Diritto e Fisco | Editoriale

Quando la sentenza civile diventa definitiva

30 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2018



Passaggio in giudicato della sentenza civile: cosa significa? Quando si può impugnare una sentenza? Entro quali termini? Quando si può violare il giudicato?

Tutti sanno che, in Italia, esistono tre gradi di giudizio: fino a che l’ultimo giudice (la Corte di Cassazione) non si è espresso, la sentenza è sempre “precaria”, cioè impugnabile. In “legalese” una sentenza divenuta definitiva viene detta “passata in giudicato”: il passaggio in giudicato della sentenza sancisce la conclusione del processo senza possibilità che si ricorra ad altro e diverso giudice. In altri termini, la sentenza passata in giudicato acquista certezza definitiva e le questioni da essa decise non possono più essere messe in discussione. Dice la legge: «l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa» [1]. In pratica, i giochi sono fatti. Ma quando la sentenza civile diventa definitiva? Scopriamolo insieme.

Sentenza civile: quando passa in giudicato?

Perché una sentenza civile (stessa cosa vale anche per quella penale) diventi definitiva non è per forza necessario che vengano esperiti tutti e tre i gradi di giudizio. Infatti, una sentenza ben potrebbe passare in giudicato anche dopo solo un grado di giudizio. Questo avviene quando la sentenza non viene impugnata nei termini previsti dalla legge.

Quindi, in pratica, una sentenza passa in giudicato quando:

  • i gradi di giudizio sono terminati;
  • non è impugnata dal soccombente, cioè da chi ne ha interesse.

Approfondiamo l’aspetto riguardante le impugnazioni.

Sentenza civile: quando si impugna?

Una sentenza civile definitiva, cioè una sentenza civile passata in giudicato, non è più impugnabile. Può quindi accadere che la sentenza (di primo grado o di appello) non venga impugnata nei termini stabiliti dalla legge.

I termini per impugnare la sentenza si distinguono in termini brevi e termini lunghi: i primi decorrono dalla notifica della sentenza, dalla conoscenza di un determinato fatto o dalla comunicazione della sentenza; i termini lunghi, invece, prescindono dagli avvenimenti suddetti e decorrono dalla pubblicazione della sentenza.

In particolare, i termini brevi sono:

  • trenta giorni per appello, revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze di tribunale e giudice di pace;
  • trenta giorni per revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze d’appello;
  • trenta giorni per il regolamento di competenza;
  • sessanta giorni per il ricorso per cassazione e la revocazione contro sentenze e ordinanze della Corte di Cassazione.

I termini lunghi, invece, sono di sei mesi sia per l’appello e la revocazione che per il ricorso in Cassazione.

Dunque, se la parte interessata, non impugna la sentenza entro i termini (brevi o lunghi) sopra indicati, la sentenza civile diventa definitiva, cioè passa in giudicato.

Sentenza civile: cosa fare se diventa definitiva?

Abbiamo detto che la sentenza civile, quando diventa definitiva, è intoccabile, nel senso che ciò che essa stabilisce è legge tra le parti.

In realtà, per il codice civile [2], si intende passata in giudicato «la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione».

La legge fa salvi alcuni casi eccezionali, ipotesi che consentono di violare il giudicato e di rimettere in gioco quanto stabilito nella sentenza.

Gli strumenti eccezionali messi a disposizione dall’ordinamento sono la revocazione straordinaria e l’opposizione di terzo.

In particolare, la sentenza civile definitiva può essere impugnata per revocazione straordinaria se:

  • è l’effetto del dolo di una delle parti;
  • le prove su cui si è deciso sono state dichiarate false;
  • dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;
  • è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato [3].

L’altro rimedio contro il giudicato è l’opposizione di terzo: il terzo, cioè la persona che non è mai stata parte del giudizio, può impugnare la sentenza, anche se definitiva, qualora pregiudichi i propri diritti [4]. In questo caso, la legge consente a un soggetto che aveva diritto di dire la sua nel processo civile oramai concluso di riaprire il procedimento mediante questa speciale impugnazione.

note

[1] Art. 2909 cod. civ.

[2] Art. 324 cod. proc. civ.

[3] Art. 395 cod. proc. civ.

[4] Art. 404 cod. proc. civ.

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