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Lo sai che? Rosatellum bis: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 20 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 febbraio 2018

Elezioni politiche del 4 marzo: tra sistema proporzionale e maggioritario, soglie di sbarramento e liste bloccate, ecco come si voterà con la nuova legge elettorale.

Le elezioni del 4 marzo si avvicinano: gli Italiani sono chiamati alle urne a votare secondo il sistema proposto dalla nuova legge elettorale, definita Rosatellum bis.

Poiché il voto non è soltanto un diritto, ma anche un dovere civico, vediamo cos’è il Rosatellum bis e come funziona.

Rosatellum bis: perché si chiama così?

La nuova legge elettorale [1] prende il nome dal capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Ettore Rosato (peraltro, non firmatario del disegno di legge), al quale è stata assegnata la paternità della legge elettorale.

Si parla di Rosatellum bis per via dell’esistenza di una precedente proposta di legge, mai approvata, presentata sempre dal deputato Ettore Rosato e che contemplava sostanzialmente le stesse modalità di voto.

Rosatellum bis: come funziona?

Il Rosatellum bis ha istituito un sistema misto che prevede l’elezione del 37% dei seggi con il metodo maggioritario e del 61% con quello proporzionale (il restante 2% è riservato alla sezione Estero). Cosa significa?

Significa che, come vedremo, i seggi assegnati mediante metodo maggioritario andranno a coloro che avranno ricevuto più voti (ne basta anche uno solo in più), diversamente dal metodo proporzionale, che assegnerà a ogni lista un numero di parlamentari in relazione ai voti ottenuti nei collegi seguendo l’ordine in cui compaiono i nomi nella scheda.

Quindi, a differenza delle precedenti leggi elettorali, il Rosatellum bis ha un’impostazione di fondo prevalentemente proporzionale: si pensi soltanto che non è previsto alcun premio di maggioranza.

Alla luce dell’attuale quadro istituzionale, questo potrebbe dar vita ad un governo di larghe intese, poiché è difficile che un’unica forza politica riesca ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.

Anche per questo motivo, il Rosatellum bis prevede la possibilità che i partiti politici diano vita a coalizioni.

Rosatellum bis: come funzione alla Camera?

La Camera dei deputati è composta da 630 seggi; di questi, 232 saranno assegnati con collegi uninominali maggioritari: in pratica, vince il candidato che prende più voti. Gli altri 386 seggi saranno assegnati in collegi plurinominali composti da piccole liste bloccate.

A questo proposito va detto che la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità delle liste bloccate nei grandi collegi. Questo perché le liste bloccate impediscono un’effettiva scelta dei candidati da parte degli elettori, i quali possono scegliere solamente tra i diversi nominativi indicati dai partiti.

Il Rosatellum bis aggira l’ostacolo, in quanto i collegi sono abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità del candidato: i cosiddetti listini, infatti, sono composti da un minimo di due ad un massimo di quattro candidati. A ciò si aggiunga che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

Per quanto riguarda la circoscrizione Estero, sono 12 gli eletti con il proporzionale.

Rosatellum bis: come funzione al Senato?

Al Senato, su 315 seggi disponibili, ne saranno assegnati 116 con i collegi uninominali (metodo maggioritario) e 193 nei collegi plurinominali (proporzionale). Anche in questo caso, i 116 candidati più votati in ogni collegio uninominale otterranno direttamente il proprio seggio, anche se vincitori per un solo voto.

Sono 6, invece, i seggi destinati alla circoscrizione Estero.

Rosatellum bis: come si viene eletti?

In pratica, con il Rosatellum bis, nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti.

Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio.

Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale.

Rosatellum bis: come funziona lo sbarramento?

Il Rosatellum bis prevede diverse soglie di sbarramento. La soglia di sbarramento è quella percentuale di voti che, se non raggiunta, impedisce al partito di ottenere seggi.

Nello specifico, nella quota proporzionale è prevista una soglia del 3% su base nazionale, sia per la Camera che per il Senato, con la sola eccezione dei partiti che rappresentano le minoranze linguistiche per le quali, nella regione di riferimento, la soglia è fissata al 20%.

Per le coalizioni, invece, è prevista una soglia minima del 10%, ma all’interno dell’alleanza almeno un partito deve prendere il 3%. I voti delle liste coalizzate che non raggiungono il 3%, ma superano l’1%, confluiscono nella coalizione.

Rosatellum bis: come si vota?

Le schede elettorali saranno, come al solito, due: una per la Camera dei deputati e l’altra per il Senato. Con ogni scheda si vota sia per il proporzionale che per ilmaggioritario.

Accanto ai nomi dei candidati nel collegio che saranno eletti con il maggioritario ci saranno i simboli dei partiti che lo sostengono e i nomi dei relativi alle liste bloccate, che compongono la parte proporzionale.

Per votare, occorre tenere presente due cose:

  • è vietato il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e un partito a lui non collegato nella parte proporzionale;
  • non è possibile indicare la propria preferenza: come detto, le liste sono bloccate e, pertanto, non è possibile scrivere il nominativo della persona che si intende votare.

In pratica, ogni scheda prevede al massimo due voti: uno per il candidato al collegio uninominale (metodo maggioritario), l’altro per il partito al collegio plurinominale (metodo proporzionale). Non è possibile scegliere un candidato all’uninominale che appartenga ad un partito (o coalizione) diverso da quello che verrà scelto al proporzionale (divieto di voto disgiunto).

Le situazioni prospettabili sono tre:

  1. se si barra solo sul simbolo del partito, il voto si estende automaticamente al candidato per l’uninominale appoggiato dal partito prescelto. In poche parole, è sufficiente un solo segno sulla scheda;
  2. se si barra solamente il nome del candidato per l’uninominale, il voto confluirà al partito che lo sostiene oppure, se sono più partiti, proporzionalmente a ciascuno di essi;
  3. se, invece, si decide di esprimere la propria preferenza sia per il candidato che per il partito, si ricordi che è vietato il voto disgiunto: ciò significa che il candidato all’uninominale non potrà appartenere a partito o coalizione diversa da quella scelta per il plurinominale, e viceversa. Il rischio è quello di vedersi annullata la scheda.

note

[1] Legge n. 165/2017 del 03.11.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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