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Lo sai che? Bonus mamme: i vantaggi per le neo-madri

Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2018

Un bonus mamme per tutte le donne diventate mamme nel 2017, ma come funziona? Vediamolo insieme.

Oltre al bonus bebè, è stata istituita un’altra importante misura a favore delle donne: si tratta del cosiddetto bonus mamme. Quest’ultimo è un incentivo diverso e aggiuntivo all’altro e non pregiudica la possibilità di farne richiesta. A dire il vero la definizione precisa di questo bonus è: Bonus mamma domani Inps. Ma quali sono le sue caratteristiche principali?

Le peculiarità del bonus mamma dell’Inps

Si tratta di un’agevolazione, in quanto viene innanzitutto considerato un premio alla nascita. Ma a chi si rivolge? A tutte le donne diventate neo mamme nel 2017 o che, in questo 2018, sono entrate nel settimo mese di gravidanza. Pertanto è strettamente necessario – indispensabile – presentare il certificato di gravidanza della Asl o di un medico. Pena la nullità della domanda di richiesta. Essa si può inoltrare per via telematica sul sito dell’Inps o per telefono, per poi inviare tutta la documentazione obbligatoria da consegnare. Si tratta, ovviamente, di una misura diversa dal bonus bebé ed è un’agevolazione fiscale prevista per quest’anno, appunto, ma istituita dalla Legge di bilancio del 2017. Ma, vi chiederete, in soldoni: quali i maggiori vantaggi che comporta? Si tratta di un assegno di circa 800 euro, versato dall’Inps in un’unica soluzione. E, soprattutto, non ha vincoli. Infatti non è legato allo stato reddituale familiare, e quindi al reddito Isee, ma è rivolto a tutti, a chiunque ne faccia richiesta in maniera corretta.

Differenze tra bonus bebè e bonus mamma domani Inps

Ma in che cosa differisce il “bonus mamma domani Inps” dal precedente bonus bebè? Entrambi vanno richiesti all’Inps e sono erogati dallo stesso Istituto. Se il primo ammontava a 800 euro per ogni figlio, l’altro – come noto – era di circa 80 euro al mese (ovvero quasi 960 euro all’anno): dunque in rate mensili e non in un’unica soluzione. Si avevano tre mesi di tempo, dalla nascita del/la figlio/a per fare domanda e lo si riceveva fino ai tre anni del/la bambino/a o al suo eventuale primo triennio di adozione. Ma vi erano anche altri  vincoli, come quello reddituale appunto: il reddito Isee non doveva essere superiore a 25mila euro all’anno; ma, se non si arrivava neppure ai 7mila euro annuali, l’ammontare del bonus bebè era raddoppiato. Come si ricorderà, si trattava di una misura istituita dalla Legge di bilancio del 2015 e valida per ogni figlio nato, adottato o preso in affido nell’arco di tempo corrente dal primo gennaio del 2016 fino al 31 dicembre 2017 . Entrambe sono una misura in più a favore delle donne, mamme e lavoratrici, a partire dal congedo maternità (e poi seguito dall’introduzione anche di quello di paternità). Un piccolo aiuto anche per incentivare la costituzione di una famiglia e la genitorialità e che va nella stessa direzione (in maniera diversa e complementare) dell’opzione donna, ape rosa o altre misure che abbiamo avuto modo già di considerare e analizzare, che permettevano l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, soprattutto per donne impiegate in mestieri pesanti o usuranti.

Bonus bene e mamme contro un fattore economico discriminante per le donne

Ma c’è da dire, a onore del vero, che queste notizie positive a favore delle donne sono in controtendenza rispetto a un indirizzo degli stipendi e delle pensioni, che vede il gentil sesso sfavorito rispetto a quello maschile. Le donne guadagnerebbero in media circa il 23% in meno rispetto ai colleghi uomini; ma la stima – recentissima ed aggiornata a metà mese circa- varia da Paese a Paese all’interno dei vari Stati membri dell’Unione europea. A lanciare l’allarme è il consigliere delle Nazioni Unite Anuradha Seth e, paradossalmente, le donne perdono circa il 4% del loro salario proprio con la nascita di un figlio. Un dato preoccupante già segnalato dall’Istat (con numeri aggiornati al 2014) in cui il range di “perdita” negli stipendi per le donne oscillava dall’11% circa fino al 40%, fino ad arrivare addirittura a un 85% per le over 50 nel campo di attività professionali specializzate in ambito scientifico. Anche Eurostat parla di statistiche con dati che variano dal 5,5% fino al 27%. Per quanto concerne, poi, le cifre relative agli stipendi medi del 2017, la media si aggira intorno all’11,2% in difetto per le donne rispetto agli uomini. Questo ci porta a due considerazioni: innanzitutto che le donne hanno uno stipendio inferiore rispetto ai maschi, pur a parità di mansione e di ruolo. Se la parità non sembra di essere di casa in tema di salari, c’è da aggiungere che ancor meno lo è quando si parla di pensioni (e l’esempio delle over 50 è quanto mai calzante, dunque).

Se c’è da dire che una donna fa fatica a ritrovare un impiego dopo la nascita del figlio, sembrando destinata a rimanere a casa (il 30% delle donne resta ‘mamma-casalinga’), i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) evidenziano che la maggiore discriminazione avviene poi anche al momento dell’accesso alla pensione: sebbene le donne che ne abbiano diritto e ne facciano richiesta siano la maggioranza (pari al 53%), soltanto il 44% della spesa pensionistica è destinata ad esse. Quindi, donne pagate meno degli uomini, negli stipendi e nelle pensioni, a qualsiasi età e a discapito di qualsiasi lavoro, ruolo o mansione svolgano.

note

Autore Immagine: Pixabay.com


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