| Editoriale

Pareggio di bilancio e deficit pubblico: quale prevale?

24 febbraio 2018


Pareggio di bilancio e deficit pubblico: quale prevale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 febbraio 2018



L’art. 47 della Costituzione riconosce il ruolo giuridico del deficit pubblico da attuarsi attraverso lo strumento monetario;il pareggio di bilancio inserito nella nostra costituzione a causa del fiscal compact ha svuotato di significato il 47 perchè comprime il risparmio (il deficit pubblico si traduce in risparmio), rende più costoso l’onere del debito e sterilizza progressivamente l’intervento pubblico imponendo un aumento di tasse con conseguente disoccupazione a causa dei sistematici tagli agli investimenti pubblici. Il contrasto tra l’art.47 e il nuovo art. 81 è vero e certificato dalla Corte costituzionale, o è solo una teoria di una parte della dottrina?

Rispondendo subito al quesito, occorre dire che la Corte costituzionale non ha finora sancito l’illegittimità costituzionale del nuovo testo dell’articolo 81 della Costituzione (per meglio dire della legge costituzionale n. 1 del 2012 che ha modificato l’articolo 81 della Costituzione) né conriferimento al dettato dell’articolo47 della Costituzione stessa, né con riferimento ad altre norme di rango costituzionale.

Ha però sancito, come si dirà più avanti, un principio fondamentale affinché Stato e Regioni applichino in modo costituzionalmente corretto la regola del pareggio di bilancio.

Va ribadito, comunque, che in dottrina esiste una non minoritaria opinione che sostiene con forza ladubbia legittimità costituzionale della regola del pareggio di bilancio imposta dal nuovo articolo 81 in applicazione del cosiddetto “fiscal compact”, cioè del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governante dell’Unione economica e monetaria” entrato in vigore il 1° gennaio 2013.

Anche chi scrive sostiene l’illegittimità costituzionale della legge costituzionale n. 1 del 2012 nella misura in cui non solo essa, nel modificare l’articolo 81 della Costituzione, può pregiudicare la tutela del risparmio quale fondamentale valore costituzionale (per le ragioni chiaramente esposte dal lettore), ma anche perché l’introduzione del pareggio di bilancio e, soprattutto, una sua particolare applicazione nella amministrazione delle finanze pubbliche, potrebbe pregiudicare in modo inaccettabile l’attuazione di numerose altre norme costituzionali, in particolare di tutte quelle che, sancendo fondamentali diritti a tutela della persona, costituiscono l’ossatura del sistema di sicurezza e protezione sociale.

In altri termini, se l’attuazione della regola del pareggio di bilancio dovesse significare tagli a quella parte della spesa pubblica relativa all’attuazione dei fondamentali diritti della persona (salute,assistenza sociale e previdenza, istruzione, tutela dell’infanzia, della disabilità, della maternità,giustizia ecc.) la legge costituzionale n. 1 del 2012 sarebbe evidentemente incostituzionale nellamisura in cui fosse interpretata e, quindi, applicata nel senso di subordinare alle esigenze del pareggiodei bilanci pubblici l’attuazione concreta dei fondamentali diritti sanciti nella prima parte della Costituzione medesima.

E questa posizione dottrinale ha trovato un’importante sponda in una sentenza della Corte costituzionale (la n. 275 del 2016, depositata il 16 dicembre 2016 e pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 51 del 21 dicembre 2016).

In questa sentenza la Corte costituzionale (che era chiamata a decidere sulla costituzionalità di una norma di una legge regionale della regione Abruzzo in materia di diritti delle persone disabili) ha chiaramente fatto riferimento all’articolo 81 della Costituzione e ha espressamente chiarito che “la pretesa violazione dell’articolo 81 della Costituzione è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibri dibilancio… È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”.

Questo passaggio della citata sentenza è passato quasi inosservato, ma è di fondamentale importanza perché dice chiaramente che affinché si possa considerare costituzionalmente accettabile la regola del pareggio di bilancio introdotta dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, essa deve essere interpretata nel senso che i diritti incomprimibili riconosciuti dalla Costituzione (tra cui anche quellirelativi alla tutela del risparmio) non possono essere compressi perché occorre tendere al pareggio di bilancio: occorre, invece, redigere i bilanci pubblici necessariamente assicurando sempre e comunque la totale e piena attuazione dei diritti fondamentali riconosciuti alla persona ed alle formazioni sociali dalla Costituzione.

Viceversa, se la regola del pareggio di bilancio dovesse essere interpretata nel senso che le esigenze del bilancio autorizzano la compressione dei diritti fondamentali, tale interpretazione sarebbe inammissibile e soprattutto le leggi di bilancio e le leggi di spesa (statali e regionali) che le dessero attuazione sarebbero inevitabilmente da considerarsi incostituzionali.

La Corte costituzionale, in sostanza, ha salvato in ogni caso il nuovo articolo 81 della Costituzione, avvertendo però che giudicherà incostituzionali tutte quelle leggi statali o regionali che interpretassero la regola del pareggio di bilancio nel senso di una autorizzazione all’esecuzione di tagli indiscriminati alla spesa sociale che finiscano con il tagliare anche i fondamentali diritti previsti dalla Costituzione stessa.

La Corte costituzionale, dunque, ha già fornito una risposta alle legittime preoccupazioni del lettore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Angelo Forte


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