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Lavorare quando si è in ferie si può?

1 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2018



Nulla vieta di sfruttare il periodo di riposo per prestare attività altrove. Ma il mancato recupero di energie e la concorrenza possono comportare sanzioni.

Per una reale esigenza di arrotondare oppure perché ha sposato la filosofia dello «stakanovista». I più maligni pensano, addirittura, che lo si faccia per evitare di andare in vacanza con la moglie o con il marito. Chi utilizza il periodo di ferie per lavorare in un’altra azienda può essere visto come un alieno. Ma dietro questa scelta ci può essere, davvero, il bisogno di portare a casa un gruzzolino in più. Il punto è: lavorare quando si è in ferie si può? C’è qualche legge che lo vieta? No. O, per lo meno, non in termini generali. In Italia non esiste una normativa che impedisca ad un dipendente di lavorare per un’altra azienda durante il periodo delle ferie. A certe condizioni, però. La prima, che il fatto di non fermarsi neppure un giorno durante l’anno non comprometta la necessità del lavoratore di recuperare le energie psicofisiche. La seconda, che non vada a lavorare per la concorrenza: violerebbe, in questo modo, l’obbligo di fedeltà. Se, da una parte, esiste il diritto del dipendente, sancito dalla Costituzione [1] e dal Codice civile [2], di godere di un periodo di ferie, esiste anche il diritto di non farle purché, come dicevamo, si rispettino certe regole. Se, però, il dipendente sente il sacrosanto bisogno di staccare e di andare al mare o in montagna con la famiglia, ha diritto a godersi le sue vacanze senza essere richiamato dall’azienda nemmeno per esigenze di servizio [3]. Vediamo, allora, entro quali limiti si può lavorare quando si è in ferie.

Lavorare quando si è in ferie: un diritto o un dovere?

L’abbiamo accettano poco fa: sia la Costituzione sia il Codice civile stabiliscono che il periodo di ferie è un diritto irrinunciabile di ogni lavoratore. Lo conferma anche il fatto che non è possibile monetizzare le ferie tranne che:

  • in caso di cessazione del rapporto di lavoro;
  • per il periodo che eccede le 4 settimane l’anno;
  • in caso di contratti a termine di durata inferiore all’anno o cessati entro la fine dell’anno.

Se ne deduce che qualsiasi accordo tra il datore di lavoro ed il dipendente per eliminare o ridurre le 4 settimane di ferie che spettano ad ogni lavoratore è da ritenersi nullo.

Per conoscere tutti i dettagli sulle ferie e su quanto ti spetta di diritto, ti consigliamo di dare uno sguardo alla nostra guida Ferie: calcolo, diritti, doveri, la guida completa.

Lavorare quando si è in ferie: cosa rischia il dipendente?

Attenzione a fare troppo lo «stakanovista»: se l’azienda concede normalmente il periodo di riposo ma il dipendente non ne vuole sapere di fermarsi per qualche giorno o per qualche settimana e decide di lavorare quando è in ferie, questi rischia una sanzione disciplinare in due casi:

  • quando è andato a lavorare per un’azienda concorrente;
  • quando il lavoro durante le ferie (anche in un’azienda di un altro settore) non gli permette di recuperare le energie psicofisiche necessarie a riprendere normalmente la sua attività.

Poniamo il caso di un dipendente che deve andare in ferie ad agosto per la chiusura aziendale. Lui, però, uomo tuttofare, firma un contratto di un mese con un giardiniere per aiutarlo a sistemare parchi e giardini. Lavoro stancante, più lungo del solito d’estate, quando ci sono più ore di luce, si inizia prima e si finisce dopo. Alla fine del mese, quando dovrà riprendere il lavoro nella sua azienda, non solo non avrà riposato un granché ma sarà, addirittura, più stanco di quando aveva iniziato le ferie «ufficiali». Se questo stato psicofisico si ripercuote sulla sua attività, l’azienda può decidere una sanzione disciplinare nei confronti del dipendente, in quanto le sue capacità e l’efficacia del suo lavoro possono essere compromesse.

Lavorare quando si è in ferie: cos’è l’obbligo di fedeltà?

Ma, come detto, non è solo il mancato recupero delle condizioni psicofisiche a comportare il rischio di una sanzione disciplinare (se non addirittura del licenziamento) nel caso in cui un dipendente decida di lavorare quando si è in ferie. Occorre valutare bene anche dove si va a lavorare in quel periodo: prestare la propria attività per un’azienda concorrente può essere fatale.

Difatti, la posizione di dipendenza del lavoratore subordinato comporta di per sé una serie di vincoli nei confronti del datore di lavoro, tra cui l’obbligo di fedeltà. Questo dovere consiste nell’obbligo di astenersi da qualunque comportamento idoneo, anche potenzialmente, a compromettere il rapporto di fiducia instaurato con l’imprenditore. Cosa che succederebbe, appunto, se si decide di lavorare quando si è in ferie per un’azienda concorrente sfruttando le proprie capacità.

Non a caso, la legge ricollega espressamente il divieto di concorrenza e il dovere di riservatezza [4]. In pratica, il lavoratore subordinato deve assumere un comportamento leale nei riguardi del suo superiore, in modo da non pregiudicare gli interessi di quest’ultimo.

La violazione dell’obbligo di fedeltà comporta l’insorgere di una responsabilità disciplinare a carico lavoratore che sfocia nella giusta causa di licenziamento. La giurisprudenza, a questo proposito, afferma che il dovere permane anche durante il periodo di preavviso di cessazione anticipata del rapporto, nonché, altresì, nel tempo intercorrente tra licenziamento e ordine giudiziale di reintegrazione (in questo caso la violazione ben può giustificare un nuovo licenziamento) [5]. Qualora l’inosservanza dell’obbligo in esame comporti un pregiudizio economico per il datore, il dipendente può anche essere condannato a risarcire il danno patrimoniale.

Lavorare quando si è in ferie: c’è obbligo di reperibilità?

Qui siamo al caso contrario. Quello, cioè, del dipendente che, anziché lavorare quando si è in ferie, decide di sfruttare quel periodo per andare in vacanza e di godersi il meritato riposo.

Vi sarà, forse, capitato di trovarvi in spiaggia o in un rifugio di montagna e di essere chiamati al cellulare dall’ufficio. Bene che vada, è un collega che, dopo essersi scusato mille volte, ha chiesto solo un piccolo chiarimento. Male che vada, è il vostro capo che vi chiede di fare un lavoro urgente a distanza se non, addirittura, di rientrare in sede per esigenze di servizio. È legale? Il dipendente ha l’obbligo della reperibilità durante le ferie?

Non sempre. Se il suo contratto non lo prevede (pensiamo ad un dirigente che ha il cellulare aziendale con un accordo specifico, anche da un punto di vista economico, sulla reperibilità) il lavoratore ha il diritto di non rispondere al cellulare e di rendersi irreperibile per tutto il periodo delle ferie concordate.

Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza [3] con la quale ha dato ragione ad un impiegato comunale di Mantova, licenziato per assenza ingiustificata quando si trovava in ferie. Il Comune lo aveva chiamato non una ma ben due volte chiedendogli di tornare al lavoro, cosa che il dipendente non ha fatto in quanto, a suo avviso, non era tenuto alla reperibilità e tanto meno (come, invece, pretendeva l’Ente locale) a comunicare il luogo in cui trascorreva le ferie ed i suoi eventuali spostamenti.

Per la Suprema Corte, una cosa è che il datore di lavoro sia a conoscenza del luogo dove inviare le comunicazioni durante il rapporto di lavoro (cioè la residenza del dipendente) ed un’altra ben diversa è che il lavoratore sia tenuto a dirgli che, dei 15 giorni di ferie, 5 li passerà a Jesolo, 2 a Lignano Sabbiadoro, 3 a Venezia (ma può darsi che siano 2 e mezzo se un pomeriggio andranno a fare visita alla suocera a Padova) e sul resto seguiranno aggiornamenti.

Non solo. Sempre secondo la Cassazione, il datore di lavoro non può interrompere, modificare o sospendere a proprio piacimento le ferie in corso. Tutt’al più, conclude la Corte, deve comunicare al dipendente prima che inizi il periodo delle ferie, le eventuali modifiche che possono subire le esigenze aziendali, ma sempre tenendo conto che il lavoratore non è obbligato ad essere reperibile durante il godimento delle ferie.

note

[1] Art. 36 Cost. italiana.

[2] Art. 2109 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 27057/2013.

[4] Art. 2105 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 2949/1997.


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