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Lo sai che? È possibile contestare un atto di precetto?

Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2018

Ho ricevuto un atto di precetto relativo al un decreto ingiuntivo reso esecutivo e notificato 13 anni fa. Posso contestarlo?

L’atto di precetto [1] è l’atto che costituisce la fase preliminare dell’esecuzione forzata e consiste in un’intimazione volta a far adempiere un obbligo risultante da un titolo esecutivo che, nel caso in questione, è un decreto ingiuntivo passato in giudicato. In altre parole chi voglia dare inizio ad un pignoramento, mobiliare o immobiliare, deve necessariamente procedere alla notifica dell’atto di precetto.

La giusta domanda ora è: questo iter può essere incardinato anche se il titolo esecutivo è più vecchio di dieci anni? La risposta è no [2].

Se il diritto di cui si tratta nella sentenza è uno di quelli per cui la prescrizione è breve, cioè inferiore a dieci anni, il fatto di essere stato cristallizzato in una sentenza passata in giudicato, rende il relativo diritto prescrivibile appunto in dieci anni e non in meno tempo. Un esempio può essere tratto dall’articolo 2952 del codice civile il quale stabilisce, in materia di assicurazioni, che il diritto al pagamento delle rate di premio si prescrive in un anno dalle singole scadenze. Se l’inadempimento del pagamento della rata di cui si tratta viene dichiarato in una sentenza o è oggetto di un decreto ingiuntivo, conseguentemente il diritto ad ottenere il pagamento non si prescrive più in un anno ma, dopo la pronuncia del Tribunale, in dieci anni.

Se il diritto fatto valere con il decreto ingiuntivo non lo si esercita da più di dieci anni, esso si prescrive e non può più essere utilizzato per incardinare alcuna azione esecutiva.

Una particolarità che merita molta attenzione è rappresentata dall’articolo 2944 del codice civile, secondo cui la prescrizione è interrotta dal riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere. Questa norma stabilisce che se il lettore ha mandato al creditore, ad esempio, una lettera o una e-mail, in cui ha fatto riferimento al decreto ingiuntivo di 13 anni fa, questa potrebbe essere usata contro di lui per dimostrare che ha interrotto il periodo decennale di prescrizione e lo ha fatto ridecorrere. L’effetto di quanto sopra è che, ipoteticamente, la prescrizione non partirebbe più da 13 anni fa ma dalla data della presunta lettera.

Detto ciò, vediamo i rimedi.

Il codice di procedura civile regola proprio i casi in cui il processo esecutivo (pignoramento) può essere contestato ed opposto. In proposito, l’articolo 615 del codice di procedura civile stabilisce che quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente. Questa è la fase in cui si trova il lettore, cioè in un momento in cui il processo esecutivo vero e proprio non è ancora iniziato. Mentre se nel frattempo dovesse ricevere la notificazione di un pignoramento l’opposizione appena vista e quella che riguarda la pignorabilità dei beni si propongono con ricorso al giudice dell’esecuzione stessa. Questi fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

Quindi, sia che si voglia fare ora o che si ritenga di aspettare il primo atto esecutivo, il lettore ha certamente il diritto di contestare la pretesa di coloro che le hanno notificato in precetto in quanto il diritto sottostante appare prescritto e, quindi, privo di validità.

Il consiglio, comunque, è quello di far scrivere preliminarmente una raccomandata da un avvocato ai signori di controparte per evidenziare la cosa e per intimarli di non procedere esecutivamente. Ciò sveltirebbe di molto, in caso positivo, una pacifica risoluzione della controversia con evidente risparmio di tempo e di denaro per tutti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Ettore Pietro Silva


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