Lavoro e contratti: le ultime novità

10 Luglio 2020 | Autore:
Lavoro e contratti: le ultime novità

Ultimi aggiornamenti in materia d’impiego e contratti di lavoro: come si evolvono la legge e le regole operative ministeriali.

Quando si parla di lavoro si affronta un argomento molto delicato, particolarmente complesso ed in continua evoluzione. I rapporti di lavoro, difatti, possono avere numerose peculiarità: al contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato, difatti, si sono affiancate negli anni numerose tipologie di contratti “cosiddetti” flessibili, dal contratto a termine a quello stagionale, dalla somministrazione al lavoro a chiamata, sino ad arrivare al nuovo contratto di prestazione occasionale. Per non parlare delle disposizioni che regolamentano ciascun rapporto di lavoro derivanti dai contratti collettivi, che possono cambiare a seconda dell’inquadramento del lavoratore e della sua anzianità, o, ancora, delle disposizioni in materia di contributi ed assicurazione, o, ancora, di incentivi all’assunzione. Oltre alla legge ed ai contratti collettivi, bisogna aver riguardo anche alle circolari del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail (quando si toccano aspetti fiscali collegati al rapporto lavorativo, anche dell’Agenzia delle Entrate).

Le novità sono quasi quotidiane: per restare aggiornati è necessario leggere i giornali o, in alternativa, leggere ogni giorno la Gazzetta Ufficiale, le informative sindacali riguardo ai contratti collettivi, le circolari e i messaggi degli enti preposti.

In questo articolo cercheremo di fornire, costantemente, un quadro su quelle che sono le ultime novità su lavoro e contratti, in modo da poter tenere costantemente informato il nostro lettore. Non dovrai quindi trovare altri link su Google: potrai mettere questa pagina tra le preferite del tuo browser in modo da richiamarla, di tanto in tanto, e scoprire cosa di nuovo è successo in materia di lavoro e contratti.

Indice

Inps: nuove istruzioni permessi legge 104 covid

L’Inps, con la circolare 81/2020, ha fornito istruzioni amministrative in materia di diritto alla fruizione dei permessi indennizzati legge 104, come prolungati dal decreto cura Italia e dal decreto rilancio, per il periodo di emergenza epidemiologica.

La circolare indica tutti i dettagli, le informazioni sulla compatibilità dei permessi e dei congedi covid con il bonus baby-sitting e il buono centri estivi e le istruzioni per i datori di lavoro per la compilazione delle denunce contributive.

Retribuzioni medie giornaliere lavoratori agricoli

Il ministero del Lavoro, con decreto direttoriale 7 luglio 2020, ha comunicato le retribuzioni medie giornaliere per alcune categorie di lavoratori agricoli ai fini previdenziali per l’anno 2020.

Inail: pubblicato il bando Isi agricoltura 2020

L’Inail, in data 6 luglio 2020, ha pubblicato il bando Isi Agricoltura 2019-2020. Il bando è finalizzato a finanziare investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, a favore delle microimprese e delle piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Sono ammissibili anche gli acquisti e i noleggi con patto di acquisto di trattori agricoli o forestali o di macchine agricoli e forestali.

Le imprese possono presentare una sola domanda in una sola Regione o Provincia autonoma e per un solo asse di finanziamento. La procedura per la compilazione della domanda online sarà disponibile dal 15 luglio 2020.

Licenziamento dipendenti pubblici: chiarimenti

La sentenza della Cassazione 11008/2020, che conferma la legittimità del licenziamento del dipendente pubblico a 65 anni, ossia superato il limite ordinamentale, non comporta che il lavoratore, superato questo limite anagrafico, rischi di restare senza stipendio e senza pensione. Le vicende trattate nella causa risalivano infatti a molto tempo fa, quando ancora l’età per conseguire la pensione di vecchiaia era pari a 65 anni. Il dipendente pubblico può essere cessato forzatamente dal servizio, superato il limite ordinamentale, solo se ha conseguito i requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

Riduzione premi Inail: aiuti di Stato

L’Inail, con circolare 26/2020, ha chiarito che gli sgravi relativi ai premi assicurativi costituiscono aiuti di Stato, con obbligo di registrazione (nel registro nazionale degli aiuti di Stato Rna) da parte dell’Istituto nell’esercizio successivo a quello di fruizione. L’Inail ha anche riepilogato la disciplina sugli aiuti di Stato e fornito numerose delucidazioni sul Rna.

Sorveglianza sanitaria per coronavirus garantita dall’Inail

L’Inail, con un recente comunicato stampa sul DL Rilancio (art.83 DL 34/2020), informa che offrirà la sorveglianza sanitaria straordinaria ai lavoratori dipendenti più esposti al rischio Covid-19 o che versano in condizioni di particolare fragilità. La richiesta della visita medica può essere presentata direttamente dal datore di lavoro online tramite il sito dell’Inail. Il costo della singola visita è di 50,85 euro.

Inail: bando Isi agricoltura 2019/2020

L’Inail, con avviso del 26 giugno 2020, informa che sono stati approvati i criteri per il bando Isi Agricoltura 2019/2020, che sarà pubblicato entro metà luglio 2020. Il bando è finalizzato a sostenere il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nelle micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria.

Nuovo bonus assunzione per beneficiari dell’assegno di ricollocazione

I datori di lavoro che assumono beneficiari dell’assegno di ricollocazione possono ottenere uno sgravio delle somme dovute per i contributi previdenziali pari al 50%. La riduzione spetta per un periodo massimo di 12 mesi per le assunzioni a tempo determinato e per un massimo di 18 mesi nelle ipotesi di assunzioni a tempo indeterminato. Tutti i dettagli nella circolare Inps 77/2020.

Detassazione premi di risultato: nuovi chiarimenti

Con risoluzione n. 36/E/2020, l’Agenzia delle entrate ha comunicato importanti chiarimenti sulla detassazione dei premi di risultato, in particolare sulle tempistiche previste dalla contrattazione collettiva per l’applicazione dell’agevolazione fiscale.

Licenziamento illegittimo: incostituzionale il criterio di calcolo dell’indennità

La Corte Costituzionale, con comunicato stampa del 25 giugno 2020, informa che l’articolo 4, D.Lgs. 23/2015 è stato ritenuto incostituzionale, nella parte in cui prevede la determinazione dei criteri di calcolo dell’indennità da corrispondere in caso di licenziamento viziato solo dal punto di vista formale e procedurale.

In particolare, la norma, stabilendo, quale importo dell’indennità, “una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, per ogni anno di servizio”, fissa un criterio rigido e automatico, legato al solo elemento dell’anzianità di servizio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.

Nuovo bonus Irpef- codici tributo

L’Agenzia delle entrate,  con la risoluzione 35/E/2020, ha istituito i codici tributo per utilizzare in compensazione da parte dei sostituti d’imposta, tramite i modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP), il cd. nuovo bonus Irpef. Si tratta del credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo ai lavoratori dipendenti e assimilati, (D.L. 3/2020):

  • per il modello F24: “1701” denominato “Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3”;
  • per il modello F24 “enti pubblici” (F24 EP): “170E” denominato “Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3”.

Nuovo bonus Irpef- cuneo fiscale

Il DL 3/2020 ha modificato l’attuale disciplina del credito d’imposta spettante sulla retribuzione, abrogando il cd. bonus Renzi a partire dal 1° luglio 2020 e istituendo due misure che, integrandosi fra di loro, diminuiscono il cuneo fiscale, cioè la pressione fiscale su stipendi e compensi ed ampliano la platea dei beneficiari delle agevolazioni fiscali.
In particolare:
• è stato istituito un “Trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati”, in sostanza un nuovo bonus Irpef il cui importo mensile è pari a 100 euro mensili, spettante a chi possiede un reddito complessivo di lavoro dipendente e assimilato (esclusi i redditi di pensione ed alcune voci di reddito assimilato) sino a 28.000 euro annui;
• è istituita una nuova detrazione fiscale per i titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilato d’importo superiore a 28.000 euro, che diminuisce gradualmente al crescere del reddito, sino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari a 40.000 euro.;
• è abrogata dal 1° luglio 2020 l’intera disciplina dell’attuale bonus Irpef, o bonus Renzi.

Cigo, assegno ordinario e cigd coronavirus: novità

L’Inps, con messaggio 2849/2020, ha reso noto che, a seguito delle modifiche normative apportate dal DL 52/2020:

  • è possibile beneficiare dell’estensione della durata della cassa integrazione ordinaria, in deroga e dell’assegno ordinario con causale Covid-19 sino al 31 agosto 2020 per una durata complessiva di 14 settimane; sono fruibili ulteriori 4 settimane nei mesi settembre e ottobre (per un totale complessivo di 18 settimane); le imprese che hanno interamente esaurito le 14 settimane possono richiedere le ulteriori 4 settimane di integrazione salariale per periodi antecedenti al 1° settembre 2020;
  • sono state rilasciate nuove funzionalità per la richiesta della cassa integrazione in deroga e dell’anticipazione da parte dell’Inps dei trattamenti di integrazione salariale con pagamento diretto;
  • per la richiesta delle cinque settimane aggiuntive occorre aver interamente completato la fruizione delle precedenti nove settimane: di conseguenza, l’Inps ha individuato una procedura semplificata che consente ai datori di lavoro la possibilità di accedere ai trattamenti (sia residuali che complessivi, fino a un massimo di quattordici settimane) anche con l’invio  di un’unica domanda;
  • è possibile richiedere le 4 settimane fruibili nei mesi di settembre e ottobre (o prima del 1° settembre 2020, qualora risultino fruite tutte le 14 settimane) con distinta e successiva domanda;
  • per i beneficiari di cassa integrazione in deroga, le nuove cinque settimane e le altre quattro aggiuntive devono essere richieste direttamente all’Inps, che sarà competente anche per la trattazione delle domande di cigd delle prime nove settimane a decorrere dal 23 febbraio 2020, riferite a periodi di sospensione/riduzione che si collocano a partire dal 26 aprile 2020;
  • l’applicativo per la presentazione della domanda di cigd è accessibile tramite Pin Inps nel portale web dell’istituto, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, sezione “Cig e Fondi di solidarietà”, opzione “Cig in deroga Inps”;
  • tutte le istanze di cigo, cigd, assegno ordinario e cisoa vanno inviate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa, non più entro il quarto mese successivo; il termine è spostato al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore DL 52/2020, cioè al 17 luglio 2020, se tale ultima data è posteriore a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande, al 15 luglio per le domande riferite a periodi dal 23 febbraio al 30 aprile;  in caso di domanda errata (presentata per trattamenti diversi da quelli spettanti), il datore di lavoro può presentare la domanda corretta entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore;
  • infine, l’Inps può anticipare cigo, cigd e assegno ordinario, relativamente alle domande presentate dal 18 giugno 2020,  in misura pari al 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo, entro 15 giorni dal ricevimento delle domande stesse, inizialmente anche in assenza di autorizzazione; se il periodo di sospensione o riduzione ha avuto inizio prima del 18 giugno, la domanda va presentata entro 15 giorni, quindi entro il 3 luglio; per chiedere l’anticipazione del 40% occorre selezionare un’apposita opzione e fornire codice fiscale e Iban dei lavoratori interessati e ore di integrazione per ciascun lavoratore;
  • nel caso di pagamento diretto da parte dell’Inps il datore di lavoro deve inviare il modello “SR41” con tutti i dati necessari per il saldo dell’integrazione salariale, entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, oppure entro il termine di trenta giorni dall’adozione del provvedimento di concessione, se successivo; in sede di prima applicazione, la trasmissione del modello è spostata al 17 luglio 2020, se tale data è successiva a quella ordinariamente stabilita per l’invio del modulo SR41; decorsi i  termini, il pagamento della prestazione e gli oneri connessi rimangono a carico del datore di lavoro.

Proroghe e rinnovi dei contratti a termine periodo di emergenza: chiarimenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro

L’Ispettorato nazionale del lavoro Inl, con nota n. 160 del 3 giugno 2020, ha fornito i primi chiarimenti relativamente alle modifiche apportate al D.L. 18/2020 Cura Italia dal D.L. 34/2020 Rilancio.

Riguardo ai contratti a termine, l’Inl sottolinea come, ai fini della proroga o del rinnovo “acausale”, debbano ricorrere le seguenti condizioni:

  • il contratto a tempo determinato deve risultare in essere al 23 febbraio (sono pertanto esclusi i contratti stipulati per la prima volta dopo il 23 febbraio);
  • il contratto di lavoro prorogato o rinnovato deve cessare entro il 30 agosto 2020.

Sanatoria lavoratori irregolari: istruzioni Inps

L’Inps, con circolare 68/2020, ha chiarito le modalità con cui possono essere presentate le domande per l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari di sua competenza.

Destinatari della norma sono i soli datori di lavoro la cui attività rientra nei seguenti settori produttivi:

  • agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;
  • lavoro domestico familiare.

Le domande di emersione possono essere presentate, esclusivamente in modalità telematica, tramite il servizio on line presente nel sito web Inps dal 1° giugno al 15 luglio 2020.

Sospensione del versamento dei contributi: nuove istruzioni Inps

L’Inps, con circolare n. 64/2020, ha chiarito le ulteriori disposizioni concernenti la sospensione degli adempimenti e dei versamenti di contributi a causa dell’emergenza coronavirus, previste, a integrazione delle norme precedenti, dai D.L. Cura Italia 18/2020 e Rilancio 34/2020. L’Istituto ha illustrato anche le istruzioni operative inerenti agli obblighi previdenziali in relazione alle diverse Gestioni interessate.

Cassaintegrazione e assegno ordinario: domande precompilate

L’Inps, con messaggio 2101/2020, ha illustrato le nuove semplificazioni per l’invio delle domande di cassaintegrazione (Cigo) e assegno ordinario, considerata la possibilità di prorogare gli ammortizzatori sociali offerta dal decreto Rilancio. Nel dettaglio, la funzione “Copia domanda Cigo”, già esistente nella procedura “Unicigo”, è stata aggiornata ed implementata per favorire un più rapido invio di nuove domande basandosi sulle precedenti già inviate. La funzione è destinata a venire incontro alle aziende e ai consulenti in questo particolare periodo emergenziale, ed è pertanto destinata ai trattamenti di Cigo con causali “Covid-19”.

Anche con riferimento alla possibilità di dichiarare il fruito su precedenti autorizzazioni Cigo, già presente in procedura, è stata introdotta un’ulteriore facilitazione per dichiarare le giornate di Cigo fruite sulle autorizzazioni con causali “Covid-19”, con un file excel semplificato, rispetto a quello normalmente in uso per dichiarare il fruito Cigo.

Al fine di venire incontro alle aziende e ai consulenti in questo particolare periodo emergenziale, anche la funzione “Duplica domanda”, da invio domande on line dei Fondi di solidarietà, è stata implementata per favorire un più rapido invio di nuove domande, riferite alle domande di assegno ordinario con causale “Covid-19”.

Assegni familiari: nuovi importi 2020

La legge 153/1988 stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall’Istat, intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell’assegno e l’anno immediatamente precedente.

La variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo calcolata dall’Istat tra l’anno 2018 e l’anno 2019 è risultata pari allo 0,5%.

Di conseguenza, sono stati rivalutati i livelli di reddito delle tabelle contenenti gli importi mensili degli assegni per il nucleo familiare, in vigore per il periodo 1° luglio 2020 – 30 giugno 2021.

Le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali e gli importi mensili degli assegni familiari sono allegate alla circolare Inps 60/2020. Le nuove tabelle si applicano dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2021, in base alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Gli stessi livelli di reddito sono validi per determinare gli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali degli assegni per il nucleo familiare.

Smart working per chi ha figli minori di 14 anni

Il decreto Rilancio prevede il diritto, se la tipologia di prestazione lavorativa lo consente, di lavorare da casa in modalità agile, se si hanno figli minori di 14 anni.

Durata e condizioni delle attività da svolgere a casa devono essere stabilite tramite un accordo interno con l’azienda (in adempimento agli obblighi informativi previsti dalla legge 81/2017) e il dipendente può avvalersi di mezzi propri o di quelli messi a disposizione dal datore.

Il datore di lavoro deve poi comunicare le generalità di chi usufruisce dello smart working e la durata della richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tramite form online.

Per il diritto allo smart working, nello stesso nucleo familiare non deve risultare un altro genitore beneficiario di misure a sostegno del reddito per sospensione/cessazione dell’attività lavorativa (ad esempio cassa integrazione e disoccupazione).

Scadenza validità Durc al 15 giugno

L’Inps, con messaggio n. 2103/2020, ha chiarito che i Durc on line con scadenza compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020 conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020, come previsto dai D.L. 18/2020 e 34/2020.

Anche l’Inail, con istruzione operativa del 20 maggio 2020, ha fornito lo stesso chiarimento sulla durata del Durc on line.

Sospensione premi Inail: nuove istruzioni

L’Inail, con circolare n. 21 del 18 maggio 2020, ha integrato le istruzioni operative, già pubblicate con la circolare n. 11/2020, in merito alla sospensione dei versamenti dei premi assicurativi, secondo quanto previsto dalla legge di conversione del decreto Cura Italia (L. 27/2020).

Possono usufruire della sospensione dei premi per i mesi di aprile e maggio 2020 i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato (del 33% o del 50%, a seconda che nel 2019 abbiano avuto ricavi o compensi fino a 50 milioni oppure oltre tale limite), rispetto ai mesi di marzo e aprile del periodo d’imposta precedente.

I versamenti sospesi devono essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020; possono essere in alternativa dilazionati fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020.

Per quanto riguarda i premi sospesi dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020 o al 31 maggio 2020,  la ripresa dei versamenti è prevista in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o con rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Le stesse scadenze sono previste per i premi da versare nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 (per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019).

Sono sospesi anche i versamenti richiesti per premi e accessori a seguito di denunce di iscrizione e variazione o riguardanti alcune polizze speciali.

Infine, l’Inail sta realizzando un apposito servizio on line con cui gli interessati dovranno comunicare di aver effettuato la sospensione degli adempimenti e dei versamenti, specificando la disposizione di legge applicata e dichiarando di possedere i requisiti prescritti.

Sospensione contributi Inps: nuove istruzioni

L’Inps, con circolare n. 59 del 16 maggio 2020, ha fornito indicazioni in merito alla sospensione dei versamenti di contributi disposta dal D.L. 23/2020, a causa dell’emergenza COVID-19. Queste indicazioni integrano le istruzioni rilasciate in precedenza dalle circolari Inps 37/2020 e 52/2020. Le istruzioni della circolare 59/2020 riguardano:

  • aziende con dipendenti;
  • artigiani e commercianti;
  • liberi professionisti e committenti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata;
  • aziende agricole assuntrici di manodopera;
  • lavoratori agricoli autonomi e concedenti piccola colonia e compartecipazione familiare;
  • aziende aventi natura giuridica privata con dipendenti iscritti alla Gestione pubblica.

Contagio da coronavirus: il datore di lavoro non è responsabile

L’Inail, con comunicato stampa del 15 maggio 2020, ha precisato che dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro: i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento delle prestazioni e delle indennità ai lavoratori che hanno contratto il virus, infatti, sono diversi da quelli previsti in sede penale e civile; in queste sedi è sempre necessario dimostrare il dolo o la colpa per il mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza.

DL rilancio: nuove misure a favore dei genitori lavoratori

Innalzati a 30 giorni i congedi straordinari, retribuiti al 50%, di cui possono fruire i genitori lavoratori dipendenti del settore privato per i figli di età non superiore ai 12 anni sino al 31 luglio 2020.

Aumentato il limite massimo complessivo del bonus baby sitter (da 600 euro a 1.200 euro) e la possibilità, in alternativa, di utilizzare il bonus per l’iscrizione ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. Per i comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico e per il settore sanitario pubblico e privato il limite massimo è aumentato a 2mila euro.

Fino alla cessazione dello stato di emergenza, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in smart working, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore. Il lavoro agile può essere attivato anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dalle norme vigenti, e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

Per i datori di lavoro pubblici, fino alla cessazione dello stato di emergenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile può essere applicata a ogni rapporto di lavoro subordinato.

Per i lavoratori che assistono un familiare disabile, è possibile fruire di 12 giornate  complessive di permessi legge 104 nei mesi di maggio e giugno 2020.

DL rilancio: nuove misure sulla cassaintegrazione

Il decreto Rilancio, recentemente approvato, prevede numerose misure a favore dei lavoratori in seguito all’emergenza coronavirus:

  •  la cassa integrazione, così come l’assegno ordinario, resta fruibile per una durata massima di nove settimane per i periodi compresi dal 23 febbraio al 31 agosto 2020, ma con la possibilità di ottenere altre cinque settimane in quelle aziende in cui siano state utilizzate interamente tutte e nove le settimane precedentemente concesse; è riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di durata massima di quattro settimane di trattamento per periodi decorrenti dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020; per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre; ai beneficiari di assegno ordinario spetta l’assegno per il nucleo familiare; il termine di presentazione delle domande riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 è fissato al 31 maggio 2020; per le domande presentate oltre il predetto termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione;
  • il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA) è concesso in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda, per un periodo massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020; i periodi  sono neutralizzati ai fini delle successive richieste; per assicurare la celerità delle autorizzazioni, le integrazioni salariali CISOA con causale Covid-19 sono concesse dalla sede dell’Inps territorialmente competente, in deroga; la domanda di CISOA deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa;
  • i datori di lavoro che non anticipano le integrazioni salariali riconosciute dalle Regioni possono fare richiesta di pagamento diretto della prestazione, trasmettendo la relativa domanda entro il 15 del mese di inizio del periodo di sospensione, o entro il termine di 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto;
  • le amministrazioni competenti autorizzano le domande entro il giorno 5 del mese successivo, poi entro il 15 di ogni mensilità successiva a quella in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, i datori comunicano i dati per il pagamento delle prestazioni all’Inps che dispone l’erogazione entro la fine del mese.

Sospensione dal versamento della contribuzione e contributi contrattuali

L’Inps, con messaggio 1946/2020, ha chiarito che la sospensione degli adempimenti contributivi riguarda esclusivamente la contribuzione previdenziale ed assistenziale e non il versamento dei contributi contrattuali.

Ha poi illustrato come devono procedere le aziende obbligate al versamento di contributi contrattuali, ricordando che i datori di lavoro utilizzano le dichiarazioni contributive Uniemens per effettuare non solo il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, bensì anche il versamento di contributi derivanti da norme contrattuali previste dai rispettivi contratti collettivi applicati.

Pagamento integrazioni salariali con modello SR41

Nella fase di liquidazione delle prestazioni di integrazione salariale a pagamento diretto (Cigo/Aso/Cigd/Cisoa), si registrano casi in cui non c’è corrispondenza tra il codice fiscale del beneficiario della prestazione e il codice fiscale del titolare del conto corrente o della carta ricaricabile, cui si riferisce l’Iban indicato dal datore di lavoro nella domanda di liquidazione delle prestazioni (flussi Sr41/Sr43). Si registrano anche casi di coordinate bancarie che risultano errate, in particolar modo per la presenza di codici Abi/Cab non censiti ovvero non più in uso.

Questi errori determinano ritardi nel pagamento della prestazione, in quanto comportano la necessità di richiedere all’azienda o all’intermediario  di correggere l’errore riscontrato e, quindi, la necessità di variare la domanda già presentata per la liquidazione delle prestazioni.

Nella situazione emergenziale in atto, in considerazione della necessità di rendere disponibili al lavoratore le somme dell’integrazione salariale nel più breve tempo possibile, l’Inps, col messaggio 1904/2020 ha chiarito che, in presenza degli errori elencati, il pagamento viene effettuato attraverso l’utilizzo del bonifico domiciliato. Pertanto, l’operatore dell’Istituto, nei casi di Iban non corretti o non validati dal circuito bancario o di Poste Italiane (codice fiscale associato all’Iban diverso da quello del beneficiario della prestazione), procede alla variazione della modalità di riscossione, annullando il codice Iban non corretto sul modello Sr41/Sr43 ed erogando la prestazione mediante pagamento con bonifico domiciliato presso Poste Italiane.

Una volta disposto dall’Inps il bonifico, il lavoratore interessato riceve:

  • prima gli sms di notifica del pagamento;
  • poi la comunicazione di liquidazione inviata da Postel al suo indirizzo di residenza/domicilio (comunicato dal datore di lavoro nel mod. Sr41/Sr43); con questa comunicazione può recarsi a riscuotere l’integrazione salariale spettante presso qualsiasi ufficio postale, con il proprio documento di identità in corso di validità e un documento attestante il codice fiscale (ad esempio, tessera sanitaria).

Inail: calcolo premi 2020

L’Inail, con la circolare 18/2020, ha fornito le istruzioni per il calcolo dei premi assicurativi contro il rischio d’infortuni sul lavoro e malattia professionale (premi ordinari e i premi speciali unitari), sulla base dei limiti di retribuzione imponibile giornaliera per l’anno 2020.

Regolarizzazione dei lavoratori in nero

Nuove proposte in arrivo, che potrebbero essere attuate col cosiddetto decreto maggio:

  • regolarizzazione dei lavoratori in nero, sia italiani sia immigrati: la sanatoria potrebbe riguardare fino a 600mila persone, di cui circa la metà impiegate in agricoltura;
  • reddito di emergenza, sino a 800 euro mensili per un massimo di 3 mesi;
  • riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Proroga dei contratti a termine

In considerazione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, ai datori di lavoro che risultano destinatari della cassa integrazione guadagni ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga, è consentita la possibilità di procedere, per il periodo di emergenza, al rinnovo o alla proroga dei contratti a tempo determinato, compresi quelli di somministrazione.

In pratica, durante il periodo di emergenza per l’epidemia di coronavirus, i datori di lavoro possono derogare:

  • al generale divieto di apporre il termine alla durata di un contratto di lavoro presso unità produttive nelle quali siano in corso sospensioni del lavoro o riduzioni dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato;
  • alla necessità di osservare il cosiddetto periodo cuscinetto, un periodo di intervallo in caso di avvicendamento tra più contratti a termine (stop and go), pari a 10 o 20 giorni per contratti di durata rispettivamente sino o superiore a 6 mesi;
  • al divieto di avviare contratti di somministrazione (sia a tempo determinato che staff leasing) presso unità produttive che abbiano in corso sospensioni o riduzioni del lavoro in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione.

Ai datori di lavoro è dunque concessa, per la sola fase di emergenza, la proroga dei contratti a tempo determinato o in somministrazione attualmente in essere o il rinnovo di quelli precedentemente scaduti, senza dover osservare il periodo cuscinetto. Resta comunque l’obbligo di specificare le causali (condizioni e motivazioni del contratto) nelle ipotesi in cui sono richieste dalla legge.

Decreto maggio: in arrivo novità importanti per i lavoratori

Il Governo sta per varare il “decreto-maggio” per il rilancio del Paese, che prevede numerose misure per i lavoratori dipendenti, agevolazioni per gli autonomi ed i meno abbienti e sostegni per le imprese. Vediamo le misure principali, in base alle anticipazioni pervenute:

  • stop ai licenziamenti prorogato per altri tre mesi: i datori di lavoro privati non potranno intimare licenziamenti collettivi e individuali per motivi economici; sono salvi i licenziamenti per motivi disciplinari;
  • possibilità di ripristinare il rapporto di lavoro revocando il licenziamento, con contestuale richiesta di cassa integrazione in deroga, per chi ha licenziato per giustificato motivo oggettivo dal 23 febbraio al 17 marzo;
  • prolungate di altre 9 settimane (18 complessive) le integrazioni salariali;
  • prolungato il bonus per i lavoratori autonomi anche per aprile e maggio (due bonus da 800 euro al mese, oppure il bonus aprile da 600 euro e quello di maggio da mille euro), limitati ad alcune categorie di professionisti; per i professionisti iscritti agli ordini professionali verrebbe meno la condizione dell’iscrizione in via esclusiva ad una cassa previdenziale;
  • prolungato il congedo straordinario genitori Covid di altri 15 giorni; bonus babysitter aggiuntivo per altri 600 euro;
  • ampliate le soglie per l’accesso al reddito di cittadinanza e confermato il reddito di emergenza.

Esonero contributivo 2020 per assunzione giovani under 35

Torna il bonus per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate negli anni 2019 e 2020, di giovani fino a 35 anni di età ai sensi (art.1, co. 10, L.160/2019- legge di Bilancio 2020).
Al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile, difatti, la legge di Bilancio 2020 ha modificato la finanziaria 2018, prevedendo che, per le nuove assunzioni, effettuate nelle annualità 2019 e 2020, di lavoratori fino a 35 anni di età, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, possa trovare applicazione l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

La riduzione opera per un periodo massimo di 36 mesi a partire dalla data di assunzione del lavoratore e può essere riconosciuta, per l’eventuale periodo residuo, in capo ad altri datori di lavoro che procedano all’assunzione dello stesso dipendente.

La misura dell’incentivo è pari al 50% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile.

L’esonero è elevato nella misura del 100 %, sempre per 36 mesi a partire dalla data di assunzione e sempre nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile, nelle ipotesi in cui le assunzioni a tempo indeterminato:

  • intervengano entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio;
  • riguardino giovani che abbiano svolto presso lo stesso datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

Con la circolare 57/2020, l’Inps fornisce le indicazioni e le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla predetta misura di esonero contributivo.

Malattia e integrazioni salariali

L’Inps, col messaggio 1822 del 30 aprile 2020, ha chiarito che cosa succede nel caso in cui il lavoratore che percepisce le integrazioni salariali (cig, cassa in deroga o assegno ordinario) si ammali.

L’articolo 3, comma 7, del D.lgs 14 settembre 2015, n. 148, prevede che “il trattamento di integrazione salariale sostituisce in caso di malattia l’indennità giornaliera di malattia, assieme all’eventuale integrazione a carico del datore di lavoro”.

La disciplina di dettaglio è contenuta nella circolare Inps n. 197/2015, per quanto riguarda le integrazioni salariali (CIG), e nella circolare n. 130/2017, per quanto riguarda le prestazioni del Fondo di integrazione salariale (FIS).

Nello specifico, se durante la sospensione dal lavoro (cassa integrazione a zero ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continua ad usufruire delle integrazioni salariali: l’attività lavorativa è infatti totalmente sospesa, non c’è obbligo di prestazione da parte del lavoratore, che non deve quindi nemmeno comunicare lo stato di malattia e continua a percepire le integrazioni salariali.

Qualora lo stato di malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa si possono verificare due casi:

  • se la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entra in Cig dalla data di inizio della stessa;
  • qualora, invece, non venga sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continua a beneficiare dell’indennità di malattia, se prevista.

Se l’intervento di cassa integrazione è relativo ad una contrazione dell’attività lavorativa, quindi riguarda dipendenti lavoranti ad orario ridotto, prevale l’indennità economica di malattia.

Le regole per la cassa integrazione salariale ordinaria si applicano in via analogica alla Cig in deroga.

La circolare n. 130/2017, in materia di Fis (Fondo d’integrazione salariale dell’Inps), prevede, al paragrafo 2.4.1., per l’assegno ordinario, quanto segue:

  • in caso di sospensione a zero ore è necessario distinguere l’ipotesi in cui la malattia sia insorta durante il periodo di sospensione dall’ipotesi in cui la malattia sia precedente l’inizio della sospensione (cfr. circ. n. 82/2009);
    • nel primo caso la malattia non è indennizzabile, pertanto il lavoratore continua a percepire l’assegno ordinario e non dovrà comunicare lo stato di malattia, in quanto non vi è l’obbligo di prestazione dell’attività lavorativa;
    • nell’ipotesi in cui lo stato di malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa si possono verificare due casi:
      • se la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia beneficerà delle prestazioni garantite dal FIS dalla data di inizio delle stesse;
      • se non viene sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore continuerà a beneficiare dell’indennità di malattia, se prevista dalla vigente legislazione.

In caso di riduzione di orario l’assegno ordinario non è dovuto, in alcun caso, per le giornate di malattia, indipendentemente dall’indennizzabilità di queste ultime (circ. 50943 GS/25 del 8.2.1973).

La disciplina illustrata è valida anche per le domande di prestazioni di integrazione salariale (CIG, FIS, CIGD) intervenute nel corso dell’emergenza epidemiologica per COVID-19.

Integrazioni salariali Covid: abolita la procedura sindacale

La conversione in legge del Dl Cura Italia (Dl 18/2020) comporta significative novità in materia di lavoro.

In particolare, è stata soppressa la disposizione secondo cui il datore di lavoro, per fruire della cig o dell’assegno ordinario,  doveva attivare una procedura sindacale ridotta, consistente nell’informazione, nella consultazione e nell’esame congiunto, da svolgersi anche in via telematica entro i 3 giorni successivi a quello della richiesta.

Nello stesso modo, relativamente alla cig in deroga, il Dl prevedeva che, per i soli datori con più di 5 dipendenti, i trattamenti fossero subordinati alla conclusione di un accordo – anche in via telematica – tra la Regione (o la Provincia autonoma) e le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro: ora, con la legge di conversione, l’accordo è escluso per i datori di lavoro che abbiano chiuso l’attività in ottemperanza ai provvedimenti di urgenza emanati per far fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Cig a zero ore: l’Uniemens va inviato

Non è prevista alcuna sospensione della posizione contributiva in relazione al periodo in cui opera il trattamento di cassaintegrazione, anche in deroga, o assegno ordinario.

Le aziende che, per tutti i lavoratori, hanno chiesto la Cigo, la Cigd o l’assegno ordinario del Fis a pagamento diretto Inps per l’intero mese devono continuare a trasmettere il flusso Uniemens all’inps: lo ha reso noto un documento dell’Ordine dei consulenti del lavoro. L’istituto di previdenza rivede, quindi, la propria posizione rispetto a quanto affermato in precedenza. L’Istituto aveva tra l’altro affermato che l’azienda, ponendo in cassa integrazione (Cigo o Fis) a zero ore tutto il personale e chiedendo il pagamento diretto della prestazione, avrebbe dovuto comunicare la sospensione dell’attività lavorativa con dipendenti e la successiva ripresa. La decisione aveva suscitato perplessità.

Nuovo protocollo per la sicurezza sul lavoro- coronavirus

In data 24 aprile 2020 è stato integrato, dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Il documento contiene linee guida condivise tra le parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio.

Nuovo documento Inail per la sicurezza sul lavoro-coronavirus

L’Inail, in data 23 aprile 2020, ha pubblicato un documento tecnico che contiene indicazioni sulle misure di contenimento del contagio da coronavirus nei luoghi di lavoro nella fase di riapertura delle attività produttive, per affrontare la graduale ripresa in sicurezza delle attività produttive e a garantire adeguati livelli di tutela della salute per tutta la popolazione.

Sospensione dei contributi Inps: modello Uniemens

L’Inps, riguardo ai beneficiari della sospensione della contribuzione per l’emergenza Covid 19, ha fornito, con messaggio 1754/2020, le istruzioni per la compilazione del flusso Uniemens.

Le aziende, mediante l’inserimento dei codici di sospensione sotto indicati all’interno del flusso Uniemens, dichiarano di possedere i requisiti previsti ai fini della sospensione dei versamenti, ai sensi dell’articolo 18, commi da 1 a 5, del decreto-legge n. 23/2020. L’Inps provvederà all’attribuzione del codice di autorizzazione “7G”, che assume il nuovo significato di “Azienda interessata alla sospensione dei versamenti contributivi a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18”.

Pertanto, i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali oggetto della sospensione sono quelli con scadenza legale nell’arco temporale decorrente dal 1° aprile 2020 al 31 maggio 2020, ferma restando l’eventuale operatività disgiunta per il mese di aprile e maggio 2020, secondo quanto già precisato.

Ai fini della compilazione del flusso Uniemens, per i periodi di paga aventi scadenza tra il 1° aprile 2020 e il 31 maggio 2020, le aziende devono inserire nell’elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito> i codici di nuova istituzione sotto riportati:

  • “N970”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 1 e 2”;
  • “N971”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 3 e 4”;
  • “N972”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 comma 5”.

Per quanto riguarda la contribuzione sospesa da versare al Fondo di Tesoreria, con il messaggio n. 23735/2007, l’Inps ha chiarito che la sospensione contributiva si applica anche alle quote di Tfr da versare al Fondo di Tesoreria, trattandosi di contribuzione previdenziale equiparata, ai fini dell’accertamento e della riscossione, a quella obbligatoria dovuta a carico del datore di lavoro.

Pertanto, qualora il datore di lavoro, durante il periodo di sospensione, debba liquidare il trattamento di fine rapporto o le anticipazioni di cui all’articolo 2120 c.c., ai fini del calcolo della capienza dovranno essere considerati i contributi esposti “a debito” nella denuncia contributiva, non assumendo invece rilievo le partite oggetto di sospensione contributiva.

Il messaggio 1754/2020 detta anche le istruzioni sulle modalità di compilazione dei flussi per sospensione contributiva per:

  • aziende con lavoratori cessati nel periodo di sospensione;
  • artigiani e commercianti;
  • committenti e liberi professionisti iscritti alla gestione Separata;
  • aziende aventi natura giuridica privata con dipendenti iscritti alla gestione pubblica ex Inpdap;
  • aziende agricole;
  • lavoratori agricoli autonomi e concedenti piccola colonia e compartecipazione familiare.

Durc on line: validità prorogata al 15 giugno

Con il messaggio n. 1546 dell’8 aprile 2020, l’Inps ha comunicato il rilascio di una nuova procedura nella funzione <Consultazione> dell’applicativo Durc on Line (documento unico di regolarità contributiva), necessaria per prorogare la validità dei Durc On Line con scadenza  tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020 conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020.

Attraverso la funzione <Consultazione> sono resi disponibili sia i Durc On Line in corso di validità, sia quelli con scadenza compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020, la cui validità è prorogata per legge (DL 18/2020, cd. decreto Cura Italia) al 15 giugno 2020.

L’Inps, con messaggio 1703/2020, informa che la gestione delle richieste di verifica della regolarità contributiva effettuate in cooperazione applicativa continuerà ad operare con le consuete modalità, ad eccezione delle ipotesi in cui, per il codice fiscale inviato, sia presente un Durc On Line con scadenza compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020.

In questi casi l’eventuale nuovo invio sarà annullato in automatico dal sistema.

L’acquisizione del Durc On Line con validità prorogata al 15 giugno 2020, che non sia nella materiale disponibilità del richiedente in cooperazione applicativa, dovrà avvenire tramite il servizio in cooperazione con il metodo sincrono di <Verifica regolarità> oppure direttamente dal portale Inps attraverso la procedura Durc On line, accedendo alla funzione <Consultazione> previa autenticazione con il PIN già in dotazione.

Come già precisato con il messaggio n. 1374/2020, i Durc On Line che vengono restituiti dal sistema indicano nel campo <Scadenza validità> una data compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 15 aprile 2020. Tale data non può essere modificata in quanto ciascun documento è contraddistinto da un numero di protocollo che identifica univocamente la richiesta di verifica della regolarità contributiva. Ciò anche al fine di garantire l’integrità materiale del Documento e prevenirne la contraffazione e la falsificazione.

Aggiornamento DVR per coronavirus

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con nota n. 89 del 13 marzo 2020, ha fornito nuovi chiarimenti sugli adempimenti in materia di sicurezza e salute sul lavoro, connessi all’emergenza Covid-19 ai fini della valutazione dei rischi e alla conseguente redazione del Dvr. L’Ispettorato ritiene utile che il datore di lavoro rediga un aggiornamento del Dvr.

In particolare, consiglia di redigere un piano di intervento o una procedura per individuare e attuare  le misure di prevenzione e di protezione dal rischio epidemiologico coronavirus.

Proroga congedo parentale coronavirus

L’Inps, con messaggio 1648 del 16.4.2020, ha reso noto che il congedo per la cura dei figli durante il periodo di sospensione delle attività scolastiche è stato prorogato sino al 3 maggio 2020.

Nel dettaglio, il congedo parentale “coronavirus” può essere fruito da uno solo dei genitori oppure da entrambi, ma non negli stessi giorni e sempre nel limite complessivo (sia individuale che di coppia) di 15 giorni per nucleo familiare; la  fruizione è, inoltre, subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore.

L’art. 23 del DL 18/2020 aveva previsto la possibilità di fruire del congedo a partire dal 5 marzo 2020, per il periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado disposto con il D.P.C.M. del 4 marzo 2020, fino al 3 aprile 2020, data in seguito prorogata al 13 aprile con D.P.C.M. del 1° aprile 2020.

Alla luce del D.P.C.M del 10 aprile 2020, che prevede la proroga ulteriore del periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, su conforme parere ministeriale, sono prorogati fino al 3 maggio 2020 anche i termini per la fruizione dei 15 giorni di congedo in oggetto.

Coronavirus: novità decreto liquidità imprese

Il cd. decreto Liquidità imprese, DL 23/2020,  reca “Misure urgenti in materia di acceso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché di interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”.

Per quanto riguarda le norme in materia di lavoro, l’articolo 41 del decreto stabilisce che le prestazioni di cassa integrazione salariale ordinaria, di assegno ordinario e di cassa integrazione in deroga con causale “COVID-19 nazionale”, (disciplinate nel DL Cura Italia e nella circolare Inps n. 47 /2020), sono riconoscibili, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata complessiva non superiore a 9 settimane, anche ai lavoratori che risultano in forza alla data del 17 marzo 2020.

In base a quanto chiarito dall’Inps nel messaggio 1607/2020, si computa anche il periodo durante il quale il lavoratore beneficiario dell’integrazione è stato impiegato presso il precedente datore di lavoro.

Le aziende che hanno già trasmesso domanda di accesso alle prestazioni con causale “COVID-19 nazionale” possono inviare una domanda integrativa, con la stessa causale e per lo stesso periodo originariamente richiesto, con riferimento ai lavoratori inizialmente non beneficiari di Cigo, Cigd o assegno ordinario. La domanda integrativa, inoltre, deve riguardare lavoratori in forza presso la stessa unità produttiva oggetto della originaria istanza.

Con riferimento alle domande integrative di assegno ordinario, si precisa che, per consentirne la corretta gestione, nel campo note bisogna indicare il protocollo della domanda integrata.

Il termine di scadenza della trasmissione delle domande integrative è fissato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa e decorre dalla data di pubblicazione del presente messaggio.

Coronavirus: novità lavoro decreto Cura Italia

Il DL 18/2020, cosiddetto decreto Cura Italia, contiene numerose novità in materia di lavoro. Si tratta di disposizioni nuove, ma transitorie, generalmente valide sino alla fine del periodo di durata dell’emergenza epidemiologica. Riassumiamo le principali:

  • possibilità per le aziende destinatarie della cassaintegrazione ordinaria (cig o cigo) di accedere ad una speciale indennità di cassaintegrazione per l’emergenza epidemiologica, per un massimo di 9 settimane sino ad agosto 2020, con procedure semplificate;
  • possibilità per le aziende destinatarie delle tutele dei fondi bilaterali e bilaterali alternativi (come il Fsba per le aziende artigiane) di accedere all‘assegno ordinario per l’emergenza epidemiologica, per un massimo di 9 settimane sino ad agosto 2020, con procedure semplificate;
  • possibilità per le aziende destinatarie delle tutele del fondo residuale Fis, che occupino mediamente oltre 5 dipendenti, di accedere all’assegno ordinario per l’emergenza epidemiologica, per un massimo di 9 settimane sino ad agosto 2020, con procedure semplificate;
  • possibilità per le aziende scoperte da altre tutele di accedere alla cassaintegrazione in deroga (cigd) riconosciuta da Regioni e Province autonome, per l’emergenza epidemiologica, per un massimo di 9 settimane sino ad agosto 2020, con procedure semplificate;
  • congedo parentale aggiuntivo (congedo parentale Covid 19)retribuito per chi ha figli sino a 12 anni o disabili gravi;
  • congedo parentale Covid non retribuito per chi ha figli sino a 16 anni;
  • 12 giornate aggiuntive di permessi legge 104;
  • diritto allo smart working per i disabili gravi e priorità per chi è gravemente invalido;
  • smart working semplificato e senza accordi preventivi per tutto il periodo di durata dell’emergenza epidemiologica (Dpcm 1.3.2020);
  • possibilità di usare le mascherine chirurgiche come Dpi per tutta la durata dell’emergenza;
  • nuove disposizioni transitorie in materia di salute e sicurezza sul lavoro, volte ad arginare l’epidemia di coronavirus (protocollo condiviso Confindustra, Confapi, Cgil Cisl Uil);
  • divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Incentivo all’assunzione IO lavoro

Fino a 8.060 euro per un anno a chi assume giovani disoccupati: è il bonus «Io lavoro», un incentivo in forma di esonero contributivo ai datori di lavoro privati che occuperanno stabilmente nuovi lavoratori (non occupati con lo stesso datore) che potranno essere di età compresa tra i 16 ed i 24 anni oppure di età maggiore, da 25 anni in su, se disoccupati da almeno 6 mesi.

L’agevolazione riguarderà tutte le Regioni italiane, non soltanto il Sud.

l’incentivo consiste in un esonero del 100% dal pagamento della contribuzione previdenziale (sono esclusi i premi Inail) per 12 mesi dalla data di assunzione: il contratto dovrà essere a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato professionalizzante.

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con approfondimento del 17 febbraio 2020, ha esaminato il testo del D.D. 52/2020, che ha annullato e sostituito il D.D. 44/2020, istitutivo dell’incentivo IO Lavoro, evidenziando come le modifiche, che insistono sul territorio dove il bonus è fruibile e, soprattutto, sul regime di compatibilità con altri incentivi, necessitino di nuove integrazioni. La Fondazione evidenzia inoltre come si sia creato un problema di compatibilità e cumulabità tra l’incentivo IO Lavoro e l’esonero triennale strutturale del 50% per gli under 35, così come modificato dalla legge di Bilancio 2020.

Nuovo bonus sullo stipendio 2020 cuneo fiscale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.L: 3/2020. In base alla nuova normativa, il bonus Renzi di 80 euro aumenta a 100 euro netti mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Chi, invece, percepisce un reddito da 26.600 a 28mila euro, ad oggi escluso dal bonus Irpef, beneficerà per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio decresce gradualmente.

Retribuzione e contributi colf  e badanti 2020

Aumentano, nel 2020, paga oraria e mensile minima dei collaboratori domestici, assieme ai contributi da versare in relazione al rapporto di lavoro: sono infatti state pubblicate di recente le tabelle 2020 relative alla contribuzione ed alla retribuzione valide per colf, badanti e per la generalità dei dipendenti inquadrati come lavoratori domestici.

I dettagli nel nostro approfondimento: Retribuzione e contributi 2020 colf e badanti.

Diffida accertativa per crediti di lavoro

Una recente nota dell’Ispettorato nazionale del lavoro (nota INL 595/2020) chiarisce che, al fine dell’adozione del provvedimento di diffida accertativa per crediti di lavoro, il personale ispettivo deve far riferimento al termine di prescrizione pari a 5 anni. La prescrizione inizia a decorrere dal primo giorno utile per far valere il diritto di credito, anche se in costanza di rapporto, nonostante il prevalente orientamento della giurisprudenza affermi che, nei casi di assenza di stabilità del rapporto, i crediti del dipendente decorrano solo a seguito della cessazione. Il personale dell’Ispettorato non può effettuare apprezzamenti discrezionali su una diversa decorrenza.

Aumento stipendi 2020

Lo schema di riduzione della tassazione mediante il taglio del cuneo fiscale prevede il riconoscimento di un bonus fiscale di 100 euro mensili, per le fasce di reddito entro la soglia di 28 mila euro. Al di sopra di questa soglia, l’importo dell’aumento sarà decrescente al crescere del reddito, con un meccanismo di décalage che servirà a evitare “gradini” tra chi è appena al di sotto oppure poco al di sopra del limite.

Ecco come saranno suddivisi gli importi della riduzione fiscale per soglie di reddito (suddivisione in fasce da mille euro):

  • redditi tra i 28 ed i 29 mila euro annui: beneficio di 1.166 annuo, 97 euro al mese;
  • redditi tra i 29 mila ed i 30 mila euro annui: beneficio di 1.131 euro l’anno, 94 euro al mese;
  • redditi tra i 30 ed i 31 mila euro annui: beneficio di 1.097 euro l’anno, 91 euro al mese;
  • redditi tra i 31 ed i 32 mila euro annui: beneficio di 1.063 euro l’anno, 88,5 euro al mese;
  • redditi tra i 32 ed i 33 mila euro annui: beneficio di 1.029 euro l’anno, 85,7 euro al mese
  • redditi tra i 33 ed i 34 mila euro annui: beneficio di 994 euro l’anno, 83 euro al mese;
  • redditi tra i 34 ed i 35 mila euro annui: beneficio di 960 euro l’anno, 80 euro al mese;
  • redditi tra i 35 ed i 36 mila euro annui: beneficio di 768 euro l’anno, 64 euro al mese;
  • redditi tra i 36 ed i 37 mila euro annui: beneficio di 576 euro l’anno, 48 euro al mese;
  • redditi tra i 37 ed i 38 mila euro annui: beneficio di 384 euro l’anno, 32 euro al mese;
  • redditi tra i 38 ed i 39 mila euro annui: beneficio di 192 euro l’anno, 16 euro al mese
Oltre 40 mila euro annui non è prevista nessuna riduzione delle imposte  in busta paga.

Autoliquidazione Inail 2020

L’Inail ha recentemente reso noti i termini per l’autoliquidazione 2019/2020:

  • 17 febbraio 2020: termine entro cui va pagato il totale dei premi (saldo 2019 più acconto 2020), oppure la prima delle quattro rate entro le quali è possibile dilazionare il dovuto, con la maggiorazione dello 0,93% a titolo di interessi delle rate successive alla prima; entro lo stesso termine, inoltre, può essere presentata la richiesta di riduzione delle retribuzioni presunte per l’anno 2020;
  • 2 marzo 2020: entro questo termine deve essere inviata la denuncia delle retribuzioni corrisposte nel 2019.

Calcolo periodo di comporto secondo il calendario comune

La Cassazione, con la sentenza n. 9751/2019, ha chiarito che il periodo di comporto per malattia determinato in mesi, deve essere computato, salvo diversa volontà delle parti sociali, secondo il calendario comune, e non considerando ogni mese convenzionalmente pari a 30 giorni.  Questo, in base al principio desumibile dall’art. 2963, comma 4, Cod. civ. e dall’art. 155, comma 2, c.p.c.

Pagamento stipendi entro il 12 gennaio 2020

La Fondazione studi Consulenti del lavoro ha ricordato, nell’approfondimento del 3 gennaio 2020, che gli stipendi di dicembre dei lavoratori dipendenti devono essere pagati dai datori di lavoro entro il 12 gennaio 2020, in base al principio di cassa allargato. In sostanza, rientrano tra i redditi 2019 da lavoro dipendente i compensi corrisposti sino al 12 gennaio 2020: questo principio si applica anche ai redditi di lavoro assimilati a quelli di lavoro dipendente. Provvedere al pagamento successivamente al 12 gennaio comporta l’obbligo di effettuare variazioni  sul modello “Redditi”.

Anticipo TFS e TFR dipendenti pubblici

Il DL 4/2019 ha previsto, per i dipendenti pubblici, la possibilità di ottenere un’anticipazione della liquidazione, TFS o TFR, attraverso un prestito bancario a tasso agevolato, sino a 45mila euro. Le modalità di attuazione, i criteri, le condizioni e gli adempimenti per l’accesso al finanziamento devono essere disciplinati da un DPCM da concertare con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la pubblica amministrazione. Il  DPCM che regola l’attuazione dell’anticipazione  del Trattamento di Fine Servizio/Fine Rapporto, ad oggi, è in attesa del parere del Consiglio di Stato. Lo ha riferito il sottosegretario al Welfare, Stanislao di Piazza, in risposta ad una interrogazione a risposta immediata sollevata dalla Lega in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Rifiuto dell’accordo per la riduzione dello stipendio: licenziamento illegittimo

Secondo la sentenza 31527/2019 della Cassazione, il lavoratore che si rifiuta di firmare l’accordo con il quale viene ridotto lo stipendio non può essere licenziato, in quanto il provvedimento costituirebbe una ritorsione da parte della società.

Nel caso di specie, l’intento ritorsivo del datore di lavoro risulta dalla mancanza del nesso causale tra la motivazione della modifica organizzativa disposta dal datore e la soppressione della particolare posizione lavorativa del dipendente.

Nuove retribuzioni medie lavoratori agricoli

L’Inps, con circolare n. 144 del 22 novembre 2019, ha fornito le indicazioni per la rilevazione delle retribuzioni contrattuali degli operai a tempo determinato (OTD) e degli operai a tempo indeterminato (OTI) del settore agricolo, in vigore alla data del 30 ottobre 2019, per la determinazione delle retribuzioni medie salariali.

Comunicazioni obbligatorie: novità sospese

Il Ministero del lavoro, con decreto Direttoriale 847/2019, ha sospeso l’entrata in vigore dei nuovi standard delle comunicazioni di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro, anche in somministrazione e per il lavoro marittimo. Di conseguenza, l’aggiornamento dei modelli delle comunicazioni obbligatorie, previsti dal Decreto Anpal 465/2019 per il 21 novembre 2019, è posticipato a nuova data.

Malattia e domanda Naspi

L’Inps, con messaggio n. 4211/2019, ha fornito dei chiarimenti relativi alla malattia verificatasi o protrattasi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ed ai termini di presentazione della domanda d’indennità di disoccupazione Naspi. Le stesse indicazioni valgono in caso di infortunio sul lavoro e malattia professionale.

Nello specifico, se la malattia insorta dopo la data di cessazione del rapporto di lavoro è indennizzabile, il termine di presentazione della domanda Naspi è sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di malattia indennizzato (o di infortunio sul lavoro/malattia professionale) e riprende a decorrere, al termine del periodo indennizzato, per la parte residua.

Se la malattia insorge durante il rapporto di lavoro e si protrae oltre la sua cessazione, il termine per la presentazione della domanda di Naspi decorre dalla fine dell’evento indennizzato.

Se invece non è prevista la tutela della malattia oltre la data di cessazione del rapporto di lavoro (ad esempio, per i lavoratori a tempo determinato del settore commercio), il termine di presentazione della domanda di Naspi, pari a 68 giorni dalla cessazione del rapporto, non può essere sospeso e decorre secondo le regole ordinarie.

Comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con parere n. 1 del 14 novembre 2019, ha chiarito che, in materia di comunicazioni obbligatorie (per instaurazione, trasformazione o cessazione del rapporto di lavoro), è cambiato il solo destinatario, che non è più l’Anpal, ma il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Le modifiche al D.Lgs. 150/2015 sono in vigore dallo scorso 3 novembre, con la L. 128/2019, di conversione del D.L. 101/2019. Nulla cambia rispetto alle procedure operative.

Morte di un dipendente dovuta all’amianto: aumento tasso Inail

La Cassazione, con sentenza 20 settembre 2019 n. 23517, ha ritenuto legittimo l’aumento del tasso del premio Inail a causa della morte del dipendente, se l’azienda non prova che il decesso è estraneo all’amianto.

Addizionale Naspi per i rinnovi dei contratti a termine

Il decreto Dignità, modificando la Legge 92/2012, ha previsto un aumento del contributo addizionale Naspi dello 0,5% per ogni rinnovo del contratto a tempo determinato.

Il termine di versamento della maggiorazione dello 0,5%, relativa al periodo compreso tra il 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 87/2018) e agosto 2019, è stato successivamente prorogato dall’Inps al mese di ottobre 2019, col messaggio n. 3447 del 24 settembre 2019.

I datori di lavoro, nel flusso Uniemens di competenza settembre o ottobre 2019, devono provvedere ad esporre, per ogni singolo lavoratore interessato,  i valori complessivi relativi ad ognuno dei rinnovi intervenuti nel periodo, secondo le modalità operative descritte nella circolare  Inps n. 121/2019,

Successivamente, l’Inps, con messaggio n. 4098 dell’8 novembre 2019, ha indicato le modalità operative di compilazione del flusso UniEmens nei casi di rapporti di lavoro a termine, anche in somministrazione, rinnovati per un numero di volte superiore a 9, per consentire un corretto calcolo contributivo ed evitare il proliferare dei codici “M7NN” ( NN indica il numero di rinnovo).

In futuro saranno introdotte nuove procedure che consentiranno la gestione dei rinnovi con un sistema più semplificato.

Sanzioni penali per mancato versamento dei contributi Inps

La Cassazione Penale,  con sentenza n. 37537/2019, ha fornito importanti chiarimenti sull’applicazione della sanzione penale per l’omesso versamento, da parte del datore di lavoro, delle ritenute contributive operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.

Per questa condotta, il datore di lavoro è sanzionato penalmente se l’importo supera la soglia di 10.000 euro annui: ai fini della punibilità, non rileva la prescrizione delle omissioni contributive mensili nell’annualità in contestazione, perché la soglia di 10mila euro è riferita al periodo annuale, quindi è indipendente da fatti estintivi diversi dal pagamento.

Dipendente costretto al pensionamento anticipato: spetta il danno da demansionamento

Il lavoratore emarginato sul posto di lavoro e costretto ad anticipare la pensione ha diritto al risarcimento del danno da demansionamento: lo ha stabilito la Cassazione, con ordinanza  n. 19923/2019.

Per aver diritto al risarcimento, il dipendente deve provare una diretta relazione tra la situazione di emarginazione professionale e la scelta “obbligata” di accedere anticipatamente alla pensione. Il danno patrimoniale può essere commisurato ai costi sostenuti dal lavoratore in relazione all’anticipo pensionistico: costo del riscatto degli anni universitari, eventuali penalizzazioni sul trattamento di pensione, etc.

Rinnovo Ccnl Laterizi Industria

Sottoscritta l’ipotesi di accordo di rinnovo del Ccnl Laterizi industria da Andil, Assobeton e Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, in data 30 settembre 2019. L’accordo collettivo decorre dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2022 e prevede nuovi importi per i minimi tabellari con decorrenza settembre 2019, luglio 2020 e luglio 2021.

Nuova detassazione per i lavoratori con reddito sino a 26mila euro

In base a quanto emerso dalla Nadef, la nota di aggiornamento al Def, è prevista la riduzione delle tasse sul lavoro da luglio 2020 per i lavoratori con reddito annuo fino a 26mila euro. Al momento è allo studio la modalità di attuazione della misura.

Rifinanziati gli incentivi per assumere disabili

L’incentivo per l’assunzione di lavoratori disabili, previsto dall’articolo 13, commi 1 e 1-bis, L. 68/1999, è stato rifinanziato, per l’anno 2019, con decreto interministeriale del 3 luglio 2019, emanato dal Ministero del lavoro, di concerto con il Ministero per la famiglia e il Mef.

Assegni familiari: il consulente del lavoro può presentare la domanda

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, con comunicato n. 8490/U del 17 settembre 2019, ha reso noto che, entro ottobre 2019, sarà disponibile la piattaforma che consentirà ai consulenti del lavoro di inserire le domande di Anf per conto dei dipendenti delle sole aziende in delega. Il lavoratore dovrà rilasciare una delega specifica, che dovranno sottoscrivere anche gli altri componenti del nucleo familiare titolari di reddito.

Riduzione dell’orario di lavoro chiesta dal dipendente: i contributi non sono dovuti

Nel recente incontro che si è svolto tra i rappresentanti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e l’Inps, è stato affrontato  il tema della riduzione dell’orario di lavoro, per decisione dell’azienda o del dipendente, e della relativa corresponsione dei contributi. Secondo l’Inps, se l’attività lavorativa è ridotta per volontà del datore di lavoro, la contribuzione è sempre dovuta sul minimale. Se la contribuzione sul minimale non è versata, in caso d’ispezione scatta la diffida accertativa per la parte retributiva. Se l’attività è invece ridotta per volontà del dipendente, non sono dovuti i contributi sul minimale.  La richiesta deve essere debitamente motivata e documentata.

Possono comunque emergere elementi di non genuinità se l’astensione dall’attività, pur essendo richiesta dal dipendente, coincide con un calo di fatturato, o se le richieste sono elevate in rapporto alle dimensioni dell’azienda. Inoltre è necessario applicare le eventuali previsioni del contratto collettivo su durata massima e motivazioni che giustificano l’aspettativa.

Lavoratore in nero beneficiario del reddito di cittadinanza

In caso di impiego irregolare di un lavoratore subordinato, membro di una famiglia beneficiaria del Reddito di cittadinanza, al datore di lavoro viene comminata la maxi sanzione per lavoro nero con importo maggiorato del 20%. Non rileva il fatto che il lavoratore non sia il soggetto che ha richiesto il reddito di cittadinanza.

Il lavoratore in nero beneficiario del reddito di cittadinanza, nel caso in cui l’attività lavorativa svolta non sia stata comunicata all’Inps entro i termini previsti, commette difatti reato, anche se non è lui ad aver richiesto il sussidio, in quanto risulta comunque beneficiario della misura.

Malattia, maternità e disoccupazione iscritti alla gestione separata

Per i lavoratori parasubordinati e i liberi professionisti iscritti alla gestione separata in via esclusiva, è sufficiente un mese di contribuzione accreditato negli ultimi 12 mesi per ottenere: l’indennità di disoccupazione Discoll, la maternità, l’indennità per malattia e degenza ospedaliera, l’indennità per congedo parentale. Per approfondire: Gestione separata, guida completa.

Nuove tutele per i riders

Sulla situazione dei riders è recentemente intervenuto il decreto crisi (Dl 101/2019), che garantisce alla categoria maggiori diritti, sia in relazione alla retribuzione, sia per gli aspetti relativi alla sicurezza sul lavoro. La nuova disciplina si applica a tutti coloro che effettuano consegne su due ruote (con l’ausilio di biciclette o veicoli a motore), ricevendo gli ordini di consegna attraverso piattaforme, anche digitali.

I riders, grazie al nuovo decreto, hanno diritto al corrispettivo non solo in base alle consegne effettuate, ma anche a una retribuzione oraria, a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata.

I riders hanno anche diritto alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Per approfondire: Rider: rapporto di lavoro.

Diritto alle indennità per dimissioni volontarie nel periodo di maternità

Se la lavoratrice madre rassegna le dimissioni nel periodo in cui opera il divieto di licenziamento, ha comunque diritto alle indennità previste dalla legge o dal contratto per l’ipotesi di licenziamento. Ha dunque diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, indipendentemente dal motivo delle dimissioni, che possono anche volontarie e preordinate all’assunzione presso un’altra azienda. Lo ha chiarito la Cassazione, con una recente sentenza [60].

Arretrati bonus occupazione Sud 2019

I datori di lavoro hanno tempo fino alla denuncia contributiva relativa al mese di ottobre 2019 per il recupero del Bonus Incentivo Sviluppo Sud, relativamente alla competenza dei mesi che vanno da gennaio a luglio. Lo ha ricordato l’Inps, nel messaggio 1031/2019.

Disdetta e modifica del contratto collettivo applicato: quando è possibile

Solo la scadenza contrattuale rende possibile il recesso dal contratto collettivo applicato e la sostituzione con un nuovo contratto, a meno che le parti sociali firmatarie decidano di procedere con la disdetta: lo ha chiarito la Cassazione, con una recente sentenza [59].

La vigenza del contratto collettivo, difatti, crea un vero e proprio diritto individuale all’applicazione del suo contenuto in capo al lavoratore: solo alla scadenza, fermi restando i diritti acquisiti, come il livello retributivo raggiunto, si può procedere con la sostituzione del contratto collettivo di riferimento. In assenza di scadenza, per la disdetta è necessario agire secondo correttezza e buona fede, senza ledere i diritti intangibili dei lavoratori.

Anticipo TFS statali: rinvio al prossimo autunno

A causa della crisi di governo, lo sblocco dell’anticipo del TFS slitterà al prossimo autunno, anche se in molti temono che il provvedimento resti lettera morta. Grazie alla misura, chi accede al pensionamento con i requisiti della quota 100, o della pensione di vecchiaia o anticipata secondo altre norme, avrebbe potuto richiedere subito una somma pari all’indennità di fine servizio maturata, sino a un massimo di 45mila euro, tramite prestito bancario agevolato. Per approfondire: Quota 100 e anticipo TFS.

Quota 100: controlli dell’Agenzia delle Entrate sui pensionati lavoratori

Controlli incrociati dell’Inps e dell’Agenzia Entrate sui beneficiari della pensione quota 100: chi percepisce questa tipologia di pensione, se non ha ancora compiuto 67 anni, non può cumularla con i redditi di lavoro,  esclusi alcuni redditi indirettamente collegati all’attività lavorativa (elencati nel successivo paragrafo “Redditi di lavoro e pensione quota 100”) ed il lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro annui.

Se chi percepisce la pensione quota 100 non comunica, col modello quota 100, eventuali redditi incumulabili, l’Inps sospende d’ufficio la pensione e provvede al recupero del trattamento percepito indebitamente, con interessi e sanzioni. La sospensione dura sino al permanere dell’attività lavorativa dalla quale deriva il reddito incumulabile, o sino al compimento dell’età pensionabile.

Reddito di cittadinanza: 600mila nominativi sottoposti a controllo

L’Inps ha appena inviato alla Guardia di Finanza ben 600mila nominativi di beneficiari di Rdc, perché siano sottoposti a verifiche, finalizzate a individuare chi lavora in nero o in grigio o chi, comunque, possiede redditi o patrimoni nascosti.

Chi richiede il Rdc senza averne diritto rischia sino a 6 anni di galera, la revoca immediata del sussidio e l’impossibilità di richiederlo per 10 anni. Chi invece perde il diritto al Rdc successivamente, senza dichiarare le variazioni di reddito e della situazione lavorativa, rischia sino a 3 anni di carcere, oltre alla revoca immediata del sussidio e all’impossibilità di richiederlo per 10 anni.

Secondo il viceministro Garavaglia, oltre il 70% delle domande di Rdc presenterebbe irregolarità. Per approfondire: Reddito di cittadinanza, controlli a tappeto della finanza.

Redditi di lavoro e pensione quota 100

L’Inps, con una recente circolare [58], dopo aver ribadito che la pensione Quota 100 non è cumulabile con i redditi di lavoro, escluso il lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro annui, ha tuttavia chiarito che il trattamento si può cumulare coi seguenti redditi:

  • indennità per cariche pubbliche elettive;
  • redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro;
  • partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione senza apporto di lavoro;
  • compensi percepiti per l’esercizio della funzione sacerdotale;
  • indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle proprie funzioni o per l’esercizio della funzione di giudice tributario;
  • indennità sostitutiva del preavviso;
  • redditi derivanti da attività socialmente utili svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani;
  • indennità percepite per le trasferte e missioni fuori del territorio comunale;
  • rimborsi per spese di viaggio e di trasporto;
  • spese di alloggio;
  • spese di vitto che non concorrono a formare il reddito fiscalmente imponibile;
  • indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Chi intende lavorare, pur essendo beneficiario della pensione quota 100, deve comunicarlo all’Inps attraverso il nuovo modulo Quota 100.

Per approfondire: Pensione quota 100.

Scopri online se il tuo rapporto di lavoro è irregolare e manda in tempo reale gli ispettori in azienda

Grazie al nuovo servizio online dell’Inps Consultazione info previdenziali (Cip), è ora possibile per i lavoratori dipendenti:

  • controllare se sono assunti regolarmente o sono in nero;
  • controllare se il livello d’inquadramento, le mansioni, la paga, le assenze e gli altri dati dichiarati dal datore di lavoro all’Inps corrispondono al vero;
  • segnalare le irregolarità per inviare gli ispettori in azienda.

Il servizio è disponibile nel sito web dell’Inps o tramite l’app Inps mobile.

Nuovo stato di disoccupazione

L’Anpal, con una recente circolare [57] ha superato la distinzione tra stato di disoccupazione per soggetti privi d’impiego e stato di disoccupazione parziale, o di non occupazione. Inoltre, ha chiarito che lo stato di disoccupazione, per i dipendenti e i parasubordinati, snpali mantiene con un reddito imponibile sino a 8145 euro annui (4800 euro per gli autonomi). Mantengono lo stato di disoccupazione, inoltre, gli stagisti, gli Lsu e chi lavora col contratto di prestazione occasionale (senza limiti di compenso).

Incentivi per l’assunzione di beneficiari del reddito di cittadinanza: istruzioni Inps

L’Inps, con una nuova circolare [56], ha fornito i dettagli in merito agli incentivi per l’assunzione di beneficiari di Rdc. L’agevolazione non consiste in un importo fisso, come previsto per altri incentivi all’assunzione (ad esempio l’Incentivo occupazione sviluppo Sud, recentemente confermato), ma dipende dall’ammontare del reddito di cittadinanza residuo spettante al lavoratore assunto, e dall’eventuale compartecipazione di un ente di formazione. In ogni caso, l’incentivo spetta per almeno 5 mesi, 6 se diviso con un ente formativo, può arrivare sino a un massimo di 780 euro al mese, e può consistere sia in un esonero dal versamento della contribuzione previdenziale (sia a carico del datore di lavoro, che del lavoratore), che in un credito d’imposta.

Bonus assunzione Mezzogiorno: al via gli incentivi

L’Inps, con una nuova circolare [54], dà il via alla possibilità di presentare le domande per il Bonus occupazione sviluppo Sud : la misura è aperta anche ai datori di lavoro che hanno assunto dal 1° gennaio al 30 aprile 2019, conformemente alle previsioni del nuovo decreto Anpal [55] sull’incentivo.

L’istituto, nella stessa circolare, dopo aver illustrato i requisiti necessari, fornisce poi le istruzioni per presentare le domande e per recuperare gli incentivi arretrati non fruiti, a partire da gennaio 2019.

Quando si può richiedere l’annullamento del licenziamento collettivo

L’annullamento del licenziamento collettivo per violazione dei criteri di scelta può essere richiesto soltanto dai lavoratori che hanno subito in concreto dei pregiudizi dalla specifica violazione. Gli altri dipendenti non sono legittimati. Lo ha stabilito la Cassazione, con una nuova ordinanza [53].

Niente licenziamento per inidoneità fisica se si può adattare la postazione di lavoro

La Cassazione, con una nuova sentenza [52], ha stabilito che il lavoratore non può essere licenziato per inidoneità fisica sopravvenuta se si può adattare la postazione di lavoro, senza eccessivi aggravi per l’impresa. Difatti è previsto l’obbligo, a carico del datore di lavoro, di verificare la possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro ai fini della legittimità del recesso.

Infortunio del dipendente: datore di lavoro sempre responsabile

La Cassazione, con una nuova ordinanza [51] , ha chiarito che, nel caso in cui in azienda si verifichi un infortunio, l’imprenditore ne risponde sempre, anche se ha nominato un soggetto preposto. La delega delle funzioni di controllo, infatti, non esclude la responsabilità civile dell’amministratore della società in caso di sinistro, a meno che l’infortunio non si verifichi per un comportamento del dipendente abnorme o assolutamente imprevedibile.

Possibile registrare le conversazioni coi colleghi per difendersi

Il dipendente può registrare, per difendersi, i colloqui con i colleghi, senza il consenso dei presenti: lo ha chiarito la Cassazione, con una nuova sentenza [50]; il diritto dei colleghi alla riservatezza, difatti, deve essere bilanciato col diritto alla tutela giurisdizionale. Pertanto, il dipendente che ha registrato i colleghi per tutelare la propria posizione all’interno dell’azienda non commette un illecito disciplinare e non può essere sanzionato. Bisogna però che le registrazioni siano pertinenti alle esigenze di difesa e che non eccedano queste finalità.

Mobbing: quali prove sono necessarie?

La Cassazione, con una nuova ordinanza [49], ha chiarito che, perché si configuri il mobbing, il lavoratore deve provare:

  • l’esistenza di più comportamenti di carattere persecutorio da parte del datore di lavoro o di un superiore (bossing);
  • i comportamenti possono essere illeciti o anche leciti, se considerati singolarmente;
  • che i comportamenti siano stati posti in essere in modo sistematico e prolungato;
  • che i comportamenti risultino mirati contro il dipendente, con intento vessatorio;
  • la lesione della sua salute o della sua personalità;
  • il collegamento tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio alla sua integrità psico-fisica;
  • l’intento persecutorio.

Licenziamento per giusta causa: necessario valutare tutte le condotte sanzionabili

La Cassazione, con una nuova sentenza [48], ha fornito importanti chiarimenti sull’ipotesi di licenziamento per giusta causa a fronte di più violazioni. In questi casi, la giusta causa di licenziamento può essere valutata non solo con riferimento all’insieme dei fatti contestati, ma ciascuna violazione può essere idonea a giustificare l’espulsione del lavoratore. Di conseguenza, pur avendo il giudice l’obbligo di esaminare le violazioni nel loro complesso, ha anche l’obbligo di valutare la sanzionabilità di ogni singola inadempienza.

Premi Inail dovuti anche se l’attività è sospesa

Se il rapporto lavorativo è sospeso senza retribuzione, dietro accordo tra datore di lavoro e dipendente, i premi Inail sono comunque dovuti, e devono essere calcolati sulla retribuzione che sarebbe spettata in caso di normale svolgimento dell’attività. Lo ha stabilito la Cassazione, con una nuova sentenza [47] , nella quale chiarisce che, ai fini della base di calcolo per il pagamento del premio,  non rileva la retribuzione corrisposta di fatto, salvo il caso in cui risulti superiore alla retribuzione contributiva di riferimento, o minimale contributivo.  Inoltre, la Cassazione esclude che la parti abbiano la libertà di rimodulare l’obbligo di versare contributi e premi sulla base della presenza al lavoro o dell’orario lavorativo, ma, al contrario, prevede che il rapporto assicurativo sia indipendente dal rapporto retributivo.

Periodo di comporto: conteggio secondo il calendario comune

La Cassazione, con una nuova sentenza [46], ha chiarito che il periodo di comporto determinato in mesi deve essere contato, salvo diversa disposizione del contratto collettivo applicato, secondo il calendario comune e l’effettiva consistenza dei mesi, in applicazione dei principi del codice civile in merito al computo dei termini.

In particolare, il codice civile prevede che, per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osservi il calendario comune; non si tiene conto del giorno dal quale parte il conteggio, né del numero dei giorni che compongono i mesi o gli anni: in questo modo, il termine va a scadere nel giorno del mese o dell’anno numericamente corrispondente a quello di decorrenza del termine iniziale, indipendentemente dal fatto che l’anno sia bisestile.

Non deve dunque essere data al mese la durata convenzionale di 30 giorni, in quanto si avrebbe un calendario di 360 giorni e non di 365.

Obbligo di misurare l’orario di lavoro

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una nuova sentenza [44], ha stabilito che, in ottemperanza ai diritti previsti dalla Direttiva europea sull’orario di lavoro [45], gli Stati membri devono imporre ai datori di lavoro l’obbligo di istituire un sistema oggettivo, affidabile e accessibile, che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun dipendente.

Aumentano gli assegni familiari

L’Inps ha pubblicato i nuovi importi degli ANF, gli assegni per il nucleo familiare, per il periodo che va dal 1° luglio 2019 al 30 giugno 2020: gli assegni sono stati rivalutati in base alla variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo calcolata dall’Istat tra l’anno 2017 e l’anno 2018, che è risultata pari a +1,1%. Qui le tabelle ANF con gli importi spettanti (a seconda della composizione del nucleo familiare e del reddito familiare di riferimento).

Ricordiamo che ora gli assegni devono essere richiesti direttamente dal lavoratore all’Inps, online o tramite patronato, non è più possibile inviare la domanda al datore di lavoro.

Il datore di lavoro deve gestire gli assegni e calcolare gli importi risultanti in concreto sulla base dei dati elaborati dall’istituto, disponibili nell’area del sito web dedicata ad aziende e consulenti, seguendo il percorso: Prestazioni e Servizi / Servizi per le aziende ed i consulenti/ cassetto previdenziale/ Consultazione importi ANF.

L’applicazione consente di visualizzare le informazioni concernenti le domande di assegno al nucleo familiare relative ai lavoratori per i quali si effettua la ricerca: in particolare, è possibile consultare gli importi massimi giornalieri e mensili dovuti in relazione a ciascun periodo di riferimento. È consentita la visualizzazione delle sole domande accolte.

Maternità obbligatoria: possibile fruire di tutti e 5 i mesi dopo il parto

La legge di bilancio 2019 [42] ha introdotto la facoltà, per le lavoratrici madri, di fruire dei 5 mesi di congedo obbligatorio e della relativa indennità direttamente dopo il parto. In sostanza, le lavoratrici non saranno più obbligate ad assentarsi 1 o 2 mesi prima del parto.

Relativamente alla nuova facoltà, l’Inps, con un recente messaggio [43], ha chiarito che, fino all’emanazione della circolare operativa e dei conseguenti aggiornamenti dell’applicazione “Gestione Maternità”, le lavoratrici madri possono esercitare l’opzione per fruire del congedo dopo il parto presentando domanda telematica di indennità di maternità, e spuntando la specifica casella.

In ogni caso, la domanda di maternità deve essere presentata prima dei 2 mesi che precedono la data prevista del parto e non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, tramite il sito web dell’istituto, oppure tramite patronato o contact center Inps (raggiungibile al numero 803.164, o 06.164.164 per chi chiama da cellulare).

La documentazione sanitaria necessaria per poter fruire del congedo di maternità esclusivamente dopo il parto deve essere inviata alla sede Inps competente, in originale e in busta chiusa, recante la dicitura “contiene dati sensibili”.

Le nuove domande di congedo non potranno essere elaborate dalla procedura “Gestione Maternità” fino all’emanazione della circolare operativa ed ai conseguenti aggiornamenti.

Inail: nuovi minimi di retribuzione 

L’Inail, con una nuova circolare [41], ha comunicato i limiti minimi di retribuzione imponibile per il calcolo dei premi assicurativi per l’anno 2019:

  • per l’anno 2019, il limite minimo di retribuzione giornaliera è pari a 48,74 euro, ossia il 9,5% dell’importo del
    trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti in vigore al 1° gennaio 2019, che ammonta a 513,01 euro mensili: ne deriva che le retribuzioni effettive non possono scendere sotto questi
    limiti adeguati, se inferiori, a euro 48,74;
  • il limite minimo mensile è pari a 1.267,24 euro;
  • alle retribuzioni convenzionali dei lavoratori con uno specifico limite minimo di retribuzione giornaliera si applica il limite minimo giornaliero di 27,07 euro;
  • alle retribuzioni convenzionali dei lavoratori senza uno specifico limite minimo di retribuzione giornaliera si applica il limite minimo giornaliero di 48,74 euro;
  • per i lavoratori part time, la retribuzione minimale convenzionale oraria ammonta a 7,31 euro.

La circolare illustra anche i minimali e le retribuzioni sulla cui base calcolare i premi relativi a:

  • operai agricoli
  • beneficiari di trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche e previdenziali;
  • disoccupati avviati ai cantieri scuola e lavoro, rimboschimento e sistemazione montana;
  • lavoratori a chiamata;
  • lavoratori della pesca marittima;
  • lavoratori a domicilio;
  • partecipanti all’impresa familiare;
  • lavoratori di società ex compagnie e gruppi portuali – non cooperative;
  • addetti a lavorazioni meccanico-agricole per conto terzi
  • soci volontari delle cooperative sociali;
  • lavoratori con retribuzioni convenzionali giornaliere stabilite a livello provinciale;
  • lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari
  • lavoratori dell’area dirigenziale
  • lavoratori parasubordinati;
  • sportivi professionisti.

Anf: chiarimenti Inps sulla nuova procedura per fruire degli assegni familiari

L’Inps, con un nuovo messaggio [40], ha chiarito le nuove modalità di presentazione della domanda di Anf (assegni al nucleo familiare) per i lavoratori dipendenti delle aziende del settore privato (non agricole).

Il messaggio, in particolare, indica:

  • le modalità di presentazione e di gestione della domanda Anf (che deve essere presentata direttamente dal lavoratore all’istituto, in via telematica o con l’aiuto di un patronato);
  • le modalità di gestione degli assegni per il datore di lavoro, che può visionare la posizione del lavoratore all’interno del sito Inps, servizi per aziende e consulenti;
  • le istruzioni per i datori di lavoro in merito alla compilazione del flusso UniEmens di competenza del mese di luglio 2019.

Danno da mobbing: è malattia professionale

La Cassazione, con una recente sentenza [39] , ha chiarito che il danno biologico derivante da mobbing, accertato a carico del lavoratore nella misura dell’8%, possa essere qualificato come malattia professionale non tipizzata.

Le condotte sistematicamente poste in essere verso il dipendente mobbizzato, difatti, procurano allo stesso una vera e propria invalidità psico-fisica, cioè una riduzione permanente della capacità lavorativa.

È dunque corretto inquadrare il mobbing all’interno della categoria delle malattie professionali che danno diritto al riconoscimento del danno biologico: il danno è conseguenteallo svolgimento di attività lavorativa e, dunque, coperto dall’assicurazione obbligatoria dell’Inail, se sussistono i presupposti per l’esonero dalla responsabilità civile del datore di lavoro.

Certificato di agibilità obbligatorio per i lavoratori autonomi dello spettacolo

Con un recente messaggio [38], l’Inps,  in seguito alle disposizioni introdotte dal decreto Semplificazione, ha fornito delle spiegazioni in merito all’obbligo del certificato di agibilità per i lavoratori dello spettacolo.

In particolare, i seguenti datori di lavoro:

  • imprese teatrali, cinematografiche e circensi;
  • teatri tenda;
  • gli enti;
  • le associazioni;
  • le imprese del pubblico esercizio;
  • gli alberghi;
  • le emittenti radiotelevisive;
  • gli impianti sportivi;

possono impiegare i lavoratori autonomi dello spettacolo, compresi quelli con rapporti di collaborazione, solo se questi sono in possesso del certificato di agibilità.

L’impiego del lavoratore autonomo senza certificato di agibilità comporta per il committente la sanzione amministrativa di 129 euro per ogni giornata di lavoro prestata. L’obbligo di richiesta del certificato di agibilità prescinde dalla durata temporale della prestazione.

Ritardo nel versamento dei contributi: non serve accertare la colpa del datore di lavoro

La Cassazione Civile, con una nuova ordinanza [37], ha stabilito che il datore di lavoro è tenuto a versare le somme aggiuntive, in caso di omesso o ritardato pagamento dei contributi assicurativi, per il solo fatto dell’inadempimento o del ritardo.

Il danno causato dal ritardo o dall’inadempimento all’ente previdenziale è presunto per legge,  quindi non è consentita alcuna indagine sull’imputabilità o sulla colpa, riguardo all’omissione o al ritardo del versamento della contribuzione, finalizzata a escludere il pagamento delle somme aggiuntive.

Uniemens: cambiano i codici contratto

L’Inps, con un nuovo messaggio [36], informa dell’introduzione di modifiche nel flusso UniEmens, a partire dal periodo di paga di maggio 2019:

  • sono istituiti 7 nuovi codici relativi al contratto collettivo applicato; la modifica riguarda l’elemento <CodiceContratto> di <DenunciaIndividuale>;
  • viene variata la descrizione di 4 codici contratto;
  • sono disattivati 14 codici contratto.

Incentivo occupazione sviluppo Sud

Prorogato, per il 2019, con un’apposita previsione inserita nella legge di Bilancio 2019 ed un successivo decreto emanato dall’Anpal [35], il cosiddetto bonus assunzione Sud, o incentivo occupazione Mezzogiorno: quest’agevolazione, che originariamente era valida per le assunzioni effettuate nel Mezzogiorno dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018, si chiama ” Incentivo occupazione Mezzogiorno” e si rivolge ai datori di lavoro privati che assumono in Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia lavoratori di età compresa tra i 16 anni e 34 anni, o con almeno 35 anni di età e privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. Il decreto Anpal ha ribattezzato l’agevolazione “Incentivo occupazione sviluppo Sud”, l’ha estesa alle assunzioni dal 1° maggio al 31 dicembre 2019 e ha fissato il termine massimo di fruizione al 28 febbraio 2021.

L’incentivo dà diritto all’esonero totale dei contributi Inps per un anno, sino a un massimo di 8.060 euro, ed è cumulabile, sino al predetto limite massimo, con altre agevolazioni all’assunzione.

Per ottenere l’incentivo, bisogna però rispettare le condizioni valide per la generalità delle agevolazioni all’assunzione, come la regolarità contributiva e l’osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro. Inoltre, l’incentivo spetta soltanto nel caso in cui l’Inps riscontri la necessaria copertura finanziaria: a tal fine, bisogna inoltrare un’apposita richiesta di prenotazione nel portale web dell’istituto.

Per approfondire: Bonus assunzione Mezzogiorno 2019

Incentivo assunzione disoccupati Neet con Garanzia Giovani

È stato prorogato per il 2019, con un nuovo decreto dell’Anpal [33], e confermato da una recente circolare Inps [34], il bonus assunzione giovani Neet, previsto nell’ambito del programma operativo nazionale Iniziativa occupazione giovani: l’agevolazione all’assunzione, per la precisione, si chiama Incentivo occupazione Neet ed è dedicata ai giovani sino ai 29 anni che non studiano e non lavorano.

L’incentivo consiste in un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (sono quindi esclusi premi e contributi Inail) per 12 mesi, e può essere cumulato col Bonus occupazione giovani under 35 riconosciuto dal decreto Dignità.

Nel dettaglio, l’incentivo è fruibile per un importo massimo di 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile per dodici mensilità. La soglia massima di esonero della contribuzione a carico del datore riferita al periodo di paga mensile è, pertanto, pari a 671,66 euro ( 8.060/12) e, per i rapporti di lavoro instaurati e risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 21,66 euro (671,66/31) per ogni giorno di fruizione dell’esonero contributivo.

In ipotesi di rapporti di lavoro a tempo parziale, il massimale dell’agevolazione deve essere proporzionalmente ridotto.

Per l’incentivo, che vale per le assunzioni effettuate sino al 31 dicembre 2019 e che deve essere fruito entro il 28 febbraio 2021, le risorse stanziate nel 2019 sono complessivamente pari a 160 milioni di euro: l’agevolazione si ottiene presentando un’apposita domanda all’Inps, nei limiti di disponibilità delle risorse.

Per approfondire: Incentivo occupazione giovani Neet.

Licenziamento collettivo: criteri di scelta

La Cassazione [32] ha stabilito che, nel caso in cui l’azienda proceda ad un licenziamento collettivo, in base alle esigenze tecnico-produttive e organizzative dell’attività, i criteri di scelta devono essere applicati all’azienda intera. La possibilità di applicare i criteri di scelta solo ad alcuni rami d’azienda è possibile soltanto se questi sono caratterizzati dalla specificità delle professionalità utilizzate.

Licenziamento disciplinare illegittimo: reintegra o indennità?

In caso di licenziamento disciplinare illegittimo, la Cassazione [31] ha chiarito che:

  • è prevista la reintegra nel posto di lavoro, nelle ipotesi in cui il fatto contestato sia insussistente, irrilevante sotto il profilo disciplinare oppure non imputabile al lavoratore, oppure se la sanzione disciplinare del licenziamento risulta sproporzionata in base alle previsioni dei contratti collettivi o dei codici disciplinari applicabili, che stabiliscono una sanzione conservativa;
  • nelle altre ipotesi è prevista la tutela indennitaria forte, per non ricorrenza del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa.

Licenziamento legittimo per utilizzo improprio dei permessi sindacali

La corte di Cassazione [30], ha chiarito che il dipendente può essere licenziato, se  richiede un permesso per partecipare alle riunioni degli organismi direttivi sindacali di cui è membro, ma poi, di fatto, non si presenta alle riunioni e fa un uso personale del tempo concesso.

In questo caso, difatti, l’assenza dal lavoro si qualifica come mancato svolgimento dell’attività per fatto imputabile al dipendente. Inoltre, il datore di lavoro può svolgere indagini per verificare le modalità con le quali il lavoratore fruisce del permesso.

Decreto flussi 2019

È stato recentemente pubblicato il decreto Flussi 2019 [28], contenente la “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2019“.

In base al decreto, per il 2019 sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini non comunitari, entro una quota complessiva massima di 30.850 unità.

I Ministeri dell’interno e del lavoro, con una nuova circolare congiunta [29], hanno illustrato i contenuti del decreto e indicato le modalità di presentazione delle istanze.

Le domande devono essere presentate:

  • per i lavoratori subordinati non stagionali, autonomi e per le conversioni, dalle ore 9.00 del 16 aprile 2019 (precompilazione moduli disponibile dall’11 aprile 2019);
  • per i lavoratori subordinati stagionali nei settori agricolo e turistico-alberghiero, dalle ore 9.00 del 24 aprile 2019 (precompilazione moduli disponibile dall’11 aprile 2019).

Autoliquidazione Inail 2019

L’Inail ha messo a disposizione delle aziende le istruzioni operative [27] e la nuova guida all’autoliquidazione dei premi e contributi associativi. Dal 1° gennaio 2019 si applicano le nuove tariffe dei premi delle Gestioni industria, artigianato, terziario e altre attività, la tariffa dei premi speciali unitari artigiani e la tariffa della gestione navigazione, recentemente approvate e pubblicate nel sito del Ministero del lavoro.

Entro il 16 maggio 2019 il datore di lavoro deve:

  • presentare la dichiarazione delle retribuzioni telematica, comprensiva dell’eventuale comunicazione del pagamento in 4 rate del premio di autoliquidazione, nonché della domanda di riduzione del premio artigiani in presenza dei requisiti previsti; per la presentazione della dichiarazione deve utilizzare i servizi telematici “Invio dichiarazione salari”, “Alpi online”;
  • pagare il premio di autoliquidazione indicando nel modello F24 il numero di riferimento 902019;
  • inviare la richiesta motivata di riduzione delle retribuzioni presunte, tramite il servizio online “Riduzione presunto”.

Per conoscere le tariffe da applicare, il datore può richiedere il modello “Basi di calcolo” (servizio Richiesta basi di calcolo, accessibile dalla sezione “My home” del sito dell’Inail), che tra l’altro è stato aggiornato, eliminando nella sezione Rata 2019 i dati non più necessari per il calcolo del premio.

Nuove modalità per giustificare l’assenza alla visita fiscale

Se il dipendente risulta assente alla visita fiscale, ed il motivo dell’assenza è di natura sanitaria, questi deve trasmettere all’Inps la documentazione a proprio supporto.

Quest’obbligo vale sia per i dipendenti pubblici, che per i lavoratori dipendenti dalle aziende del settore privato che non ricevono l’indennità di malattia dall’Inps, ma dal datore di lavoro: è difatti il datore di lavoro, in questi casi, a dover decidere se giustificare l’assenza durante le fasce di reperibilità. L’Inps, a seguito della ricezione della documentazione da parte del dipendente, fornisce invece soltanto un parere sull’opportunità di giustificare, o meno, l’assenza.

Gli esiti della valutazione dell’Inps sono messi a disposizione del datore di lavoro, che può ora consultarli attraverso la sezione del portale web dell’istituto: Richiesta visite mediche di controllo/ consulta verbale giustificabilità. Lo ha stabilito l’Inps di recente, con un nuovo messaggio [26].

Di conseguenza, il lavoratore non è più tenuto, come avveniva sino al mese di marzo 2019,  a inviare al datore di lavoro la documentazione contenente le valutazioni dell’Inps in merito alla possibilità di giustificare l’assenza, in quanto gli esiti sono disponibili online. Ad ogni modo, l’ufficio medico-legale dell’Inps è sempre obbligato a consegnare al dipendente il parere sulla giustificabilità dell’assenza.

Conversione in legge del decreto welfare

Il decreto in materia di pensioni e reddito di cittadinanza ha ricevuto l’ok definitivo per la conversione in legge. Ecco le principali modifiche in tema di lavoro.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza:

  • sono stati specificati gli adempimenti e le procedure relativi alle misure di politiche attive del lavoro a favore dei percettori del reddito di cittadinanza;
  • sono stati modificati gli incentivi per chi assume beneficiari del RdC;
  • è stato stabilito l’obbligo per i Comuni di predisporre, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, le procedure amministrative utili per l’istituzione dei progetti in cui impiegare i beneficiari del RdC (obbligati a prestare la propria opera gratuitamente a favore del Comune di residenza);
  • la situazione dei lavoratori con un reddito basso (sotto gli 8mila euro, se dipendenti o collaboratori, o sotto 4800 euro se autonomi) è stata parificata allo stato di disoccupazione, col diritto a fruire delle misure di politica attiva;
  • sono poi stati disposti dei rafforzamenti dei controlli “anti-furbetti”.

In materia di pensioni:

  • è stato eliminato il limite di 45 anni di età per fruire del riscatto agevolato degli anni di laurea (restano non riscattabili, comunque, i periodi antecedenti al 1996);
  • il costo del riscatto con “pace contributiva” può essere dilazionato sino a un massimo di 120 rate mensili, ossia in 10 anni;
  • sale, poi, a 45mila euro il tetto entro il quale può essere chiesto dai dipendenti pubblici l’anticipo alle banche del Tfs (trattamento di fine servizio).

Prorogata, inoltre, la cassa-integrazione straordinaria (Cigs) per il 2020, grazie alla previsione di nuovi fondi.

Agevolate, infine, le nuove assunzioni in diversi comparti pubblici, come la Sanità, per coprire i posti di chi andrà in pensione anticipata.

Assegni al nucleo familiare Anf: nuova domanda online

A decorrere dal 1° aprile 2019 le domande di assegno al nucleo familiare Anf, e le domande di variazione, devono essere presentate non più al datore di lavoro tramite il modello cartaceo “Anf/Dip” (SR16) ma direttamente all’Inps, esclusivamente in modalità telematica, o tramite patronato [25].

Il lavoratore può prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.

A seguito della nuova procedura, l’Inps calcola automaticamente l’importo teorico dell’assegno spettante al lavoratore, comunicandolo al datore di lavoro tramite una specifica utility, disponibile dal 1° aprile 2019 nel cassetto previdenziale aziendale.

Sulla base degli importi degli assegni teoricamente spettanti individuati dall’istituto, il datore di lavoro deve calcolare l’importo da corrispondere effettivamente al lavoratore, in relazione alla tipologia di contratto sottoscritto e alle giornate di lavoro svolte nel periodo di riferimento. La somma corrisposta mensilmente non può comunque eccedere quella mensile indicata dall’Inps.

Gli assegni continuano a essere corrisposti dal datore di lavoro, che deve anticipare le somme al lavoratore unitamente alla retribuzione mensile, per poi effettuare il conguaglio con l’Inps in occasione delle denunce mensili.

Nel periodo compreso fra il 1° aprile 2019 e il 30 giugno 2019, i datori di lavoro potranno erogare gli assegni familiari, e procedere al relativo conguaglio, sulla base sia di domande cartacee presentate dai lavoratori entro il 31 marzo 2019, sia di domande telematiche presentate all’Inps dal 1° aprile 2019.

Per le domande Anf presentate in modalità cartacea direttamente al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019, il datore deve calcolare l’importo dovuto sulla base delle dichiarazioni del lavoratore, liquidare gli assegni ed effettuare il relativo conguaglio al più tardi in occasione della denuncia Uniemens relativa al mese di giugno 2019. Dopo il 31 luglio 2019 non sarà più possibile effettuare conguagli per assegni per il nucleo familiare che non siano stati richiesti con le nuove modalità telematiche.

Ricezione dei modelli 730-4 da parte del datore di lavoro

L’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4”, individuando termini e modalità per la variazione, da parte dei datori di lavoro sostituti d’imposta, dell’indirizzo telematico presso cui ricevere i risultati dei modelli 730 dei propri dipendenti.

La comunicazione deve essere trasmessa dal mese di marzo 2019, per indicare la sede telematica nella quale ricevere dall’Agenzia delle Entrate il flusso contenente i risultati finali delle dichiarazioni 730 (modello 730-4), presentate nello stesso anno cui si riferisce la comunicazione, oppure per indicare la variazione dei dati già forniti.

L’Agenzia delle Entrate, nei casi di impossibilità a rendere disponibili i modelli 730-4, li restituisce a coloro che hanno prestato l’assistenza fiscale, che provvederanno autonomamente a trasmetterli ai datori di lavoro.

Uniemens: codici professione rimossi solo temporaneamente

L’Inps, con comunicato stampa del 19 marzo 2019, ha chiarito che il codice professione non dovrà essere riportato nel flusso Uniemens solo temporaneamente, per dare modo ai datori di lavoro di reperire i codici professione di tutti i dipendenti, da esporre nella dichiarazione quando tale elemento diverrà obbligatorio. Durante il periodo transitorio saranno processate sia le denunce contenenti la citata informazione, sia quelle sprovviste.

Nessuna qualifica da riportare nell’Uniemens

Il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, con comunicato stampa dell’11 marzo 2019, informa che le qualifiche professionali Istat, corrispondenti alle mansioni realmente esercitate dal lavoratore nel mese di riferimento, non dovranno più essere esposte nella denuncia Uniemens aziendale. L’Inps ha, difatti, accolto la richiesta dei consulenti, che hanno segnalato la poca utilità e la difficoltà di reperire il dato.

Cumulo di oltre 8 buoni pasto: tassazione

Considerando che la normativa prescrive che non possono essere cumulati oltre 8 buoni pasto, parte della dottrina riteneva che, cumulandone un numero superiore, l’esenzione dalla tassazione andasse a cadere.

L’Agenzia delle entrate, tuttavia, ha chiarito che non è così [26], specificando che il divieto di cumulo oltre il limite di 8 buoni pasto non incide, ai fini Irpef, sui limiti di esenzione dal reddito di lavoro dipendente, rispettivamente di 5,29 euro e 7 euro giornalieri per i buoni pasto elettronici, previsti dal Tuir.

L’esenzione dalla tassazione e dalla contribuzione opera dunque a prescindere dal numero di buoni utilizzati. Il datore di lavoro è tenuto di conseguenza alla verifica dei limiti di esenzione rispetto al valore nominale dei buoni erogati.

Per approfondire: Quando spettano i buoni pasto?

Incentivi all’assunzione per chi percepisce il reddito di cittadinanza

Fino a 18 mesi di reddito di cittadinanza per le aziende che assumeranno i disoccupati beneficiari della misura: in “soldoni”, assumere un disoccupato avente diritto al reddito di cittadinanza potrebbe fruttare all’impresa un risparmio sino a 14040 euro, cioè a 780 euro, l’importo massimo mensile del sussidio, per 18 mesi, il periodo massimo di godimento del reddito.

In particolare, in caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato, è riconosciuto, sotto forma di esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del lavoratore e del datore di lavoro, un importo pari alla differenza tra 18 mensilità di reddito di cittadinanza e l’importo del sussidio già goduto dal beneficiario assunto.

L’incentivo potrà essere poi accompagnato dagli sgravi contributivi per l’assunzione di disoccupati, come il bonus assunzione Mezzogiorno, che è recentemente stato prorogato, o il nuovo sgravio contributivo del 50% per l’assunzione di under 35 o, ancora, il nuovo bonus assunzione giovani eccellenze, rivolto ai datori di lavoro che assumeranno laureati con un voto pari a 100 e lode o dottori di ricerca.

Ma le agevolazioni non finiscono qui: le imprese che assumeranno disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza, difatti, potranno usufruire del bonus formazione, ossia di percorsi di formazione gratuiti per riqualificare i nuovi assunti.

Il tutto sarà accompagnato da una radicale riforma dei centri per l’impiego: tutti i centri, in particolare, saranno dotati di un nuovo sportello per le imprese, dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ciò che vuol fare il Governo, a questo proposito, è rilanciare il canale dei centri per l’impiego, cioè degli ex uffici di collocamento, perché tornino ad essere, come in origine, la corsia preferenziale per trovare un nuovo lavoro e perché smettano di rappresentare uno strumento inefficace e inutilizzato dalle imprese.  Ad oggi, in effetti, sono veramente pochissimi i datori di lavoro che si rivolgono ai centri per l’impiego per trovare nuovi addetti, così come sono pochissimi i lavoratori che sperano di trovare un’occupazione grazie a queste strutture. Tutto, secondo quanto affermato dal Governo, cambierà con la riforma di questi centri, il cui organico sarà rafforzato e gli strumenti potenziati.

Proroga bonus occupazione giovani Neet

È stato appena prorogato, con un nuovo decreto dell’Anpal [23], il bonus assunzione giovani Neet, previsto nell’ambito del programma operativo nazionale Iniziativa occupazione giovani: l’agevolazione all’assunzione, per la precisione, si chiama Incentivo occupazione Neet ed è dedicata ai giovani sino ai 29 anni che non studiano e non lavorano.

L’incentivo consiste in un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (sono quindi esclusi premi e contributi Inail) per 12 mesi, e può essere cumulato col Bonus occupazione giovani under 35 riconosciuto dal decreto Dignità.

Per l’incentivo, che vale per le assunzioni effettuate sino al 31 dicembre 2019 e che deve essere fruito entro il 28 febbraio 2021, le risorse stanziate nel 2019 sono complessivamente pari a 160 milioni di euro: l’agevolazione si ottiene presentando un’apposita domanda all’Inps, nei limiti di disponibilità delle risorse.

Per approfondire: Incentivo occupazione giovani Neet.

Per conoscere tutti gli incentivi all’assunzione operativi nel 2019: Bonus assunzione 2019.

Proroga Bonus occupazione Mezzogiorno

Confermati gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato per il 2019 e il 2020 di under 35, o di disoccupati da almeno sei mesi, nelle regioni del Mezzogiorno. L’agevolazione massima è di 8.060 euro all’anno per ogni lavoratore assunto.

Bonus assunzione giovani eccellenze

Stabilito un esonero contributivo fino a 12 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati con il massimo dei voti. I beneficiari sono:

  • coloro che hanno ottenuto una laurea magistrale dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2019, con voto di 110 e lode e prima dei 30 anni;
  • coloro che hanno conseguito un dottorato nello stesso periodo prima dei 34 anni.

Il tetto massimo degli sgravi contributivi è pari a 8mila euro annui.

Mobilità aggiuntiva

Spettano 12 mesi di mobilità in più ai lavoratori che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018, a condizione che siano applicate misure di politica attiva. Proroga anche per i lavoratori delle aree di Termini Imerese e di Gela

Mini Ires al 15% per incremento dell’occupazione

Agli utili reinvestiti in azienda destinati a incremento degli investimenti e ad incremento occupazionale si applica un’aliquota Ires agevolata al 15%. L’agevolazione vale anche per le imprese soggette a Irpef.

Cigs per cessazione attività

Dal 2019, torna la Cigs per le imprese che cessano l’attività produttiva, cancellata con il Jobs act nel 2016. La sua durata massima è di 12 mesi, e vale per un biennio, ossia per gli anni 2019 e 2020 [1] .

Cigs per riorganizzazione o crisi 

Anche per l’anno 2019 è stata prorogata la Cigs per le imprese di rilevanza economica e strategica, anche a livello regionale, con una rilevante percentuale di lavoratori in esubero, a prescindere dal numero di occupati. La Cigs è applicabile anche in caso di contratto di solidarietà difensivo. Per le aziende che avevano in essere un programma in scadenza nel trimestre precedente il 29 ottobre 2018 possono essere richieste delle proroghe.

Inail: 370 milioni di contributi a fondo perduto per le imprese col bando Isi 2019

Anche per il 2019, l’Inail ha pubblicato il bando Isi, che offre alle aziende incentivi a fondo perduto per gli investimenti  nel campo della salute e della sicurezza. Per quest’anno (è importante ricordare, per non fare confusione, che il bando Inail per il 2019 si chiama Isi 2018) sono stati messi a disposizione ben 370 milioni di euro: in totale, i contributi a fondo perduto erogati dall’Istituto alle aziende, dal 2010 ad oggi, sono pari a circa due miliardi di euro.

Una disponibilità di risorse notevole, che però risulta essere un investimento per l’Inail: difatti, i contributi sono destinati esclusivamente al miglioramento della salute e della sicurezza e la spesa per la prevenzione si rivela essere di gran lunga inferiore ai costi degli infortuni.

Per accedere alla misura, gli interessati dovranno presentare l’apposita domanda in modalità telematica, attraverso il sito web dell’Inail, dall’11 aprile 2019 fino alle ore 18 del 30 maggio 2019; il cosiddetto “click day”, cioè la giornata in cui sarà possibile l’inoltro delle domande, sarà reso noto sul sito dell’istituto a partire dal 6 giugno 2019. Se l’impresa si troverà collocata in graduatoria in una posizione utile per accedere al contributo, la domanda dovrà poi essere confermata tramite l’invio della documentazione indicata nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.

Per saperne di più: Inail, bando Isi 2018 per il 2019.

Congedo straordinario Legge 104 per il figlio non convivente

La Corte Costituzionale, con una recente sentenza [22], consente anche al figlio non convivente al momento della domanda la possibilità di fruire del congedo straordinario legge 104, ossia del congedo, pari a un massimo di 2 anni nella vita lavorativa, per assistere familiari disabili .

In particolare, la Corte ha dichiarato la parziale incostituzionalità del testo unico maternità-paternità, nella parte in cui non elenca tra i beneficiari del congedo straordinario il figlio che, al momento della presentazione della richiesta, ancora non convive con il genitore con handicap grave, se instaura la convivenza successivamente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, del padre e della madre, anche adottivi, dei figli conviventi, dei fratelli e delle sorelle conviventi, dei parenti o affini entro il terzo grado conviventi, legittimati a richiedere il beneficio in via prioritaria secondo l’ordine determinato dalla legge.

Sconto dei contributi Inail

Il taglio del cuneo fiscale inizia dai premi Inail: in particolare, è in arrivo una rimodulazione in arrivo delle tariffe Inail.

Per i premi Inail, è previsto il 32,72% in meno rispetto al tasso medio tariffario in vigore dal 2000. Il risparmio previsto per le imprese è di 600 milioni di euro.

Reddito di cittadinanza: l’offerta di lavoro si può rifiutare se non è equa

Il reddito di cittadinanza spetta anche a chi rifiuta il lavoro? In base a quanto più volte annunciato dal Vicepremier Di Maio, per perderlo bisognerà rifiutare tre offerte di lavoro. Non solo: è anche necessario che l’offerta di lavoro rifiutata sia equa.

Che cosa si intende per offerta di lavoro equa? I parametri che rendono equa un’offerta lavorativa non sono stati ancora resi noti, ma si pensa che saranno molto simili agli attuali requisiti che definiscono un’offerta di lavoro come congrua (ad oggi chi rifiuta un impiego congruo perde l’indennità di disoccupazione Naspi). La congruità dell’offerta, ad oggi, è commisurata su parametri diversi, a seconda della durata del periodo di disoccupazione dell’interessato: ci si basa, comunque, sulla distanza del luogo di lavoro dall’abitazione, sullo stipendio e, per chi non è disoccupato da molto, sul settore di attività.

In ogni caso, è stato anticipato che si potranno rifiutare le offerte di lavoro, se la sede dell’azienda si trova al di fuori della propria città o della propria regione. Il tutto, tenendo presente, però, che il reddito di cittadinanza non avrà una durata illimitata, e che gli interessati saranno sottoposti a verifiche periodiche e dovranno effettuare dei lavori di pubblica utilità. La misura partirà a breve, dopo l’attuazione della riforma dei centri per l’impiego.

Per approfondire:  Reddito di cittadinanza e rifiuto offerta di lavoro.

Reddito di cittadinanza: misura a tempo, niente spazio a chi non cerca lavoro

Il reddito di cittadinanza non sarà una misura a tempo indeterminato, ma avrà una durata limitata, come annunciato nei giorni scorsi dal Vicepremier Di Maio, per spronare i disoccupati alla ricerca attiva di un impiego; inoltre, anche prima della scadenza della misura, saranno disposte verifiche periodiche. Non ci sarà tempo per poltrire sul divano: il disoccupato sarà impegnato in lavori di pubblica utilità (8 ore settimanali a favore del proprio Comune) ed in percorsi di formazione e riqualificazione. Il sussidio, poi, non consisterà in un assegno per i furbetti che hanno intenzione di fare spese pazze, ma in una sorta di social card con la quale si potranno acquistare soltanto i beni essenziali: chi bara sulle condizioni per il diritto al sussidio con false dichiarazioni potrà subire sino a 6 anni di carcere.

Le stesse condizioni, eccezion fatta per la punibilità delle false dichiarazioni ovviamente, non dovrebbero riguardare la pensione di cittadinanza, ossia l’integrazione della pensione sino a 780 euro mensili, che sostituirà l’attuale trattamento minimo e le maggiorazioni, estendendosi però a tutte le pensioni. Non dovrebbe dunque essere prevista una durata massima per la pensione di cittadinanza, né l’erogazione su social card, anche se su quest’ultimo punto al momento nulla è stato chiarito.

Le due misure, in ogni caso, partiranno a breve: la pensione di cittadinanza dal 1° gennaio 2019, e il reddito di cittadinanza dal 1° aprile 2019, dopo l’attuazione della riforma dei centri per l’impiego.  Per approfondire: Reddito di cittadinanza, quanto dura?

Licenziamento: illegittimo l’indennizzo basato sulla sola anzianità

Secondo la Corte Costituzionale è illegittimo, come criterio per determinare l’indennizzo in caso di licenziamento, basarsi sulla sola anzianità del lavoratore.

Facciamo un passo indietro per capire meglio la questione: il Jobs Act aveva previsto, come risarcimento per i licenziamenti illegittimi, un’indennità economica che partiva da un minimo di 4 mensilità fino ad arrivare a un massimo di 24 mensilità, sulla base di un meccanismo di calcolo che considera 2 mensilità di indennizzo per ogni anno di servizio.

Il decreto Dignità, in vigore dallo scorso 14 luglio, non ha modificato le previsioni del Jobs Act, ma si è limitato ad aumentare del 50% gli importi degli indennizzi, e a portare a 6 mensilità il risarcimento minimo, ed a 36 mensilità il risarcimento massimo.

La Consulta, sulla base dell’attuale normativa, ha confermato le tutele crescenti, cioè la limitazione della tutela reale (la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo) per lasciar spazio alla tutela risarcitoria, cioè all’integrale monetizzazione della garanzia offerta al lavoratore licenziato, confermando anche gli importi degli indennizzi.
La Corte Costituzionale ha invece giudicato illegittimo il criterio di determinazione degli indennizzi stessi: la previsione di un’indennità crescente basata sulla sola anzianità di servizio del lavoratore è stata reputata, nel dettaglio, contraria ai principi di ragionevolezza e uguaglianza, e in contrasto con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dalla Costituzione.

In altre parole, secondo la Consulta, utilizzare come criterio per il risarcimento in caso di licenziamento la sola anzianità lavorativa crea disuguaglianze, e va contro i principi fondamentali della Costituzione.

Bonus conciliazione vita-lavoro: domande in scadenza

Il Jobs Act ha previsto degli incentivi per le aziende che promuovono, attraverso la contrattazione di secondo livello, le misure di conciliazione vita-lavoro, come l’accesso al lavoro agile, alla flessibilità oraria, asili nido aziendali e voucher per i servizi di baby-sitting. Gli incentivi per i datori di lavoro che promuovono questo tipo di misure consistono in sgravi contributivi, cioè in una riduzione della quota di contributi a carico dell’azienda. Chi vuole accedere agli sgravi deve presentare la richiesta entro il 15 settembre 2018. Nella nostra guida abbiamo fatto il punto della situazione sul bonus conciliazione vita-lavoro: come funziona, chi può richiedere gli sgravi, quali sono le misure agevolate, come si calcolano gli incentivi, come si invia la domanda.

Visita fiscale: un furbetto su 4 riesce a farla franca

Lo stop al sistema Savio, il cosiddetto cervellone dell’Inps, finalizzato all’invio delle visite fiscali nei casi sospetti, sta creando dei danni non indifferenti, considerando che ogni anno l’istituto spende 2 milioni di euro d’indennità di malattia per i lavoratori del settore privato, mentre la malattia dei dipendenti pubblici vale 2,8 milioni di euro annui.

Sino a quando il cosiddetto cervellone dell’Inps, cioè il sistema Savio, era attivo, erano più a rischio i dipendenti:

  • assenti per malattia frequentemente, con pochi giorni di prognosi (in parole semplici, con poche giornate di assenza dal lavoro assegnate dal medico, necessarie alla guarigione);
  • assenti per malattia a ridosso dei festivi e dei weekend, o comunque delle giornate non lavorative;
  • con prognosi troppo lunghe rispetto alla patologia diagnosticata, o all’infortunio non lavorativo verificatosi;
  • con patologie difficili da verificare, come cefalea (mal di testa), gastrite, colite, depressione…

In pratica, il sistema di lavorazione dei dati dell’Inps indirizzava le visite fiscali verso i casi maggiormente sospetti. Dopo lo stop imposto dal Garante della privacy, però, non è più possibile inviare le visite fiscali ai casi sospetti, ma i controlli vengono eseguiti a campione: il presidente Boeri ha calcolato una perdita, derivante dall’arresto del sistema informativo, pari a 335mila euro al mese. In sostanza, un caso su quattro di falsa malattia non viene più scoperto.

Questo, comunque, non significa che i “finti malati” possano festeggiare e dormire sonni tranquilli:

  • per quanto riguarda i dipendenti pubblici, i dirigenti delle amministrazioni hanno l’obbligo di inviare la visita fiscale sin dal primo giorno di malattia, se l’assenza si verifica prima o dopo una giornata non lavorativa; inoltre, in base alla recente riforma delle visite fiscali, i controlli dell’Inps possono avvenire più volte nell’arco della stessa malattia, e addirittura della stessa giornata;
  • per quanto riguarda i dipendenti del settore privato, anche senza il sistema “scova-furbetti” dell’Inps, permangono i controlli a campione; potrebbe poi essere il datore di lavoro stesso a richiedere, pagando di tasca l’importo, la visita fiscale.

Rapporto a termine senza causale con i contratti di prossimità

La previsione della causale obbligatoria, per i contratti a termine oltre i 12 mesi, e per i rinnovi e le proroghe che determinano il superamento di questa soglia, sta creando non pochi problemi nell’amministrazione del personale. Molti non sanno, però, che il decreto Dignità non ha abolito la normativa sui contratti di prossimità [21]: i contratti collettivi di secondo livello, che possono essere sia territoriali che aziendali, difatti, possono modificare la disciplina del contratto a tempo determinato, in deroga sia alla normativa che ai contratti collettivi nazionali, comprese le disposizioni che riguardano le causali.

I contratti di prossimità, per poter derogare alla legge, devono però prevedere una delle seguenti finalità: maggiore occupazione, qualità dei contratti di lavoro, adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, emersione del lavoro nero, incrementi di competitività e di salario, gestione delle crisi aziendali e occupazionali, investimenti e avvio di nuove attività.

Possono essere previste dai contratti di prossimità, ad esempio, nuove causali, ossia ragioni più elastiche che giustifichino il ricorso al tempo determinato: l’importante è che non si perda di vista la finalità del contratto di secondo livello, e che questo non sia puramente volto a bypassare le nuove previsioni del decreto Dignità.

L’azienda può vietare WhatsApp?

Il datore di lavoro può vietare ai propri dipendenti di chattare via WhatsApp o postare messaggi sui social network, per evitare che il dipendente disperda le sue energie, che invece vanno indirizzate all’attività lavorativa. Per vietare WhatsApp durante l’orario di lavoro, peraltro, non è necessario che l’azienda consulti le associazioni sindacali: lo ha chiarito il Tribunale di Lecce, con una recente ordinanza [20] . Per saperne di più: WhatsApp al lavoro.

Il decreto Dignità è legge

Nonostante perplessità e discussioni, è appena diventato legge il decreto Dignità. Ecco le principali novità in tema di lavoro:

  • reintroduzione delle causali per i contratti a termine la cui durata supera i 12 mesi, in caso di rinnovi, e di proroghe che determinano il superamento di 12 mesi di rapporto;
  • durata massima del contratto a termine pari a 24 mesi;
  • aumento di 0,5 punti dei contributi dovuti in caso di rinnovo del contratto a termine;
  • numero massimo di proroghe pari a 4;
  • applicazione, nel contratto di somministrazione, delle stesse limitazioni previste per il lavoro a termine, salvo diritto di precedenza, periodo di pausa tra un contratto e l’altro e numero massimo di lavoratori a tempo determinato (pari, nella somministrazione a termine, al 30% dei lavoratori dell’azienda);
  • proroga al 2020 del bonus assunzione under 35;
  • sanzioni contro la delocalizzazione delle aziende;
  • possibile ricorso ai nuovi voucher (contratto di prestazione occasionale) per le aziende del turismo sino a 8 dipendenti, e per le aziende agricole sino a 5 dipendenti.

Contratto a termine, come funziona il regime transitorio

Le nuove regole sul contratto a termine non sono uguali per tutti, ma dipendono dalla data di assunzione e dalle date in cui sono effettuate eventuali proroghe e rinnovi.

Nel dettaglio, sono previsti tre diversi regimi:

  • se il contratto era in corso al 14 luglio 2018, si può continuare ad applicare senza modifiche il regime precedentemente in vigore, sino al 31 ottobre; il vecchio regime continuerà ad essere applicato, fino alla stessa data, anche per proroghe e rinnovi;
  • se il contratto è stipulato dopo il 14 luglio, si applicano da subito le nuove regole su durata massima, limiti quantitativi e indicazione della causale nel primo contratto di durata superiore a 12 mesi, ma è previsto un periodo limitato di sopravvivenza (fino al 31 ottobre) del vecchio regime per le proroghe e i rinnovi; quest’interpretazione della norma non è, però, unanime e quindi risulta opportuno attendere maggiori chiarimenti;
  • se il contratto è stipulato dopo il 14 luglio e non è interessato da proroghe e rinnovi fino al 31 ottobre, le nuove regole valgono da subito.

Nuovi limiti alla somministrazione

Resta, per gli ordinari contratti a tempo determinato, il limite del 20% dei lavoratori a termine che un’azienda può assumere, ma arriva una seconda soglia per la somministrazione a termine: la nuova soglia, in particolare, è pari al 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula dei contratti di somministrazione stessi. Nel computo della percentuale indicata, il legislatore ha incluso anche gli eventuali contratti a termine in forza presso il datore di lavoro.

Questi limiti possono però essere cambiati dalla contrattazione collettiva (di qualsiasi livello); inoltre, esiste una previsione che ne esclude l’applicazione per la somministrazione a termine dei lavoratori svantaggiati. Se si supera il numero massimo di lavoratori, per quanto riguarda la somministrazione a termine, scatta una sanzione da 250 a 1.250 euro per l’utilizzatore, ma il lavoratore può chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro all’utilizzatore.

Le conseguenze sono diverse per gli ordinari contratti a termine: si applica infatti una sanzione dal 20 al 50% della retribuzione dei lavoratori assunti a tempo determinato oltre il limite massimo consentito (a seconda che il numero di questi ultimi sia pari o superiore a uno),

Niente causali sino al 31 ottobre per i rinnovi del contratto a termine

Per i contratti a termine in corso al 14 luglio, non sarà necessario inserire una causale per i rinnovi sino al 31 ottobre 2018: è quanto disposto da un recente emendamento al decreto Dignità, appena approvato.

Contratti di prestazione occasionale: nuovi voucher più elastici

Dopo il flop del contratto di prestazione occasionale e del libretto famiglia non saranno reintrodotti i tanto discussi voucher, cioè i buoni per le prestazioni di lavoro occasionale accessorio: i contratti di prestazione occasionale, ossia i cosiddetti nuovi voucher, saranno invece resi più elastici, ed estesi a un maggior numero di aziende che operano nei settori del turismo e dell’agricoltura. In particolare, la prestazione occasionale potrà avere una durata massima di 10 giorni anziché 3, ed i nuovi voucher potranno essere attivati anche dalle aziende agricole con non più di 5 dipendenti, e dalle aziende del settore turismo con non più di 8 dipendenti. I pagamenti delle prestazioni potranno avvenire anche alle poste, dopo 15 giorni dallo svolgimento dell’attività lavorativa.

Confermato il bonus assunzione under 35

Il bonus per l’assunzione di giovani under 35 è confermato anche per il 2019 ed il 2020: l’età del lavoratore da assumere non scenderà, sino al 2020, al tetto massimo di 29 anni.

Numero massimo dei lavoratori a termine

Un nuovo emendamento al decreto Dignità stabilisce che il numero massimo dei lavoratori a termine in azienda debba essere pari al 30% dell’organico, salvo che il contratto collettivo non disponga diversamente.

Malattia e visita fiscale: arriva la nuova guida dell’Inps

Sei un lavoratore dipendente, ti sei ammalato e non sai come comportarti, quali adempimenti devi effettuare? Dalla visita da parte del tuo medico curante e dalla trasmissione del certificato telematico alla visita fiscale, l’Inps ti spiega tutto. In particolare, l’istituto chiarisce quali sono i requisiti, sia per i lavoratori pubblici che per i dipendenti del settore privato, per essere esonerati dalla visita fiscale, da quale giorno parte la malattia, e fornisce tantissime altre indicazioni interessanti. Se vuoi la risposta a tutti i tuoi dubbi, leggi la Guida Inps malattia e visita fiscale.

Decreto dignità: no alle causali e al periodo di pausa per le agenzie, ritorno dei voucher

Ritorno al passato e meno problemi per le agenzie interinali: le modifiche del decreto Dignità attualmente allo studio, infatti, prevedono l’esonero dall’applicazione delle causali per i contratti di somministrazione a tempo determinato, causali che varranno, però, per le aziende utilizzatrici. Le agenzie per il lavoro saranno anche esonerate dallo stop and go, cioè dal periodo di pausa tra un contratto e l’altro. Sempre con riferimento ai contratti  a termine, è previsto un periodo transitorio, fino al 31 ottobre 2018, per l’applicazione delle nuove norme ai rapporti di lavoro in corso. Infine, saranno ripristinati i voucher in agricoltura, nel turismo e per gli enti locali, con un periodo di utilizzo esteso sino a 10 giorni.

Ok ai voucher per turismo e agricoltura

Via libera al ritorno dei voucher: i buoni lavoro, aboliti nel marzo del 2017, potranno essere nuovamente utilizzati nei settori dell’agricoltura e del turismo. Dei nuovi voucher, che saranno previsti nel decreto dignità, ancora non si conoscono gli importi esatti e gli adempimenti per la loro attivazione. In particolare, non è chiaro se si tornerà al vecchio importo orario di 10 euro, o se invece la paga oraria netta per il lavoratore sarà di 9 euro, con contributi e premi a carico del committente, come previsto ora per chi è retribuito col contratto di prestazione occasionale. In agricoltura, tra l’altro, con gli attuali contratti di prestazione occasionale ( nei casi in cui sono consentiti), il compenso minimo orario non è pari a 9 euro: la normativa rinvia infatti alle retribuzioni orarie previste dalla contrattazione collettiva agricola per i rapporti di lavoro subordinato, con valori che cambiano a seconda della provincia e del tipo di attività svolto.

Non è stato inoltre chiarito se i limiti nell’attivazione dello strumento saranno quelli previsti per i vecchi voucher o quelli, più severi, disposti per il contratto di prestazione occasionale.

Nuovo contratto di somministrazione

Col decreto Dignità cambia anche il contratto di somministrazione. A questa tipologia di rapporto di lavoro, così come previsto per l’ordinario contratto a tempo determinato, si applica ora il nuovo termine complessivo di 24 mesi. Le causali devono essere indicate obbligatoriamente nei contratti di somministrazione di durata superiore ai 12 mesi, nei rinnovi e anche nelle proroghe, se determinano il superamento di 12 mesi di durata del rapporto.

Le causali ammesse, sia per la somministrazione che per l’ordinario contratto a termine, sono:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

Si valuta comunque la possibilità di introdurre nuove causali nel decreto. Anche il contratto di somministrazione è soggetto a un limite massimo di 4 proroghe, ed è stato introdotto, così come per il contratto a termine, un periodo di pausa tra un contratto e l’altro.

Per saperne di più: Come gestire il nuovo contratto di somministrazione.

Aumenta l’indennità per il licenziamento

L’indennità per licenziamento illegittimo corrisposta al lavoratore, secondo il decreto Dignità, dovrà salire da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità. Ad oggi, per le aziende sopra i 15 dipendenti, l’indennità va da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità.

Tornano i voucher

Dopo il flop del contratto di prestazione occasionale e del libretto famiglia tornano i tanto discussi voucher, cioè i buoni per le prestazioni di lavoro occasionale accessorio: in effetti i due strumenti, che dal 2017 hanno sostituito i buoni lavoro, si sono rivelati difficilmente fruibili, soprattutto a causa della complessità degli adempimenti collegati e dei tempi di attesa dal pagamento delle somme all’Inps all’accredito nella propria provvista telematica. I contratti di prestazione occasionale, in pratica, sono risultati inadatti a gestire la maggior parte delle attività di lavoro saltuario e, soprattutto, le attività da svolgere con urgenza, richiedendo tempistiche di attivazione eccessivamente lunghe e complicate. Ecco perché è stata proposta la reintroduzione dei voucher nel decreto Dignità, che dovrebbe essere varato a breve: in un primo momento, i buoni lavoro dovrebbero essere reintrodotti nel solo settore agricolo, per poi passare a tutte le altre attività. Abbiamo fatto il punto sulla situazione nel nostro approfondimento sui voucher: che cosa cambia con la loro reintroduzione, quali sono le differenze tra buoni lavoro, contratto di prestazione occasionale e libretto famiglia.

L’ultima stesura del decreto non dispone direttamente la riattivazione dei voucher, ma se ne prevede la reintroduzione con una norma successiva.

Contratto a termine, somministrazione, incentivi: novità decreto dignità

Guerra al precariato: è questa la finalità principale del cosiddetto decreto dignità, o decreto d’estate, che dovrebbe essere approvato in settimana. Sono numerose le novità in tema di lavoro che limitano gli strumenti di flessibilità: si va dalla reintroduzione della causale nel contratto a termine (che, rispetto alla prima stesura della bozza di decreto, sarà obbligatoria solo per i contratti superiori ai 12 mesi, o per i rinnovi), alla diminuzione della durata massima di questo rapporto, che scende dagli attuali 36 mesi a 24 mesi, alla riduzione del numero delle proroghe, da 5 a 4, all’aumento dei contributi per ogni rinnovo del contratto. Nuovi limiti anche ai contratti di somministrazione: il ricorso a questo tipo di rapporto, in particolare, sarà possibile solo se i lavoratori interinali non supereranno il 20% dell’organico totale, come avviene già per i dipendenti a tempo determinato; anche per la somministrazione è previsto l’aumento dei contributi ad ogni rinnovo contrattuale. Addio agli incentivi, poi, per le imprese che prima di 5 anni riducono l’occupazione nell’unità produttiva o nell’attività interessata dall’aiuto, e guerra a chi delocalizza, anche dentro l’Unione Europea. Per saperne di più vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento sul lavoro: novità decreto dignità.

Nuovi contratti a termine: torna la causale, diminuiscono le proroghe

Il contratto a termine torna al passato: la flessibilità che era stata concessa col Jobs Act è stata messa in discussione dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, per evitare gli abusi nell’utilizzo del tempo determinato da parte delle imprese. In particolare, tornerà l’indicazione obbligatoria della causale del contratto, il cui termine potrà essere giustificato per ragioni differenti dalle vecchie motivazioni tecnico-produttive, organizzative o sostitutive, mentre il numero massimo di proroghe sarà ridotto da 5 a 4.

Nel dettaglio, le causali che giustificheranno il contratto a termine, secondo la nuova bozza di decreto, sono:

  • esigenze temporanee ed oggettive;
  • esigenze estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro;
  • esigenze sostitutive;
  • esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili d’attività;
  • esigenze relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del ministero del Lavoro.

La proposta ha suscitato notevoli perplessità: da un lato, si teme che il ritorno alla causale del contratto sia fonte di contenzioso, dall’altro si teme che la riduzione delle proroghe favorirebbe ancora di più il precariato, costringendo le aziende a un maggior ricambio dei lavoratori a tempo determinato. Per saperne di più,  potete leggere il nostro approfondimento sui nuovi contratti a termine.

Contro la riduzione e la revoca della disoccupazione Naspi si può fare ricorso

Contro le sanzioni adottate dai centri per l’impiego, cioè la revoca dell’indennità di disoccupazione Naspi o la sua decurtazione, il lavoratore può proporre ricorso all’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che provvede ad istituire un apposito comitato con la partecipazione delle parti sociali.

L’Inps deve comunque notificare al titolare dell’indennità un’apposita comunicazione che indichi la violazione e la corrispondente sanzione, assieme alla durata dell’eventuale decurtazione della Naspi espressa in giornate.

Nel dettaglio, contro queste decisioni è possibile presentare ricorso al Comitato per la condizionalità, di cui fanno parte il direttore generale dell’Anpal ed i rappresentanti del ministero del Lavoro, dell’Inps, delle Regioni e Province autonome.

Il ricorso deve essere presentato entro 30 giorni dalla sanzione, per motivi di legittimità o di merito, utilizzando la posta elettronica certificata o la raccomandata con ricevuta di ritorno.

Successivamente l’Anpal renderà disponibile una procedura telematica sul suo portale web

Oltre al modulo messo a disposizione dall’Anpal vanno allegati la copia della sanzione ricevuta dal centro per l’impiego, un documento di identità e altri documenti a supporto della tesi sostenuta dal ricorrente.

Nuovi voucher, si può ottenere il rimborso

Chi ha effettuato dei pagamenti con i nuovi voucher per prestazioni lavorative mai rese non è obbligato a mantenere i soldi nel proprio portafoglio virtuale Inps, ma può richiedere il rimborso all’istituto, direttamente attraverso il sito dell’Inps.

Questa possibilità vale sia nel caso in cui siano stati effettuati dei pagamenti per attività lavorative con contratto di prestazione occasionale, sia nel caso in cui i versamenti siano stati effettuati nel libretto famiglia.

Chi intende utilizzare una prestazione di lavoro occasionale, in effetti, ha a disposizione, una volta registratosi nell’apposita piattaforma dell’Inps, un portafoglio virtuale per i pagamenti al lavoratore, che può essere alimentato con pagamenti tramite modello F24, addebito nel conto corrente o nella carta di credito, attraverso il sistema Pago PA. Il lavoratore viene poi liquidato dall’Inps entro il 15 del mese successivo a quello in cui è resa la prestazione.

Chi vuole ottenere il rimborso delle somme versate per prestazioni di lavoro occasionale o libretto famiglia mai utilizzate, deve accedere alla Piattaforma delle prestazioni occasionali sul sito dell’Inps (con codice pin, Spid o carta nazionale dei servizi) e presentare un’apposita domanda on line.

Nel dettaglio, all’interno della Piattaforma prestazioni occasionali bisogna compilare la sezione dell’anagrafica, “Modalità di rimborso”, indicando l’Iban sul quale si vuole ottenere il rimborso delle somme per le prestazioni occasionali non utilizzate.

Nel caso in cui i versamenti siano effettuati per contratti di prestazioni occasionali si deve indicare un codice iban riferito ad un conto corrente, mentre per il libretto famiglia si può indicare l’iban di una carta prepagata, di un libretto postale o di un conto corrente.

In ogni caso questi strumenti di pagamento devono essere intestati o cointestati all’utilizzatore che chiede il rimborso.

Sospensione dei contributi per i lavoratori autonomi in malattia

L’Inps, con una nuova circolare [18], ha illustrato come usufruire delle nuove possibilità offerte dal Jobs Act dei lavoratori autonomi [19], che riconoscono una tutela più ampia alla maternità e alla malattia degli imprenditori e dei liberi professionisti.

In particolare, il Jobs Act autonomi introduce la possibilità, nel caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, di sospendere il versamento contributivo.

La sospensione del versamento contributivo opera per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di due anni.

Al termine della sospensione, il lavoratore è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione.

Queste disposizioni interessano sia i titolari di partita IVA, sia i collaboratori coordinati e continuativi .

Come noto, l’obbligo contributivo è in capo ai seguenti soggetti:

  • al professionista, se titolare di partita Iva o associato;
  • al committente, se il rapporto è una collaborazione coordinata e continuativa, con obbligo di rivalsa sul prestatore di 1/3 del contributo.
    Pertanto, nel caso di malattia o infortunio grave il committente deve procedere nel seguente modo:
  • inviare il flusso UniEmens del prestatore interessato indicando il codice di sospensione S1;
  • sospendere il versamento della contribuzione (1/3 a carico del collaboratore e 2/3 a carico dell’azienda committente);
  • effettuare il versamento in un’unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi sospesi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.
    Analogamente, nel caso di malattia o infortunio grave il professionista deve procedere nel seguente modo:
  • indicare nel quadro RR, sez. II, l’importo della contribuzione sospesa;
  • sospendere il versamento della contribuzione dovuta (saldo e/o acconto dovuto nel periodo di sospensione);
    presentare all’Istituto una richiesta di sospensione tramite il Cassetto previdenziale liberi professionisti Gestione separata – Comunicazione bidirezionale;
  • effettuare il versamento in unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

Aumentano gli assegni al nucleo familiare

L’Inps, con una nuova circolare [17], ha reso noto che sono stati rivalutati i livelli di reddito familiare delle tabelle contenenti gli importi mensili degli assegni al nucleo familiare (Anf), in vigore per il periodo 1° luglio 2018 – 30 giugno 2019.

La rivalutazione è dovuta alla variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolata dall’Istat tra l’anno 2016 e l’anno 2017,  pari al +1,1%. Si tratta della variazione intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione degli assegni al nucleo familiare e l’anno immediatamente precedente.

Alla circolare Inps sono state allegate le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, assieme ai corrispondenti importi mensili degli Anf, da applicare dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019, alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali degli assegni al nucleo familiare.

Bonus ricollocazione per i cassintegrati

I lavoratori in cassa integrazione straordinaria possono beneficiare di nuovi incentivi. Grazie ai nuovi accordi di ricollocazione, possono infatti iniziare subito un percorso di formazione per la ricerca di un nuovo lavoro, col supporto dei servizi per l’impiego del tuo territorio. In particolare, i lavoratori in Cigs hanno diritto a un assegno di ricollocazione sino a 5mila euro e, nel caso in cui riescano a trovare un nuovo lavoro, al 50% dell’indennità di Cigs residua. Inoltre, le aziende sono incentivate ad assumere i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, con uno sgravio contributivo del 50%: chi assume un lavoratore in Cigs, in pratica, paga la metà dei contributi dovuti.  Per approfondire: Bonus per i lavoratori in cassaintegrazione.

Assegno di ricollocazione dal mese di maggio

L’Anpal ha appena reso noto, con una nuova delibera [16], il rinvio al mese di maggio 2018 dell’entrata a regime dell‘assegno di ricollocazione. Si tratta di un voucher che può arrivare sino a 5mila euro, destinato ai disoccupati che percepiscono la Naspi da oltre 4 mesi e recentemente esteso ai beneficiari del reddito di inclusione (Rei) e ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria (Cigs), inclusi negli accordi di ricollocazione.

L’assegno di ricollocazione non è incamerato direttamente dal lavoratore, ma dai servizi per l’impiego, nel caso in cui l’attività di assistenza intensiva alla ricollocazione si concluda con un successo occupazionale. Il rimborso spettante, nel dettaglio, varia  dai mille ai 5mila euro, in base al profilo personale di occupabilità del beneficiario, per ogni contratto a tempo indeterminato. Questi importi si dimezzano nel caso di contratti a tempo determinato di almeno sei mesi, e si riducono ancora nel caso di contratti di durata di tre mesi. Se l’assistito non trova lavoro,  agli operatori spetta solo un importo  (Fee4services) pari a 106,50 euro.

Vietati i software che monitorano i dipendenti senza autorizzazione

I software che non servono soltanto ad agevolare la gestione delle pratiche dei lavoratori, ma che li monitorano, memorizzando i dati personali riferibili all’attività dei singoli dipendenti ed estraendo report relativi al servizio svolto, devono essere preventivamente autorizzati. L’autorizzazione è necessaria, ad esempio, per i gestionali utilizzati nei call center, quando estraggono report giornalieri sulla durata e la causale delle chiamate, sul numero di telefonate ricevute e su altre informazioni collegate.

L’autorizzazione è necessaria anche quando i dati non hanno un’associazione immediata col nominativo del dipendente, ma sono comunque abbinabili al codice operatore, oppure possono essere incrociati consultando informazioni conservate in sistemi separati.

In questi casi, il Garante della privacy ha escluso che si tratti di sistemi assimilabili agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione, come tali non soggetti ad autorizzazione secondo lo Statuto dei lavoratori [13]. Si tratta invece di strumenti di controllo a distanza, che come tali devono essere assoggettati all’apposita procedura di autorizzazione.

Inoltre, questi sistemi violano il Codice della privacy [14], se ai dipendenti non è fornita un’informativa completa e dettagliata circa le effettive modalità e finalità delle operazioni di trattamento rese possibili dall’applicativo [15].

Fondo di integrazione salariale Fis: innalzamento del tetto aziendale

L’Inps, con un nuovo messaggio [12], ha ricordato che la legge di bilancio 2018 ha recentemente modificato la normativa sul Fondo di integrazione salariale, nella parte in cui disciplina il limite massimo in base al quale ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo, assegno ordinario e assegno di solidarietà, cioè il cosiddetto tetto aziendale.

Nello specifico, questo limite è innalzato da quattro a dieci volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal datore di lavoro.

Conseguentemente, per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dall’anno 2018, ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale in misura non superiore a dieci volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dall’azienda, tenuto conto delle prestazioni già deliberate a qualunque titolo a favore dello stesso datore di lavoro.

Resta, in ogni caso, confermata la previsione per cui le prestazioni sono erogate nei limiti delle risorse finanziarie del Fondo.

Durata massima assegno ordinario e assegno di solidarietà

L’Inps ha chiarito che, ai fini del calcolo della durata massima complessiva delle prestazioni (assegno ordinario e di solidarietà) per ciascuna unità produttiva, la durata dell’assegno di solidarietà viene contata nella misura della metà entro il limite di 24 mesi nel quinquennio mobile. Oltre tale limite la durata di tali trattamenti viene contata per intero.

Domande assegno ordinario e assegno di solidarietà

Per quanto riguarda l’inserimento del ticket esclusivamente per le domande delle prestazioni dei Fondi di solidarietà, l’Inps fa presente che il ticket deve essere richiesto obbligatoriamente al momento della compilazione della domanda on line, utilizzando l’apposita funzionalità “Inserimento ticket”,  prevista all’interno della procedura di inoltro della domanda al Fondo.

Pertanto, il ticket non deve essere richiesto tramite l’applicativo “Gestione ticket”.

Disoccupazione agricola, domande entro il 31 marzo

Scade il 31 marzo il termine per presentare le domande di disoccupazione agricola 2018, per i lavoratori dell’agricoltura che hanno alle spalle almeno 102 giornate di lavoro nell’ultimo biennio: ai dipendenti del settore agricolo, difatti, non si applica la disciplina generale della disoccupazione Naspi, in quanto per loro valgono delle disposizioni particolari.

Ricordiamo che la disoccupazione agricola è pari al 40% della retribuzione di riferimento del lavoratore, moltiplicata per il numero di giornate lavorate (al netto del contributo di solidarietà del 9%, per ogni giornata indennizzata nel limite massimo di 150 giorni). La disoccupazione agricola per gli operai a tempo indeterminato è invece pari al 30% del salario percepito nel 2017 dal lavoratore, moltiplicato per il numero di giornate svolte; non è sottratto il contributo di solidarietà.

La domanda di disoccupazione agricola deve essere inviata all’Inps entro il termine perentorio del 31 marzo 2018, tramite i seguenti canali:

  • patronati;
  • portale web dell’Istituto (sezione servizi al cittadino: l’interessato deve premunirsi del codice pin o del nuovo spid per l’accesso ai servizi pubblici online);
  • contact center Inps Inail, al numero 803.164 (è necessario anche in questo caso il possesso del Pin).

Operativi il bonus Neet e il bonus occupazione Sud

Arriva finalmente il via libera dell’Inps, con due nuove circolari [11], ai cosiddetti bonus assunzione Garanzia giovani e bonus assunzione Sud, ossia all’Incentivo occupazione Neet ed all’Incentivo occupazione Mezzogiorno. Si tratta, in entrambi i casi, di un esonero contributivo per l’assunzione di lavoratori giovani e disoccupati, che può arrivare, per un massimo di 12 mesi, al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro. Entrambi gli incentivi possono essere cumulati col nuovo esonero contributivo per l’assunzione di giovani previsto dalla legge di Bilancio 2018, e possono essere applicati ai contratti a tempo indeterminato ed ai contratti di apprendistato professionalizzante. Gli incentivi possono essere richiesti all’Inps, in via telematica, attraverso l’applicazione Diresco, dichiarazioni di responsabilità del contribuente.

Il periodo di maternità vale per la promozione

Se il datore di lavoro che non conteggia, ai fini dell’avanzamento di carriera automatico previsto dal contratto collettivo, i periodi in cui il lavoratore o la lavoratrice ha beneficiato del congedo di maternità e di quello parentale, il suo comportamento è illegittimo: lo ha stabilito la Corte d’appello di Venezia, con una recente sentenza [10]. In particolare, il comportamento è stato giudicato dalla Corte discriminatorio: nonostante il contratto collettivo applicato stabilisca il diritto alla progressione di carriera solo per il servizio effettivo, difatti, nell’interpretazione della clausole collettive bisogna tener presente il quadro complessivo disegnato da norme costituzionali ed europee, così come interpretate dalla prevalente giurisprudenza.

Contratti collettivi col bollino blu

Con una nuova circolare [9], l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha preso atto del fenomeno, sempre più diffuso, dell’utilizzo, da parte dei datori di lavoro, di contratti collettivi che prevedono delle retribuzioni minime notevolmente più basse rispetto a quelle previste dai contratti maggiormente rappresentativi.

Questo gioco al ribasso finirà presto, in quanto il Cnel individuerà i contratti maggiormente rappresentativi con un bollino blu: soltanto l’applicazione di questi contratti potrà dare luogo a benefici economici, normativi e contributivi, come gli incentivi all’assunzione.

Nuovo accordo sulla contrattazione e le relazioni industriali

Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato ieri, 9 marzo 2018, l’accordo sulla contrattazione e sulle relazioni industriali. I temi affrontati sono molteplici, dal welfare, ai contratti collettivi, alla sicurezza, al cuneo fiscale, al Mezzogiorno e alla formazione. Ora le linee guida contenute nel documento dovranno essere attuate, partendo dal confronto, tra le parti sociali, dei singoli capitoli del documento.

In base a quanto stabilito nell’accordo, la contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e  territoriale, o aziendale: uno dei principali obiettivi dei nuovi contratti è il miglioramento del valore reale delle retribuzioni, senza trascurare, però, la crescita del valore aggiunto e dei risultati aziendali.

In particolare, i contratti nazionali di categoria definiranno il trattamento economico complessivo (Tec), composto dal trattamento economico minimo (Tem, o minimo tabellare) e dalle ulteriori voci, come scatti di di anzianità ed Edr,  comuni ai lavoratori del settore. Saranno in seguito individuati i minimi tabellari per la vigenza contrattuale, la cui variazione avverrà secondo gli scostamenti registrati dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi europei (Ipca).

In ogni caso, il modello di contrattazione definito nell’accordo è flessibile e lascia alle parti, e ai singoli contratti collettivi, la possibilità di stabilire le tempistiche degli aumenti e la loro distribuzione tra contrattazione di primo e di secondo livello.

Dall’accordo emerge anche la centralità del welfare aziendale (prestazioni di assistenza, interventi volti alla conciliazione tra lavoro e famiglia…), che dovrà essere rafforzato dai nuovi contratti, ma che comunque manterrà la sua natura integrativa rispetto agli interventi pubblici.

Fondamentale anche la formazione, soprattutto finalizzata all’apprendimento e all’utilizzo delle nuove tecnologie; saranno poi rafforzati il sistema di alternanza scuola-lavoro ed i contratti di apprendistato.

Nessun danno al lavoratore per nullità del contratto a termine

In caso di nullità del contratto a termine stipulato con la pubblica amministrazione, il danno derivante dalla perdita di occasioni lavorative deve essere dimostrato, mentre resta dovuta un’indennità forfettaria da quantificare fra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea [8], in quanto gli Stati membri hanno un margine di discrezionalità nella scelta degli strumenti utilizzabili per contrastare l’abuso dei contratti a termine. Inoltre, secondo la Corte, il diritto dell’Unione Europea non prevede alcun obbligo di stabilizzare il rapporto di lavoro a seguito di contratto illegittimo, pubblico o privato, così come non impone l’adozione di misure identiche per situazioni diverse; pertanto, gli Stati membri sono liberi di prevedere conseguenze diverse all’illegittimità del contratto nel settore pubblico e nel settore privato (in quest’ultimo settore, lo ricordiamo, oltre a un’indennità forfettaria è prevista anche la conversione del rapporto).

In ogni caso, il giudice può alleggerire l’onere della prova a carico del lavoratore utilizzando presunzioni.

Cu compilata dall’Inps per i lavoratori occasionali

Chi lavora con i nuovi contratti di prestazione occasionale (nuovi voucher) troverà la Certificazione unica 2018 (Cu 2018, si tratta del modello che sostituisce il cud) direttamente nel proprio profilo personale all’interno del sito web dell’Inps.

L’utilizzatore di prestazioni occasionali non deve compilare la certificazione unica per il lavoratore.

La casella interessata dalla Cu è la numero 49. Nella pagina 62 delle istruzioni ministeriali sulla Cu 2018, in relazione alla casella 49 della certificazione, in cui si deve indicare il tipo di rapporto con riferimento alla gestione separata Inps per i parasubordinati, sono indicati anche i codici 98 e 99 da usare per indicare, rispettivamente, il libretto famiglia o il contratto di prestazione occasionale.
A questo riguardo, quindi, l’Inps ha precisato che l’utilizzatore del contratto o del libretto non deve compilare la certificazione unica per il lavoratore occasionale, in quanto l’adempimento è a carico dell’istituto di previdenza.

Offerta di lavoro congrua e perdita della disoccupazione in caso di rifiuto

Un’offerta di lavoro, secondo quanto chiarito da un recente intervento dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), sulla base della recente normativa [2], è considerata congrua se possiede i seguenti requisiti:

  • corrisponde alle competenze del lavoratore;
  • la distanza tra la residenza del lavoratore e quella del luogo di lavoro non supera i 50 km, e in ogni caso deve essere raggiungibile in non più di 80 minuti con i mezzi pubblici; se il lavoratore è disoccupato da oltre 12 mesi, l’offerta è congrua se il luogo di lavoro dista non più di 80 km dal domicilio (56 km se mancano i mezzi pubblici), o sia raggiungibile in media in 100 minuti con i mezzi pubblici;
  • la retribuzione deve superare del 20% l’indennità di disoccupazione, se il lavoratore percepisce la Naspi;
  • l’assunzione deve essere a tempo pieno e indeterminato, con paga non inferiore ai minimi della contrattazione collettiva; l’assunzione può essere anche a termine, ma in questo caso deve avere una durata di almeno di tre mesi; se il contratto è part-time l’orario deve essere non inferiore all’80% dell’orario dell’ultimo rapporto di lavoro;

Se al disoccupato viene proposta un’offerta di lavoro avente tutte le caratteristiche richieste per essere valutata congrua, e l’offerta viene rifiutata, questi decade dalla Naspi (e dalle altre prestazioni percepite) e dallo stato di disoccupazione, salvo giustificato motivo, ad esempio malattia o infortunio. Il giustificato motivo che impedisce l’accettazione di un’offerta di lavoro deve essere comunicato e documentato entro due giorni dalla proposta dell’offerta di lavoro congrua.

Permessi elettorali

Tutti i partecipanti alle operazioni elettorali, per legge [2], hanno diritto ad appositi permessi retribuiti, per tutta la durata delle operazioni. Inoltre, se le elezioni si svolgono in un giorno non lavorativo o festivo, si ha diritto ad un riposo compensativo, perché le operazioni presso il seggio sono considerate a tutti gli effetti come attività lavorativa.

Nello specifico, possono beneficiare dei permessi retribuiti per la partecipazione alle elezioni tutti i lavoratori dipendenti nominati:

  • presidente;
  • vicepresidente;
  • segretario;
  • scrutatore;
  • rappresentante di lista;
  • rappresentante di gruppo di partiti;
  • rappresentante di comitati promotori di referendum.

Questi lavoratori, nominati presso i seggi elettorali in occasione di qualsiasi tipo di consultazione (compresi i referendum e le elezioni europee), hanno diritto di assentarsi dal lavoro, fruendo di permessi retribuiti, per tutto il periodo corrispondente alla durata delle operazioni.

I permessi retribuiti spettano anche ai componenti degli uffici centrali elettorali (costituiti nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti).

I giorni di assenza per lo svolgimento delle operazioni elettorali sono considerati dalla legge, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa. Questo comporta che, in via generale, i giorni lavorativi passati al seggio sono retribuiti come se il lavoratore avesse normalmente lavorato.

Se le operazioni elettorali si svolgono durante una giornata festiva o non lavorata, come il sabato per chi ha la settimana corta, la giornata è compensata con quote giornaliere (non orarie) di retribuzione in aggiunta alla retribuzione normalmente percepita. In alternativa, la giornata di permesso elettorale è recuperata con una giornata di riposo compensativo.

Rete d’interscambio per chi ha perso il lavoro

L’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha annunciato che sta per diventare operativa una rete d’interscambio tra domanda e offerta di lavoro, a favore dei lavoratori che hanno perso l’impiego in un determinato settore. Ad esempio, i lavoratori disoccupati a seguito di licenziamento da parte di una ditta operante nelle telecomunicazioni (il primo settore che sperimenterà la rete d’interscambio) saranno inseriti in una banca dati riservata alle aziende dello stesso settore che cercano lavoratori.

In questo modo, cioè avvalendosi di candidature e offerte mirate, si dovrebbe accelerare il reimpiego.

Limiti al contratto a tempo determinato

Il contratto a termine è stato modificato dal recente testo unico dei contratti di lavoro [3]: nonostante sia stata abolita l’indicazione di una causale che giustifichi l’apposizione del termine al contratto di lavoro (salvo la necessità di attestare comunque le esigenze che giustifichino la temporaneità, per gli enti pubblici), resta un forte limite all’utilizzo del tempo determinato, ossia l’individuazione della percentuale massima dei possibili contratti stipulabili. Il numero di contratti a tempo determinato e di contratti di somministrazione a tempo determinato non può superare complessivamente, nella generalità dei casi, il tetto annuale del 20% del personale a tempo indeterminato in servizio al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

Ci sono però delle eccezioni previste dai contratti collettivi, oppure per particolari tipologie di rapporto, come il rapporto di lavoro stagionale.

Per gli enti pubblici locali, in base alle previsioni del nuovo contratto collettivo, è consentito superare il limite in caso di :

  • attivazione di nuovi servizi o riorganizzazione per l’accrescimento di quelli esistenti;
  • particolari necessità di enti di nuova istituzione;
  • introduzione di nuove tecnologie che comportino cambiamenti organizzativi;
  • supplenze del personale docente ed educativo;
  • assunzioni per l’esercizio delle funzioni infungibili della polizia locale e degli assistenti sociali (solo tempo determinato);
  • personale su progetti finanziati con fondi Ue, statali, regionali o privati;
  • eventi sportivi o culturali di rilievo internazionale;
  • proroghe dei contratti di personale a tempo determinato interessato dai processi di stabilizzazione (solo tempo determinato).

Diritto di precedenza per i lavoratori a termine

I lavoratori che hanno prestato la propria attività con uno o più contratti a termine, per un periodo superiore ai 6 mesi, hanno diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro nei 12 mesi successivi al termine del rapporto. Il diritto di precedenza, però, vale solo se la nuova posizione aperta corrisponde alle stesse mansioni già svolte in esecuzione del contratto a termine. Sono fatte salve eventuali deroghe disposte dai contratti collettivi; inoltre, il lavoratore ha l’onere di manifestare la volontà di avvalersi di tale diritto entro 6 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Il diritto di precedenza non opera in caso di trasformazione a tempo indeterminato di un altro lavoratore a termine, in quanto non si tratta di una nuova assunzione.

Bisogna poi precisare che il datore di lavoro è tenuto obbligatoriamente a informare il dipendente della spettanza del diritto di precedenza, specificandolo nel contratto di lavoro.

Diritto di precedenza per le lavoratrici in maternità

Per quanto riguarda le lavoratrici a termine in congedo di maternità, il periodo di assenza è computato come attività lavorativa ai fini del diritto di precedenza. In pratica, il congedo di maternità conta come periodo lavorato. Inoltre, queste lavoratrici hanno il diritto di precedenza anche per le assunzioni a termine effettuate dallo stesso datore di lavoro, se le mansioni coincidono, nei 12 mesi successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Diritto di precedenza per i lavoratori stagionali

I lavoratori stagionali che hanno prestato la propria opera per almeno 3 mesi complessivi (anche in esecuzione di più contratti) hanno il diritto di precedenza nelle nuove assunzioni a carattere stagionale: devono però manifestare la volontà di avvalersi del diritto di precedenza entro 3 mesi dalla cessazione del contratto. Anche questi lavoratori devono essere obbligatoriamente informati della spettanza del diritto, con specifica nel contratto di lavoro.

Aumento pensioni col rinnovo dei contratti statali

Aumentano pensione e trattamento di fine servizio e di fine rapporto, grazie al rinnovo della parte economica dei contratti di pubblico impiego. Per effetto delle disposizioni dei nuovi Ccnl (contratti collettivi nazionali), difatti, i benefici economici derivanti dai rinnovi contrattuali devono essere considerati per intero a favore del personale cessato dal servizio, con diritto a pensione nel periodo di vigenza dei contratti rinnovati.

In parole semplici, chi si è pensionato dal 1° gennaio 2016, grazie al rinnovo dei contratti statali ha un aumento della pensione, in quanto viene aggiornata la base pensionabile sulla quale si calcola il trattamento. Oltre all’aumento della pensione, l’incremento dello stipendio dei dipendenti pubblici determina anche l’aumento della buonuscita, o trattamento di fine servizio, in quanto il suo ammontare è calcolato sulla base dell’ultima retribuzione: rispetto alla pensione, però, l’incremento della buonuscita sarà più leggero.

Lavoratori domestici, aumenti dello stipendio e dei contributi

Paga più alta, anche se di poco, per colf e badanti e per tutti i collaboratori domestici in generale: è stato difatti recentemente concluso il nuovo accordo sui nuovi minimi retributivi relativi al lavoro domestico, che comporta l’aumento delle retribuzioni minime da corrispondere a partire dal 1° gennaio 2018.

Gli aumenti riguardano sia la paga oraria che quella mensilizzata, assieme alle altre tipologie di retribuzione previste, come i compensi per assistenza notturna e l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

Aumenti, inoltre, anche relativamente ai contributi dovuti all’Inps per i lavoratori domestici. Per approfondire:

Apprendistato per i disoccupati: formazione

Il Ministero del Lavoro, con una recente risposta ad un interpello [4], ha chiarito che la formazione di base e trasversale, obbligatoria per la generalità degli apprendisti, risulta non necessaria per i lavoratori maggiori di 29 anni beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale assunti in apprendistato professionalizzante, che abbiano già acquisito le nozioni di base in ragione di pregresse esperienze lavorative.

Allo stesso modo, il Ministero del Lavoro ritiene non necessaria l’erogazione della formazione di base e trasversale nell’ambito di un nuovo contratto di apprendistato professionalizzante, nel caso in cui l’apprendista sia in possesso di attestazione formale dell’acquisizione di tali competenze, anche in virtù di un precedente contratto di apprendistato.

Aumento giornate congedo papà

Aumenta da 2 a 4 giorni, nel 2018, il congedo obbligatorio per i papà, uno strumento ancora poco conosciuto che consente al lavoratore, divenuto padre da poco, di assentarsi col diritto alla retribuzione piena.

Divieto di pagare lo stipendio in contanti

La guerra ai contanti segna una nuova tappa: dal 1° luglio 2018, difatti, si aggiunge un nuovo divieto di pagamento con strumenti non tracciabili, che riguarda le retribuzioni da corrispondere ai lavoratori dipendenti ed ai collaboratori. In pratica, dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro ed i committenti privati avranno l’obbligo di provvedere al pagamento delle retribuzioni con modalità e forme che escludano l’uso del contante: lo ha stabilito la legge di Bilancio 2018 [5], con la finalità di combattere l’evasione, prevedendo delle severe sanzioni per chi trasgredisce alle nuove regole.

Nuovo bonus assunzione triennale

Torna il bonus occupazione, conosciuto anche come esonero contributivo triennale: questa misura, introdotta per la prima volta nel 2015, consiste in un incentivo che consente di ridurre i contributi a carico dell’azienda pagati all’Inps, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Nel 2015 l’esonero era pari al 100% dei contributi Inps ed aveva una durata di 3 anni, poi è stato prorogato nel 2016 ma ridotto al 40% ed a due anni di durata, per lasciare spazio nel 2017 a bonus assunzione circoscritti a limitate categorie di lavoratori e di aziende.

Per il 2018, l’esonero contributivo diventa strutturale, riguarda tutte le aziende del settore privato e ritorna alla durata originaria di 36 mesi, ma con una riduzione dei contributi parziale, pari al 50%, salvo alcune eccezioni; è inoltre limitato alle assunzioni di lavoratori under 35. Dal 2019 riguarda le sole assunzioni di giovani under 30. È prevista anche una clausola anti-licenziamento, secondo la quale il lavoratore dovrà essere mantenuto in organico per un determinato periodo minimo, pena la restituzione degli sgravi.

Per approfondire: Bonus assunzione 2018.

Assunzione obbligatoria immediata di disabili

Assunzione immediata di disabili per le aziende che hanno in organico almeno 15 dipendenti: dal 2018, infatti, non si applica più la norma [6] che prevedeva l’obbligo di assumere almeno un disabile a partire dalla sedicesima assunzione, così come cessa di applicarsi il regime transitorio [7], che fa decorrere quest’obbligo  dopo 1 anno e 60 giorni dalla sedicesima assunzione.

Le aziende che non si sono ancora messe, in regola, dunque, devono correre ai ripari e assumere entro il 1° marzo 2018 almeno un disabile appartenente alle categorie protette. Chi, invece, supererà i 14 dipendenti in organico successivamente, avrà 60 giorni di tempo per mettersi in regola. Questo termine vale anche per il superamento delle soglie successive.

Bonus alternanza scuola lavoro

Per l’assunzione a tempo indeterminato di ragazzi che hanno svolto nella stessa azienda dei periodi di alternanza scuola lavoro (in misura pari ad almeno il 30% del totale delle ore previste), o periodi di apprendistato di primo o di terzo livello, è stato prorogato lo sgravio del 100% dei contributi per i primi 3 anni di contratto. L’incentivo sarà applicabile se il lavoratore viene assunto entro 6 mesi dal conseguimento del titolo di studio o della qualifica professionale.

Anche in questo caso lo sconto si applicherà solo sull’aliquota dovuta dal datore di lavoro, con un tetto massimo di sgravio annuo pari a 3mila euro.

Proroga del bonus Sud

Con un recente decreto dell’Anpal è stato poi prorogato anche il bonus Sud, che offre l’esonero totale dai contributi per chi assume nelle regioni del Mezzogiorno.

In particolare, il bonus occupazione Sud è un incentivo che può essere applicato alle sole aziende situate nelle seguenti regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna.

Questo bonus riguarda i datori di lavoro privati che (senza esservi obbligati) assumono:

  • giovani disoccupati di età compresa tra 16 e 24 anni;
  • lavoratori con almeno 25 anni di età, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

Sono incentivate:

  • le assunzioni con contratto a tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione) o con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere (a tempo pieno o part time);
  • le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a tempo determinato (non è richiesto il requisito della disoccupazione).

Sono invece escluse le assunzioni con contratto di lavoro domestico, accessorio (voucher) e intermittente.

L’incentivo consiste nell’esonero totale dai contributi a carico del datore di lavoro dovuti all’Inps, nel limite massimo di 8.060 euro annui.

Bonus ricollocazione per i cassintegrati

Per i lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento collettivo, sono state programmate nuove misure di politica attiva del lavoro. Le misure sono finalizzate a ricollocare il lavoratore prima che le procedure di mobilità siano terminate: in parole semplici, saranno garantiti dei nuovi posti di lavoro agli esuberi ancora prima che questi siano licenziati.

Nel dettaglio, I lavoratori in cassaintegrazione straordinaria (Cigs) potranno fruire della ricollocazione anticipata. Si tratta di un percorso che, dopo un primo periodo di formazione, prevede la ricollocazione dei lavoratori in Cigs in un nuovo posto di lavoro: il tutto avviene durante il periodo di sospensione dell’attività lavorativa, quindi prima del licenziamento.

Il percorso avrà una durata di 6 mesi, prorogabili di altri 6: in alcuni casi potrà durare per tutto il periodo della Cigs, quindi sino a 24 mesi.

L’adesione al percorso e la ricollocazione anticipata avranno dei vantaggi sia per le aziende che assumono, che beneficeranno di un bonus contributivo, che per i lavoratori, che potranno ottenere il 50% della Cigs assieme a un incentivo all’esodo.

Credito d’imposta per la formazione dei lavoratori

Completano il pacchetto lavoro una nuova serie di incentivi sulla formazione dei lavoratori. Nel dettaglio, è previsto un credito d’imposta per le spese relative ai costi del personale impegnato in corsi di formazione su: informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing concentrate su almeno una tecnologia 4.0.

Le tecnologie oggetto degli incentivi alla formazione riguarderanno big data, cloud e fog computing, cyber-security e sistemi cyber-fisici, realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva.

Incentivi all’assunzione ancora operativi nel 2018

Nonostante nel 2018 siano stati introdotti nuovi incentivi per l’assunzione dei dipendenti, restano in piedi numerose agevolazioni in vigore da anni.

Resta valido, ad esempio, l’esonero contributivo introdotto dalla legge Fornero di riforma del mercato del lavoro per l’assunzione di:

  • donne disoccupate da almeno 6 mesi, residenti in aree svantaggiate;
  • donne disoccupate da almeno 6 mesi, occupate in settori lavorativi caratterizzati da una forte disparità occupazionale di genere;
  • donne disoccupate da almeno 24 mesi;
  • lavoratori che abbiano compiuto almeno 50 anni di età, disoccupati da almeno 12 mesi.

L’esonero è pari al 50% dei contributi dovuti all’Inps e dei premi dovuti all’Inail ed ha una durata:

  • sino a 12 mesi, in caso di assunzione a tempo determinato;
  • sino a 18 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato o di trasformazione del contratto a termine in tempo indeterminato.

Restano validi anche gli incentivi per chi assume col contratto di apprendistato professionalizzante.

In particolare, per chi assume attraverso questo strumento sono previste agevolazioni economiche e contributive, come la possibilità d’inquadrare l’apprendista sino a 2 livelli inferiori e di beneficiare di una contribuzione ridotta.

Se l’apprendista assunto, poi. è un under 30 iscritto al programma Garanzia Giovani, il datore di lavoro ha diritto a un esonero contributivo del 100% per 12 mesi, sino a un massimo di 8.060 euro l’anno.

Continua ad essere operativa anche l’agevolazione contributiva per i datori di lavoro che assumono per sostituire personale (dipendente o lavoratrici autonome) assente per maternità.

L’assunzione deve avvenire con contratto a termine (anche part-time), e consiste in una riduzione del 50% dei contributi e dei premi assicurativi Inail a carico azienda, dovuti sulla retribuzione del lavoratore assunto a termine, fino al compimento di un anno di età del bambino del sostituito.

Sopravvive, infine, l’incentivo all’assunzione di percettori di disoccupazione Naspi (l’indennità che sostituisce Aspi e Mini- Aspi). Quest’agevolazione, riservata a chi assume un lavoratore mentre ancora percepisce l’indennità di disoccupazione, dà diritto al riconoscimento al datore di lavoro di un incentivo pari al 20% della Naspi ancora spettante al neoassunto.


note

[1] Art. 25 Dlgs n. 150/2015.

[2] Art. 119 DPR 361/57; Art. 11 L. 53/90; L. 69/92; Art. 1, c. 399, L. 147/2013.

[3] D.lgs. n.81/2015

[4] Min. Lavoro, Risp. Interpello n.5/2017.

[5] Art.1, Co. 910-913, L. 205/2017.

[6] Art.3, Co.2, L. 69/1999.

[7] Art.2, Co.2, Dpr 333/2000.

[8] Corte di Giustizia Europea, causa C-494/16 .

[9] Inl Circ. n. 3/2018.

[10] C. D’App. Venezia, sent. n.841/2018.

[11] Inps Circ. n.48 e 49/2018.

[12] Inps Mess. n.1403/2018.

[13] Art.4, L. 300/1970.

[14] D.lgs. 196/2003.

[15] Garante Privacy, provv. 139/2018.

[16] Anpal, Del. 14/2018.

[17] Inps Circ. n.68/2018.

[18] Inps Circ. n.69/2018.

[19] D.lgs.81/2017.

[20] Tribunale di Lecce, ordinanza n. 18452/2017.

[21] Art.8 L. 148/2011.

[22] C. Cost, sent. n. 232/2018.

[23] Anpal, Decreto n.581 del 28/12/2018.

[24] Principio di diritto n.6/2019.

[25] Inps Circ. n. 45/2019.

[26] Messaggio Inps 1270/2019.

[27] Istruzione operativa Inail del 03/04/2019.

[28] DPCM 12 marzo 2019.

[29] Circolare congiunta dei ministeri del Lavoro e dell’Interno 1257/2019.

[30] Cass. sent. n.4943/2019.

[31] Cass. sent. n. 5188/2019.

[32] Cass. sent. n. 5373/2019.

[33] Decreto direttoriale Anpal n. 58/2018

[34] Inps Circ. 54/2019.

[35] Decreto Anpal n.178.

[36] Inps messaggio n. 1552/2019.

[37] Cass. ord. n.5754 del 27/02/2019.

[38] Inps messaggio n.1612 del 19/04/2019.

[39] Cass. sent. n. 6346/2019.

[40] Inps, Messaggio n. 1777 dell’8/05/2019.

[41] Inail circolare n. 11 del 9 maggio 2019.

[42] Art.1, co. 485, L. 145/2018.

[43] Inps messaggio 1738/2019.

[44] Corte europea, sentenza C-55/18 del 14/05/2019.

[45] Dir. 2003/88.

[46] Cass. sent 9751/2019.

[47] Cass. sent. 15120 /2019.

[48] Cass. sent. n. 11539/2019.

[49] Cass. ord. n. 11777/2019.

[50] Cass. sent. n. 12534/2019.

[51] Cass. ord. n. 12753/2019.

[52] Cass. sent. n. 13649/2019.

[53] Cass. ord. n. 13871/2019.

[54] Inps circ. 102/2019.

[55] Anpal decreto direttoriale 311/2019.

[56] Inps circ. 104/2019.

[57] Anpal Circ. 1/2019.

[58] Inps Circ. 117/2019.

[59] Cass. sent. n. 21537/2019.

[60] Cass. sent. n. 16176/2019.


6 Commenti

  1. Molto chiaro grazie per le informazioni. Vorrei sapere se possono licenziarmi a lavoro perché sto sui social come facebook o instagram. posso rischiare davvero il posto? grazie

    1. Grazie a te Tina. Continua a seguirci. Rubare il tempo al proprio lavoro per stare su Instagram, Facebook, WhatsApp o per guardare video su YouTube non fa sicuramente parte delle skill di un buon dipendente. Allontanare lo sguardo dalle scartoffie per sbirciare il messaggino apparso sullo smartphone non potrà mai essere un comportamento punibile se l’episodio è isolato e si consuma in pochi secondi. Viceversa, chi ha l’abitudine a distrarsi con cadenza quotidiana può subire una sanzione disciplinare tanto più grave quanto maggiore è il tempo sottratto alle mansioni. Per saperne di più, ti consigliamo di leggere il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/274639_social-durante-il-lavoro-quando-si-rischia-il-posto

  2. una infermiera in struttura privata puo’ dimettersi x giusta causa x assistete un parente x la legge 104 per usufruire della NASPI. GRAZIE

    1. Purtroppo le dimissioni per giusta causa sono previste per motivi tassativi, tra i quali non rientra lo stato di salute del lavoratore. Ne ho parlato in questo articolo: https://www.laleggepertutti.it/244541_dimissioni-quando-sono-per-giusta-causa
      Ad ogni modo, può chiedere un congedo straordinario sino a 2 anni per assistere un parente con la 104.
      Trova tutto in questa guida
      https://www.laleggepertutti.it/241400_congedo-straordinario-legge-104

  3. Buongiorno,
    a proposito dei permessi legge 104 aggiuntivi, qual’è la procedura per calcolarne la giusta spettanza in concomitanza di cassa integrazione?
    In generale, so che bisogna effettuare l’algoritmo:
    3 (=ossia numero permessi teorici spettanti nel mese) X numero giorni effettivi di lavoro nel mese / numero giorni lavorativi teorici nel mese.
    tuttavia da marzo (periodo in cui sono iniziati a essere emanati i vari provvedimenti…), non sono riuscito a trovare nessuna informativa dettagliata (magari anche con qualche esempio) che si riferisca al caso concreto da me esposto in calce!
    ….Ho questo dubbio perché non sono del mestiere; e anche perché se non erro i permessi aggiuntivi non sono riferiti a un mese alla volta, ma alle coppie marzo/aprile e maggio/giugno!!! Dunque una situazione mai vista prima (almeno da quando sono nato io), e che secondo me (ma è solo una mia supposizione) potrebbe purtroppo comportare in generale errori/abusi da parte dei datori di lavoro e/o di chi amministra il personale

    1. Ti suggeriamo la lettura dei nostri articoli:
      -Permessi 104 busta paga https://www.laleggepertutti.it/350938_permessi-104-busta-paga
      -Permessi Legge 104: obblighi del datore di lavoro https://www.laleggepertutti.it/32158_permessi-legge-104-obblighi-del-datore-di-lavoro
      -Invalidità civile, legge 104 e riconoscimento dell’handicap https://www.laleggepertutti.it/231785_invalidita-civile-legge-104-e-riconoscimento-dellhandicap
      -Legge 104: guida alle agevolazioni https://www.laleggepertutti.it/132988_legge-104-guida-alle-agevolazioni

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