HOME Articoli

Lo sai che? Pagare debito di un figlio è una donazione?

Lo sai che? Pubblicato il 27 febbraio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 27 febbraio 2018

Il rispetto della quota di legittima riguarda anche le donazioni indirette e, quindi, anche i pagamenti di debiti altrui senza obbligo di restituzione.

Tuo fratello aveva un grosso debito con una persona che minacciava di pignorargli la casa; così tuo padre è corso in suo soccorso pagando il creditore di tasca propria e rinunciando poi alla restituzione dei soldi. Per quanto ti faccia piacere che tuo fratello si sia liberato del problema, questa situazione ha impoverito molto tuo padre, svuotando quasi completamente il suo conto corrente. Ora, che ha un’età elevata e una pensione modesta, non riuscirà mai a ricostruire la stessa cifra e a te potrà lasciare ben poco quando non ci sarà più. Nonostante l’affetto familiare, questa situazione non ti va proprio a genio: sei disposto a richiedere a tuo fratello la restituzione di una parte soldi ottenuti gratuitamente dal genitore. Infatti, come erede, ti spetta la metà del suo patrimonio mentre la somma pagata in favore di tuo fratello va ben oltre il suo 50%. Così ti chiedi: pagare un debito di un figlio è una donazione? E quindi, se c’è un altro figlio, questi può pretendere la stessa parte? E che succede da un punto di vista fiscale: il pagamento del debito è soggetto all’imposta sulle donazioni? Ecco cosa stabilisce in proposito la legge.

La donazione diretta

Per poter capire se il pagamento di un debito è una donazione o meno dobbiamo analizzare tutte le possibili forme che può avere una donazione. Ne esistono due. La prima – quella tradizione – è la cosiddetta donazione diretta. È il classico caso in cui una persona regala un bene o una somma di denaro a un’altra, senza volere nulla in cambio. Se il valore della donazione non è «modico» (in relazione alle possibilità economiche del donante) affinché l’atto sia valido è necessario che venga fatto davanti al notaio, alla presenza di due testimoni. In assenza di questa forma, la donazione è nulla: significa che il bene non passa di proprietà e può essere rivendicato anche in un successivo momento, senza limiti di tempo, dal donante o dai suoi eredi.

Quanto al trattamento fiscale, sulla donazione si pagano le tasse commisurate al grado di parentela: tanto maggiore è la “vicinanza” tra donante e donatario, tanto inferiori sono le imposte. In particolare: a) donazioni in linea retta (ossia tra genitori, nonni, figli e nipoti): fino a 1milione di euro di valore della donazione non si pagano imposte mentre sull’eccedenza si paga l’imposta al 4%; b) donazioni tra fratelli e sorelle: fino a 100mila euro non si pagano imposte; sull’eccedenza si paga l’imposta al 6%; c) donazioni tra altri parenti parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado: si paga sempre l’imposta al 6% a prescindere dal valore della donazione; d) in tutti gli altri casi si applica un’imposta all’8% a prescindere dal valore della donazione, ma se il beneficiario è un portatore di handicap, la donazione è esentasse fino a 1,5milioni di euro;

La donazione indiretta

La donazione indiretta è il secondo modo con cui si può fare un regalo a una persona. Può assumere tre forme diverse:

  • quando il donante paga il prezzo di un bene da intestare al donatario (ad esempio il padre che compra la casa al figlio pagando direttamente nelle mani del costruttore e chiedendo a quest’ultimo di intestare l’immobile al giovane),
  • quando il donante estingue un debito del donatario (è l’esempio da cui siamo partiti: il padre paga un debito del figlio)
  • quando il donante versa al donatario la somma necessaria affinché quest’ultimo acquisti un bene (ad esempio la madre bonifica alla figlia 10mila euro sul conto affinché questa possa comprare l’auto nuova).

La donazione indiretta non necessita del notaio e non sconta imposte. Si tratta quindi di un’operazione che può avvenire anche con bonifico, ma solo a una condizione: che l’atto di acquisto del bene o di pagamento del debito specifichi che il denaro versato al terzo è il frutto di una donazione (a tale conclusione sono arrivate di recente le Sezioni Unite della Cassazione [1]). Per esemplificare facciamo l’esempio di un padre che acquisti una casa al figlio. Secondo i giudici, per mettere in atto una donazione indiretta e far sì che il passaggio di denaro eseguito con bonifico dal padre al figlio sia valido anche senza notaio e senza dover  pagare l’imposta di donazione, è necessario comportarsi nel seguente modo: nell’atto di compravendita va specificato che il denaro impiegato per pagare il venditore è stato messo a disposizione dell’acquirente da suo padre. Ci deve essere cioè quello che la legge chiama un «collegamento negoziale»: la donazione indiretta realizzata dal padre (mettendo del denaro a disposizione del figlio, al fine di pagare il prezzo di acquisto di una abitazione) deve essere espressamente menzionata nel contratto di compravendita. Senza questa menzione, la donazione si considera “ordinaria” (e non indiretta) pertanto richiede l’atto notarile e il pagamento dell’imposta sulle donazioni. Leggi sul punto Donazione di denaro per acquisto casa: come si fa? e Si può fare una donazione con bonifico? 

Il pagamento di un debito è una donazione?

Da quanto abbiamo appena detto possiamo iniziare a tracciare le prime conclusioni ai dubbi di partenza: pagare un debito di un’altra persona e non chiedere la restituzione della somma è una donazione, o meglio una «donazione indiretta», che può avvenire senza notaio e senza pagare le imposte sulla donazione. È però necessario che l’atto di pagamento specifichi che tale versamento avviene a titolo di donazione da parte del donante in favore del donatario.

Che può fare il fratello se l’altro ha ricevuto in donazione il pagamento di un debito?

Vediamo ora quale tipo di tutela ha il fratello di chi ha beneficiato del pagamento del debito, a cui il padre non ha riconosciuto una uguale somma in donazione. Anche la donazione indiretta segue le normali regole sul calcolo della cosiddetta «quota legittima». Così, alla morte del padre, per stabilire se tra i figli ci sono state disparità di trattamento, si prendono in considerazione non solo i beni presenti all’atto dell’apertura della successione, ma anche quelli donati in vita dal soggetto defunto. Quindi, se un figlio ha ottenuto una donazione in vita, di questa si dovrà tenere conto per verificare se l’altro figlio ha ricevuto di meno. Se così fosse, il primo sarebbe tenuto a restituire al secondo la sua parte di quota sul patrimonio del padre fino a che la legittima non risulta rispettata. Questo non vuol dire ovviamente la metà del patrimonio ma solo la quota riservata ai figli dal codice civile, quota che puoi trovare nella seguente scheda o in questo articolo Quali sono le quote di legittima e cosa spetta ai legittimari 

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli ½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale ½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli) – al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto) Al figlio unico va ½ dell’eredità ½ dell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto) Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali 1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figli Ai genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità 2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendenti Si può liberamente disporre dell’intera eredità

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18725/17 del 27.07.2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI