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Scrittura privata: quando conviene registrarla

19 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2018



Una scrittura privata per certificare, autenticare e sottoscrivere qualcosa con validità giuridica; ma in quali situazioni farne ricorso?

Quando si parla di scrittura privata è un po’ come affermare: “quello che dico te lo metto per iscritto”, lo sottoscrivo; come quando si legge, conferma, verbalizza e sottoscrive con la propria firma dal notaio un atto con le dichiarazioni delle parti in causa verbalizzate. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta quando si parla di scrittura privata autenticata. Anche per ragionare sul ruolo che ancora riveste nonostante le nuove tecnologie lo possano minare: intercettazioni, registrazioni, foto, sono nuovi strumenti per avere prove inconfutabili, sebbene ledano la privacy di ognuno di noi e siano al limite della legalità. Rispetto di essa che la scrittura privata cerca di ritrovare, cercando di portare alla mediazione e di moderare i toni di eventuali diatribe, un po’ come la ‘vecchia’, ‘cara’ carta stampata nel giornalismo che tenta di contemperare l’online dilagante: veloce, comodo, pratico, quanto approssimativo e superficiale nelle notizie.

Che cos’è la scrittura privata e a che cosa serve

La scrittura privata si inserisce nell’ambito del diritto, soprattutto quello privato appunto. Ci si riferisce a qualsiasi documento scritto e firmato, sottoscritto da quello che ne è il cosiddetto autore. Da precisare, innanzitutto, che il documento può essere redatto con qualsiasi strumento che i moderni mezzi di comunicazione ci permettono: scritto a mano, al computer o con qualsiasi altro supporto, in formato cartaceo, elettronico o digitale; questo perché il nuovo “Codice dell’amministrazione digitale” [1] -inserito nella “Riforma della pubblica amministrazione” voluta dal ministro Madia [2] – ha dato più peso alle nuove tecnologie e alle potenzialità offerte dal ‘digitale’ nel comunicare con i propri cittadini, nel nome della semplificazione e della trasparenza. Con la firma, così, si sottoscrive il contenuto di quanto dichiarato. Non solo; ma – allora – a tale proposito diventa fondamentale salvaguardare tre concetti: quelli di privatezza, autenticità e genuinità. Ovviamente quello più ‘sensibile’ dei tre è l’autenticità. La scrittura privata serve ad attestare la fonte di provenienza delle affermazioni inserite all’interno del documento. Tanto che, se il documento sarà recapitato per posta, farà fede il timbro postale per stabilire anche la cosiddetta data certa di certe situazioni e attestazioni. Questo perché, poi, esistono due tipi di scrittura privata: quella semplice e quella autenticata.

Scrittura privata semplice e autenticata: differenze

La scrittura privata è una sorta di contratto, di accordo siglato tra due privati, in forma anche riservata, di consenso tacito reciproco, un patto condiviso – persino anche senza bisogno della firma, ma in tal caso non ha nessuna validità probatoria, o per semplice e-mail -. Questa è la cosiddetta scrittura privata semplice. Non è valido nessun simbolo di croce o qualsiasi altro carattere che non sia decifrabile; pertanto obbligatoriamente la scrittura privata deve essere sottoscritta. Ma, nella maggior parte dei casi, si preferisce optare per quella che viene definita comunemente scrittura privata autenticata, ossia sottoscritta e firmata alla presenza per lo più di un notaio [3], oppure di un segretario comunale [4] o provinciale o di un console, addirittura. Tutte queste figure, che ricoprono una funzione pubblica, attesteranno che in loro presenza è stato sottoscritto quanto espresso per iscritto nel documento autenticato.  Ciò legittima quest’ultimo come una prova inconfutabile, che può essere impugnata anche in un processo civile o penale, per la sua attendibilità, veridicità e autenticità, in quanto assolutamente riconducibile a un autore ben individuabile e in quanto prova probatoria.

Falsificazione di una scrittura privata: quando è punibile e relative sanzioni

Eppure non è così. Innanzitutto c’è da far notare che la situazione è diventata più complessa ed è stata articolata dall’arrivo della cosiddetta firma digitale: questa permette con poco sforzo di autenticare un documento, senza bisogno di allegare altri documenti d’identità, come era necessario prima in tutti gli altri casi per autenticare un qualsiasi contenuto di mail di posta elettronica (allegando fotocopia della carta d’identità del sottoscrittore); per non parlare poi della posta elettronica certificata (pec). Ma questo sarebbe il minimo. Oggi i sistemi di crittografia spesso non sono sufficienti a garantire l’integrità, la riservatezza e l’incolumità dei documenti in scrittura privata e a proteggerli dalla contraffazione e da un uso scorretto. Gli attacchi hacker hanno reso più facile l’accesso a dati, documenti e informazioni e dunque anche la falsificazione della firma (e dell’intera scrittura privata) è diventata più semplice da effettuare. Tuttavia, a partire dal 2014, la falsificazione delle scritture private e l’uso di scritture private false non sono più considerati un reato grave, anche se esso viene reiterato più volte in seguito, se si è pertanto recidivi [5]. Allora la legge non tutela, anzi ammette ogni appropriazione illecita e illegittima, anche con contraffazione – non solo della firma ma del contenuto stesso -, di qualsiasi scrittura privata? Anche se riguardi oggetto di interesse pubblico e collettivo? Ovviamente no. La legge considera tali forme di falsificazione di scritture private un illecito amministrativo che, come tale, può prevedere il risarcimento dell’eventuale danno (economico, ma anche di immagine – o di reputazione e di privacy lese -) arrecato. Inoltre è sanzionabile [6] anche per il fatto di uso di atto falso, punibile con poco meno – al massimo della pena – di 5 anni di reclusione, laddove i documenti con l’eventuale scrittura privata siano stati prima falsificati (nella firma appunto) e poi utilizzati (in particolare in ambito amministrativo). Con l’eccezione e l’esclusione di assegni, cambiali, testamenti olografi, rinegoziazioni di mutui con scritture private (che modifichino un atto pubblico notarile di mutuo fondiario), che sono – invece – equiparati e considerati alla stregua di qualsiasi altro atto pubblico [7].

Disconoscimento, querela di falso e procedimento incidentale di e in una scrittura privata

Tuttavia è pur vero che resta possibile un’altra opzione: ossia che la scrittura privata (firmata e magari anche autenticata) venga disconosciuta ossia si rinneghi tutto, cioè di aver fatto alcune affermazioni quanto di averle sottoscritte e firmate personalmente. In tema di disconoscimento di una scrittura privata vi sono due casi: quello della querela di falso e quello del cosiddetto procedimento incidentale. Per capire meglio occorre dire, innanzitutto, che una scrittura privata è costituita da tre parti diverse che la strutturano: il corpo, la sottoscrizione e il testo. Come già detto in precedenza, il codice civile [8] stabilisce che, come si suole dire, ‘fino a prova contraria’ [9], il contenuto del testo appunto è riconosciuto e sottoscritto dall’autore, che lo condivide nei termini, dandone prova appunto con la sua firma. Ed è in questo ambito che si inserisce il concetto di querela di falso. Infatti la scrittura privata può essere contestata e lo si fa con un procedimento specifico: facendo causa attraverso appunto quella che viene detta querela di falso (nel caso della scrittura privata autenticata) oppure tramite il procedimento più complesso dell’istanza di verificazione (se si vuole accertare l’autenticità della scrittura stessa).

Abbiamo detto che la scrittura privata (anche quella semplice) deve essere autografata con la penna a mano. Per esteso generalmente: in caso di più fogli, l’ultimo è firmato e negli altri si mette una sigla; i vari fogli vengono considerati come blocco unico infatti e la firma inserita in calce o a margine. Di solito, però, è la scrittura privata autenticata – più che quella semplice – a essere prova probante in caso di giudizio in processo. Ma vi sono due casi in cui una scrittura privata semplice equivale a strumento di prova: se c’è il riconoscimento tacito, ossia una sorta di silenzio assenso per cui non si misconoscono il contenuto e la forma della scrittura privata stessa. E nel caso in cui sia la parte che ne è risultata l’autore a richiederne la verifica dell’autenticità tramite istanza di verificazione giudiziale (rivolgendosi al giudice competente)

Usata anche dalla Pubblica amministrazione e non solo tra soggetti privati, un esempio classico e tradizionale -abbastanza comune –  di scrittura privata è la quietanza di pagamento. Quest’ultima è una dichiarazione –proprio tramite scrittura privata – da parte di un soggetto (cosiddetto creditore), che dichiara appunto di aver ricevuto il pagamento della somma in essa indicata da parte di un altro soggetto (detto debitore). Un caso specifico di quietanza di pagamento, è quello della cosiddetta quietanza a saldo. Se la cifra corrisposta indicata nella scrittura privata è esattamente quella restituita, allora -in questo caso- il creditore afferma di non avere altro a pretendere dal debitore. Spesso tali quietanze sono dichiarazioni sottoscritte dal lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro.

note

[1] Con il decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82 e successive modifiche.

[2] Con la legge delega n. 124/2015.

[3] In base all’ articolo 2703 del codice civile l’autenticazione di una firma di una scrittura privata può essere effettuata alla presenza di un notaio, che verifica l’identità e la piena consapevolezza delle parti, mentre firmano in sua presenza.

[4] In base all’articolo 2699 del codice civile, era già possibile anche per gli atti pubblici un’autenticazione da parte di pubblico ufficiale che non fosse un notaio.

[5] A stabilirlo è il decreto legislativo n. 28/2015, in applicazione della legge delega sulla non-punibilità per tenuità del fatto di cui all’articolo 2 della legge n. 67 del 2014, e in attuazione soprattutto dell’articolo 485 del codice penale sulla falsità in scrittura privata).

[6] E questo resta immutato come previsto dall’articolo 489 del codice penale.

[7] Che sono regolamentati ancora dall’articolo 491 del codice penale.

[8] All’articolo 2702.

[9] Letteralmente la normativa cita: “fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta se colui contro il quale è prodotta ne riconosce la sottoscrizione ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta”.

Autore Immagine: Pixabay.com

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