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Cambiali con firma falsa: il debitore è tenuto a pagarle?

24 Febbraio 2018


Cambiali con firma falsa: il debitore è tenuto a pagarle?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Febbraio 2018



Alcuni anni fa mio fratello ha acquistato un’auto tramite finanziaria, apponendo nel contratto a mia insaputa la mia firma (ovviamente falsa). Molte rate sono rimaste insolute e sololo scorso anno la mia famiglia mi ha informato di queste cambiali da pagare. Mi sono impegnato a pagare, dal momento che sulle cambiali compare per primo il mio nome e che mio fratello nega ogni fatto e non intende pagare. È nullatenente e ciononostante a lui è intestata l’auto. C’è un modo per tutelarmi nel caso fossero state messe a mia insaputa altre firme? Non voglio sporgere denuncia esono stato già minacciato da mio fratello nel caso lo facessi.

Da poco più di un anno, falsificare una firma in una scrittura privata (ad esempio, un contratto) non costituisce più reato, ma soltanto illecito civile: ciò significa che l’autore del fatto può essere sanzionato soltanto economicamente (d. lgs. n. 7/2016 che abroga l’art. 485 del cod.pen.).

Fatta questa doverosa premessa, per tutelarsi dalle firme false il lettore deve procedere al disconoscimento delle stesse. In altre parole, in presenza di un documento falsamente sottoscritto, questi deve immediatamente far sapere a chi voglia far valere quell’atto che la firma è falsa, in quanto non apposta da lui o da sua moglie. È opportuno che il disconoscimento venga fatto per iscritto, ad esempio tramite raccomandata a/r da inviare a chi abbia il documento, in modo da precostituirsi una prova del disconoscimento. Fatto ciò, sarà colui che ha interesse a far valere il documento sottoscritto a dover dimostrare l’autenticità della firma, ad esempioattivando una procedura di verificazione della scrittura privata(consistente nel raffrontare la scrittura privata contestata con altra la cui autenticità non è stata messa in discussione). Nel caso di atti prodotti ingiudizio, invece, dovrà provvedere al disconoscimento entro la prima udienza utile, cioè la prima udienza dopo la presentazione dell’atto.

Nel caso specifico le cose potrebbero essere un pò più complicate, in quanto il lettore chiede un modo per tutelarsi preventivamente dalle false sottoscrizioni. Purtroppo l’ordinamento non prevede strumenti che consentano di disconoscere “a priori” le firme apposte, oppure uno che avverta quando una falsificazione sia stata posta in essere. Quello che si può fare, però, è di chiedere sempre di visionare la firma ogni volta che qualcuno chiede un pagamento sospetto. Ad esempio, se al lettore viene notificato il pagamento di un debito (derivante dafornitura, servizi, acquisti di prodotti, ecc.), dovrà avere cura di chiedere di esaminare il contratto o l’atto dal quale quel rapporto deriva: è un suo diritto. Fatto ciò, se questi ritiene che la firma sia falsa, comunicherà al presunto creditore (nei modi visti sopra) il disconoscimento della firma: sarà onere del creditore, a quel punto, dimostrare che la firma è sua.

D’altronde, va detto che anche in presenza di un falso in scrittura privata il marito della lettrice potrebbe adire il tribunale affinché il giudice, prima ancora che il creditore si attivi, dichiari che la pretesa di pagamento di quest’ultimo non è dovuta (cosiddetto accertamento negativo del credito). Valgono le stesse regole del punto precedente: il debitore deve limitarsi a disconoscere la firma come propria, mentre spetta al creditore dimostrare il contrario.

In buona sostanza, quindi, per paralizzare le pretese del creditore che si avvalga di un documento falso il lettore può procedere al disconoscimento della firma: 1

– stragiudizialmente (cioè, fuori dal processo), inviando una raccomandata con la quale nega l’autenticità della scrittura;

2- in giudizio, negando alla prima udienza utile la firma sull’atto;

3- sempre in giudizio, qualora voglia essere lo stesso ad adire il tribunale per chiedere un accertamento negativo del credito.

Per la firma sugli atti pubblici (quelli cioè redatti da notaio o altro pubblico ufficiale), invece, vale il principio opposto: la firma si presume sempre essere reale (del resto è anche questa la funzione del pubblico ufficiale: controllare la corrispondenza di chi firma con l’identità del nome e cognome riportato suldocumento). Pertanto chi la vuole disconoscere non può limitarsi a una generica contestazione (come visto sopra per le scritture private), lasciando la prova contraria all’avversario, ma deve avviare una procedura definita di querela di falso, ossia una causa apposita. Il falso in atto pubblico, inoltre, costituisce reato.

Se la falsificazione della firma è il mezzo per perpetrare una truffa ai danni del lettore, si consiglia di recarsi anche dai Carabinieri per sporgere denuncia/querela. È bene, infine, ricordare che le minacce del fratello del lettore possono costituire anch’esse reato (art. 612 cod.pen.).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Mariano Acquaviva


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