Diritto e Fisco | Editoriale

Lavorare quando si è in malattia: si può?

28 febbraio 2018


Lavorare quando si è in malattia: si può?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 febbraio 2018



Lo svolgimento di mansioni per un’altra azienda durante l’assenza per malattia può costare in alcuni casi il licenziamento.

Nulla vieta di fare due lavori contemporaneamente: l’unico limite da rispettare è non superare le 48 ore settimanali, limite previsto dalla legge e inderogabile. Pertanto non è possibile fare contemporaneamente due lavori full time (ammesso e non concesso che sia fisicamente possibile) ma è invece lecito svolgere due lavori part time alle dipendenze di più datori di lavoro. Ma che succede quando il lavoratore è assente perché malato? Immaginiamo una persona che debba stare due mesi a casa per via di un brutto infortunio e che, in questo arco di tempo, riesca a trovare un lavoro a termine da svolgere a casa, tramite computer. Si può lavorare quando si è in malattia e, in tali casi, impiegare tutto l’arco della giornata per svolgere mansioni a fare di un’altra azienda mentre, nello stesso tempo, si percepisce lo stipendio, con la malattia pagata dall’Inps, dal precedente datore? A tale domanda hanno più volte fornito risposta i giudici, compresa la Cassazione, e la risposta è stata pressoché unanime. Vediamo dunque quali sono le condizioni per svolgere un secondo lavoro in malattia.

Obblighi del dipendente in malattia

Prima di spiegare se si può lavorare quando si è in malattia è necessario elencare gli obblighi che incombono sul dipendente quando è assente per ragioni di salute in modo tale da comprendere cosa può fare e cosa invece non può.

Il primo obbligo del lavoratore è quello di comunicare immediatamente l’assenza al proprio datore. Le modalità di comunicazione possono spaziare dalla telefonata all’sms, dall’email al telegramma, dal fax alla lettera; di solito è il contratto collettivo a specificare quale forma debba avere la comunicazione. In mancanza, qualsiasi metodo è valido.

Subito dopo, il lavoratore deve sottoporsi a visita presso il proprio medico di base (recandosi allo studio di questo, salvo impossibilità ad essere trasportato) il quale dovrà poi inviare il certificato all’Inps in via telematica.

Nel corso della malattia, il dipendente deve rimanere a casa durante le fasce di reperibilità affinché possa essere sottoposto a visita di controllo da parte del medico fiscale su sollecitazione del datore o su iniziativa dell’Inps. Per i dipendenti pubblici, le ore di reperibilità sono 7 (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) mentre per i lavoratori del privato sono 4 (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19). In entrambi i casi la visita domiciliare può avvenire anche nei weekend. Durante tali orari il dipendete deve restare a casa anche se la sua malattia gli consente di uscire; la reperibilità non è infatti volta a non aggravare le sue condizioni di salute ma a consentire la visita domiciliare di controllo. Con una recente riforma si è aperta la possibilità di ricevere anche due visite al giorno.

Il dipendente può uscire di casa fuori dagli orari della reperibilità ma solo a condizione di non aggravare la propria condizione di salute. È infatti suo preciso dovere guarire e non ritardare la convalescenza, per non privare l’azienda della propria prestazione. Ad esempio, un lavoratore con la bronchite non potrebbe allontanarsi di casa anche dopo la reperibilità, mentre uno con un braccio ingessato potrebbe certamente fare una passeggiata.

Obbligo di fedeltà del dipendente 

Abbiamo detto che il dipendente può svolgere un secondo lavoro benché assunto in precedenza da un’altra azienda, a condizione che non superi le 48 ore a settimana di lavoro. Questo significa che egli è tenuto a comunicare ai due datori di lavoro l’ammontare delle ore in cui può prestare la propria attività ai fini della verifica del rispetto dei limiti indicati [1]. Il datore di lavoro deve infatti garantire al lavoratore part-time il rispetto:

  • della durata massima settimanale (o media nel periodo di riferimento) della prestazione [2];
  • del diritto al riposo settimanale (almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni [3]);
  • del diritto al riposo giornaliero (11 ore consecutive ogni 24 ore [4]).

In ogni caso, la seconda attività che il dipendente svolge non deve mai essere in concorrenza con la prima. In altre parole, il lavoratore non può svolgere le mansioni per un’azienda che opera nello stesso settore merceologico di quella ove è già stato assunto. Il divieto di concorrenza per il dipendente può essere oggetto di deroga nel contratto di lavoro: il datore cioè potrebbe autorizzarlo.

In malattia si può lavorare per un’altra azienda?

Vediamo ora se è possibile lavorare quando si è in malattia per un’altra azienda. La risposta è affermativa a condizione che si rispettino i seguenti limiti:

  • si deve essere un lavoratore del settore privato; difetto i dipendenti pubblici hanno dei vincoli che impediscono loro di lavorare da casa in malattia; gli statali infatti devono rispondere a un «dovere di esclusività» più rigido stabilito per evitare conflitti di interesse tra pubblico e privato;
  • l’azienda per la quale si lavora non deve operare nello stesso settore di quella ove si è già assunti;
  • non si può uscire di casa se non fuori dalle fasce di reperibilità;
  • in ogni caso il secondo lavoro non deve comportare un aggravamento delle condizioni di salute del dipendente o rallentarne la guarigione;

Si può essere licenziati se si lavora durante la malattia?

Il dipendente in malattia che lavora da casa rischia il licenziamento se:

  • si tratta di un dipendente pubblico;
  • se viola i doveri di correttezza e di buona fede, oltre agli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, ossia si mette a lavorare per un’azienda concorrente alla sua;
  • se l’attività che svolge è sufficiente a far presumere che la malattia è falsa (non potrebbe lavorare per una pizzeria chi ha dichiarato di avere dei problemi di stress o di difficoltà motorie, tanto per fare un esempio);
  • se svolge un’attività che pregiudica la sua guarigione e ritardare il rientro in azienda, cioè prolungare il periodo di assenza.

note

[1] Circ. Min. Lav. 3 marzo 2005 n. 8 (per leggere la circolare n. 8/2005 del Ministero del lavoro clicca nel box “Sentenza”).

[2] Art. 4 D.Lgs. 66/2003.

[3] Art. 9 D.Lgs. 66/2003.

[4] Art. 7 D.Lgs. 66/2003.

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