Diritto e Fisco | Articoli

Abuso edilizio: con l’autorizzazione del Comune sono in regola?

21 febbraio 2018


Abuso edilizio: con l’autorizzazione del Comune sono in regola?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2018



Procedimento penale per il reato di abuso edilizio e ordine di demolizione a chi riceve il parere positivo e il permesso dall’ufficio tecnico dell’amministrazione comunale. 

La Procura della Repubblica ti ha contestato un abuso edilizio. Esterrefatto, hai portato le carte del tribunale all’ufficio del Comune a cui ti eri rivolto prima di iniziare i lavori; in quell’occasione il dirigente ti aveva assicurato per iscritto che non sarebbe stato necessario richiedere un permesso di costruire. Così ti è bastata una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) per avviare la costruzione. Ora però i giudici penali ritengono che tu abbia sbagliato: non ci sono scuse né possibilità di appigliarsi al nulla osta dell’amministrazione locale. La legge, specie quella penale, non ammette ignoranza e se anche il cittadino è portato in errore dal parere sbagliato del Comune può essere ugualmente condannato. Ti sembra assurdo condannare per abuso edilizio una persona che abbia prima ottenuto il parere o l’autorizzazione del Comune. Eppure le cose stanno pressappoco così. A chiarirlo è stata la Cassazione con una sentenza di poche ore fa. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi.

Può essere condannato per abuso edilizio il proprietario della costruzione che ha ottenuto, in precedenza il parere positivo dell’amministrazione. È il cittadino a dover verificare prima la conformità dell’opera alle norme urbanistiche e agli orientamenti della giurisprudenza: non deve quindi fidarsi di quanto gli dicono all’Ufficio tecnico del Comune. Né addirittura potrebbe – sempre stando a un ulteriore orientamento della Cassazione [2] – chiedere, al dirigente locale che ha sbagliato, il risarcimento dei danni conseguenti alla condanna e all’ordine di demolizione.

Il caso, purtroppo, non è infrequente e, anzi, a molti appare come una delle tante contraddizioni del nostro sistema che vede giudici e pubblica amministrazione come due poteri fin troppo separati e indipendenti tra loro, tanto da creare pregiudizi ai cittadini. Cittadini che, ovviamente, ci vanno di mezzo perché in buona fede in quanto assicurati dal parere della pubblica amministrazione; ma se la pubblica amministrazione sbaglia non paga.

Il dirigente comunale – chiariscono i supremi giudici – può essere responsabile solo per omessa vigilanza su eventuali abusi edilizi realizzati e mai autorizzati; non invece nel caso opposto ossia per aver autorizzato un’opera che non poteva invece essere realizzata. Ad essere responsabili del reato di abuso edilizio sono solo il committente, il costruttore e il direttore dei lavori. È possibile il concorso di ulteriori soggetti a condizione che questi abbiano avuto comunque un ruolo rilevante e consapevole nella realizzazione dell’opera; non è questo il caso del dirigente del Comune che si sia limitato a dare un permesso quando non era possibile darlo o a fornire un parere illegittimo.

È vero: i Comuni e le Regioni hanno potere regolamentare in materia urbanistica. Ma tutto deve rientrare nella cornice della legge statale, che non consente possibili diversità di trattamento tra le varie città d’Italia. Per cui tutti i cittadini devono sapere, in anticipo, cosa è consentito fare e cosa non lo è. Né possono aggrapparsi all’autorizzazione ottenuta dall’amministrazione locale. Per quanto dura, è la legge, e non ammette ignoranza o eccezioni.

Invocare la buona fede del proprietario dell’opera è quindi inutile. L’ignoranza scusabile sulla legge – principio che consente di ottenere l’assoluzione – non ricorre nel caso di specie e il giudice è autorizzato ad emettere il decreto penale di condanna per l’abuso edilizio. Non resta che sperare nel fatto che, per le piccole violazioni commesse in buona fede, il giudice archivi tutto il procedimento per la particolare tenuità che il fatto riveste, così come del resto il codice penale prevede [3]. Ma a patto che il colpevole demolisca da solo la costruzione ed a proprie spese. Un prezzo alto da pagare per l’errore altrui. Ma così ragiona la Cassazione [4].

Non sempre, infine, si deve demolire un abuso edilizio: se si tratta di una minima difformità dell’opera e la demolizione è impossibile (ad esempio perché potrebbe pregiudicare la stabilità dell’intero edificio) essa viene sostituita con una sanzione pecuniaria inflitta nei confronti dell’autore dell’abuso stesso.

In alcune ipotesi è possibile evitare non solo il reato, ma anche la demolizione dell’abuso edilizio se viene richiesto il condono edilizio ma sull’istanza la pubblica amministrazione non si è ancora espressa. In pratica, secondo la giurisprudenza [5] l’autore dell’abuso può sempre chiedere una sospensione dell’ordine di demolizione in attesa di modifica del piano urbanistico. Ciò, almeno, quando si tratta di piccoli abusi, ossia di opere di modesta portata (come, ad esempio, un piccolo sottotetto, le tramezzature e la tamponatura di finestre). In questo modo chi vuol evitare la demolizione di un abuso edilizio potrebbe trovare gioco facile.

Tuttavia, sostiene la Suprema Corte, la demolizione può essere sospesa anche in vista della futura approvazione di una delibera comunale incompatibile con la prescritta demolizione.

In pratica, la sospensione della demolizione non scatta solo se già sono presenti provvedimenti amministrativi incompatibili con essa, ma anche se vi è il semplice avvio di una procedura destinata poi ad evolversi in adozione di atti amministrativi incompatibili con il provvedimento demolitorio.

note

[1] Cass. sent. n. 8410/2018.

[2] Cass. sent. n. 5439/17 del 6.02.2017.

[3] Art. 131 bis cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 4123 del 29.01.2018.

[5] Cass. sent. n. 5454/2017.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Va bene che la legge non ammette ignoranza, ma è assolutamente anomalo e strano che il dirigente dell’ufficio tecnico possa uscirne senza nessuna responsabiltà!!!

  2. La commedia dell’assurdo che dimostra ancora una volta come cittadino e istituzioni corrano su binari diversi. In particolare una certa magistratura spesso vive nell’iperuranio di un’astratta e talvolta capziosa interpretazione di norme che non aiutano la verità e la giustizia ma appartengono più all’esercizio di un potere assoluto e punitivo. Ma non per tutti….

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI