Diritto e Fisco | Articoli

Lasciare i beni all’ex moglie per non pagare debiti: quali rischi?

25 febbraio 2018


Lasciare i beni all’ex moglie per non pagare debiti: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2018



Separazione e divorzio: la simulazione può essere revocata dai creditori pregiudicati dall’atto di cessione dei beni al coniuge.

Tra i tanti metodi usati dai debitori per occultare i propri beni e renderli impignorabili ai creditori c’è quello di procedere a una separazione con il proprio coniuge intestando a quest’ultimo i beni, specie la casa. La cessione dei beni diventa una sorta di remunerazione nei confronti dell’ex in sostituzione dell’assegno di mantenimento. Il tutto ovviamente avviene con una procedura consensuale, in tribunale, ratificata dal giudice in una sola udienza. «Chi mai può pignorare gli immobili una volta passati in proprietà all’ex moglie che, coi debiti del marito, non c’entra nulla!», si pensa. Ma una soluzione di questo tipo è davvero efficace e quali insidie può nascondere? Di tanto ci occuperemo in questo articolo dedicato, appunto, ai rischi del lasciare i beni all’ex moglie per non pagare i debiti.

Separarsi per evitare di pagare i debiti: possibile?

Il trucco adottato dai furbetti è semplice da attuare (ed anche molto diffuso). Immaginiamo una coppia in comunione dei beni dove il marito, imprenditore, ha accumulato numerosi crediti mentre la moglie non ha mai firmato una fideiussione per aiutare il primo. La coppia, di comune accordo, decide di separarsi (senza poi procedere al divorzio). Con la separazione scatta in automatico la separazione dei beni anche per chi prima era in comunione. La moglie rinuncia al mantenimento a fronte dell’intestazione dei beni immobili del marito (la casa, il terreno, ecc.). Il tribunale convalida la separazione e la sentenza viene trascritta nei pubblici registri per il trasferimento di proprietà dell’immobile che, in questo modo, il creditore non potrà più aggredire.

Chiaramente questo sistema è utile solo se il creditore non ha già iscritto ipoteca, nella quale ipotesi, seppur la cessione è ugualmente valida, c’è la possibilità di aggredire il bene a prescindere da quanti passaggi di proprietà faccia.

Cosa può fare il creditore in caso di separazione falsa?

Tutto ciò che può fare il creditore è impugnare il trasferimento del bene in favore della moglie dimostrando l’accordo simulatorio tra i coniugi. È quella che viene chiamata «azione revocatoria». Ma è tutt’altro che semplice; bisogna difatti riuscire a entrare nelle dinamiche familiari, provare cioè al giudice che marito e moglie non vivono affatto da separati e che tutta l’operazione non era altro che una manovra per evitare di pagare i debiti.

Come funziona l’azione revocatoria?

Ogni cessione di beni che può pregiudicare i creditori, sia essa fatta in buona o in malafede, può essere oggetto di revoca. Che vuol dire «revoca»? Che può essere impugnata rendendola inefficace. A quali presupposti? Se si tratta di un atto gratuito (una donazione, un fondo patrimoniale, l’intestazione al coniuge a titolo di mantenimento) basta la semplice consapevolezza del debitore di limitare le possibilità di pignoramento sui restanti suoi beni. A chiarirlo è il codice civile che, in una sola norma [1], fissa le condizioni di quella che viene detta azione revocatoria. Un esempio farà al caso nostro. Immaginiamo un padre che voglia intestare l’unica casa di proprietà al figlio. In precedenza egli ha però chiesto un finanziamento che sta regolarmente pagando. È tuttavia consapevole che la cessione del bene lo renderà, di fatto, “nullatenente”. Ebbene, non c’è bisogno che smetta di pagare le rate alla finanziaria per consentire a quest’ultima di chiedere la revoca della cessione del bene: il padre infatti doveva essere consapevole che l’atto posto in essere arreca pregiudizio alle ragioni del creditore. Dunque, a prescindere dallo stato di morosità, chiunque si spoglia dei propri beni rendendo più complicato ai suoi creditori un eventuale pignoramento può essere citato in una causa di revocatoria.

Il creditore deve agire entro massimo 5 anni dall’atto posto dal debitore; scaduto questo termine la revocatoria non è più possibile e la cessione diventa definitiva.

  • In più, se si tratta di un atto di vendita, il creditore deve dimostrare che l’acquirente era anch’egli consapevole del pregiudizio arrecato al creditore o, addirittura, fosse compartecipe della truffa. Il che significa dare una prova non sempre molto facile, specie se il nuovo intestatario non è legato da alcun rapporto di parentela e convivenza col debitore.

È possibile revocare una separazione?

Inizialmente la Cassazione considerava l’azione revocatoria non attuabile nei confronti di un procedimento di separazione dei coniugi [2]. Ora però i giudici stanno assumendo un atteggiamento più smaliziato e iniziano a guardare con occhio critico alle separazioni di facciata [1], quelle ad esempio i cui i coniugi mantengono la stessa residenza o non vivono separati. Se infatti gli indizi portano a ritenere che l’intenzione della coppia non fosse quella di dirsi addio, allora la richiesta di revocatoria viene confermata. Risultato: anche se la separazione resta in piedi, il giudice autorizza il pignoramento della casa trasferita alla moglie in ottemperanza all’accordo di separazione.

Ad esempio, la modifica della residenza, senza che a questa corrisponda anche quella dell’effettivo domicilio, è considerata illegittima e può essere rifiutata dal Comune. Il creditore potrebbe, ad esempio, munirsi di agenzie investigative capaci di dimostrare che la famiglia è ancora unita, vive insieme e frequenta gli stessi posti. I detective privati, utilizzati soprattutto dalle aziende nei confronti dei dipendenti infedeli, possono avere un ruolo chiave per stanare le false separazioni.

Anche a voler considerare l’intestazione della casa alla moglie non come un atto gratuito ma equiparabile a una cessione onerosa (al pari di una vendita), costituendo un corrispettivo per il mantenimento, sarebbe difficile smontare la tesi che l’ex coniuge non fosse a conoscenza dei debiti del marito.

note

[1] Art. 2901 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 574/2004 «Gli accordi di separazione personale dei coniugi contenenti attribuzioni patrimoniali da parte di uno nei confronti dell’altro e concernenti beni mobili od immobili, non risultano collegati necessariamente alla presenza di uno specifico oggetto o di uno specifico riferimento ai tratti propri della donazione, ai fini di una loro assoggettabilità all’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c., ma rispondono di norma ad un più specifico spirito di sistemazione dei rapporti, proprio in occasione della separazione consensuale o del divorzio congiunto».

[3] Trib. Roma sent. n. 22875/2011.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI