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Pensioni, niente Ape per chi ha contributi in casse diverse

27 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 febbraio 2018



L’accesso all’Ape volontario è precluso per chi non matura almeno vent’anni di contributi in un’unica gestione.

Niente anticipo pensionistico per chi possiede contributi in gestioni previdenziali diverse, se nessuna delle casse, da sola, raggiunge 20 anni di accrediti contributivi: lo ha stabilito l’Inps, con una nuova circolare [1]. Diversamente da quanto accade per l’Ape sociale, dunque, non è possibile combinare l’anticipo pensionistico con il cumulo della contribuzione. Questo penalizza notevolmente chi ha avuto una carriera frammentaria; risulta penalizzato anche chi, pur raggiungendo 20 anni di contributi in una sola gestione, possiede una contribuzione poco elevata e non può cumulare i contributi posseduti presso altre casse per aumentare l’importo della pensione. L’Ape volontario, difatti, non può essere ottenuto se la futura pensione risulta inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (ossia se è sotto i 710 euro mensili): potendosi considerare la contribuzione di una cassa sola per il calcolo della futura pensione in rapporto al diritto all’Ape, è chiaro che gli accessi all’anticipo pensionistico saranno notevolmente ristretti.

È invece ammesso il vecchio cumulo tra i contributi posseduti presso il fondo Inps dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), in quanto si tratta di un cumulo d’ufficio. Chi, poi, vuole raggiungere l’Ape volontario comunque, nonostante possieda contribuzione accreditata presso gestioni diverse, può avvalersi della ricongiunzione dei contributi a titolo oneroso. Ma procediamo per ordine, e ricordiamo il funzionamento dell’Ape volontario per poi capire in quali casi viene negato l’Ape per chi ha contributi in casse diverse.

Come funziona l’Ape volontario

L‘Ape volontario, o anticipo pensionistico volontario, consiste in un assegno, riconosciuto tramite prestito bancario al lavoratore a cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi dalla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Poiché, dal 2019, l’età pensionabile salirà a 67 anni, l’Ape potrà essere raggiunto a partire dai 63 anni e 5 mesi di età. Come anticipato, poi, sono necessari almeno 20 anni di contributi, posseduti presso una sola gestione. Il che non significa che chi possiede contribuzione accreditata presso casse diverse non abbia diritto all’Ape, ma significa che, per averne diritto, debba aver maturato almeno presso una di queste gestioni 20 anni di contributi. Resta sempre la possibilità di richiedere la ricongiunzione onerosa dei contributi, o la costituzione di posizione assicurativa a titolo oneroso: questi strumenti, però, comportano dei costi non indifferenti che, sommati ai costi del prestito Ape, rendono nella maggior parte dei casi l’operazione poco conveniente.

Chi non può ottenere l’Ape volontario

L’Ape volontario, oltre a chi non possiede un minimo di 20 anni di contribuzione presso un’unica gestione (salvo le ipotesi di cumulo dipendenti- lavoratori autonomi), è negato anche a chi raggiunge il requisito di 20 anni di contribuzione grazie ai contributi versati all’estero presso un Paese europeo o convenzionato con l’Italia. Questi contributi, difatti, non possono essere valutati ai fini dell’anticipo pensionistico, contrariamente a quanto chiarito dall’Inps in merito all’Ape sociale, ossia all’anticipo pensionistico a carico dello Stato. Niente Ape volontario, poi, per chi ha diritto a una futura pensione inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (trattamento che risulta pari, nel 2018, a 507,42 euro mensili), e nemmeno per chi, avendo diritto al calcolo puramente contributivo della pensione, ottiene un trattamento inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (che risulta pari, nel 2018, a 453 euro mensili).

Ape volontario precluso, inoltre, per chi supera, tra le rate di restituzione del prestito Ape e ulteriori debiti- finanziamenti, il 30% della pensione. Niente Ape, infine, per i cattivi pagatori, i protestati, coloro che hanno pignoramenti in corso (per approfondire: Niente Ape per chi ha debiti).

L’Ape volontario conviene?

Tutte queste chiusure riguardo alla possibilità di accedere all’Ape volontario, ad ogni modo, non sempre rappresentano uno svantaggio per il lavoratore. L’anticipo pensionistico volontario, difatti, comporta per 20 anni tagli notevoli all’importo della pensione, causati non soltanto dalla restituzione del prestito pensionistico e dagli interessi, ma anche dal peso non indifferente dell’assicurazione obbligatoria contro il rischio di premorienza e dal contributo dovuto al fondo di solidarietà per l’Ape. Nonostante recenti stime ottimistiche diffuse dal governo in relazione ai bassi costi dell’Ape, grazie allo strumento di simulazione Ape presente nel sito dell’Inps, è emerso che il costo medio del prestito pensionistico è mediamente pari al 5% della pensione per ogni anno di anticipo, potendosi superare in alcuni casi anche il 20%. Prima di perfezionare la richiesta di anticipo, dunque, è importante effettuare delle stime accurate, per verificare le eventuali difficoltà economiche che sarebbero causate dalla richiesta dell’Ape volontario.


note

[1] Inps Circ. n.28/2018.


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