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Rumori in condominio

23 febbraio 2018


Rumori in condominio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2018



L’affittuario che abita l’appartamento immediatamente inferiore al mio, ha installato un condizionatore sotto il balcone della mia camera da letto. Nonostante i ripetuti inviti a desistere, continua ad accenderlo dalle 03.00 del mattino, per tenerlo acceso, assieme ad altra unità posta sull’altro lato della casa e sotto il balcone di un’altra camera da letto, sino alle 10, 10 e trenta della notte. L’apparecchio emette un sibilo che impedisce il normale riposo notturno. Come fare per costituirmi la prova dell’accensione notturna ripetuta e continuata? Altro problema è che dovrei far rilevare l’emissione nei miei locali in orari notturni.

Innanzitutto si consiglia al lettore, se il suo appartamento è ubicato in un condominio, di verificare l’esistenza di una clausola del regolamento condominiale che stabilisca una fascia di riposo assoluto in cui sono vietati rumori di qualsiasi specie e intensità.

Se così fosse, e se i rumori fossero prodotti proprio in quella fascia, sarebbe possibile agire ingiudizio dimostrando solamente che i rumori sono fatti proprio nella fascia oraria di riposo assolutoper poter ottenere dal giudice sia la condanna alla cessazione degli stessi, sia il risarcimento del danno subìto; non sarebbe, invece, necessario dimostrare l’intensità degli stessi.

In questo senso si è espresso il Tribunale di Milano con sentenza n. 5.465 del 2016.

Se, perciò, nel condominio del lettore esiste una clausola del regolamento di questo tipo, è sufficientedimostrare in giudizio (anche con testimoni) che il vicino produce rumori proprio nella fascia di riposo assoluto per ottenere in sentenza quanto specificato sopra (cioè la condanna alla cessazione dei rumori nella fascia di riposo assoluto ed anche eventualmente il risarcimento dei danni).

Il Tribunale di Milano è giunto a questa decisione sulla base di questo ragionamento: se il regolamento impone un silenzio assoluto è chiaro che la violazione c’è anche se i rumori effettivamente prodotti non dovessero superare la soglia di tollerabilità prevista dall’articolo 844 del codice civile e, pertanto, non vi è necessità di alcuna perizia fonometrica per accertare la violazione alla norma del regolamento condominiale e, quindi, al riposo ed alla quiete (basta, cioè, la prova che i rumori siano fatti nella fascia indicata nel regolamento).

Se, invece, una clausola di questo tipo non fosse presente nel regolamento condominiale, per ottenere tutela e, quindi, la cessazione dei rumori molesti, il lettore in un eventuale giudizio dovrà dimostrare al giudice che essi superano la normale tollerabilità tenendo conto:

– della specifica condizione dei luoghi;

– delle abitudini degli abitanti con riferimento all’uomo medio;

– della rumorosità di fondo (che varia, ovviamente, a seconda dell’orario in cui il rumore sipropaga ed al carattere residenziale o meno della zona in cui l’immobile è sito).

Toccherà quindi al lettore fornire al giudice non solo la prova dell’esistenza dei rumori (anche contestimoni), ma anche della loro intensità e del superamento del limite di tollerabilità avuto riguardo ai parametri sopra detti.

Da notare che la prova dell’intensità dei rumori e del superamento dei limiti di tollerabilità può essere fornita non necessariamente con una perizia fonometrica (talora assai difficile da realizzare dati gli orari notturni nei quali i rumori sono prodotti), ma anche con testimoni.

In una recente sentenza (la n. 2.864 del 12 febbraio 2016) la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che nulla vieta che l’entità delle immissioni rumorose ed il superamento del limite di tollerabilitàpossano essere oggetto di prova per testimoni, anche in relazione agli orari ed alle caratteristiche dei rumori (toccando al giudice di valutare l’attendibilità dei testimoni).

La stessa Corte di Cassazione, in altra sentenza (la n. 2.166 del 31 gennaio 2016), ha ulteriormente chiarito che:

– i mezzi di prova per accertare la tollerabilità o meno dei rumori non devono essere necessariamente le perizie tecniche (dato che nei rapporti di vicinato la tollerabilità non simisura sulla base dei limiti fissati dalla legge n. 477 del 1995 sull’inquinamento acustico cheha la finalità solo di garantire interessi collettivi e non di disciplinare i rapporti tra privati);

– è possibile fare ricorso a testimoni anche per dimostrare la non tollerabilità dei rumori a condizione che i fatti siano accaduti sotto la percezione diretta del testimone e ciò a maggior ragione nei casi in cui, se si tratta di rumori discontinui e spontanei, gli stessi difficilmente sarebbero riproducibili e verificabili su un piano strumentale.

Come si può notare il ricorso anche soltanto alla prova per testimoni per dimostrare la non tollerabilità di rumori è ammessa dalla Corte di Cassazione, ma a ben determinate condizioni (cioèche i rumori siano stati direttamente percepiti dal testimone e che i rumori stessi siano difficili da riprodurre e verificare sul piano strumentale).

Se queste condizioni mancassero, è necessario dimostrare l’intensità del rumore prodotto dal condizionatore attraverso una perizia fonometrica (mentre l’esistenza del rumore e l’orario in cui esso si produce sarebbe comunque sempre possibile dimostrarli con testimoni).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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