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Reati e truffe: le ultime novità

18 aprile 2018 | Autore:


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Riforma Orlando, tortura, legge Gelli-Bianco, responsabilità medica, modifica della prescrizione, cyberbullismo, aumento delle pene: tutte le novità più rilevanti in tema di reati.

Il diritto, si sa, è in eterno mutamento: le riforme si susseguono incessantemente una dietro l’altra, obbligando il giurista ad una vera e propria corsa contro il tempo per potersi aggiornare. Alcuni settori del diritto sono maggiormente soggetti al cambiamento rispetto ad altri: si pensi al diritto amministrativo o al diritto previdenziale, modificati costantemente nel corso di ogni anno. Il diritto penale non è da meno, anche se, in questo campo, le modifiche appaiono frutto di un’elaborazione legislativa più lunga e meditata, attesi i beni che sono in gioco. Con questo contributo si intendono riportare le ultime novità in materia di reati e truffe.

Ultime novità: il reato di tortura

Dopo un lungo dibattito nelle aule parlamentari, una legge del 2017 [1] ha finalmente introdotto nell’ordinamento italiano il reato di tortura.

Il codice penale [2] definisce la tortura come la profonda sofferenza fisica o psichica inflitta ad una persona privata della libertà personale mediante violenze, minacce o comunque condotte particolarmente crudeli ripetute nel tempo, tali da comportare un trattamento inumano e degradante per la dignità della vittima.

La pena è la reclusione da quattro a dieci anni, ed è ulteriormente aggravata nei seguenti casi:

  • da cinque a dodici anni di reclusione, se i fatti sopra descritti sono commessi da un pubblico ufficialeo da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio;
  • la pena è aumentata fino a un terzo se alla vittima è cagionata una lesione personale;
  • la pena è aumentata di un terzo se la lesione personale è grave;
  • l’aumento è della metà se la lesione personale è gravissima;
  • la pena è pari a trent’anni di reclusione, se dalla condotta deriva la morte della vittima quale conseguenza non voluta;
  • la pena è l’ergastolo se dalla condotta deriva la morte della vittima quale conseguenza voluta.

Non costituiscono reato, invece, le sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. In altre parole, la privazione della libertà derivante, ad esempio, dagli arresti domiciliari o dal carcere legittimamente applicati, pur provocando una dose più o meno forte di sofferenza, non costituiscono il reato di tortura.

La stessa legge ha altresì introdotto il reato di istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura, che si ha ogni volta che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio , nell’esercizio delle funzioni o del servizio, istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, quando l’istigazione non è accolta ovvero è accolta ma il delitto non è commesso. La pena è la reclusione da sei mesi a tre anni [3].

Ultime novità: la responsabilità medica per morte o lesione

Sempre del 2017 è una legge (cosiddetta legge Gelli-Bianco) [4] che ha inciso sulla responsabilità penale del medico. La riforma ha previsto l’inserimento di un nuovo articolo nel codice penale [5], in base al quale il medico che provoca la morte o la lesione personale del paziente a causa della propria imperizia non risponde dei reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose quando ha agito nel rispetto delle  buone pratiche assistenziali, delle raccomandazioni e delle linee guida pubblicate dalla comunità scientifica.

Ultime novità: la riforma Orlando

Senza dubbio il 2017 verrà ricordato dai penalisti per la riforma Orlando [6]: si tratta di una legge che ha modificato numerosissime norme, apportando cambiamenti di non poco conto. Ecco di seguito i principali.

Riforma Orlando: l’estinzione del reato per condotte riparatorie

Il legislatore degli ultimi anni si caratterizza per i tentativi di introdurre istituti giuridici che consentano una diminuzione delle cause pendenti davanti ai tribunali. Tra le ultime novità in materia di reati rientra senz’altro la modifica al codice penale che ha introdotto una nuova causa di estinzione dei reati.

Oggi, nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine sopra indicato (apertura del dibattimento), l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento. In questo caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso.

Il giudice dichiara l’estinzione del reato all’esito positivo delle condotte riparatorie [7].

Riforma Orlando: l’aumento delle pene

La riforma Orlando ha inciso anche sulla rideterminazione di alcune pene. Nello specifico, è stato previsto l’aumento della risposta sanzionatoria per alcuni reati contro il patrimonio, ed in particolare:

  • aumento dei minimi edittali delle pene detentive e un aumento delle pene pecuniarie per i reati di furto in abitazione e scippo, rapina, oltre ad una serie di modifiche in tema di circostanze aggravanti;
  • aumento delle pene per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ora punito con la reclusione da sei a dodici anni.

Riforma Orlando: la prescrizione

Sempre la riforma Orlando ha modificato le modalità di calcolo dei termini di prescrizione (per un approfondimento sul tema si rinvia alla lettura di questo articolo.

Com’è noto, i termini di prescrizione possono essere allungati principalmente da due cause: la sospensione e l’interruzione. Secondo il codice penale, la sospensione congela il decorso della prescrizione, il cui termine rimane bloccato fino a che la causa sospensiva non viene meno; a questo punto, la prescrizione riprende normalmente. La legge indica una serie di cause sospensive [8]: tra queste, solo a titolo di esempio, si ricordano quelle derivanti dall’impedimento del difensore oppure dell’imputato. A seguito della riforma Orlando, ora il corso della prescrizione rimane altresì sospeso:

  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;
  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;
  • in caso di assoluzionedell’imputato in secondo grado, ovvero di annullamento della sentenza di condanna nella parte relativa all’accertamento della responsabilità o di dichiarazione di nullità della decisione, con conseguente restituzione degli atti al giudice, i periodi di sospensione di un anno e sei mesi (per il giudizio d’appello) e di un anno e sei mesi (per il giudizio di Cassazione) sono ricomputati ai fini del calcolo del termine di prescrizione.

Ancora, è introdotta una nuova causa di interruzione della prescrizione: l’interrogatorio reso alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero.

L’interruzione della prescrizione ha effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato, mentre la sospensione solo per gli imputati nei cui confronti si sta procedendo.

L’interruzione della prescrizione non può comportare l’aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere anche per le principali fattispecie di reati contro la pubblica amministrazione.

La decorrenza dei termini di prescrizione per alcuni reati in danno di minori (maltrattamenti in famiglia, tratta di persone, sfruttamento sessuale, violenza sessuale) comincia al compimento del diciottesimo anno di età della vittima, salvo che l’azione penale non sia stata esercitata in precedenza (nel qual caso il termine di prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato).

Ultime novità: il cyberbullismo

L’ordinamento italiano ha finalmente una disciplina volta a fronteggiare il cyberbullismo. La legge definisce questa nuova forma di persecuzione come «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo» [9].

In buona sostanza, si tratta di una vessazione perpetrata ai danni di un minore attraverso il mezzo telematico. Introdotta per proteggere i giovanissimi, la nuova legge risponde alle esigenze di tutela avanzate da genitori e insegnanti preoccupati da questo nuovo dilagante bullismo. Come si avrà modo di vedere, la legge ha in parte deluso le aspettative (molto alte) nutrite da quanti invocavano una tutela molto più incisiva: la legge, infatti, non ha introdotto una nuova ipotesi di reato, preferendo percorrere una strada più soft, basata sul coinvolgimento dei gestori dei siti internet e delle istituzioni scolastiche.

Dal punto di vista esclusivamente penale, nel caso in cui la condotta di cyberbullismo commessa da un minore di almeno quattordici anni nei confronti di altro minorenne integri un’ipotesi di reato (diffamazioneminacciatrattamento illecito di dati personali, atti persecutori), la vittima può: presentare querela e, quindi, intraprendere un procedimento penale nei confronti del responsabile (trattandosi di minorenne non ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni nel processo penale); chiedere al questore di ammonire il responsabile.

La legge, infatti, ha esteso anche al cyberbullismo lo strumento dell’ammonimento previsto inizialmente per il solo reato di stalking [10]. In questo caso il questore convoca il minore insieme ad almeno un genitore per ammonirlo oralmente e per iscritto, invitandolo a cessare la condotta e a non ripeterla. Querela e ammonimento sono rimedi alternativi: pertanto, la presentazione della prima esclude il secondo.

Ultime novità: la tutela dei corpi politici e amministrativi

A tutela del prestigio delle autorità e della pubblica amministrazione, nonché dell’autonomia degli organi costituzionali, la legge [11] ha esteso il reato di violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario anche ai suoi singoli componenti, stabilendo che chi  impedisce, anche temporaneamente, o turba l’attività dei predetti, è punito con la reclusione da uno a sette anni.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per ottenere, ostacolare o impedire il rilascio o l’adozione di un qualsiasi provvedimento, anche legislativo, ovvero a causa dell’avvenuto rilascio o adozione dello stesso [12].

La modifica è quanto mai opportuna, dato che, precedentemente, veniva punito solamente l’intralcio arrecato ad un intero corpo politico od organo collegiale (si pensi al Senato), mentre non era punita la medesima condotta ai danni del singolo componente.

Ultime novità: la riserva a favore del codice penale e i nuovi reati

In materia di ultime novità riguardanti reati e truffe, importantissimo è il provvedimento [13] che ha deciso di accorpare una serie di reati previsti nelle leggi speciali all’interno del codice penale. La scelta intende porre il codice al centro del sistema penale italiano, evitando il disperdersi dei reati in leggi e leggine di difficile rintracciabilità.

Oltre a ciò, sono stati introdotti nuovi reati, tra i quali:

  • sequestro di persona a scopo di coazione [14], che punisce chiunque sequestri una persona al fine di ricattarne un’altra;
  • violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o divorzio [15], che punisce chi si sottrae agli obblighi economici nascenti dalla separazione o dallo scioglimento del matrimonio;
  • interruzione colposa di gravidanza [16], che sanziona chiunque provochi non intenzionalmente un aborto;
  • utilizzo di sostanze dopanti che alterino le prestazioni degli atleti [17];
  • propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa [18], volto a punire la diffusione di ideologie basate sull’odio o la superiorità di una razza sull’altra o l’istigazione a commettere reati per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

note

[1] Legge n. 110/2017 del 14.07.2017.

[2] Art. 613-bis cod. pen.

[3] Art. 613-ter cod. pen.

[4] Legge n. 24/2017 del 08.03.2017 (cosiddetta legge Gelli-Bianco)

[5] Art. 590-sexies cod. pen.

[6] Legge n. 103/2017 del 23.06.2017 (cosiddetta riforma Orlando).

[7] Art. 162-ter cod. pen.

[8] Art. 159 cod. pen.

[9] Legge n. 71/2017 del 29.05.2017.

[10] Art. 612-bis cod. pen.

[11] Legge n. 105/2017 del 03.07.2017.

[12] Art. 338 cod. pen.

[13] D. lgs. n. 21/2018.

[14] Art. 289-ter cod. pen.

[15] Art. 570-bis cod. pen.

[16] Art. 593-bis cod. pen.

[17] Art. 586-bis cod. pen.

[18] Art. 604-bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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