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Differenza tra Imu e Tasi

21 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2018



L’imposta sulla casa e quella sui servizi indivisibili sono entrambe comunali ma hanno natura ed esenzioni diverse.

In comune (meglio sarebbe dire «in Comune») hanno tante cose: tra queste, il fatto che entrambe sono delle imposte, appunto, comunali e che entrambe vanno pagate a seconda dei casi. Qual è, invece, la differenza tra Imu e Tasi? La prima è la tassa sulla casa, cioè sul bene che viene considerato più prezioso. La seconda è una tassa sui servizi indivisibili. E questo in linea di massima. La prima interessa un bene individuale, la seconda un bene collettivo.

Ci sono delle differenze sostanziali tra Imu e Tasi, sia nella natura stessa delle imposte, sia per quanto riguarda le esenzioni, che meritano un approfondimento.

Tasi: che cos’è e come funziona?

L’acronimo Tasi sta per Tassa sui servizi indivisibili. Questa imposta comunale contribuisce alle spese di tutto ciò che il cittadino vorrebbe nel posto in cui abita, paesino o metropoli che sia: illuminazione, cura del verde, pulizia stradale, marciapiedi, strade senza buche, ecc. In definitiva, i servizi che l’amministrazione locale deve erogare senza che sia possibile identificare il beneficiario.

Ad esempio: io, cittadino di Tiziolandia, devo pagare la Tasi per avere dei pali della luce nel mio paese anche se non esco mai di casa: l’illuminazione sarà a beneficio della collettività e non di singole persone ben identificate. Diverso sarebbe usufruire di un servizio, per così dire, «mirato», come un asilo nido. In questo caso, mi verrà chiesta una tassa di iscrizione individuale.

Chi deve pagare la Tasi?

La Tasi va pagata da chi possiede o detiene immobili di questo tipo:

  • prima casa di lusso che rientra in una di queste categorie:
    • A/1, cioè di tipo signorile;
    • A/8, cioè una villa;
    • A/9, cioè un castello o un palazzo di valore artistico o storico.
  • seconda casa;
  • negozio o ufficio;
  • immobile d’impresa;
  • fabbricato rurale da uso strumentale.

Chi non deve pagare la Tasi

Non è tenuto al pagamento della Tasi, cioè della tassa sui servizi indivisibili, chi possiede:

  • un immobile adibito ad abitazione principale, cioè in cui vive stabilmente;
  • pertinenze (massimo una per ogni categoria) dell’abitazione principale con categoria catastale:
    • C/2, cioè magazzini e locali di deposito;
    • C/6, cioè stalle, scuderie, rimesse o autorimesse senza scopo di lucro;
    • C/7, cioè tettoie chiuse o aperte.
  • una casa in affitto adibita ad abitazione principale.

Tasi e prima casa: chi ha diritto all’esenzione?

Come appena detto, non deve pagare la Tasi chi è proprietario della prima casa, cioè di un immobile in cui abita in modo stabile. Ma ha diritto all’esenzione dalla Tasi anche chi possiede un immobile assimilato all’abitazione principale. Nello specifico:

  • immobili di proprietà di cooperative edilizie a proprietà indivisa dei soci;
  • alloggi sociali;
  • casa assegnata ad uno dei coniugi per effetto di una sentenza di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili di un matrimonio;
  • immobile unico che figura al catasto come unica unità immobiliare di proprietà di appartenenti a Forze armate, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco o persone con carriera prefettizia che non sono tenuti ad avere dimora abituale o residenza anagrafica;
  • unico immobile iscritto al catasto tra le categorie A/1 ed A/9 di proprietà di cittadini italiani residenti all’estero e che abbiano questi requisiti:
    • essere iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire);
    • siano titolari di pensioni nel loro Paese di residenza;
    • abbiano l’immobile in Italia a titolo di proprietà o di usufrutto;
    • non abbiano affittato o concesso in comodato d’uso l’immobile e le relative pertinenze.
  • unico immobile ad uso abitativo più le pertinenze di anziani o disabili residenti in modo permanente in una casa di cura, purché la casa non sia stata affittata.

Tasi: c’è una riduzione per le case in affitto?

Chi possiede una casa in locazione ha diritto ad una riduzione del 75% sulla Tasi a patto che l’immobile:

  • sia affittato a studenti universitari;
  • sia dato in locazione con contratto 3+2 agevolato;
  • sia dato in affitto con un contratto ad uso transitorio da 1 a 18 mesi.

Tasi: c’è una riduzione per il comodato d’uso gratuito?

Chi possiede un immobile ed opta per il comodato d’uso gratuito per genitori o figli ha diritto alla riduzione della Tasi del 50% a condizione che:

  • il contratto di comodato d’uso sia registrato presso l’Agenzia delle Entrate;
  • il proprietario abbia un solo immobile in Italia;
  • il proprietario abbia la dimora abituale nello stesso Comune in cui è ubicato l’immobile in comodato;
  • il proprietario non possieda nello stesso Comune un’abitazione di categoria catastale A/1, A/8 o A/9.

Tasi: c’è una riduzione per le case in vendita?

Chi possiede una casa destinata alla vendita e, quindi, non affittate dal costruttore, ha diritto ad una riduzione della Tasi a seconda delle aliquote stabilite dal Comune di pertinenza.

Tasi: come si calcola?

Spetta ad ogni Comune fissare la propria aliquota Tasi da far pagare ai concittadini. Si parte da una base dello 0,1% ma, come detto, ogni ente locale decide per sé.

Il calcolo della tassa sui servizi indivisibili è vincolato alla categoria catastale dell’immobile. La relativa aliquota va applicata sulla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente della categoria catastale.

I coefficienti sono:

  • immobili da A/1 a A/11 (esclusi gli A/10): 160;
  • immobili A/10: 80;
  • immobili da B/1 a B/8: 140;
  • immobili C/1: 55;
  • immobili C/2, C/6 e C/7: 160;
  • immobili C/3, C/4 e C/5: 140;
  • immobili da D/1 a D/10 (esclusi i D/5): 65;
  • immobili D/5: 80.

Per fare un esempio: se ho un immobile di categoria catastale A/1, per calcolare la Tasi dovrò applicare l’aliquota stabilita dal mio Comune sulla rendita catastale dell’immobile rivalutata del 5% e moltiplicare il risultato per il coefficiente 160.

Tasi: entro quando va pagata?

Le scadenze del pagamento della Tasi variano a seconda della scelta del contribuente di versare la tassa in un’unica soluzione oppure in due momenti (acconto e saldo). Quindi:

  • entro il 16 giugno deve essere versata la Tasi in unica soluzione oppure l’acconto;
  • entro il 16 dicembre il saldo per chi sceglie le due rate.

La Tasi va pagata con modello F24 o con bollettino postale.

Imu: che cos’è e come funziona?

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, a differenza della Tasi l’Imu è un’imposta che non interessa un bene comune come l’illuminazione pubblica o la manutenzione di parchi e giardini, ma un bene individuale, cioè la casa.

Non tutti, però, sono obbligati a versare l’Imu. Di norma, è tenuto a pagare chi detiene un immobile a titolo di proprietà oppure in usufrutto o in comodato d’uso. Ma ci sono delle eccezioni.

Chi non deve pagare l’Imu

Non è tenuto al pagamento dell’Imu chi possiede:

  • un immobile adibito ad abitazione principale (la prima casa);
  • un’unità immobiliare appartenente ad una cooperativa sociale a proprietà indivisa, adibita ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci;
  • un fabbricato destinato ad alloggio sociale;
  • una casa assegnata ad uno dei coniugi a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (in pratica ogni coniuge avrà una sola abitazione principale);
  • un immobile unico posseduto, e non affittato dal personale Forze armate, Polizia, militari, Vigili del fuoco e personale con carriera prefettizia, per il quale non è richiesta come condizione, la dimora abituale e della residenza anagrafica;
  • un’unica unità immobiliare ad uso abitativo all’estero rientrante nelle categorie da A1 ad A9 purché il proprietario sia iscritto all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), sia titolare di una pensione nel Paese di residenza e non abbia affittato o concesso in comodato d’uso l’immobile.

Altre esenzioni dall’Imu vengono decise dai singoli Comuni, ad esempio a favore di proprietari o di usufruttuari anziani o disabili che trasferiscono la residenza in una casa di riposo, o per i proprietari di una casa concessa in comodato a parenti entro il primo grado purché utilizzata come abitazione principale.

Chi affitta una casa a canone concordato può beneficiare di uno sconto del 25% sull’Imu per l’abitazione data in locazione.

Imu: come si calcola

Il punto di partenza per calcolare la base imponibile dell’Imu è il valore dell’immobile. Occorre moltiplicare la rendita in vigore all’inizio dell’anno, rivalutata di un 5% per un coefficiente che varia a seconda del tipo di immobile:

  • 160 per fabbricati del gruppo A (ad eccezione dell’A/10) e delle categorie C/2, C/6 e C/7;
  • 140 per fabbricati del gruppo B e delle categorie C/3, C/4 e C/5;
  • 80 per fabbricati delle categorie A/10 e D/5;
  • 60 per fabbricati del gruppo D (ad eccezione dell’appena citato D/5. Il moltiplicatore è elevato a 65;
  • 55 per fabbricati della categoria C/1.

Per quanto riguarda i terreni agricoli, la base imponibile dell’Imu si calcola moltiplicando il reddito all’inizio dell’anno rivalutato del 25 per uno di questi due coefficienti:

  • 110 per terreni di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola;
  • 130 per tutti gli altri terreni.

Ci sono due tipi di aliquote da conoscere per sapere come si calcola l’Imu:

  • l’aliquota variabile: si tratta dell’imposta per la seconda casa e per altri tipi di proprietà. È fissata allo 0,76% ma i Comuni, con apposita delibera del Consiglio, possono modificarla al rialzo o al ribasso;
  • l’aliquota ordinaria: è l’imposta per l’abitazione principale di lusso e per le relative pertinenze. In generale è dello 0,4% ma, anche in questo caso, i Comuni possono decidere di alzarla o di abbassarla.

Imu 2018: quando si paga

Le scadenze per il pagamento dell’Imu 2018 sono:

  • 16 giugno: andrà versato il 50% dell’imposta dovuta;
  • 16 dicembre: entro questa data andrà pagato il saldo dell’imposta dovuta per tutto l’anno con conguaglio sulla prima rata.
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