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Quale legge tutela i portatori di handicap

22 febbraio 2018


Quale legge tutela i portatori di handicap

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 febbraio 2018



Tutte le leggi che prevedono i diritti dei disabili: dalla costituzione alle norme fiscali, dalla tutela sul lavoro a quella socio-sanitario-assistenziale.

Se hai un familiare disabile tu stesso rientri nella categoria dei portatori di handicap, è probabile che ti stia chiedendo quali sono le agevolazioni previste dall’ordinamento per le persone svantaggiate. In realtà ve ne sono più di una e spaziano dalla materia fiscale a quella socio-assistenziale, dalla tutela sull’ambiente di lavoro ai dipendenti caregiver. Se dunque vuoi sapere quale legge tutela i portatori di handicap ti consiglio di perdere tre minuti del tuo tempo per leggere attentamente questo articolo. Potrà esserti utile nei rapporti con l’amministrazione, con il tuo datore di lavoro, in farmacia, in ospedale o con l’Agenzia delle Entrate.

La Costituzione

La prima tutela nei confronti dei portatori di handicap è contenuta nella Costituzione che prevede una serie di norme volte ad evitare discriminazioni. In particolare:

Articolo 2 Costituzione

«La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà  politica, economica e sociale».

Articolo 3 Costituzione

«Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà  e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Articolo 24 Costituzione

«Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri interessi legittimi».

Articolo 32 Costituzione

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

Chi è portatore di handicap?

Quando la legge parla di disabili fa riferimento sempre a quelli che hanno un grave handicap per come indicato dall’articolo 3 della legge n. 104/1992, certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl secondo il successivo articolo 4 della legge n. 104/1992..

Ecco cosa dice l’articolo 3 della legge 104/1992:

Soggetti aventi diritto

«1. E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

2. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.

3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali!.

Accertamento dell’handicap

Ecco invece cosa dice l’articolo 4 della legge 104/1992:

1. Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell’intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all’articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all’articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.

1-bis). Nel caso in cui gli accertamenti di cui al comma 1 riguardino persone in età evolutiva, le commissioni mediche di cui alla legge 15 ottobre 1990, n. 295, sono composte da un medico legale, che assume le funzioni di presidente, e da due medici specialisti, scelti fra quelli in pediatria, in neuropsichiatria infantile o nella specializzazione inerente la condizione di salute del soggetto. Tali commissioni sono integrate da un assistente specialistico o dall’operatore sociale di cui al comma 1, individuati dall’ente locale, nonché dal medico INPS come previsto dall’articolo 19, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, commi 3 e 4, della citata legge n. 295 del 1990.

Qual è la differenza tra handicap e invalidità?

Un soggetto può contemporaneamente essere portatore sia di handicap che d’invalidità, ma le due condizioni non vanno confuse.

L’invalidità indica la riduzione della capacità lavorativa, mentre l’handicap indica la condizione di svantaggio, derivante da una menomazione o da una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento del ruolo sociale di una persona (relativamente all’età, al sesso ed al contesto sociale e culturale).

Mantenimento dei figli maggiorenni portatori di handicap

Il codice civile stabilisce che i genitori hanno nei confronti dei figli maggiorenni portatori di handicap grave gli stessi doveri che hanno nei confronti dei figli minori, in quanto la legge prevede espressamente che si applichino le stesse norme (art. 337 septies c. 2 cod. civ.). È quindi sempre dovuto un assegno per il loro mantenimento, senza che sia necessaria una esplicita richiesta (indispensabile invece per i maggiorenni non economicamente indipendenti).

In questo modo vengono tutelati i figli maggiorenni che possono anche non raggiungere mai una completa autonomia o autosufficienza proprio per le loro limitate capacità. Per legge l’handicap è grave quando la minorazione riduce l’autonomia personale correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione (art. 3 c. 3 L.104/92, richiamato dall’art. 37 bis disp.att. c.c. in riferimento all’art. 337 septies cod. civ.).

Cosa si considera handicap grave? Si tratta di ogni malattia che compromette la capacità di apprendimento, di relazione della persona, di integrazione lavorativa e che origina da patologie fisiche o psichiche.

Secondo la definizione generale data dalla legge è handicappata la persona che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (art. 3 c. 1 L. 104/92).

Congedo figli disabili Legge 104

Il lavoratore genitore di un minore disabile portatore di handicap grave ha diritto al congedo parentale retribuito prolungato. Nel dettaglio, si tratta di un congedo parentale con la durata massima di 3 anni, retribuito con un’indennità pari al 30% dello stipendio; alternativamente, il lavoratore può fruire di 2 ore di permesso giornaliero indennizzato, oppure di 3 giorni mensili di permesso retribuito. Queste agevolazioni, grazie alle recenti modifiche del Jobs Act, possono essere godute sino al compimento del dodicesimo anno d’età del bambino.

È indispensabile, per accedere all’agevolazione, la certificazione di handicap grave, ai sensi della Legge 104.

Permessi legge 104/1992

Oltre al congedo parentale indennizzato, chi assiste un figlio portatore di handicap grave, può godere di 3 giorni retribuiti di permesso mensile. L’agevolazione vale anche per l’assistenza di un altro parente, e per il lavoratore portatore di handicap con connotazione di gravità. Il permesso può essere anche fruito in modalità oraria(2 ore al giorno), ed è indispensabile, anche in questo caso, la certificazione di handicap grave, ai sensi della Legge 104.

Permessi retribuiti Legge 104

Oltre al congedo parentale indennizzato, chi assiste un figlio portatore di handicap grave, può godere di 3 giorni retribuiti di permesso mensile. L’agevolazione vale anche per l’assistenza di un altro parente, e per il lavoratore portatore di handicap con connotazione di gravità. Il permesso può essere anche fruito in modalità oraria(2 ore al giorno), ed è indispensabile, anche in questo caso, la certificazione di handicap grave, ai sensi della Legge 104.

Congedo straordinario Legge 104

Oltre ai permessi, chi assiste un familiare convivente con handicap grave può richiedere un congedo retribuito, della durata massima di 2 anni, nell’intero arco della vita lavorativa: il congedo può essere richiesto anche in modalità frazionata.

La spettanza dell’agevolazione deve seguire un preciso ordine: in primo luogo, ne ha diritto il coniuge che convive col soggetto, poi i genitori, i figli conviventi, i fratelli e le sorelle conviventi e, in ultimo, gli altri parenti o affini sino al terzo grado, purchè conviventi. È necessario, anche in questo caso, il certificato di handicap in situazione di gravità, ai sensi della Legge 104.

Contributi figurativi per invalidità

Si tratta di un’agevolazione non collegata alla Legge 104, ma al possesso d’invalidità sopra il 75%: in questo caso, si ha diritto, dalla data di riconoscimento di tale percentuale d’invalidità, a 2 mesi l’anno di contributi figurativi aggiuntivi, con la finalità di raggiungere prima la pensione. L’anticipo massimo consentito è pari a 5 anni.

Pensione anticipata invalidità

Anche questo è un beneficio non collegato alla Legge 104, ma all’invalidità: nel dettaglio, i lavoratori invalidi all’80%, o con una percentuale superiore, hanno diritto di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata. Per l’accesso al trattamento sono necessari almeno 60 anni di età per gli uomini e 55 anni per le donne, ai quali vanno aggiunti gli adeguamenti alla speranza di vita (pertanto, sino al 31 dicembre 2015, i requisiti sono 55 anni e 3 mesi per le donne e 60 anni e 3 mesi per gli uomini, mentre dal primo gennaio 2016 saranno rispettivamente di 55 anni e 7 mesi e 60 anni e 7 mesi). Per ricevere l’assegno, è necessario attendere una finestra di 12 mesi, che parte dalla data in cui maturano i requisiti.

Scelta della sede di lavoro

Il lavoratore portatore di handicap grave secondo la Legge 104, o che assiste un parente in possesso della medesima condizione, ha il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, salvo l’esistenza di ragioni contrarie motivate dall’azienda.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, coloro che sono in possesso di di un’invalidità superiore a 2/3 hanno diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.

Rifiuto al trasferimento

Il portatore di handicap grave, o il lavoratore che assiste un familiare nella stessa condizione, non può essere trasferito in altra sede contro la sua volontà, a prescindere dall’esistenza di ragioni motivate dall’azienda: questo, difatti, è un vero e proprio diritto soggettivo in capo al dipendente.

Rifiuto di lavoro notturno

Il lavoratore beneficiario di Legge 104, oppure che assiste o ha a proprio carico un soggetto beneficiario della Legge 104, non può essere adibito al lavoro notturno contro la sua volontà.

Detrazioni Irpef per chi ha figli a carico con handicap

Chi ha un figlio a carico portatore di handicap può usufruire delle seguenti detrazioni Irpef:

  • 1.620 euro, se il figlio ha un’età inferiore a tre anni (se il figlio non fosse disabile, la detrazione sarebbe di 1.220 euro ossia 400 euro in meno);
  • 1.350 euro, per il figlio di età pari o superiore a tre anni (se il figlio non fosse disabile, la detrazione sarebbe di 950 euro ossia 400 euro in meno).

La detrazione varia in funzione del reddito complessivo del genitore. L’importo diminuisce con l’autore del reddito. Da 95 mila euro in poi non spetta alcuna detrazione.

Con più di tre figli a carico la detrazione aumenta di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

Il figlio deve essere riconosciuto disabile ai sensi della legge 104/1992.

Agevolazioni per acquisto e manutenzione auto

Sono riconosciute agevolazioni fiscali per l’acquisto dell’auto per chi è portatore di un handicap riconosciuto ai sensi della legge 104/1992 o per i suoi familiari a condizione che il disabile sia fiscalmente a carico (ossia non bisogna avere un reddito annuo superiore a 2.840,51 euro). Tali agevolazioni consistono nella:

  • detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto
  • Iva agevolata al 4% sull’acquisto;
  • esenzione dal bollo auto;
  • esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà;
  • impossibilità di procedere al fermo auto
  • accesso alle aree ztl e ai parcheggi invalidi.

Per maggiori informazioni ti consiglio la guida Come funziona la legge 104 per acquisto auto?

Chi ne può usufruire?

Possono usufruire delle agevolazioni:

  • non vedenti e sordi;
  • disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento;
  • disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; si tratta dei soggetti con handicap grave derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione; permanente della capacità di deambulazione.
  • disabili con ridotte o impedite capacità motorie: si tratta di coloro che presentano ridotte o impedite capacità motorie ma che non risultano contemporaneamente «affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione». Per essi è necessario l’adattamento del veicolo.

I non vedenti sono le persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi con eventuale correzione.

Gli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001 individuano esattamente le varie categorie di non vedenti, fornendo la definizione di ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi.

Per quanto riguarda i sordi, invece, occorre far riferimento alla legge n. 381 del 26 maggio 1970 (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 2 marzo 2016), che all’art. 1, comma 2, recita testualmente «…si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva…».

Detrazione spese per badanti

Nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera € 40.000, le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale danno diritto alla detrazione.

Sono considerati non autosufficienti i soggetti non in grado di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti. Lo stato di non autosufficienza deve essere comprovato da certificazione medica.

Le spese devono risultare da idonea documentazione, che può anche consistere in una ricevuta debitamente firmata, rilasciata dall’addetto all’assistenza. La documentazione deve contenere gli estremi anagrafici e il codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento e di quello che presta l’assistenza. Se la spesa è sostenuta in favore di un familiare, nella ricevuta devono essere indicati anche gli estremi anagrafici e il codice fiscale di quest’ultimo.

La detrazione del 19% è ammessa in relazione ad un importo di spesa non superiore a € 2.100 (detrazione massima € 400).

Spetta anche se le spese sono sostenute per i familiari di cui al n. 1225, non importa se a carico o meno.

Il limite di € 2.100 deve essere considerato con riferimento al singolo contribuente a prescindere dal numero dei soggetti cui si riferisce l’assistenza.

Nel caso in cui più familiari hanno sostenuto spese per assistenza riferite allo stesso familiare, il limite massimo di € 2.100 va ripartito tra coloro che hanno sostenuto la spesa.

Spese mediche

Deduzioni fiscali

I portatori di handicap possono dedurre completamente dalle tasse le spese mediche generiche che per quelle di assistenza specifica (infermieristica e riabilitativa, assistenti di base o operatori tecnico assistenziali). Queste ultime sono deducibili dal reddito complessivo anche se sono sostenute dai familiari dei disabili che non risultano fisicamente a carico.

In caso di ricovero del disabile in un istituto di assistenza e ricovero, non è possibile portare in deduzione l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e le spese paramediche di assistenza specifica. Per questo motivo, è necessario che nella documentazione rilasciata dall’istituto di assistenza le spese risultino indicate separatamente.

Detrazioni fiscali

Il capitolo «detrazioni fiscali» invece prevede due categorie di spese: quelle come per tutti i contribuenti con detrazione del solo 19% e quelle detraibili interamente.

Spese mediche con detrazione al 19%

Per determinate spese sanitarie e per l’acquisto di mezzi di ausilio è riconosciuta una detrazione dall’Irpef del 19%. In particolare, possono essere detratte dall’imposta, per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro (cosiddetta franchigia), le spese sanitarie specialistiche (per esempio, analisi, prestazioni chirurgiche e specialistiche).

La detrazione può essere fruita anche dal familiare del quale il disabile è fiscalmente a carico.

Detrazione integrale della spesa medica

Sono invece ammesse integralmente alla detrazione del 19%, senza togliere la franchigia di 129,11 euro, le spese sostenute per:

  • il trasporto in ambulanza del disabile (le prestazioni specialistiche effettuate durante il trasporto rientrano, invece, tra le spese sanitarie e possono essere detratte, come detto sopra, solo per la parte eccedente i 129,11 euro)
  • l’acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale
  • l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione
  • la costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne e interne alle abitazioni. Per queste spese la detrazione del 19% non è fruibile contemporaneamente all’agevolazione prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia, ma solo sull’eventuale eccedenza della quota di spesa per la quale è stata richiesta quest’ultima agevolazione
  • l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella
  • l’acquisto di sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei portatori di handicap (riconosciuti tali ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 del 1992). Sono tali, per esempio, le spese sostenute per l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa
  • i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione e al sollevamento dei disabili.

Anche per le spese per i servizi di interpretariato sostenute dai sordi (riconosciuti tali in base alla legge n. 381 del 26 maggio 1970) è prevista la detrazione del 19%, purché si possiedano le certificazioni fiscali rilasciate dai fornitori dei servizi di interpretariato.

Altri mezzi di ausilio e sussidi tecnici e informatici 

Per gli altri mezzi di ausilio e sussidi tecnici e informatici è riconosciuta ai portatori di handicap:

  • detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per i sussidi tecnici e informatici
  • Iva agevolata al 4% per l’acquisto dei sussidi tecnici e informatici
  • detrazioni delle spese di acquisto e di mantenimento del cane guida per i non vedenti
  • detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per i servizi di interpretariato dei sordi.

Abbattimento delle barriere architettoniche

In condominio è prevista la maggioranza semplice per approvare le opere di abbattimento delle barriere architettoniche (maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresentino almeno la metà dei millesimi). Se non si forma la maggioranza, il disabile può ugualmente eseguire l’opera a proprie spese. Sull’importo pagato è consentita una detrazione Irpef.

Assistenza personale

Per l’assistenza personale è riconosciuta una:

  • deduzione dal reddito complessivo degli oneri contributivi (fino all’importo massimo di 1.549,37 euro) versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare
  • detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, da calcolare su un importo massimo di 2.100 euro, a condizione che il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 euro (vedi Capitolo 3).

Agevolazione imposta di successione e donazione

Le persone che ricevono in eredità o in donazione beni immobili e diritti reali immobiliari devono versare l’imposta di successione e donazione.

Per il calcolo dell’imposta sono previste aliquote differenti, a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l’erede (o il donante e il donatario).

La normativa tributaria riconosce un trattamento agevolato quando a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992.

In questi casi, infatti, è previsto che l’imposta dovuta dall’erede, o dal beneficiario della donazione, si applichi solo sulla parte della quota ereditata (o donata) che supera l’importo di 1.500.000 euro.

Inoltre, al verificarsi di determinate condizioni, la legge n. 112 del 22 giugno 2016 ha previsto l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni per i beni e i diritti conferiti in un trust o gravati da un vincolo di destinazione e per quelli destinati a fondi speciali istituiti in favore delle persone con disabilità grave. Tra le principali condizioni richieste per l’esenzione, quella che il trust, il fondo speciale e il vincolo di destinazione devono perseguire come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti.

Tale scopo deve essere espressamente indicato nell’atto istitutivo del trust, nel regolamento dei fondi speciali o nell’atto istitutivo del vincolo di destinazione.

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2 Commenti

  1. Buon giorno, le chiedo pe r gentilezza visto che nessuno da una risposta sicura perfino gli addetti dell’INPS, nell’attesa dei 12 mesi di finestra per chi inoltra la domanda di pensione anticipata avendo una invalidità civile dell’85%, una pensione ordinaria di invalidità e 60 anni e 7 mesi, la pensione ordinaria di invalidità in attesa che parte la pensione di vecchiaia viene sospesa per i 12 mesi di attesa? Sarei molto grato se la risposta me la date per email grazie.

  2. Buon giorno, volevo sapere se esiste un obbligo di legge o un regolamento da parte dell’amministratore condominiale creare posti auto per disabili?
    Se si come funziona?
    Grazie potete rispondermi con email.

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