di lavoro autonomo ed alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata;
  • almeno uno dei due può utilizzare il modello 730.

In particolare possono utilizzare il modello 730 precompilato o ordinario i contribuenti che nel 2017 sono:

  • pensionati o lavoratori dipendenti (compresi i lavoratori italiani che operano all’estero per i quali il reddito è determinato sulla base della retribuzione convenzionale definita annualmente con apposito decreto ministeriale);
  • persone che percepiscono indennità sostitutive di reddito di lavoro dipendente (es. integrazioni salariali, indennità di mobilità);
  • soci di cooperative di produzione e lavoro, di servizi, agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e di piccola pesca;
  • sacerdoti della Chiesa cattolica;
  • giudici costituzionali, parlamentari nazionali e altri titolari di cariche pubbliche elettive (consiglieri regionali, provinciali, comunali, ecc.);
  • persone impegnate in lavori socialmente utili;
  • lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato per un periodo inferiore all’anno. Questi contribuenti possono rivolgersi:
  • al sostituto d’imposta, se il rapporto di lavoro dura almeno dal mese di aprile al mese di luglio 2017;
  • a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato, se il rapporto di lavoro dura almeno dal mese di giugno al mese di luglio 2017 e si conoscono i dati del sostituto d’imposta che dovrà effettuare il conguaglio;
  • personale della scuola con contratto di lavoro a tempo determinato, che può rivolgersi al sostituto d’imposta o ad un Caf-dipendenti o ad un professionista abilitato, se il contratto dura almeno dal mese di settembre dell’anno 2016 al mese di giugno dell’anno 2017;
  • lavoratori che posseggono soltanto redditi di collaborazione coordinata e continuativa (art. 50, comma 1, lett. c-bis, del Tuir) almeno nel periodo compreso tra il mese di giugno e il mese di luglio 2017 e conoscono i dati del sostituto che dovrà effettuare il conguaglio, presentando il Mod. 730 a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato;
  • produttori agricoli esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (Mod. 770), Irap e Iva.

Dichiarazione dei redditi congiunta: quali conseguenze

La legge [2] prevede che, ai fini della liquidazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche risultante dalla dichiarazione congiunta, le imposte nette determinate separatamente per ciascuno dei coniugi si sommano e le ritenute e i crediti di imposta si applicano sul loro ammontare complessivo.

Gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi i coniugi i quali sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo.

I coniugi hanno la facoltà, non l’obbligo, di presentare la dichiarazione dei redditi congiunta; si tratta di una loro scelta volontaria e consapevole.

Secondo la giurisprudenza, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costituisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce tutte le conseguenze, vantaggiose ed eventualmente svantaggiose, che derivano dalla legge, anche a prescindere dalle successive vicende del matrimonio. Di conseguenza, la responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome del marito a seguito di accertamento, non è influenzata dal venir meno, successivamente alla dichiarazione congiunta, della convivenza matrimoniale per separazione personale.

Dichiarazione dei redditi congiunta: obbligo di pagamento di entrambi i coniugi

La responsabilità solidale dei coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi, per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome di uno solo di essi, vale anche per gli accertamenti dipendenti da comportamenti non riconducibili alla sfera volitiva e cognitiva di entrambi, in quanto conseguenti ad atti di accertamento in rettifica condotti esclusivamente nei confronti di uno solo di essi.

Secondo la Cassazione [3], la responsabilità della contribuente per le sanzioni non dipende, infatti, dal suo contributo alla commissione dell’illecito, ma dal fatto che, per sua scelta volontaria, ha esercitato l’opzione per la dichiarazione congiunta con il marito.

I giudici chiariscono che, in ipotesi di accertamento in rettifica del reddito del marito, la responsabilità per la sanzione a carico della moglie, non è per fatto altrui, ma per fatto proprio, per avere la moglie consapevolmente e volontariamente aderito ad un regime dichiarativo che comportava, tra l’altro, anche la responsabilità solidale per le sanzioni.

note

[1] Cass ord. n. 3181 del 9.02.2018.

[2] Art. 17, L. n. 114/1977.

[3] Cass. sent. n. 9209/2011.


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