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Lo sai che? Legge 104: come utilizzare i permessi lavorativi

Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 febbraio 2018

Sono un funzionario di ruolo (dipendente ente locale) e mia mamma è stata riconosciuta invalida al 100% ed è titolare di assegno di accompagnamento. Cammina con difficoltà e vive sola in casa. Ho 3 giorni al mese di permessi 104 che uso per accompagnarla a fare la spesa o al cimitero o a casa di mia sorella. È corretto il modo di utilizzare detti permessi? Delle sei ore di permesso al giorno, considerato il tempo di raggiungere la sua casa partendo dalla mia (circa un’ora), quanto tempo debbo rimanere con lei?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il quesito in esame, affermando che nei giorni di permesso l’assistenza, seppure continua, non deve necessariamente coincidere con l’orario di lavoro proprio perché si riferisce ai bisogni della persona da assistere.

Secondo la Corte di Cassazione, i permessi lavorativi sono soggetti ad una duplice lettura. Essi vengono concessi: «a) Per consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con ancora maggiore continuità; b) per consentire al lavoratore, che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al familiare con handicap, di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali».

«Qualunque sia la lettura che si voglia dare della suddetta normativa (e, comunque, l’una non esclude l’altra), quello che è certo è che, da nessuna parte della legge, si evince che, nei casi di permesso, l’attività di assistenza deve essere prestata proprio nelle ore in cui il lavoratore avrebbe dovuto svolgere la propria attività lavorativa» (Cass., sent. n. 4106/2016).

Pertanto, la Corte di Cassazione riconosce: che la legge 104/92 è volta anche a dare sollievo a chi si occupa costantemente dell’handicappato; che l’orario di assistenza non deve coincidere per forza con quello lavorativo. La Corte dice infatti che il lavoratore che chiede i permessi «è libero di graduare l’assistenza al parente secondo orari e modalità flessibili che tengano conto, in primis, delle esigenze dell’handicappato; il che significa che nei giorni di permesso l’assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l’orario lavorativo, proprio perché tale modo di interpretare la legge andrebbe contro gli stessi interessi dell’handicappato» (Cass., sent. n. 4106/2016).

Va ricordato, poi, che i requisiti di continuità ed esclusività dell’assistenza, un tempo essenziali per accedere al beneficio dei permessi della l. n. 104/92 per prestare assistenza al familiare con grave disabilità, successivamente variati nei termini di sistematicità e di adeguatezza dell’assistenza, sono stati eliminati dalla legge 183/2010.

Come ha ricordato l’I.n.p.s. (circolare n. 90/2007), va adottato il principio secondo cui «tale assistenza non debba essere necessariamente quotidiana, purché assuma i caratteri della sistematicità e dell’adeguatezza rispetto alle concrete esigenze della persona con disabilità in situazione di gravità». Ed infatti, scopo dei permessi e delle agevolazioni concesse dalla legge 104/92 è anche quello di consentire a coloro che hanno a carico un soggetto disabile di ricevere il giusto riposo per far fronte alla gravosa situazione.

Detto ciò, bisogna fare attenzione. La stessa Corte ha condannato per truffa il lavoratore che ha usufruito dei permessi per prendersi delle vacanze. Si riporta testualmente, attesa la chiarezza del contenuto: «Colui che usufruisce dei permessi retribuiti ex art. 33 l. 104/92, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, non può, tuttavia, utilizzare quei giorni come se fossero giorni feriali senza, quindi, prestare alcuna assistenza alla persona handicappata. Di conseguenza, risponde del delitto di truffa il lavoratore che, avendo chiesto ed ottenuto di poter usufruire dei giorni di permesso retribuiti, li utilizzi per recarsi all’estero in viaggio di piacere, non prestando, quindi, alcuna assistenza» (Cass., sent. n. 54712/2016).

Alla luce di tutto ciò, si ritiene assolutamente lecita la condotta del lettore, purché l’assistenza all’handicappato sia comunque garantita. Il permesso che questi prende da lavoro non implica che debba trascorrere effettivamente sei ore con il genitore handicappato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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