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Dopo quanto tempo una sentenza diventa esecutiva? 

25 febbraio 2018


Dopo quanto tempo una sentenza diventa esecutiva? 

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2018



Quando la sentenza diventa definitiva (ossia passa in giudicato) e quanti giorni sono necessari per ottenere la formula esecutiva.

Hai perso una causa e ora temi che il vincitore possa avviare un pignoramento nei tuo confronti. Per il momento hai saputo informalmente dell’esito della sentenza perché te lo ha riferito il tuo avvocato che, a sua volta, ne ha avuto notizia dalla cancelleria tramite l’invio di una Pec (posta elettronica certificata). Poiché sai che solo con un titolo esecutivo si può avviare una procedura coattiva nei tuoi riguardi, il problema che ti poni è il seguente: dopo quanto tempo una sentenza diventa esecutiva? In questo articolo ti daremo tutti i dettagli in merito: ti spiegheremo quando la sentenza diventa definitiva, cos’è la provvisoria esecutività e, per concludere, quanto tempo c’è per pagare.

Quando la sentenza diventa definitiva?

Poiché sbagliare è umano, si può sempre fare appello contro la sentenza di primo grado. In tal caso a decidere sarà un secondo e diverso giudice, chiamato «giudice di appello». Quest’ultimo è il tribunale per le sentenze emesse dal giudice di pace, e la Corte di appello per le sentenze di primo grado emesse dal tribunale. Il termine per proporre appello è di 30 giorni da quando l’avvocato della parte soccombente ha ricevuto la notifica (a mezzo ufficiale giudiziario o posta elettronica certificata) della sentenza di primo grado.

Nel processo civile, la facoltà di appellarsi è consentita sia alla parte soccombente nel giudizio, sia alla parte vincitrice che non si ritenga pienamente soddisfatta (per esempio perché le è stato riconosciuto un risarcimento del danno inferiore a quello che aveva chiesto).

Contro la sentenza di appello si può fare ricorso in Cassazione, entro 60 giorni, ma solo per specifici vizi. Di tanto avevamo già parlato in Gradi di giudizio: come opporsi a una sentenza sbagliata a cui rinviamo per maggiori approfondimenti.

La sentenza si dice «definitiva» quando non può più essere impugnata, il che avviene in due ipotesi:

  • quando sono scaduti i termini per ricorrere al grado di giudizio superiore (30 giorni per l’appello, 60 per il ricorso in Cassazione);
  • quando la sentenza è stata confermata dalla Cassazione.

Quando una sentenza diventa definitiva si dice che è passata in giudicato. Questa espressione significa che la questione è stata ormai giudicata e non può più essere modificata se non in casi del tutto eccezionali previsti dalla legge.

Quando una sentenza diventa esecutiva?

Dire che una sentenza è divenuta esecutiva significa che è «obbligatoria e vincolante per le parti» e può consentire, alla parte vincitrice, di avviare l’esecuzione forzata (ad esempio il pignoramento). Sicuramente, una sentenza è esecutiva quando passa in giudicato, ossia quando è definitiva. Ma il vincitore di un giudizio di primo grado deve aspettare che siano esperiti tutti i gradi di giudizio prima di poter dare esecuzione alla sentenza? Se così fosse, avremmo che tutti farebbero appello e ricorso per cassazione, non fosse altro che per prendere più tempo e procrastinare il pignoramento. Ebbene, proprio per evitare questa conseguenza paradossale, la legge ha stabilito che anche la sentenza di primo grado – per quanto non è definitiva, in quanto le patti hanno la possibilità di ricorrere in appello – è esecutiva [1]. Il che significa che la parte sconfitta è tenuta a rispettare l’ordine o la condanna del giudice. Se non lo fa può subire una esecuzione forzata anche qualora dovesse decidere di fare appello e la causa proseguire nei successivi gradi.

Perciò è più corretto dire che che la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva perché, sebbene vincolante, resta la possibilità che in appello o in Cassazione sia annullata; in tale ipotesi, la parte che ha eseguito la prestazione avrà diritto alla restituzione della stessa o al risarcimento.

Resta la possibilità per la parte soccombente di chiedere al giudice dell’impugnazione di sospendere subito la provvisoria esecutività della sentenza se ci sono gravi pericoli e se il proprio diritto è manifestamente fondato. Così, ad esempio, la Corte di appello potrebbe, già alla prima udienza, sospendere l’esecutività della sentenza di primo grado impedendo al creditore di agire.

Quanti giorni per ottenere la formula esecutiva?

Vediamo ora materialmente al momento in cui la sentenza diventa esecutiva. L’esecutività non è automatica e immediata con la pubblicazione della sentenza. È invece necessario che il vincitore faccia apporre dalla cancelleria del tribunale che ha emesso la sentenza un timbro che viene chiamato «formula esecutiva». Il timbro presenta la seguente dicitura: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti». Dunque, per tornare alla domanda di partenza, solo con l’apposizione della formula esecutiva la sentenza diventa esecutiva.

Un tempo, per ottenere la formula esecutiva, era prima necessario pagare l’imposta di registro della sentenza. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale [2], è oggi possibile chiedere l’esecutività anche prima della registrazione. Di solito per ottenere la formula esecutiva è necessario solo qualche giorno dalla pubblicazione della sentenza.

note

[1] Art. 282 cod. proc. civ.

[2] C. Cost. sent. n. 522/2002.

Autore immagine: 123rf com

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