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Convivenza, espianto organi e cremazione: chi decide?

24 febbraio 2018


Convivenza, espianto organi e cremazione: chi decide?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 febbraio 2018



Vivo un rapporto di coppia con la mia compagna e pertanto, gradirei conoscere le norme che regolano la materia, in particolare, se la mia compagna può autorizzare la mia cremazione, come pure l’espianto degli organi o l’eventualità di poter prestare assistenza in caso di ricovero ospedaliero o se può esserne inibita.

Alle coppie costituite da persone di sesso diverso che per un qualsiasi motivo non ritengono di voler contrarre matrimonio civile, la legge (la n. 76 del 2016) riconosce determinati diritti a condizione che provvedano ad effettuare una semplice dichiarazione anagrafica al Comune di residenza.

Se, quindi, la coppia di semplici conviventi (costituita da persone di sesso diverso) dichiara all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di aver costituito una famiglia anagrafica, ai conviventi la legge riconoscerà determinati diritti senza alcuna necessità di contrarre matrimonio.

Le condizioni affinché si possa effettuare la dichiarazione anagrafica a seguito della quale sono riconosciuti determinati diritti sono le seguenti:

– i conviventi devono essere maggiorenni;

– i conviventi devono essere capaci di intendere e volere;

– i conviventi non devono essere legati tra loro da vincoli di parentela o affinità o adozione;

– i conviventi non devono essere uniti tra loro in matrimonio o in una unione civile (l’unione civile è riservata alle coppie dello stesso sesso).

Se sussistono le condizioni appena descritte (e pare che il lettore e la sua compagna rientrino in queste condizioni) i conviventi possono recarsi dall’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza e rendere una semplice dichiarazione anagrafica che certifica lo stato di convivenza.

A seguito di questa dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile, ai conviventi la legge n. 76 del 2016 riconosce i seguenti diritti:

– diritto di assistenza del convivente in caso di malattia o ricovero dell’altro, con accesso diretto almalato e alle informazioni che lo riguardano detenute dalle aziende ospedaliere o di assistenza pubbliche o private;

– possibilità di nominare per iscritto il convivente come proprio rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporti incapacità di intendere o volere il convivente nominato rappresentante potrà assumere le decisioni in materia di salute riguardanti il partner e, in caso di morte, potrà assumere le decisioni relative alla donazione di organi del partner convivente, altrattamento della salma (ad esempio decidere se seppellirlo o cremarlo) e quelle relative ai funerali;

– possibilità per il convivente di essere nominato tutore o curatore o amministratore di sostegnodell’altro convivente nel caso venga avviata la procedura di interdizione o di inabilitazione o dinomina dell’amministratore di sostegno.

Dunque, una volta che la coppia di conviventi si sia registrata presso il Comune di residenzaeffettuando la dichiarazione anagrafica prevista dalla legge n. 76 del 2016, ai conviventi di fatto sono per legge riconosciuti i diritti sopra indicati e nessuno potrà impedire che questi diritti siano esercitati.

Oltre alla registrazione con dichiarazione anagrafica di cui si è fin qui parlato (e dalla quale derivano i diritti sopra indicati), è inoltre possibile per la coppia di conviventi di fatto stipulare (se lo desidera) anche un contratto di convivenza.

Il contratto di convivenza (che deve essere stipulato con atto pubblico dinanzi ad un notaio oppure con scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio o da avvocato) regola alcuni aspetti della vita in comune tra i conviventi.

Ad esempio, il contratto di convivenza può stabilire la comune residenza dei conviventi, il modo con cui ciascuno dei conviventi contribuirà alla vita in comune (tenuto conto dei redditi, del lavoro professionale e di quello casalingo), la scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni.

Va precisato che:

– il contratto di convivenza non è obbligatorio (cioè la coppia di conviventi può anche soltanto registrarsi al Comune per avere i diritti sopra indicati senza che debba obbligatoriamente sottoscrivere anche un contratto di convivenza);

– se, però, la coppia di conviventi vuole anche sottoscrivere un contratto di convivenza deve essersi prima registrata al Comune con la dichiarazione di convivenza;

– se la coppia di conviventi non si registra al Comune, la possibilità di assistere il convivente in ospedale, di decidere sull’espianto degli organi, sulla sepoltura eccetera saranno rimessi alla decisione discrezionale degli ospedali e delle autorità e potranno anche essere inibiti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Angelo Forte

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