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Raccomandata: come dimostrare di non averla ricevuta?

26 febbraio 2018


Raccomandata: come dimostrare di non averla ricevuta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2018



Per togliere valore all’attestazione del postino sull’autenticità della firma apposta sull’avviso di ricevimento della raccomandata bisogna proporre querela di falso.

Una persona ti ha inviato una raccomandata, ma tu sostieni di non averla mai ricevuta. Sulla cartolina con l’avviso di ricevimento, attualmente in mano al mittente, c’è una firma che non è la tua. Il postino però non ha specificato a chi ha consegnato la busta il che fa presumere – a detta del tuo avversario – che sei tu ad aver firmato. Sei tuttavia convinto del contrario, ma non sai come uscire da questa situazione e far valere i tuoi diritti. Come è possibile che una persona qualunque, spacciandosi per un’altra al portalettere, metta al suo posto uno scarabocchio e che quest’ultimo, senza neanche chiedergli i documenti di identità, attesti il falso? In caso di raccomandata consegnata a un’altra persona come dimostrare di non averla ricevuta? La risposta è stata fornita, proprio di recente, dalla Cassazione [1]. La Suprema Corte non fa che ripercorrere un’interpretazione ormai consolidata. Per cui stai attento alle istruzioni che troverai scritte qui di seguito perché, se non le seguirai, la raccomandata si riterrà consegnata e, quindi, regolarmente conosciuta; con il risultato che non potrai difenderti in un momento successivo.

Si può contestare la firma su una raccomandata?

La raccomandata viene consegnata di norma da un postino di Poste Italiane cui la legge riconosce la qualità di «pubblico ufficiale». Quello che lui attesta si presume vero e può essere contestato solo con particolari procedure.

Se vuoi dimostrare di non aver ricevuto una raccomandata e non sai come fare è necessario che ti munisci di avvocato e fai ricorso in tribunale.

L’atto contro cui dovrai fare opposizione è la cartolina postale di ritorno (il cosiddetto «avviso di ricevimento»); se infatti viene apposta una firma sullo spazio riservato al destinatario, senza alcun’alta specifica e senza che sia sbarrata una delle caselle prestampate (ad esempio quella relativa alla consegna a familiare convivente), la lettera si considera presa in consegna dal destinatario effettivo. Contestando l’avviso di ricevimento e dando la dimostrazione che la sottoscrizione in esso riportata non è la tua potrai togliere ogni valore all’attestazione del postino.

Come si contesta il ricevimento della raccomandata?

La procedura da compiere per contrastare la prova dell’avviso di ricevimento si chiama «querela di falso». Nonostante il nome, tale procedura non ha nulla a che vedere con il penale: non devi cioè querelare di falso il postino o chi ha in mano l’avviso di ricevimento. Si tratta invece di un giudizio civile da instaurare davanti al tribunale ordinario con un avvocato contro colui che vuol utilizzare la firma sulla cartolina di ritorno a proprio favore.

Il procedimento per querela di falso serve proprio per privare «un atto pubblico (o una scrittura privata riconosciuta) della sua intrinseca idoneità a “far fede”, cioè a servire come prova di atti; il suo scopo è quello rimuovere ogni valore ed effetto al documento in questione, a prescindere dalla concreta individuazione dell’autore della falsificazione [2].

A dover intraprendere la querela di falso è il destinatario che deve citare in giudizio il mittente o chiunque altro voglia valersi dell’attestazione del postino.

Entro quali termini si deve fare la querela di falso?

I termini per intraprendere questa causa sono perentori se la raccomandata viene prodotta nel corso di una causa (in tale ipotesi bisognerà disconoscere immediatamente la firma e, subito dopo, intraprendere la procedura). Non ci sono termini invece per contestare la firma su una raccomandata se non pende un giudizio e si potrà sempre far valere la falsità dell’avviso di ricevimento.

Cosa bisogna fare per dimostrare che la firma non è la propria?

Nell’ambito del giudizio di querela di falso, per sconfessare l’attestazione del pubblico ufficiale si può portare qualsiasi tipo di prova. Poiché, in questo caso, scopo del giudizio è quello di dimostrare che la scrittura non è la propria, sarà opportuno presentare altri documenti ufficiali dai quali possa risultare la diversità della firma (ad esempio un atto di vendita o di acquisto fatto davanti al notaio, la firma su un contratto di mutuo, quella sulla carta d’identità o su altri documenti presentati in Comune o all’Agenzia delle Entrate, ecc.). Non è necessario dimostrare chi sia stata la diversa persona che abbia firmato al posto proprio.

Quali raccomandate si possono contestare?

La contestazione della firma apposta su un avviso di ricevimento può avvenire in qualsiasi caso: sia per le raccomandate a/r semplici che per quelle con la busta verde che attestano la spedizione di atti giudiziario, sia per le raccomandate con cui il Comune invia le contravvenzioni o le richieste di pagamento che per quelle dell’Agenzia Entrate Riscossione con cui notifica le cartelle di pagamento. Insomma, tutte le volte in cui viene utilizzato lo strumento della raccomandata, al fine di escludere la riconducibilità della firma apposta per il ritiro della busta al destinatario, è necessario proporre querela di falso. La querela di falso, infatti – si legge nella sentenza della Cassazione qui in commento – è una procedura predisposta a privare l’atto redatto da pubblico ufficiale della sua attitudine probatoria, mentre non è sufficiente che l’interessato presenti una denuncia penale di falso nei confronti del pubblico ufficiale.

note

[1] Cass. sent. n. 8434/18 del 21.02.2018.

[2] Cass. sent. n. 18323/2007, n. 8362/2000. 

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 4 gennaio – 21 febbraio 2018, n. 8434
Presidente Petruzzellis – Relatore Costantini

Ritenuto in fatto

1. La Corte di appello di Bolzano ha dichiarato la nullità della sentenza del Tribunale di Bolzano con cui G.S. era stato condannato per delitti in materia di corruzione (capi 8, 9, 11 (riqualificato) e 20) alla pena di anni tre di reclusione, assolvendolo per le altre imputazioni, accogliendo preliminarmente il motivo d’appello con cui era stata rilevata la nullità della notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, eccezione sollevata durante le conclusioni del giudizio di primo grado, ritenendo fondata la falsità addotta dal ricorrente circa la firma apposta sulla cartolina di ritorno dell’ufficio postale, come anche stabilito dai periti nominati dalla Corte territoriale, avendo accertato la non riconducibilità della firma al G. .
2. Ricorre il Procuratore generale di Bolzano che chiede l’annullamento della sentenza della Corte di merito, deducendo la violazione delle norme processuali in materia (artt. 157, 161, 170, 171 e 419 cod. proc. pen.), osservando come la notifica, tra l’altro esibita e depositata all’esito della relativa eccezione formulata nella fase della conclusioni dinanzi al Tribunale di Bolzano, fosse regolare ed idonea a dimostrare l’avvenuta ricezione dell’atto da parte del G. .
I giudici di primo grado, infatti, hanno valutato la notifica come avvenuta regolarmente, non reputando sufficiente che l’imputato contestasse la riconducibilità a se stesso della firma attraverso una denuncia contro ignoti per asserita falsificazione, essendo necessario percorrere la strada della querela di falso, unico istituto non surrogabile altrimenti, previsto dalla legge al fine di neutralizzare gli effetti dell’attestazione del pubblico ufficiale contenuta sul documento notificato, tra l’altro, presso il domicilio eletto dall’imputato.
3. Con memoria depositata in data 20 dicembre 2017 l’imputato deduce come non sia stato opportuno da parte della Procura generale di Bolzano, nella stessa persona fisica del sostituto generale che aveva richiesto l’annullamento della sentenza, presentare un ricorso pur consapevole della imminente prescrizione che sarebbe maturata due mesi dopo la sua presentazione.
Nel merito rileva come non corrisponda a verità la censura del P.G. che ha ritenuto non sia stata presentata la querela di falso, avendo il G. presentato una querela con tutti i requisiti previsti dagli artt. 333, 336 e 337 cod. proc. pen., osservando, comunque, che ciò che nel caso di specie assume importanza, non è tanto la querela o meno, quanto, piuttosto, la circostanza che la Corte abbia accertato che la firma apposta sulla cartolina di ricezione non sia quella del G. , circostanza emergente pacificamente dalla semplice visione combinata delle due firme anche da parte di un soggetto non qualificato.

Considerato in diritto

1. È principio ormai consolidato quello secondo cui l’omessa notifica all’imputato dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare configura un’ipotesi di nullità assoluta ed insanabile, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento equiparabile all’omessa citazione dell’imputato (Sez. U, n. 7697 del 24/11/2016, dep. 2017, Amato, Rv. 269027).
Ciò premesso occorre rilevare come il Procuratore Generale ricorrente contesta che nel caso di specie vi sia stata un’omessa notifica, non potendosi far discendere effetti tali da porre nel nulla il procedimento predisposto dal legislatore ai fini della conoscenza dell’atto per mezzo di una semplice denuncia contro ignoti.
2. Deve al riguardo farsi rinvio al principio pacifico secondo cui, in tema di notificazioni a mezzo del servizio postale, al fine di escludere la riconducibilità al destinatario dell’atto della firma apposta per il ritiro del piego è necessario proporre querela di falso, in quanto istituto elettivamente predisposto a privare l’atto redatto da pubblico ufficiale della sua attitudine probatoria, mentre non è sufficiente che l’interessato presenti una denuncia penale di falso nei confronti del pubblico ufficiale (sul punto: Sez. 3, n. 7865 del 12/01/2016, Vecchi, Rv. 26627901; Sez. 6, n. 47164 del 05/11/2013, Kandji, Rv. 25726701).
Tanto vale a maggior ragione nel presente procedimento in cui, essendo la notifica avvenuta presso il domicilio eletto e contestandosi la sola riconducibilità della firma apposta sul documento di consegna del plico, non è stato contestato che la notifica fosse realmente avvenuta presso il luogo indicato nella cartolina, con conseguente differente valutazione circa la natura del vizio che avrebbe inficiato l’atto contenente la asserita, ma non dimostrata, falsa firma del G. .
In tal senso, infatti, depone consolidata giurisprudenza secondo cui la notificazione della citazione dell’imputato, equiparata a tutti gli effetti alla fissazione dell’udienza preliminare (in tal senso Sez. U, n. 7697 del 24/11/2016, dep. 2017, Amato, Rv. 26902701), effettuata presso il domicilio reale a mani di persona convivente, anziché presso il domicilio eletto, non integra necessariamente una ipotesi di “omissione” della notificazione ex art. 179 cod. proc. pen., ma dà luogo, di regola, ad una nullità di ordine generale a norma dell’art. 178 lett. c) cod. proc. pen., soggetta alla sanatoria speciale di cui all’art. 184 comma primo, alle sanatorie generali di cui all’art. 183 e alle regole di deducibilità di cui all’art. 182, oltre che ai termini di rilevabilità di cui all’art. 180 stesso codice (Sez. U, Sentenza n. 119 del 27/10/2004, dep. 2005, Rv. 229540).
I principi sopra esposti, se si tiene conto del momento in cui è stata sollevata l’eccezione, della intervenuta modifica della imputazione nel corso del giudizio di primo grado alla presenza dell’imputato, con conseguente concessione del relativo termine a difesa, non potevano essere superati per mezzo della perizia disposta dalla Corte territoriale, strumento processuale non idoneo a risolvere i profili legali connessi alle modalità di notifica dell’atto di cui si contesta la sola riconducibilità della firma e che necessita, ai fini della caducazione dei relativi effetti, della querela di falso di cui agli artt. 221 e seguenti cod. civ., come tassativamente previsto dall’art. 2700 cod. civ..
Privo di pregio è, infatti, il rilievo contenuto nella memoria dell’imputato circa la proposta querela per falso contro ignoti secondo i canoni di cui agli artt. dagli artt. 333, 336 e 337 cod. proc. pen., norme e disciplina chiaramente inconferenti.
3. Quanto all’ipotizzata prescrizione che sarebbe intervenuta entro due mesi dalla proposizione del ricorso, come enunciato nella memoria depositata dall’imputato, occorre rilevare che, essendo la questione demandata al giudizio di questa Corte di natura meramente processuale e non essendo stata devoluta alcuna questione anche solo astrattamente attinente al merito della vicenda, non è possibile ipotizzare in questa sede, anche al solo fine di escludere la possibilità di un assoluzione del merito, quella operazione di “constatazione” percepibile ictu oculi ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244275), che costituisce la eccezione alla citata norma anche da parte di questa Corte.
Tale valutazione deve essere rimessa alla Corte territoriale cui devono essere trasmessi gli atti, che dovrà previamente accertare la esistenza o meno del reato e della eventuale penale responsabilità dell’imputato affinché possa anche statuire in ordine alla qualificazione della somma da confiscare come prezzo (non anche del “profitto” la cui previsione è stata introdotta dalla l. 6 novembre 2012, n. 190, ratione temporis non applicabile ai contestati reati), riformando o confermando, ricorrendone i presupposti, la disposizione inerente la confisca diretta del prezzo, essendo intervenuta sul punto specifica statuizione da parte della sentenza di condanna in primo grado.
In tal senso depone la sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte secondo cui “il giudice, nel dichiarare la estinzione del reato per intervenuta prescrizione, può disporre, a norma dell’art. 240, comma secondo, n. 1 cod. pen., la confisca del prezzo e, ai sensi dell’art. 322 ter cod. pen., la confisca diretta del prezzo (o del profitto) del reato a condizione che vi sia stata una precedente pronuncia di condanna e che l’accertamento relativo alla sussistenza del reato, alla penale responsabilità dell’imputato e alla qualificazione del bene da confiscare come prezzo o profitto rimanga inalterato nel merito nei successivi gradi di giudizio (Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015, Lucci, Rv. 264434).

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti alla Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, per il giudizio.


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