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Lo sai che? Giroconto prima della morte: come recuperare i soldi dalla banca?

Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2018

Mio fratello, intestatario di un conto corrente, si è sposato con una signora il mese prima di morire. Lo stesso giorno del suo decesso, qualche ora prima, la moglie ha girocontato la somma di 100 mila euro dal conto di mio fratello ad un conto a lei intestato. La signora ha operato sulla base di una delega bancaria a lei rilasciata che presenta delle anomalie; la delega risulta rilasciata in una data in cui mio fratello era ricoverato in ospedale. Alla mia richiesta di spiegazioni, la banca ha risposto in modo evasivo, dicendo che la delega era stata stampata in quella predetta data ma che mio fratello si sarebbe recato fisicamente in banca a firmarla nei giorni successivi, senza specificare quando. Mio fratello però, appena dimesso dall’ospedale, è stato sempre a casa in quanto sottoposto alle terapie domiciliari di un malato terminale (a sostegno di ciò ho tutta la documentazione). La banca ha dichiarato il falso per non incorrere in sanzioni. Credo che la banca abbia effettuato un’operazione illegittima per le seguenti ragioni: la delega ha una data certa, che porta le firme di mio fratello, della moglie e del funzionario, ma mio fratello non era presente. Come poteva il funzionario identificare mio fratello se non era presente? Ritengo invece che il foglio sia stato consegnato alla signora che glielo avrà fatto firmare in ospedale, procedura che la banca stessa considererebbe irregolare. Tra l’altro ho visto che c’è una recente sentenza 18725 che renderebbe nulla questa operazione. Cosa mi conviene fare? Agire contro la banca, la signora o entrambi?

La questione della mendacità delle dichiarazioni ricevute dalla banca, che sostiene di aver presenziato alla firma del fratello del lettore, in qualità di delegante, potrà essere sicuramente avallata in sede di giudizio.

Tuttavia, la tematica principale che questi dovrà affrontare, riguarderà la nullità della donazione ed i benefici che lo stesso ne potrebbe trarre, in qualità di erede legittimo.

Come dal lettore correttamente evidenziato, in estate è intervenuta la sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione che ha disaminato alcune fattispecie di liberalità, distinguendo quelle rientranti tra le donazioni dirette, sottostanti a vincoli di forma pubblica, da quelle indirette, prive del predetto requisito richiesto ex lege.

L’articolo 782 del codice civile statuisce infatti che “la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità. Se ha per oggetto cose mobili, essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio”.

Per le donazioni, pertanto, a meno che non siano caratterizzate dalla modicità del valore o da una modalità indiretta (e non sembra essere il caso in esame), occorre recarsi dal notaio per redigere la liberalità tramite atto pubblico.

È qui che interviene la sentenza a SS.UU. di luglio che, sul punto, ha stabilito come “il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l’esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell’attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell’atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l’ipotesi della donazione di modico valore”(Cassazione civile, sez. un., 27/07/2017, n. 18725).

E così, secondo la sentenza sopra menzionata, il trasferimento scaturente dall’operazione di giroconto, rientrante nel rapporto intercorrente tra il disponente e il beneficiario, è dotato di una causa donandi diretta che, per legge, dell’atto pubblico affinché possa essere considerata immune da vizi.

Nel caso di specie, è evidente come, a prescindere dall’invalidità della delega bancaria, si tratti di una donazione diretta con la quale il fratello del lettore ha delegato la moglie a disporre di quelle somme a suo favore.

E così quest’ultimo avrà diritto a che quella donazione venga dichiarata nulla per difetto di forma.

Ad ogni modo, essendo intervenuta la morte del fratello, il lettore potrà invocare nella stessa causa che andrà ad instaurare, la riunione fittizia dell’asse ereditario di questi per la lesione della sua legittima.

L’articolo 556 del codice civile dispone, infatti, che per determinare l’ammontare della quota dicui il defunto poteva disporre in vita si forma una massa di tutti i beni che appartenevano a questi al tempo della morte, detraendone i debiti.

Si riuniscono, quindi, fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il loro valore, e sull’asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre.

Da qui, sulla base delle quote stabilite dalla legge per i legittimari, si calcolerà quanto spetta precisamente ad ogni singolo erede.

Il lettore, in mancanza di testamento, e in assenza di figli di suo fratello e dei genitori, ha per legge diritto alla quota di 1/3 dell’eredità, mentre i restanti 2/3 spetteranno al coniuge.

L’articolo 582 del codice civile dispone infatti che al coniuge sono devoluti i due terzi dell’eredità se egli concorre con ascendenti o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri. In questo ultimo caso la parte residua è devoluta agli ascendenti, ai fratelli e alle sorelle, secondo le disposizioni dell’articolo 571, salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto della eredità.

Pertanto, l’interesse ad agire del lettore per la lesione della legittima sarà concreto in mancanza di testamento, figli di suo fratello, o di loro genitori.

La presenza di uno di questi elementi escluderebbe il lettore dalla possibilità di partecipare all’asse ereditario di suo fratello.

Dunque, ricorrendone i presupposti, il lettore potrà agire in giudizio chiedendo, in qualità di erede per ottenere la riunione fittizia dei beni di suo fratello, al fine di far conteggiare ad un tecnico contabile nominato dal giudice la giusta quota ereditaria a lui spettante e, comunque, per far dichiarare, in subordine, la nullità della donazione per vizio di forma.

Se, invece, non dovesse risultare erede legittimo, per i motivi di cui sopra, potrà sempre agire per far dichiarare la nullità di quella donazione per difetto di forma, così da tutelare gli eredi legittimi, danneggiati da quella disposizione bancaria.

Si consiglia al lettore, nella speranza di risolvere la questione bonariamente, di contattare preliminarmente sua cognata al fine di verificare se la stessa è disposta a collaborare stragiudizialmente; sul punto, potrebbe essere fruttuosa anche una lettera inviata da un legale che possa sortire un effetto minatorio sulla stessa destinataria.

Diversamente, non resterebbe che agire in giudizio contro la signora per i motivi appena esposti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Salvatore Cirilla


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