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Tassa rifiuti, come impugnare la richiesta di pagamento del Comune

19 febbraio 2018


Tassa rifiuti, come impugnare la richiesta di pagamento del Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2018



Imposta sui rifiuti: illegittime le tariffe adottate in assenza di un piano economico-finanziario.

Non cessa la bufera sulla Tari, l’imposta sui rifiuti: dopo lo scandalo scoppiato prima di dicembre 2017 che ha messo in luce i conteggi errati sulle aree di pertinenza (conteggi che hanno portato a un sostanziale raddoppio dell’imposta), ora è il turno delle tariffe illegittime adottate dai Comuni in assenza dell’approvazione di un piano economico-finanziario. A mettere in evidenza questa ulteriore illegittimità nell’operato delle amministrazioni locali è una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania [1]. In pratica, al contribuente viene richiesto un pagamento sulla base di un provvedimento (quello di approvazione delle tariffe Tari) non formato correttamente nel proprio iter interno. Risultato: è nulla la richiesta di pagamento della Tari senza delibera del Comune. Cerchiamo di capire meglio come stanno le cose e cosa deve fare il contribuente per difendersi. In altre parole vediamo come impugnare la richiesta di pagamento del Comune della tassa rifiuti.

Come avevamo chiarito in Tari pertinenze casa: pagamento illegittimo, molti Comuni hanno fatto pagare ai contribuenti la quota variabile dell’imposta (quella cioè parametrata in base al numero di persone che vivono nell’immobile) non solo per l’abitazione, ma anche per le pertinenze, per le quali è invece dovuta solo la quota fissa (quella calcolata sulla base della dimensione dell’immobile). Il sottosegretario all’Economia, nel corso di una interrogazione parlamentare [2], ha ammesso che l’operato delle amministrazioni locali è fuorilegge e i contribuenti hanno diritto ai rimborsi per gli importi maggiorati pagati negli ultimi cinque anni a titolo di tassa sui rifiuti.

Oggi si apre un ulteriore fronte. La legge [3] – mette in evidenza la Ctr Campania – stabilisce che, per determinare le tariffe dell’imposta sui rifiuti, il Comune deve prima approvare, con delibera del Consiglio, il «piano economico-finanziario» relativo al servizio pubblico di gestione dei rifiuti, redatto dal gestore del servizio stesso.

È un Dpr del 1999 [4] a regolare la formazione del piano, documento che assume un’importanza essenziale per l’adozione delle tariffe e per la successiva riscossione della Tari. In particolare esso deve contenere, la descrizione della modalità di svolgimento del servizio, la classificazione dei costi, in fissi e variabili, nonché le modalità di attribuzione degli stessi alle utenze domestiche e non domestiche. Ne deriva che l’approvazione del piano economico-finanziario diventa una condizione di legittimità delle tariffe Tari, senza il quale le seconde sono nulle. La nullità delle tariffe si ripercuote a valanga sulle stesse richieste di pagamento e sugli eventuali atti di accertamento fatti nei confronti dei proprietari di immobili all’interno del Comune inadempiente. Con il risultato che il contribuente può impugnare l’intimazione o, eventualmente, la cartella esattoriale quando sia il primo atto con cui gli viene comunicata la pretesa impositiva.

Ricordiamo, a riguardo che, secondo un orientamento ormai stabile della Cassazione [5], i Comuni possono procedere alla riscossione diretta dell’imposta sui rifiuti tramite liquidazione e iscrizione a ruolo, ossia tramite l’immediata notifica della cartella di pagamento, senza necessità di notificare prima un avviso di accertamento, quando non è in discussione l’ammontare della Tari, ma solo il mancato versamento. In pratica tutte le volte in cui risulta una morosità e l’amministrazione comunale ha richiesto la tassa determinandola sulla base dell’autoliquidazione del contribuente, le somme non pagate vanno riscosse direttamente tramite cartella o ingiunzione fiscale. Invece, si ricorre all’attività di accertamento quando il contribuente ha omesso di presentare la dichiarazione oppure questa contenga dati non corretti.

 

C’è da dire, tuttavia, che una sentenza della Cassazione dell’anno scorso [6] si è distanziata dalla interpretazione fornita dalla Commissione Regionale della Campania, stabilendo invece che la mancata approvazione del piano economico-finanziario non può determinare l’illegittimità della richiesta di pagamento della Tari; l’unica conseguenza è che il contribuente può richiedere che l’ammontare dell’imposta sia liquidato sulla base delle tariffe dell’ultimo anno in cui le tariffe sono state validamente approvate. In pratica bisognerebbe risalire a ritroso e vedere quand’è stata l’ultima volta in cui il Comune ha approvato il piano economico-finanziario e riferirsi alle tariffe di quell’anno. Il che potrebbe anche portare a una notevole decurtazione degli importi quando questo risale nel tempo.

note

[1] Ctr Campania, sent. n. 8283/6/2017.

[2] Interrogazione parlamentare n. 5-10764 del 18.10.2017.

[3] Art. 1 co. 683 L. n. 147/2013.

[4] Dpr n. 158/1999.

[5] Cass. ord. n. 3184/18 del 9.02.2018.

[6] Cass. sent. n. 22535/2017.

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