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Lavorare al freddo senza riscaldamento: che fare?

26 febbraio 2018


Lavorare al freddo senza riscaldamento: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2018



Qual è la temperatura in cui si ha diritto a lavorare? Ci si può astenere dall’andare a lavoro se i riscaldamenti non funzionano?

Nell’ufficio dove lavori c’è sempre freddo e umido. I riscaldamenti a volte non funzionano, altre sono troppo bassi. Così sei costretto a restare spesso con il cappotto in dosso. Nei giorni di maggior gelo vorresti portare una stufa da casa ma non ti viene consentito. Il risultato è che, nella stagione invernale, sei esposto a continui raffreddori e mal di gola; il naso ti cola e, oltre al mal di testa, stai iniziando ad avere acciacchi di vario tipo, dalla sinusite ai dolori articolari, dal mal di schiena ai reumatismi. Ti chiedi a questo punto se è possibile fare causa all’azienda perché ti costringe a lavorare al freddo senza riscaldamento ed ottenere perciò un risarcimento del danno, quantomeno per le medicine acquistate. Ma anche a non voler avviare anche una causa di servizio, ti interessa sapere se è tuo diritto rifiutarti di andare al lavoro – a mo’ di sciopero – finché l’ambiente non viene adeguatamente riscaldato. A tal fine è bene prima sapere qual è la temperatura minima in cui, per legge, un dipendente ha diritto a lavorare e quali condizioni di salubrità è possibile pretendere all’interno del proprio posto di lavoro. A queste tue legittime domande forniremo una risposta in questo articolo e ti spigheremo, in particolare, che fare se sei costretto a lavorare al freddo e senza riscaldamento.

Tutela della salute sul lavoro: dove è vietato lavorare 

Uno dei principali doveri del datore di lavoro è tutelare la salute dei propri dipendenti. Questo non significa solo evitare di collocarli a mansioni pericolose, esporli a materiali nocivi o non controllare la sicurezza delle apparecchiature meccaniche ed elettroniche utilizzate. Il datore è infatti obbligato a garantire la conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti minimi prescritti dalla legge al fine di destinare il lavoratore a uno spazio idoneo che gli consenta di svolgere la propria prestazione al meglio. Nel concetto di idoneità vi rientra anche il riscaldamento. L’omessa predisposizione di tutte quelle misure e cautele atte a preservarne l’integrità psicofisica e la salute sul luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale, è causa di responsabilità per l’azienda.

È quindi vietato collocare i dipendenti in locali troppo stretti, bui, freddi, umidi e privi di aerazione. Ad esempio è vietato l’impiego di sotterranei o semisotterranei se nonché stata la previa autorizzazione dell’organo di vigilanza o non ricorrano particolari esigenze tecniche; in ogni caso è obbligatorio garantire le condizioni di aerazione, illuminazione e microclima.

Nel momento in cui fa la valutazione dei rischi, il datore di lavoro tiene conto, tra gli altri elementi anche delle condizioni di lavoro particolari, come le basse temperature, il bagnato, l’elevata umidità o il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e del rachide [1].

Temperatura e microclima sui luoghi di lavoro

Un decreto del 2008 fissa dei criteri generali sul microclima all’interno del posto di lavoro [2]. Vengono, in particolare, fissati i requisiti per l’aerazione e per la temperatura. Vediamoli singolarmente.

Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi

Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione.

Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori.

Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell’aria o di ventilazione meccanica, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d’aria fastidiosa. Tali impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori.

Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all’inquinamento dell’aria respirata deve essere eliminato rapidamente.

Temperatura dei locali

La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.

Per stabilire qual è la temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell’aria concomitanti.

La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali.

Finestre, lucernari e vetrate devono evitare una eccessiva esposizione al sole dei dipendento, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.

Quando non è possibile o conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.

Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti di condotti del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario.

Umidità

Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l’aria è soggetta ad inumidirsi notevolmente per ragioni di lavoro, si deve evitare, per quanto è possibile, la formazione della nebbia, mantenendo la temperatura e l’umidità nei limiti compatibili con le esigenze tecniche.

Si tratta di obblighi molto generici che lasciano ancora il dubbio a chi sperava di trovare l’esatta indicazione della temperatura sul luogo di lavoro. Tuttavia, in generale, il livello ottimale della temperatura viene generalmente indicato fra i 19 e i 24 gradi centigradi, mentre l’umidità deve essere compresa tra il 40 e il 60%.

Possibile non andare al lavoro se fa freddo?

La Cassazione ha di recente detto [3] che è giustificata l’assenza del dipendente che non si reca sul posto di lavoro se l’ambiente è freddo e umido. Il datore di lavoro resta comunque tenuto a pagargli lo stipendio anche nei giorni o nelle ore di assenza: difatti, la mancata esecuzione della prestazione lavorativa è stata determinata proprio dall’omessa tutela della salute negli ambienti di lavoro. E ciò vale anche se non è stato proclamato ufficialmente alcuno “sciopero per il freddo”.

È necessario comunque che vi sia una proporzione tra l’inadempimento del datore e la reazione del dipendente: solo laddove l’ambiente lavorativo è davvero insalubre è possibile assentarti. In questo non rilevano quindi le soggettive percezioni del freddo di lavoratore che, soffrendo magari le basse temperature più degli altri, potrebbe vestirsi in modo più consone alle proprie necessità [4].

Raffreddori e altre malattie per il freddo: posso fare causa di servizio?

Per poter avviare la causa di servizio contro l’azienda che abbia costretto il dipendente a lavorare in un ambiente umido, freddo e insalubre è necessario che dimostrare che la patologia scaturita sia dipendente unicamente dalle condizioni climatiche ostili dell’ufficio e non da altre circostanze.

Secondo giurisprudenza consolidata, tutte le malattie si considerano dipendenti dal lavoro (ossia da fattori di servizio) solo quando questi ne sono stati la causa principale, con esclusione di circostanze o condizioni del tutto generiche quali «disagi e fatiche inevitabili del servizio, clima freddo ed umido ed altre tipiche circostanze connesse al servizio prestato». Pertanto, ai fini del riconoscimento della causa di servizio, occorre che l’attività lavorativa possa con certezza ritenersi, quantomeno, concausa efficiente e determinante della patologia lamentata, non potendo farsi ricorso a presunzioni di sorta. Clima freddo e umido costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa [5]. Questo significa che bisogna dimostrare in modo rigoroso che i continui raffreddori, la sinusite, l’artrosi o i reumatismi sono stati causati unicamente dall’ambiente lavorativo insalubre.

note

[1] Art. 202 D.lgs. n. 81/2008.

[2] Allegato IV Requisiti dei luoghi di lavoro D.lgs. n. 81/2008.

[3] Cass. sent. n. 6631/2015.

[4] Una giustificazione del comportamento inadempiente del lavoratore, specie con riferimento all’inosservanza delle misure di sicurezza predisposte dal datore di lavoro, deve quindi passare attraverso una comparazione tra il comportamento datoriale, cronologicamente anteriore, ed il successivo “adempimento” della prestazione con modalità non conformi a quelle indicate. In sostanza, il requisito della buona fede previsto dall’art. 1460, comma 2, c.c. per la proposizione dell’eccezione inadimplenti non est adimplendum sussiste quando tale rifiuto sia stato determinato non solo da un inadempimento grave, ma anche da motivi corrispondenti agli obblighi di correttezza che l’art. 1175 c.c. impone alle parti in relazione alla natura del contratto e alle finalità da questo perseguite (Cass. civ., 7 maggio 2013, n. 10553).

Calando tali principi nella particolare situazione dell’adempimento delle prestazioni nell’ambito del rapporto di lavoro e, nello specifico, nella valutazione della gravità del comportamento del lavoratore che ometta di rispettare le misure di sicurezza predisposte dalla parte datoriale, occorre verificare in concreto se tali misure debbano essere considerate così gravemente inefficaci e controproducenti da giustificarne il mancato rispetto.

Proprio muovendo da questo giudizio di proporzionalità Cass. civ., 10 agosto 2012, n. 14375 è giunta a ritenere legittimo il licenziamento irrogato da una Casa di cura nei confronti di una dipendente il cui comportamento di rifiuto della prestazione di lavoro era risultato esorbitante rispetto all’asserito inadempimento della datrice di lavoro.

[5] Tar Firenze, sent. n. 501/2016, Tar Roma sent. n. 10682/2015: «Le infermità e le lesioni contratte dal pubblico dipendente si considerano dipendenti da fatti di servizio solo quando questi ne sono stati causa ovvero concausa efficiente (allorchè connotano la genesi della malattia) e determinante, allorchè i fatti di servizio assurgono a ruolo di elementi preponderanti ed idonei ad influire sul determinismo del male, nel senso che in loro difetto questo non sarebbe insorto o non si sarebbe aggravato, con esclusione di circostanze o condizioni del tutto generiche quali disagi e fatiche inevitabili del servizio, clima freddo ed umido ed altre tipiche circostanze connesse al servizio prestato; pertanto, ai fini del riconoscimento della causa di servizio, occorre che l’attività lavorativa possa con certezza ritenersi, quantomeno, concausa efficiente e determinante della patologia lamentata, non potendo farsi ricorso a presunzioni di sorta e non trovando applicazione, diversamente dalla materia degli infortuni sul lavoro e dalle malattie professionali, la regola contenuta nell’art. 41 c.p. per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell’equivalenza delle condizioni». Tar Perugia, sent. n. 359/2014: «

Le infermità e le lesioni contratte da pubblico dipendente si considerano dipendenti da fatti di servizio solo quando questi ne sono stati causa ovvero concausa efficiente (allorché connotano la genesi della malattia) e determinante, allorché i fatti di servizio assurgono a ruolo di elementi preponderanti ed idonei ad influire sul determinismo del male, nel senso che in loro difetto questo non sarebbe insorto o non si sarebbe aggravato, con esclusione di circostanze o condizioni del tutto generiche quali “disagi e fatiche inevitabili del servizio, clima freddo ed umido ed altre tipiche circostanze connesse al servizio prestato”; pertanto, ai fini del riconoscimento della causa di servizio, occorre che l’attività lavorativa possa con certezza ritenersi, quantomeno, concausa efficiente e determinante della patologia lamentata, non potendo farsi ricorso a presunzioni di sorta e non trovando applicazione, diversamente dalla materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, la regola contenuta nell’art. 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell’equivalenza delle condizioni».

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2 Commenti

  1. nella scuola materna statale dove lavoro io non c’è l’acqua calda ne’ per i bambini ne’ per il personale, da anni, i bidelli devono lavare bagni, tavoli e tutto il resto con acqua gelida viste anche le temperature che ci sono adesso, ma è normale? cosa si può fare?

  2. buongiorno ho lavorato in azienda alimentare come contratto stagionale,ma dal eccessivo freddo ho dovuto restare a riposo per insorgere dei dolori documentabili.
    mi sono licenziato in quanto la mia mansione e’ di stare fermo nelle linee di produzione a +8 per 7 ore.
    posso chiedere il risarcimento.grazie

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