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Cessione del credito banca o finanziaria: cos’è

23 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2018



Cessione del credito: come funziona e quando e come produce effetti nei confronti del debitore.

Ci si può ritrovare a sottoscrivere un contratto di finanziamento con una determinata società e dopo qualche tempo vedersi chiedere il pagamento delle rate da parte di una società finanziaria diversa. Ma è possibile? È legittimo, anche se il contratto è stato stipulato con una banca/finanziaria originaria diversa e se il debitore non è d’accordo con questo cambiamento? Ebbene sì, in quanto la precedente società finanziaria o banca può cedere il credito ad un’altra società finanziaria o banca, secondo un’operazione negoziale denominata appunto “cessione del credito”. Vediamo cos’è la cessione del credito, come funziona e quali sono i diritti del debitore.

Cessione del credito: cos’è

La cessione del credito è l’accordo attraverso il quale un creditore (cedente) trasferisce ad un altro soggetto (cessionario) il diritto di credito che vanta nei confronti del proprio debitore (ceduto).

Il creditore può trasferire a titolo oneroso o a titolo gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.

Il cedente deve consegnare al cessionario i documenti probatori del credito che sono in suo possesso.

Per effetto della cessione, il credito è trasferito al cessionario con i privilegi, con le garanzie personali e reali e con gli altri accessori. Per esempio, nei contratti di finanziamento con ipoteca, il cessionario riceve il credito insieme alla garanzia ipotecaria.

Quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito al tempo della cessione. La garanzia può essere esclusa per patto, ma il cedente resta sempre obbligato per il fatto proprio

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per l’evizione.

Cessione pro soluto e cessione pro solvendo: che significa

Nell’ambito della cessione dei crediti, si distinge tra cessione pro soluto e cessione pro solvendo:

  • con la cessione pro soluto, il cedente (ossia il creditore iniziale) garantisce al cessionario (ossia all’acquirente del credito) la sola sussistenza e validità del credito nel momento in cui glielo cede;
  • con la cessione pro solvendo il cedente oltre a garantire la sussistenza e validità del credito si assume la garanzia per l’eventuale inadempimento del debitore: se quest’ultimo non paga, a ridare i soldi al cessionario sarà il cedente.

Dunque, solo nella cessione pro soluto il creditore cedente resta liberato da ogni obbligo di pagare il debito qualora non vi provveda il debitore ceduto. Invece nella cessione pro solvendo, il cedente sarà liberato solo quando il debitore ceduto avrà adempiuto regolarmente.

Per legge [1], in assenza di patti contrari, la cessione di un credito è sempre pro soluto: il cedente non risponde della solvenza del debitore, salvo che ne abbia assunto la garanzia. In questo caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto.

Dunque, il creditore che trasferisce un proprio credito ad un altro soggetto, è tenuto a garantire solo l’esistenza e la validità del credito ceduto, ma non anche il pagamento. Solo un diverso accordo può disporre che la cessione si consideri pro solvendo e che quindi il cedente debba garantire che il debitore pagherà.

Cessione del credito: vale senza consenso del debitore?

La legge prevede che la cessione ha effetto nei confronti del debitore e del ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata.

Ciò vuol dire che la cessione del credito si perfeziona senza il consenso del debitore; l’accettazione o la notificazione hanno, infatti, il solo scopo di rendere la cessione opponibile al debitore ceduto, rimanendo del tutto indifferente lo scopo per cui sia avvenuto il trasferimento del credito.

Come deve essere comunicata la cessione del credito?

Secondo la giurisprudenza [2], la notificazione della cessione del credito al debitore ceduto, costituisce atto a forma libera, purché idoneo a porre il debitore nella consapevolezza della mutata titolarità attiva del rapporto obbligatorio. Solitamente al debitore viene inviata, a mezzo raccomandata a/r, una comunicazione in cui si dà atto dell’avvenuta cessione del credito.

La notifica della cessione del credito non è soggetta a particolari formalità e può essere effettuata sia dal cedente che dal cessionario; ciò che rileva è unicamente consentire al debitore di avere piena consapevolezza della mutata titolarità attiva del rapporto obbligatorio.

Tuttavia, secondo la Cassazione [3], mentre la notificazione compiuta dal cedente deve semplicemente contenere la notizia dell’avvenuta cessione, con l’indicazione degli elementi essenziali ed identificativi dell’accordo traslativo del diritto di credito, la notificazione effettuata dal cessionario deve contenere oltre alla comunicazione della cessione, anche la prova certa del trasferimento del diritto di credito (e, quindi, il contratto di cessione).

Tale differenza trova una sua giustificazione nel fatto che, mentre il debitore conosce il cedente come il proprio creditore e ha la certezza di liberarsi pagando alla persona da questi indicata, altrettanto non può dirsi per il cessionario che, invece, è soggetto “estraneo” al debitore.

note

[1] Art. 1264 cod. civ.

[2] Cass. sent n. 1770/2014.

[3] Cass. sent. n. 13253/2006.

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