Diritto e Fisco | Editoriale

Chi gestisce l’eredità finché non viene accettata?

28 febbraio 2018


Chi gestisce l’eredità finché non viene accettata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 febbraio 2018



L’amministrazione del patrimonio ereditario prima dell’accettazione da parte degli eredi in capo all’erede stesso o al curatore dell’eredità giacente.

Siamo abituati a confrontarci con situazioni familiari in cui, non appena muore una persona, gli eredi fanno a gara per accaparrarsi l’eredità e dividersela. C’è chi inizia a pensarci addirittura quando il morente è ancora vivo. Ma può avvenire il contrario: potrebbe cioè succedere che i parenti ritardino ad accettare l’eredità o che non si mettano tra loro d’accordo sulla divisione dei beni o infine che i beni stessi (ad esempio gli immobili) si trovino in un’altra città rispetto a quella ove si trovano gli eredi. In questi casi si pone un problema: chi gestisce l’eredità finché non viene accettata? È quello che cercheremo di comprendere nel corso di questo articolo.

Gestione dell’eredità: a chi spetta?

Per tutelare e gestire il patrimonio ereditario nel periodo compreso tra l’apertura della successione e quello dell’accettazione da parte del soggetto chiamato ad ereditare, la legge prevede due ipotesi:

  • la gestione affidata all’erede che ancora non ha accettato l’eredità, ma solo se questi è già nel possesso dei beni del defunto (si pensi al figlio convivente con la madre appena deceduta);
  • la gestione affidata al curatore dell’eredità, se l’eredità non è nel possesso di nessuno degli eredi.

Gestione dell’eredità da parte dell’erede

L’erede che è nel possesso di uno o più beni del patrimonio del defunto, nel tempo che intercorre tra l’apertura della successione e la successiva accettazione, può compiere alcuni atti  ed esercitare certi poteri volti alla corretta conservazione del patrimonio ereditario. Se egli non dovesse poi accettare l’eredità, ha diritto ad essere rimborsato per le somme spese con tale finalità. Il chiamato può compiere atti finalizzati alla conservazione, alla vigilanza e all’amministrazione dei beni ereditari (ad esempio stipula di contratti di affitto, su autorizzazione del giudice la vendita di beni facilmente deperibili, ecc.).

Gestione dell’eredità da parte del curatore

Se l’eredità non è stata ancora accettata, in attesa che si compiano le relative pratiche di successione o che si individuino i relativi eredi, si ha quella che normalmente viene definita eredità giacente. In particolare si parla di «eredità giacente» se esistono uno o più chiamati all’eredità (legittimi o testamentari) che non hanno ancora accettato l’eredità e non sono nel possesso materiale dei beni ereditari. In questo caso ciascun erede è legittimato a chiedere al giudice di nominare un curatore a cui affidare la cura del patrimonio ereditario finché non si conoscono le sorti dell’eredità. Per applicare questo istituto è quindi necessario che esista almeno un possibile erede (entro il sesto grado di parentela con il defunto se quest’ultimo non ha lasciato testamento; designato come erede dal testatore se invece vi è testamento).

Se la successione si apre per legge – ossia senza testamento – e si è certi che non vi sono eredi (ossia parenti entro il sesto grado di parentela con il defunto) non si ha una eredità giacente ma una eredità vacante: non essendoci eredi, in questo caso, il patrimonio del defunto viene acquisito direttamente dallo Stato.

Se al contrario c’è solo incertezza sull’esistenza di eredi o si attende che questi decidano se accettare o meno l’eredità, si parla di eredità giacente.

Capita spesso di essere in presenza di eredità vacanti perché ci sono parenti che non sanno della morte del loro famigliare con il quale magari non erano più in contatto da anni. I giornali parlano spesso di anziani trovati morti nei loro appartamenti molti giorni o settimane dopo l’effettivo decesso. Senza poi contare che oggi molte famiglie vivono tra loro lontane, per cui è facile che qualcuno possa non sapere di essere un potenziale erede.

Come chiedere la nomina di un curatore dell’eredità?

Abbiamo detto che è facoltà degli eredi che non abbiano ancora accettato l’eredità e che non siano nel possesso dei beni stessi, di rivolgersi al tribunale e chiedere la nomina di un curatore dell’eredità.

La domanda va presentata al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione ossia dove è deceduto il titolare dei beni. Il giudice nomina una persona di fiducia del tribunale; potrebbe trattarsi anche di uno dei chiamati all’eredità. Se c’è il testamento, può essere lo stesso testatore a nominare uno degli eredi come curatore dell’eredità giacente in attesa dell’accettazione da parte di tutti gli altri.

Per chiedere l’apertura della procedura di eredità giacente occorrono:

  • ricorso al giudice della successione e relativa nota di iscrizione;
  • certificato di morte;
  • certificato storico anagrafico del defunto e della sua famiglia di origine attestanti l’inesistenza di chiamati all’eredità entro il 6o grado;
  • marca da bollo da € 27;
  • contributo unificato di € 98.

Compiti del curatore dell’eredità

Il compito del curatore è quello di gestire l’eredità giacente compiendo gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione (ma, per questi ultimi, deve prima chiedere l’autorizzazione al giudice). Può pertanto stipulare transazioni, riscuotere capitali, contrarre prestiti ipotecari per far fronte alle spese, non potendo però procedere ad atti di donazione che intacchino l’asse ereditario.

Il curatore deve inoltre, subito dopo l’accettazione dell’incarico, redigere l’inventario dell’eredità per accertarne la consistenza oggettiva e predeterminare i limiti della propria responsabilità, avvalendosi delle procedure previste per l’erede con beneficio di inventario.

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