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Fisco: la sentenza favorevole vale per tutti i coobbligati

24 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2018



Il debitore che non ha impugnato l’avviso di accertamento o la cartella può beneficiare della sentenza favorevole ottenuta dall’altro debitore che ha presentato ricorso.

Se un avviso di accertamento viene notificato a più debitori obbligati in solido, ma solo uno di essi lo impugna, l’eventuale sentenza favorevole che annulla l’atto produce effetti anche nei confronti degli altri che vogliano avvalersene. È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1].

Limiti soggettivi del giudicato tributario

La sentenza, una volta divenuta definitiva perché non più impugnabile, produce effetto fra le parti del processo (limiti soggettivi del giudicato).

La giurisprudenza si è interrogata con riguardo all’applicabilità, all’istituto della solidarietà tributaria, della norma del codice civile [2] che, in deroga ai limiti soggettivi del giudicato, consente al condebitore di opporre il giudicato al creditore intervenuto nel giudizio tra il creditore ed un altro condebitore.

In particolare, secondo la suddetta norma, la sentenza, pronunciata tra il creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto contro gli altri debitori. Tale norma riflette il principio secondo cui la sentenza vale solo tra le parti del processo.

Perciò la sentenza che abbia respinto il ricorso contro l’accertamento proposto da un coobbligato non ha effetti nei processi promossi da altri coobbligati.

Deroga ai limiti soggettivi del giudicato tributario

In deroga a tale principio, la stessa norma sopra citata stabilisce che i debitori che non hanno partecipato al processo, possono opporre al creditore la sentenza favorevole ottenuta da un altro condebitore (salvo che sia fondata su ragioni personali).

La giurisprudenza della Cassazione ritiene applicabile la norma anche a favore del coobbligato che non ha impugnato l’accertamento, facendo prevalere l‘effetto del giudicato (riguardante un condebitore) sull’avviso di accertamento divenuto definitivo.

Vi è però un limite: la sentenza favorevole non può esser fatta valere dal debitore coobbligato nei cui confronti si sia direttamente formato un giudicato (perché questi ha già impugnato separatamente l’atto).

La facoltà del singolo condebitore che non abbia impugnato l’avviso di accertamento di maggior valore, di opporre all’Amministrazione Finanziaria, in sede di ricorso contro l’avviso di liquidazione, il giudicato favorevole intervenuto a favore di altro coobbligato, sussiste anche se il giudicato sopravvenga durante il processo contro l’avviso di liquidazione, vertendosi in materia di condizione del diritto fatto valere in giudizio.

Annullamento dell’atto impugnato: effetti per i condebitori

Secondo l’ordinanza in commento, va osservato che il processo tributario è un processo costitutivo rivolto all’annullamento di atti autoritativi. Se i ricorsi dei condebitori in solido hanno per oggetto un identico atto impositivo, l’annullamento di un atto non può che valere nei confronti di tutti.

Ciò implica che se un condebitore impugna, ed un altro condebitore non impugna, l’annullamento ottenuto dal condebitore impugnante è annullamento dell’unico atto impositivo che sorregge il rapporto ed esplica i suoi effetti verso tutti i condebitori cui sia stato notificato.

Per tale motivo, dell’annullamento potrà giovarsi anche il condebitore che non ha impugnato l’atto e che non si è quindi opposto alla pretesa di pagamento.

note

[1] Cass. ord. n. 3205 del 9.02.2018.

[2] Art. 1306 cod. civ.

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