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Acquisto farmaci online: tra lecito e illecito


Acquisto farmaci online: tra lecito e illecito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 dicembre 2012



La legge italiana sembra vietare solo la vendita e non anche l’acquisto di farmaci on line: ma quale legge si applica in caso di acquisto/vendita di farmaci in un altro Paese?

Molti dubbi circondano ancora la questione sulla liceità o meno dell’acquisto di farmaci tramite Internet: se da un lato l’AIFA Agenzia Italiana del Farmaco (da noi peraltro intervistata in merito, cfr. in nota [1]) – ha dichiarato che in Italia è vietato l’acquisto di medicinali online anche se provenienti da siti esteri, la normativa da quest’ultima richiamata [2] sembra invece non dire ciò (almeno espressamente).

Ci limiteremo a fornire, in questo articolo, la nostra personale interpretazione della questione, interpretazione che si discosta in modo completo da quanto invece l’A.I.F.A. spiega. Sembrerebbe infatti che la nostra legge non preveda da nessuna parte il divieto di “acquistare” farmaci online da siti autorizzati stranieri.

Recita infatti l’art. 6, D.lgs. n. 219/2006: “Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria a norma del regolamento (CE) n. 726/2004”.

Dunque, a quanto sembra, la legge italiana vieta, non l’acquisto di farmaci online, ma solo la vendita.

Ovviamente, la norma si riferisce alle vendite all’interno dello stivale. Non si potrebbe invece vietare al farmacista di un altro Stato di vendere, all’interno del suo territorio, ciò che la legge di quel Paese gli consente.

Ebbene, sappiamo che vi sono Stati dell’Unione europea ove è consentito smerciare medicinali attraverso Internet: uno di questi è, per esempio, il Regno Unito.

Dunque, anche a voler ammettere l’esistenza, in Italia, di una norma che vieti l’acquisto (e non solo la vendita) dei medicinali su Internet, essa non potrebbe certo impedire a un cittadino italiano di andare all’estero e di acquistarla là; ciò infatti si tradurrebbe in una violazione del principio comunitario della libera circolazione delle persone, principio che consente a chiunque di muoversi liberamente all’interno del territorio dell’Ue, senza restrizioni.

Né la stessa norma potrebbe impedire al cittadino italiano, una volta recatosi nel Regno Unito e acquistato il farmaco, di farne uso all’interno del territorio italiano. E ciò perché non esiste una legge che sanzioni la “detenzione” di farmaci acquistati all’estero.

Non c’è dubbio che Internet costituisca proprio ciò: uno spostamento – seppure virtuale – del cittadino italiano all’estero. E dunque, non vi dovrebbero essere dubbi sul fatto che lo stesso soggetto, potendo acquistare legalmente dei farmaci recandosi in Inghilterra, lo possa fare anche tramite Internet.

Nel caso di acquisti online potrebbe sorgere piuttosto il problema di quale legge sia applicabile. Mi spiego meglio. Se il farmacista inglese vende, tramite Internet, una medicina al cittadino residente in Italia, quale legge regola il contratto? quella inglese o quella italiana? La questione è assai delicata. Infatti se vale la legge italiana la vendita sarebbe certo illegale; se invece si applica la disciplina inglese – così come a noi sembra –l’acquisto di farmaci, attraverso il web, da parte di consumatori italiani, sarebbe pienamente lecito.

In questi casi, la legge prevede che ai contratti tra soggetti privati situati in due luoghi diversi si applica la normativa dello Stato ove il contratto è stato concluso, che è quella dove il venditore ha avuto conoscenza dell’ordine da parte del cliente. Nel caso di una vendita online, questo momento è quando il venditore, presumibilmente, legge l’ordine presente sul proprio sito o tramite email.

Facciamo un esempio: se un sito inglese vende medicine a un italiano, il contratto si considera concluso in Inghilterra perché è lì che il gestore del sito ha ricevuto l’ordine del cliente [3]. Pertanto, in questo caso, si applicherà la legge di quest’ultimo Paese che, come detto, consente la vendita di farmaci online.

La conseguenza è che un italiano può acquistare, in perfetta legalità, farmaci attraverso un sito inglese.

Il discorso si complica nel momento in cui si va ad analizzare il reato di importazione illecita di farmaci presso una farmacia estera: sono migliaia ogni anno le persone che subiscono procedimenti penali a seguito di denunce da parte degli uffici doganali.

Il reato viene normalmente contestato a chi, alla dogana, venga sorpreso con “le tasche piene” di medicinali acquistati all’estero. Il che fa presumere un’attività di smercio e di vendita all’interno del suolo italiano.

Il problema potrebbe anche sorgere nel momento in cui l’acquisto avvenga tramite internet. Le autorità tendono a interpretare in modo restrittivo la fattispecie [4]. Anche questa volta, però, a nostro giudizio, tale interpretazione meriterebbe una diversa prospettiva. La legge, infatti, a ben vedere, sanziona chi importa medicinali in assenza dell’autorizzazione dell’AIFA mentre nessuno dubita che i farmaci venduti dalle farmacie autorizzate dell’UE abbiano già ottenuto tutte le dovute autorizzazioni.

Ovviamente, il nostro discorso riguarda unicamente i farmaci originali e non quelli contraffatti, nel qual caso si incorrerebbe in un altro tipo di illecito.

Ottenuta l’autorizzazione, il farmaco può essere regolarmente venduto ed ogni limitazione potrebbe essere anche inquadrata in un’ottica di violazione del principio di libera circolazione delle merci all’interno del Mercato Comune.

 

 

note

[1] Acquisto di farmaci su Internet: è lecito o no? https://www.laleggepertutti.it/17909_acquisto-di-farmaci-su-internet-e-lecito-o-no

[2] La normativa nazionale è rappresentata dal D.lgs. n. 219/2006. La normativa comunitaria è invece rappresentata dalla Direttiva europea n. 62/2011, pubblicata ma non ancora in vigore e, soprattutto, mai recepita dall’Italia.

[3] Il principio civilistico è infatti quello secondo cui il contratto si considera concluso nel luogo ove il proponente l’offerta commerciale ha avuto notizia dell’accettazione da parte del cliente: e dunque, ove il primo ha fissato il luogo dei propri affari, ossia dove riceve la mail con l’ordine di acquisto.

[4] Art. 55 e 147 del D.lgs. 219/2006.

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2 Commenti

  1. leggendo entrambi gli articoli non ho comunque capito, nel caso in cui io comprassi un farmaco non contraffatto ed autorizzato in Italia, o ancora meglio un farmaco prodotto addirittura in Italia ma venduto sul sito di una farmacia inglese senza ricetta… che reato commetto? potrà essere bloccato alla dogana e potranno essere presi provvedimenti legali?

  2. DIETRO LA LOBBY DEI FARMACI….L’OMBRA TETRA DEL MONOPOLIO DEL MONOPOLIO CAPITALISTA EBREO-AMERICANO !!!

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