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Lo sai che? Come interrompere una causa se le parti trovano un accordo

Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2018

La transazione giudiziale e stragiudiziale: come funziona la proposta di accordo per chiudere il processo.

Sei in causa da diversi anni con una persona e ora sei stanco di udienze, testimoni, rinvii, acconti all’avvocato e spese di tutti i tipi. A malincuore e rinunciando ad alcune pretese, hai intenzione di far arrivare all’avversario una proposta che potrebbe porre fine al giudizio, ma non sai come dovrà avvenire la trattativa, se deve essere fatta davanti al giudice, a un notaio o se, invece, è sufficiente uno scambio di email o un contratto. Che fine farà il processo nel momento in cui farete pace? Quanto vi costerà? Se ti stai chiedendo come interrompere una causa se le parti trovano un accordo, ecco tutto ciò che devi sapere. In questo articolo ti spiegheremo appunto come funziona la cosiddetta transazione, ossia l’intesa che conclude una controversia tra due o più soggetti.

Cos’è una transazione?

Avrai già sentito, di sicuro, la parola transazione. In bocca a un dipendente di banca potrebbe significare un’operazione di bonifico o un pagamento. In bocca a un avvocato invece ha un senso completamente diverso. La transazione – legalmente parlando – è un accordo (e pertanto un contratto) con cui due o più persone, in lite tra loro, trovano un accordo che le soddisfi tutte. Questo accordo deve consistere in una reciproca rinuncia alle iniziali pretese. Non certo una perfetta via di mezzo: è sufficiente infatti che ci sia un venirsi incontro.

La transazione deve essere scritta se la disputa è nata da un contratto scritto; altrimenti potrebbe avvenire anche verbalmente. Tuttavia, è sempre meglio formalizzare tutto in un documento che possa servire come prova in caso di un successivo ripensamento.

Come si fa una transazione se la causa non è ancora iniziata?

Perché si possa fare una transazione non è necessario essere già in causa. Ben si può trovare un accordo, infatti, prima di finire dal giudice. L’unica condizione è ovviamente che ci sia una contestazione, un litigio. in tal caso, basterà sigillare le condizioni dell’intesa e firmare il contratto da parte di tutti coloro che vi aderiscono. L’accordo sostituirà l’iniziale obbligazione e, se non sarà mantenuto, bisognerà ricorrere al giudice perché ne imponga l’esecuzione alla controparte. Questo potrebbe però nascondere un tranello. Facciamo un esempio. Immaginiamo che una persona chieda a un’altra 10mila euro e che questa, invece, sostenga di non doverle nulla ma che, per puro scopo conciliativo, è disposta a darle 6mila euro. I due, per evitare una causa, si mettono d’accordo e firmano una transazione in cui dichiarano di rinunciare alle rispettive pretese e di accontentarsi dell’importo transatto (6mila euro). Il debitore però non paga neanche questa somma. Cosa può fare il creditore? Purtroppo dovrà ricorrere al giudice perché emetta una sentenza di condanna nei confronti dell’avversario a pagare l’importo concordato: 6mila euro e non 10mila quale era l’iniziale pretesa. Ciò potrebbe però apparire una truffa ordita dal debitore per tentare di ottenere uno sconto su una eventuale condanna. Così, per evitare questo effetto, nella transazione si inserisce di solito la seguente clausola: «La presente transazione non costituisce novazione dell’obbligazione principale; per cui, in caso di mancato adempimento e di versamento dell’importo così transatto, il debitore resta obbligato a pagare l’intera somma vantata inizialmente dal creditore» (ossia, nell’esempio di poc’anzi, 10mila euro).

Come si fa una transazione se la causa non è ancora iniziata?

Si può chiudere una transazione anche se i contendenti hanno già scomodato il tribunale e avviato il giudizio. Il processo civile si può sicuramente interrompere visto che la violazione delle norme di diritto privato non è considerata, dalla legge, tanto grade da essere obbligatoriamente perseguita (come invece nel caso di giudizi di natura penale, ma solo per i reati perseguibili d’ufficio. In quelli perseguibili solo a querela di parte, con la remissione della querela si interrompe anche il processo).

È quindi possibile interrompere una causa se le parti trovano un accordo. Ma come si fa? In due differenti modi.

Transazione giudiziale

Le parti formalizzano il loro accordo davanti al giudice. L’intesa viene messa a verbale e il giudice lo firma dichiarando estinto il giudizio. Il processo si estingue in quello stesso momento e non ci saranno più udienze.

Il verbale ha lo stesso valore di una sentenza, per cui, in caso di inadempimento, l’interessato non dovrà avviare una nuova causa, ma potrà procedere direttamente con l’esecuzione forzata o un decreto ingiuntivo. Lo svantaggio di questa soluzione, però, è che è necessario pagare. Difatti, il giudice emette un provvedimento che deve essere registrato: tanto più è elevato il valore della controversia, tanto maggiore è l’imposta di registro da versare allo Stato.

Transazione stragiudiziale

Il secondo modo per interrompere una causa è quello di trovare un accordo fuori dalle aule di tribunale, magari davanti ai propri avvocati. In tal caso l’intesa non viene formalizzata nel verbale di udienza ma in un contratto in cui le parti dichiarano di non voler più proseguire il processo. A tal fine si impegnano a non comparire più davanti al giudice con i loro avvocati. Il processo viene chiuso per inattività delle parti. In pratica avviene questo:

  • alla successiva udienza, il giudice consta che nessuna delle parti è comparsa. Così, dispone un semplice rinvio a un’altra udienza e lo comunica ai rispettivi avvocati tramite la cancelleria;
  • se all’ulteriore udienza così fissata nessuno di nuovo si presenta, il giudice chiude la causa.

Il vantaggio della transazione stragiudiziale è che non è dovuto il pagamento dell’imposta di registro, salvo ovviamente il compenso che ciascuna delle parti deve al proprio avvocato. Lo svantaggio è però legato al fatto che il contratto, a differenza del verbale firmato dal giudice, non è un titolo esecutivo, non è cioè assimilabile a una sentenza; per cui se il debitore non adempie all’accordo, al creditore spetterà avviare un nuovo giudizio da capo.


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