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Ritiro raccomandate e atti giudiziari: come allungare i tempi

21 febbraio 2018


Ritiro raccomandate e atti giudiziari: come allungare i tempi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2018



La raccomandata si intende ricevuta entro massimo dieci giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza con la seconda raccomandata informativa.

Hai ricevuto una raccomandata mentre non eri a casa e il postino ha lasciato, nella cassetta delle lettere, un avviso di giacenza. Potrai curare il ritiro della lettera già dal giorno successivo, ma il sospetto che si possa trattare di un multa, di un atto giudiziario, di un accertamento fiscale o di una cartella esattoriale ti spinge a ripensarci: vorresti avere più tempo per consultarti con il tuo avvocato e per decidere un eventuale ricorso. O vorresti semplicemente allontanare, quanto più possibile, la data del pagamento. Se il postino ti avesse trovato, i termini sarebbero iniziati a decorrere dalla consegna della raccomandata, ma così non è andata e, dunque, il tuo problema a questo punto è come allungare i tempi in caso di ritiro di raccomandate e atti giudiziari. La questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione, segno che il tuo problema è anche quello di molta altra gente. La risposta della giurisprudenza è sempre stata univoca e – buon per te – lascia un margine di manovra per “respirare”. Ma i termini sono stretti ed è bene che prendi carta e penna per non farti scadere, tra le mani, la possibilità di un eventuale ricorso. Ecco dunque come prendere tempo in caso di notifica di raccomandate o atti giudiziari. Lo spunto per questo articolo ci viene dato da una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1] che ha ribadito i consueti concetti con riferimento a un avviso di accertamento, ma il discorso è il medesimo per tutti gli atti giudiziari, cartelle di pagamento e multe stradali; diversa è invece – come vedremo – la soluzione per tutte le altre raccomandate.

Che succede se rifiuto la raccomandata al postino

Prima di spiegarti cosa succede in caso di ritiro di raccomandate e atti giudiziari e come allungare i tempi, è necessario chiarire un dubbio che genera spesso molti equivoci, equivoci che portano poi il cittadino a perdere ogni tutela. Che succede se, bussando il postino, rifiuti la raccomandata? Contrariamente a quello che alcuni credono, non è vero che la lettera viene portata all’ufficio postale e la puoi ritirare in un momento successivo; ciò succede solo se il postino non trova nessuno in casa o se, trovando familiari conviventi o altre persone addette alla casa (ad esempio la colf), queste non vogliono ricevere la busta per conto dell’effettivo destinatario. Se invece è proprio quest’ultimo che dichiara di non voler ricevere la raccomandata, la busta viene rimandata al mittente con l’esplicita dicitura «rifiutata». Con la conseguenza che, se l’indirizzo e il nome del destinatario sono corretti, la notifica si considera come avvenuta regolarmente, anche se l’interessato non ne ha preso mai visione.

Rifiutare la posta dal portalettere è conveniente?

Proprio per ciò che abbiamo appena detto, rifiutare la raccomandata dal postino è una scelta pessima, priva di senso e di utilità perché impedisce al destinatario di conoscerne il contenuto e, nello stesso, non evita che gli effetti tipici della notifica (ad esempio il decorso dei termini per un eventuale ricorso) si producano lo stesso. Se, ad esempio, la lettera era un atto di precetto ben potrebbe essere che il destinatario, pur avendolo rifiutato, possa subire successivamente il pignoramento del conto corrente ma senza prendere precauzioni preventive (come contattare il creditore per una possibile transazione).

Multe, cartelle e atti giudiziari: come allungare i tempi

Dicevamo in partenza che la giurisprudenza consente, entro margini non troppo lunghi, di avere qualche giorno in più per allungare i tempi della notifica. Infatti le cose stanno in questo modo per multe, cartelle esattoriali, avvisi di accertamento fiscale e atti giudiziari (citazioni, notifica sentenze, precetti, pignoramenti, decreti ingiuntivi, ecc.).

Se ritiri la raccomandata immediatamente dal postino, i termini iniziano a decorrere dalla consegna della busta: così, ad esempio, i 60 giorni per impugnare la cartella o i 30 giorni per contestare una multa partiranno dal giorno in cui hai firmato il registro raccomandate al portalettere.

Se però rifiuti la raccomandata, questa viene riportata al mittente e non puoi più ritirarla in un secondo momento;

Se non sei a casa o comunque nessuno risponde al campanello della porta, il postino lascia, nella cassetta delle lettere, una comunicazione con cui lo informa di aver tentato la notifica, riporta la lettera all’ufficio postale e, infine, gli spedisce con altra raccomandata un avviso di giacenza; in questo caso i termini si conteggiano nel seguente modo:

  • se ritiri la raccomandata entro i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, i termini iniziano a decorrere dal ritiro stesso;
  • se ritiri la raccomandata dopo i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, la notifica si ha per eseguita al 10° giorno dalla suddetta spedizione; così non fa differenza se la busta viene ritirata dopo 20 o 30 giorni.

In buona sostanza, la legge ti consente di allungare i tempi per eventuali ricorsi o pagamenti di massimo 10 giorni.

Ricapitolando, se il destinatario decide di ritirare l’atto all’ufficio postale si possono verificare le seguenti possibilità:

  • la raccomandata viene ritirata prima di 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata informativa che informa il destinatario del deposito dell’atto presso l’ufficio postale: in tal caso la raccomandata si considera ricevuta nel giorno stesso in cui viene ritirata;
  • la raccomandata viene  ritirata dopo 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata informativa che informa il destinatario del deposito dell’atto presso l’ufficio postale: in tal caso la raccomandata si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa. Per il calcolo di questi 10 giorni occorre escludere il giorno iniziale, coincidente con la data di invio della predetta raccomandata informativa;
  • la raccomandata non viene mai ritirata all’ufficio postale: essa allora si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa.

Quindi, come chiarito dalla Cassazione [1], in caso di assenza del destinatario dell’atto, il giorno a partire dal quale si calcola il termine di 10 giorni per il perfezionamento della compiuta giacenza non deve individuarsi nella data di ricezione della raccomandata con la quale viene dato avviso dell’attività svolta dall’agente postale, bensì nella data di invio della medesima.

In parole più semplici: la raccomandata si considera sempre conosciuta, sia che venga ritirata, sia che non. Tuttavia, se viene ritirata prima di 10 giorni da quando l’ufficio postale ha inviato la raccomandata informativa, essa si considera ricevuta nel giorno stesso del ritiro; se invece viene ritirata dopo il decimo giorno, essa si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio (e non dal ricevimento) della raccomandata informativa.

Raccomandate: come allungare i tempi

Quello che abbiamo detto vale solo per gli atti giudiziari, le multe, gli atti del fisco come cartelle esattoriali e accertamenti. Non vale invece per le raccomandate a/r o quelle semplici per le quali, invece, la data che fa fede è quella in cui il postino ha portato a conoscenza del destinatario il tentativo di consegna, il che coincide con l’immissione – nella cassetta delle lettere – dell’avviso di giacenza. Peraltro la seconda raccomandata informativa è dovuta solo per atti giudiziari, multe e cartelle. Quindi, in caso di raccomandate a/r non è possibile allungare i tempi del ricevimento come invece per gli atti giudiziari, multe e cartelle. Qui vale solo il primo momento in cui arriva il postino. È quello che fa fede. Di solito, comunque, da una raccomandata ordinaria non decorrono mai termini perentori: anche la diffida dell’avvocato, che dà sette giorni di tempo (o qualsiasi altro termine) per adeguarsi a una intimazione, è da considerarsi “indicativa” e non a pena di decadenza.

Peraltro, proprio con riferimento alle raccomandate tra privati, la Cassazione ha detto che, anche per il mittente, fa fede la data di consegna e non quella di spedizione. Con la conseguenza che chi, ad esempio, voglia disdire l’affitto, deve preoccuparsi che la lettera arrivi a destinazione entro il termine di preavviso e non dopo; il che significa portarla all’ufficio postale con un significativo anticipo.

note

[1] Cass. sent. n. 4049/18 del 20.02.2018.

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1 Commento

  1. Ma per le normali raccomandate a/r non essendo prevista la notifica per compiuta giacenza dopo i dieci giorni non sussisterebbe un vizio che renderebbe nulli tutti gli atti successivi in mancanza di nuovo tentativo di notifica a mezzo ufficiale giudiziario o raccomandata nella classica busta verde?

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