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Se il medico rispetta le linee guida non è penalmente responsabile

11 dicembre 2012


Se il medico rispetta le linee guida non è penalmente responsabile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2012



Qualora da un trattamento medico derivino al paziente esiti infausti, il professionista non è penalmente responsabile se ha seguito le linee guida in astratto utili a scongiurare il danno.

 

Cosa sono le “linee guida”

Le linee guida sono state definite dall’Institute of Medicine di Washington come raccomandazioni di comportamento clinico, prodotte allo scopo di assistere il medico e il paziente nel decidere quali siano le modalità di assistenza più appropriate in specifiche circostanze cliniche. Esse, per ogni patologia, descrivono le alternative terapeutiche disponibili e le relative possibilità di successo: in tal modo, esse consentono al medico di orientarsi tra le enormi moli di informazioni scientifiche esistenti.

Sull’esatta natura delle linee guida si è sempre discusso. Ci si è chiesto, in particolare, se il medico debba seguire in ogni caso la letteratura scientifica di riferimento oppure possa discostarsene, adottando metodi di intervento differenti, ritenuti più adeguati nello specifico caso [2].

Per spiegarci meglio: poniamo il caso di Tizio, che debba operarsi per risolvere il problema X. Le linee guida stabiliscono che, nei casi di interventi atti a risolvere quel problema, il medico debba fare l’intervento di tipo Y. Ma cosa succede se il medico decida di operare, appunto, secondo il metodo Y, pur potendo scegliere anche un’altra tipologia di intervento, e da ciò derivino al paziente dei danni?

La giurisprudenza è stata sempre molto contraddittoria, perché a volte ha assolto il medico per il sol fatto che questi avesse seguito le linee guida; altre volte lo ha condannato, stabilendo che il medico dovesse intervenire diversamente, riconoscendone quindi l’autonomia di scelta nell’intervento da applicare al caso concreto.

Recentemente è intervenuta una riforma [1] che ha chiarito il punto in questione. La legge oggi stabilisce che il sanitario che si attiene a “linee guida” e “buone pratiche accreditate” dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve.

Dunque, nel caso di esito infausto della terapia, il medico risponde solo per colpa grave e mai per colpa lieve. Egli è penalmente perseguibile solo nei casi in cui doveva immediatamente e macroscopicamente riconoscere la necessità di discostarsi da queste regole tecniche e non l’abbia fatto, con ciò mettendo in pericolo la vita e la salute del paziente [3].

In altri termini, le linee guida devono essere generalmente seguite dal medico. E il fatto che questi le abbia applicate, lo rende immune dalla responsabilità penale per colpa lieve, non anche dalla responsabilità per colpa grave.

Il sanitario, però, rimane comunque responsabile a livello extracontrattuale in ambito civile [4]: a prescindere dalla responsabilità penale, infatti, il danneggiato potrà sempre chiedere il risarcimento dei danni subìti dinanzi al giudice civile.

di NICOLA POSTERARO

note

[1] Si tratta dell’art. 3 comma 1 del d.l. 13.09.2012 n. 158, così come modificato dalla legge di conversione approvata in via definitiva dal Senato il 31.10.2012: “L’esercente le professioni sanitarie che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”.

[2] In altri termini, ci si chiedeva se le linee guida fossero inquadrabili ai sensi dell’articolo 43 c.p., dunque utilizzabili ai fini di un eventuale riconoscimento della colpa specifica del sanitario; ovvero fossero solo valutabili ai fini del riconoscimento di un’eventuale colpa generica del medico coinvolto.

[3] Questo è il caso della cosiddetta colpa grave; di quella colpa, cioè, che il medico poteva senz’altro evitare se fosse stato più attento a valutare il caso. Quando il medico ha seguito le linee guida e non avrebbe potuto facilmente accorgersi della loro inapplicabilità, allora ricade nella cosiddetta colpa lieve, dunque di quella colpa derivata da semplice disattenzione o negligenza. Una colpa che, per la norma in commento, non va punita.

[4] Ex art. 2043 c.c.


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