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La ditta appaltatrice può fare varianti?

27 febbraio 2018


La ditta appaltatrice può fare varianti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 febbraio 2018



Che fare se l’appaltatore chiede un prezzo più elevato rispetto a quello concordato giustificando con degli ulteriori lavori resisi necessari?

Hai affidato dei lavori in casa a una ditta specializzata in costruzioni e ristrutturazioni. Avete concordato un preventivo in cui sono specificati tutti gli interventi che da eseguire: pavimenti, tubature, muri e pittura delle pareti. Hai pagato a rate, in base allo stato di avanzamento dei lavori, secondo scadenze indicate nella scrittura privata. Senonché, al momento del versamento dell’ultima tranche, la ditta appaltatrice sostiene che ci sia un’ulteriore somma da corrispondere rispetto a quella inizialmente concordata. La richiesta viene giustificata per via della necessità, sopraggiunta durante i lavori, di eseguire ulteriori interventi non previsti al momento della conclusione del contratto. Ovviamente tu non ne vuoi sapere: ti rafforza l’idea di aver firmato un accordo e che in esso è specificato il prezzo da corrispondere. Chi dei due ha ragione? La ditta appaltatrice può fare delle varianti? La risposta è contenuta nel codice civile. Ecco cosa dice la legge a riguardo del diritto dell’appaltatore di eseguire modifiche e ulteriori interventi rispetto a quelli concordati e di pretendere il pagamento del relativo prezzo solo alla fine.

L’appaltatore non può apportare modifiche o variazioni ai lavori e opere concordate se non vi è l’autorizzazione (da provare per iscritto) del committente. Se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte è necessario apportare varianti al progetto, chi esegue i lavori non può importi né nuove opere né aumenti di prezzo senza il tuo consenso. Ma se non trovate un accordo, la ditta può ricorrere al giudice per stabilire le variazioni da introdurre e le modifiche al prezzo. Se invece le varianti sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo.

Secondo il codice civile [1], il committente può apportare varianti al progetto purché l’ammontare non superi il senso del prezzo complessivo convenuto. Se l’importo delle varianti supera il senso del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore può recedere dal contratto e ottenere, secondo le circostanze, un’equa indennità.

L’appaltatore non ha diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti se il prezzo dell’opera era stato determinato globalmente, salvo che le parti si accordino diversamente.

In ogni caso, per legge il committente ha diritto di recedere unilateralmente dal contratto di appalto anche se ciò non era stato concordato e senza bisogno di fornire particolari ragioni e spiegazioni. Ciò vale anche se il lavoro è già iniziato, ma in quest’ultimo caso dovrà versare all’impresa le spese da questa anticipate, il compenso per il lavoro già eseguito e il mancato guadagno.

Ti sconsiglio quindi di recedere dal contratto di appalto stipulato con una impresa di lavori salvo per ragioni molto serie. Al diritto di recedere unilateralmente dal contratto, soprattutto a lavori già iniziati, sarà utile ricorrere solo in casi limite come, ad esempio, se per improvvise e impreviste difficoltà economiche non sei in grado più di pagare l’intera opera e preferisci quindi – anche se la cosa non è conveniente – interrompere subito il lavoro.

Diverso è il caso in cui l’impresa sia inadempiente al contratto nel qual caso potrai recedere e chiedere anche il risarcimento del danno. È questa l’ipotesi di comportamenti imputabili alla controparte come ad esempio l’impiego di materiali di qualità inferiore rispetto a quella concordata, il ritardo nell’avvio dei lavori o nella conclusione degli stessi, l’esecuzione dell’opera non a regola d’arte, l’utilizzo di strumenti privi dei requisiti sulla sicurezza previsti dalla legge, ecc.

Ti ricordo infine che il preventivo della ditta di lavori è di norma gratuito, salvo diversamente specificato (come ad esempio nel caso in cui l’esecuzione del preventivo viene effettuata previo esame dei luoghi e su esplicita indicazione sulla lettera di incarico).

Il preventivo, una volta accettato da chi commissiona i lavori viene allegato al contratto e firmato dalle parti. Il preventivo può essere a corpo (quando indica il costo complessivo e vincolante delle opere che l’impresa si impegna a effettuare, assumendosi il rischio di eventuali costi aggiuntivi e non previsti, o difficoltà di esecuzione insorte nel corso dei lavori o di errori di calcolo del preventivo) oppure a misura (quando indica il costo delle opere in relazione all’effettiva quantità ed estensione come ad es. tot al metroquadro per il rifacimento del pavimento).

note

[1] Art. 1661 cod. civ.

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