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Scaglioni per il pignoramento del dipendente

26 febbraio 2018


Scaglioni per il pignoramento del dipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2018



Pignoramento dello stipendio e del conto corrente: i limiti di reddito sotto i quali il pignoramento è inferiore a un quinto.

Ci scrive un nostro lettore e ci chiede: «Ho letto che il pignoramento di un dipendente presso il conto corrente segue determinati scaglioni in base allo stipendio; quindi per un dipendente che riceve uno stipendio fino a 2000 euro mensili il pignoramento sul conto corrente non può superare 1/10 dell’importo dello stipendio. È vero?». È la scusa per fare il punto e ribadire, ancora una volta, il funzionamento del cosiddetto pignoramento presso terzi e quali sono gli scaglioni per il pignoramento del dipendente. La disciplina è differente a seconda che il creditore sia l’Agente della Riscossione, ossia Agenzia Entrate della Riscossione (nella gran parte dei casi), oppure qualsiasi altro creditore privato (una banca, la controparte di una causa, ecc.).

Pignoramento dello stipendio

Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione

Se il creditore che agisce è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio può avvenire entro determinati scaglioni:

  • stipendi fino a 2.500 euro: pignoramento fino a massimo un decimo dello stipendio netto;
  • stipendi da 2.5001 euro a 5.000 euro: pignoramento fino a massimo un settimo dello stipendio netto;
  • stipendi da 5.001 euro in su: pignoramento fino a massimo un quinto dello stipendio netto.

La stessa norma si applica anche al pignoramento del TFR e a tutte le altre indennità dovute a trattamenti di lavoro o per il licenziamento.

Quando il creditore è un soggetto privato

Se invece il creditore è un soggetto privato, il pignoramento può arrivare fino a massimo un quinto del netto dello stipendio. In questo caso, dunque, non sono previsti scaglioni. Anche chi guadagna 2000 euro, così come chi ne guadagna 10mila, potrà subire il pignoramento di un quinto da parte della banca, del creditore, del vicino di casa con cui ha perso una causa, ecc.

Peraltro, in materia di pignoramento dello stipendio non è neanche prevista la salvaguardia del cosiddetto «minimo vitale» che vale solo per le pensioni. Il minimo vitale è pari all’assegno sociale aumentato della metà. Per il 2018, l’assegno sociale è di 453 euro (la metà è pari quindi a 226,5). Pertanto il minimo vitale che non si può toccare dalle pensioni è pari a 679,50 euro; ad esempio, su una pensione di mille euro al mese si può pignorare solo un quinto della differenza tra mille e 679,50 ossia un quinto di 320,50.

Come detto, il pignoramento del quinto dello stipendio si applica su tutto l’importo netto, senza detrarre il minimo vitale e senza neanche tenere conto di eventuali cessioni del quinto fatte in favore di finanziarie (si tratta, infatti, di atti volontari e non di pignoramenti coattivi).

Pignoramento del conto corrente

Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione

Quando l’Agente della riscossione pignora lo stipendio accreditato sul conto corrente vigono regole diverse. Innanzitutto non si può tenere conto dell’ultimo accredito dello stipendio, poiché questo è intangibile [1]. Il pignoramento quindi può avvenire solo sulle restanti somme e sugli accrediti successivi.

Il pignoramento viene effettuato nel seguente modo solo se sul conto corrente viene accreditato lo stipendio di un lavoratore dipendente:

  • le somme già depositate al momento del pignoramento (escluso solo, come già detto, l’ultimo stipendio) possono essere pignorate solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (453 x 3 = 1.359 euro). Quindi se sul conto ci sono 3mila euro, l’Esattore può pignorare solo 1.641 euro (3.000 – 1.359). Se sul conto ci sono solo 1.200 euro, non è possibile pignorare nulla;
  • le somme che saranno depositate successivamente alla notifica del pignoramento (ossia le mensilità successive di stipendio e il TFR) saranno pignorate secondo gli scaglioni che abbiamo detto poc’anzi per il pignoramento direttamente al datore (stipendi fino a 2.500 euro: fino a un decimo dello stipendio netto; stipendi da 2.5001 euro a 5.000 euro: fino a un settimo dello stipendio netto; stipendi da 5.001 euro in su: fino a massimo un quinto dello stipendio netto).

Ricordiamo che il pignoramento del conto corrente, così come quello dello stipendio, da parte dell’Agente della Riscossione avvengono senza l’intervento del giudice ossia con un ordine diretto al terzo pignorato (banca o azienda) di versare direttamente le somme sul conto dell’esattore se il pagamento non avverrà nei 60 giorni successivi.

Invece se il conto corrente pignorato è di proprietà di un lavoratore autonomo, di un professionista o di un imprenditore, il pignoramento può essere integrale e non valgono più i limiti e gli scaglioni appena visti.

Infine se il conto è di un pensionato valgono le stesse regole del lavoratore dipendente.

Quando il creditore è un soggetto privato 

Se il pignoramento del conto corrente viene avviato dal privato non vale la regola dell’intangibilità dell’ultimo stipendio che è invece una norma speciale posta solo per i pignoramenti del conto fatti dall’Agente della riscossione.

Invece vale la doppia regola che distingue il pignoramento delle somme già depositate in banca (dove è impignorabile il triplo dell’assegno sociale, mentre lo è integralmente tutta l’eccedenza) da quelle che saranno successivamente depositate. Per queste ultime però (così come abbiamo già visto per il pignoramento davanti al datore di lavoro) non valgono gli scaglioni, pertanto saranno pignorabili sempre nella misura di un quinto. In pratica si avrà che:

  • le somme già depositate al momento del pignoramento possono essere “bloccate” solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (453 x 3 = 1.359 euro). Quindi se sul conto ci sono 2mila euro, l’Esattore può pignorare solo 641 euro (2.000 – 1.359). Se sul conto ci sono solo 1.200 euro, non è possibile pignorare nulla;
  • le somme che saranno depositate successivamente alla notifica del pignoramento (ossia i ratei successivi dello stipendio così come anche il TFR) saranno pignorabili fino a massimo un quinto dello stipendio netto).

note

[1] Art. 3, comma 5 D.L. n. 16/2012 convertito in legge n. 44/2012 , in vigore dal 29 aprile 2012, che ha aggiunto al D.p.r. n. 602/1973, in materia di pignoramento presso terzi disposti dall’agente della riscossione, l’art. 72-ter, recante il titolo “Limiti di pignorabilità”.

DPR 602/1973 – Art. 72-ter (Limiti di pignorabilità) (1)

1.Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro e in misura pari ad un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro.

2. Resta ferma la misura di cui all’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, se le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, superano i cinquemila euro.

2-bis.Nel caso di accredito delle somme di cui ai commi 1 e 2 sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo. (2)

2-ter.Ai medesimi fini previsti dai commi precedenti, l’Agenzia delle entrate acquisisce le informazioni relative ai rapporti di lavoro o di impiego, accedendo direttamente, in via telematica, alle specifiche banche dati dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. (3)

1. Articolo inserito dall’art. 3, comma 5, lett. b), D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 aprile 2012, n. 44.

2. Comma aggiunto dall’art. 52, comma 1, lett. f), D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 98.

3. Comma aggiunto dall’art. 3, comma 2, D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla L. 1° dicembre 2016, n. 225.


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3 Commenti

  1. Grazie per la spiegazione, molto utile e differente rispetto ad altri siti.
    Una ulteriore domanda se possibile, che potrebbe essere utile anche per altri dipendenti:
    – dipendente privato
    – pignoramento effettuato da Banca
    – mutuo fondiario prima casa in corso (RID mensile)
    – cessione quinto stipendio in corso
    – retribuzione su 14 mensilità annue
    – accredito premio produzione 2 volte l’anno (tot. 2500 euro)
    – stipendio netto in c/c circa 1200 euro mese
    Quesito /pignoramento stipendio sul c/c e non presso datore di lavoro):
    1) La trattenuta fissa sarà di 240 euro mensili, ma per 12 o 14 mesi?
    2) quando ricevo acconto e saldo premio, anch’essi incideranno nel pignoramento portando la trattenuta a (1200 stipendio + 2500 premio) /5 = € 740?

    Nel caso il pignoramento avvenisse già presso il datore di lavoro e non sul c/c, cosa cambierebbe?

    Chiedo scusa, ma penso siano domande molto utili vista la situazione dei POVERI italiani in questo nostro Paese.
    PS: tutto questo è stata la causa di 3 finanziamenti che mi ha offerto la mia banca, poichè non voleva concedermi un negoziato sul mutuo riducendomi la rata e il TAN vivendo 9 mesi in cassa integrazione e non riuscendo a pagarmi le rate troppo elevate, portandomi così la somma rate mensili a 4/5 del mio stipendio netto.
    Grazie mille ancora una volta per il vostro grande aiuto!

  2. Buongiorno vorrei chiedere se una pensione di 1025.00 € è pignorabile. Se è pignorabile assegno invalidità civile oltre la pensione vecchiaia .il giudice tiene conto se il pensionato ha una famiglia numerosa senza altro reddito Grazie

    1. @Salis Pino
      In base a quanto spiegato in questo articolo:
      https://www.laleggepertutti.it/192049_pignoramento-pensione-2018
      presumo che ti possano pignorare, nel tuo caso specifico il risultato di questa operazione:
      ((pensione + assegno invalid.) – 679,50) / 5.
      A titolo di esempio, supponendo che il tuo assegno invalid. sia pari a € 400, si può tradurre il tutto in:
      ((1025 + 400) – 679,50) / 5 = (1425 – 679,50) / 5 = € 149,10
      Il giudice non tiene conto se tu abbia numerosi familiari a carico senza altro reddito.

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