Diritto e Fisco | Editoriale

La Comunità Europea scopre l’antimafia

5 Novembre 2011 | Autore:
La Comunità Europea scopre l’antimafia

Approvato il rapporto sulla criminalità organizzata dal Parlamento dell’Unione europea: lotta alla criminalità a livello comunitario.

Finalmente la Comunità Europea sembra essersi accorta che il problema delle mafie non è solo italiano, ma di tutti gli Stati Membri.

Infatti, lo scorso 25 ottobre 2011, il Parlamento dell’Unione, riunito in plenaria, ha approvato, quasi all’unanimità – il che non è un dettaglio da poco – il “Rapporto sulla Criminalità organizzata” presentato dalla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (Libe).

Con la firma di del Rapporto, il Parlamento si è dato degli obiettivi ben precisi nella lotta contro la criminalità organizzata.

Verrà innanzitutto istituita, nei prossimi tre mesi, una Commissione parlamentare antimafia europea che, nei successivi sei mesi, dovrà tracciare un’indagine sulla criminalità internazionale.

Nel rapporto, inoltre, viene suggerita la creazione di una super Procura europea che coadiuvi gli organi inquirenti della Comunità, nello specifico settore delle mafie.

Per quanto strano possa sembrare, il reato di associazione mafiosa è previsto solo in Italia e non negli altri Paesi dell’Unione. Così il Rapporto invita la Commissione Europa a stilare una “proposta di direttiva” onde colmare questa lacuna legislativa, attraverso il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri.

Questo è il primo passo. Che invero doveva essere compiuto tanto tempo fa. L’U.E., stranamente, aveva ritenuto più urgente, rispetto al problema delle mafie, quello della lotta al crimine informatico, iniziata già nel 2001 con l’avvio dei lavori alla Convenzione di Budapest (ultimati nel 2004). E tuttavia speriamo che di questa non segua le sorti. All’epoca, infatti, la lentezza con cui si erano mossi gli Stati nelle rispettive opere di ratifica aveva finito per rendere vetusta, rispetto al progresso tecnologico, la stessa Convenzione.

In questo caso, invece, non è un problema di evoluzione delle tecniche criminali. Le mafie si evolvono, sì, ma non con la velocità dei cyber criminali. Sono conservatrici, accentratrici e strutturate.

Il vero nocciolo della questione sono, invece, le diverse tradizioni legislative degli stati membri, i problemi in tema di rispettive competenze giurisdizionali e investigative: problemi già sperimentati nella loro complessità proprio con la lotta al crimine informatico e che hanno dimostrato quanto poco collaborative siano tra loro le procure nazionali. Complice forse l’eccessiva importanza che viene attribuita dai mass media al magistrato di turno impegnato nelle indagini e che, proprio per questo, non sempre accetta di buon grado di spogliarsi dei meriti.

La dice lunga lo strumento con cui la Comunità intende avvicinare le legislazioni degli stati membri. La “direttiva” – che il Rapporto suggerisce – non è direttamente e immediatamente vincolante in tutti i paesi dell’Unione, ma necessita di ulteriori leggi di attuazione da parte dei parlamenti nazionali.

In altre parole, la direttiva non stabilisce norme per i cittadini, ma per i Parlamenti ed è volta a uniformare le leggi nazionali.

C’è, dall’altro lato, la presa di coscienza che il fenomeno della criminalità organizzata ha assunto una dimensione tanto seria da diventare transnazionale. L’utilizzo, da parte dei criminali, di reti di traffico internazionale ha globalizzato il problema delle mafie. La grande multinazionale “ndrangheta”, con sedi anche nell’America latina, sembra porre problemi addirittura più gravi di quelli che un decennio fa presentava Cosa Nostra.

Tutto questo avviene proprio mentre l’Italia ha scoperto il problema dei testimoni di giustizia: cittadini che – erroneamente e ingiustamente scambiati con la categoria dei pentiti – hanno denunciato i crimini di cui erano a conoscenza. Questi, invece di essere trattati da eroi nazionali, sono affidati a programmi di protezione tanto fallimentari da portare spesso al suicidio. Recente è l’iniziativa di raccolta firme (pubblicata anche su questo portale) per una tutela più effettiva.

 



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1 Commento

  1. Era ora che si accorgessero che il problema “mafie” va affrontato a livello internazionale. Sottovalutata per troppo tempo la ‘ndrangheta ha raggiunto i posti più impensabili del mondo. Pone problemi più gravi perché non è ,come le altre mafie, interessata solo a mantenere il controllo del territorio. Dove ci sono affari c’è ‘ndrangheta! Dove c’è economia c’è ‘ndrangheta! Oggi costituisce il migliore operatore economico-finanziario ( “fattura” circa 45 miliardi di euro all’anno) e vanta penetrazioni sociopolitiche che arrivano persino all’Expo 2015 . Un’organizzazione tanto potente -e purtroppo intelligente- va combattuta unendo tutte le forze esistenti. La guerra deve essere dichiarata dal basso, da ognuno di noi. Bisogna abbandonare quell ‘ atteggiamento omertoso e sterile -seguendo l’esempio di tutti i testimoni di giustizia- che ha fatto della ‘ndrangheta una multinazionale all’avanguardia.

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