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Lo sai che? Quando il saluto fascista è reato

Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2018

Quando le commemorazioni al partito fascista sono vietate per legge: manifestazioni e simboli non devono incitare all’odio e alla violenza. Sì al saluto romano con scopo commemorativo.

Si chiama saluto romano, quello cioè con il braccio destro alzato verso l’alto di circa 135 gradi con il palmo della mano rivolto al basso e le dita unite, adottato da fascisti e nazisti ad inizio Novecento proprio per dare risalto al concetto di un impero forte, obbediente a un unico capo, quale appunto quello romano era. Ecco perché ancor oggi qualcuno lo chiama saluto fascista, non essendo stato successivamente adottato da nessun altro movimento. E lo credo bene: fare il saluto romano può essere considerato un attentato all’ordine democratico che potrebbe costare un’imputazione per «concorso in manifestazione fascista», reato previsto ancor oggi dalla Legge Scelba e mai cancellato o dichiarato incostituzionale [1]. Questo vuol dire che, neanche per scherzo o per commemorazione, si può alzare il braccio destro per strada e che chi lo fa viene arrestato? Assolutamente no. E finalmente a chiarire quando il saluto fascista è reato è stata una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [2]. La pronuncia è particolarmente interessante per chi ha seguito tutte le vicende giudiziarie di tanti giovani condannati solo per aver affisso in camera una bandiera nazista o fascista, per essersi salutati in pubblico con il saluto mussoliniano, per aver attaccato su qualche muro di palazzo manifesti di proselitismo a partiti di estrema destra inneggianti al fascismo. Insomma, per chi crede che i dolori della seconda guerra mondiale siano ormai cancellati e dimenticati, ecco che la Suprema Corte offre la linea di confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.

Cos’è l’apologia del fascismo

Prima di chiarire quando il saluto fascista è reato, facciamo un piccolo passo indietro che ci servirà per capire meglio qual è l’attuale quadro normativo in materia.

Esiste ancor oggi un reato che è chiamato apologia del fascismo e he prevede [3] la reclusione da 6 mesi a 2 anni, e la multa fino a 500 euro, per chi fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità dell’ormai disciolto partito fascista. Dunque, non è necessario che il movimento si chiami proprio «fascismo», ben potendo avere un altro nome e differenti simboli; l’importante è che ne abbia le medesime caratteristiche come, ad esempio, esaltare, minacciare o usare la violenza quale metodo di lotta politica o propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrare la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgere propaganda razzista, oppure rivolge la propria attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito. Insomma, non è punita la costituzione e la propaganda di un partito politico di estrema destra se questo è fondato comunque su basi democratiche e non violente.

Come la propaganda sono punite anche le manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Cosa sono le manifestazioni fasciste

Accanto all’apologia di fascismo esiste un altro reato [1] che è quello di manifestazioni fasciste. Qui la pena è addirittura più grave: reclusione fino a tre anni e multe fino a 500 euro. La condotta incriminata è quelle di chi, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista o di organizzazioni naziste. Vi rientra il saluto fascista o meglio, il saluto romano.

Perché questo reato? Perché la manifestazione in pubblico di gesti che inneggiano a un concetto di violenza e di assolutismo può generare un pericolo per l’ordine pubblico, il timore di rivolte e di aggressioni, tutto ciò insomma che in una strada, per precauzione, è meglio che non si verifichi mai.

Quando il saluto romano è reato

Ma non sempre fare il saluto fascista è reato. Secondo la Cassazione, bisogna verificare l’intento che aveva in animo colui che lo ha compiuto. In particolare, non è reato il saluto romano se ha scopo commemorativo e non violento. In questo senso può essere considerato una libera manifestazione del pensiero e non un attentato concreto alla tenuta dell’ordine democratico. Alla luce di ciò, sono stati assolti dal reato di concorso in «manifestazioni fasciste» due manifestanti che, nel 2014, nel corso di una commemorazione organizzata da Fratelli d’Italia, rispondendo alla “chiamata del presente”, avevano alzato il braccio destro facendo il saluto fascista.

La legge – dice la Cassazione – non punisce «tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste», e i gesti e le espressioni «idonei a provocare adesioni e consensi».

Quando il saluto fascista viene fatto solo con uno scopo puramente commemorativo – come quello, ad esempio in onore di militanti morti – senza «alcun intento restaurativo del regime fascista», il gesto non è reato e non può essere punito.

La legge non sanziona le manifestazioni del pensiero e dell’ideologia fascista in sé, attesa le libertà garantite dalla Costituzione, ma soltanto quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste, in relazione al momento ed all’ambiente in cui sono compiute, attentando concretamente alla tenuta dell’ordine democratico e dei valori ad esso sottesi».

Il corteo, nel caso di specie, nonostante la presenza di simboli fascisti, si era svolto in modo pacifico, in assoluto silenzio, senza inni, canti o slogan evocativi dell’ideologia fascista, senza comportamenti aggressivi, minacciosi o violenti nei confronti dei presenti, senza armi o altri strumenti. Si è in tal modo escluso che la manifestazione, pur in presenza di ostentazione di simboli e saluti fascisti, avesse connotati da suggestionare i presenti inducendo in essi sentimenti nostalgici in cui ravvisare un serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista o nazista.

La Cassazione fa degli esempi in cui, al contrario, vanno ravvisati gli estremi del reato di manifestazione fascista: è il caso di chi intona «all’armi siamo fascisti» (inno considerato come professione di fede e un incitamento alla violenza), o di chi compie il saluto romano armato di manganello durante un comizio elettorale, o ancora di chi, dopo la lettura di una sentenza, compiono il saluto romano e gridano più volte la parola «sieg heil» (ossia «saluto alla vittoria»).

note

[1] Art. 5 Legge n. 645/1952: «Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire (1). Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni (6).

(1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata.

(6) Così sostituito dall’art.11, L. 22 maggio 1975, n. 152. 5-bis. – Per i reati previsti dall’articolo 2 della presente legge è obbligatoria l’emissione del mandato di cattura (7).

(7) Articolo aggiunto dall’art.12, L. 22 maggio 1975, n. 152».

[2] Cass. sent. n. 8108/2018.

[3] Art. 4 L. n. 645/1952.


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2 Commenti

  1. Poveri noi !!! Da garantista quale mi sento di essere, ognuno può avere in testa ciò che gli gira. Un pensiero, osceno, malevolo o cattivo, non ha mai ucciso nessuno ! Pensate che in Germania sono spuntate associazioni che fanno chiari riferimenti al nazismo, con manifestazioni, comizi e cortei ! E la Polizia è presente perché nessuno impedisca o insulti chi manifesta ! E parliamo di nazismo, ovvero del concentrato dell’orrore !!! Se poi il fascismo ha delle colpe, non sono certamente paragonabili al pazzoide sanguinario baffettini teutonico !!!

    1. mio caro. turbare la quiete pubblica e l’ordine delle cose.. questi significa repressione. una canzone oppure un saluto non fanno di te un carnefice.

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