Diritto e Fisco | Editoriale

Chiamare ladro e truffatore chi ha rubato è reato?

28 febbraio 2018


Chiamare ladro e truffatore chi ha rubato è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 febbraio 2018



Si può chiamare ladro una persona che ha rubato, truffatore una persona che ha truffato e corrotto una persona che ha avuto un processo penale per corruzione?

Una persona ha avuto problemi con la giustizia: ci sono state delle indagini a suo carico per furto, truffa, corruzione. Il fatto è a tutti noto e il procedimento penale è stato anche citato sui giornali. Un giorno decidi di scrivere un post su Facebook e, nel definire questa persona, la chiami «ladro, truffatore, corrotto». Sei convinto che nessuno potrà dirti nulla visto che stai dicendo la verità. E invece l’interessato lo viene a sapere e ti querela per diffamazione. Può farlo? Si può chiamare ladro una persona che ha rubato? O si può dare del corrotto o del truffatore a una persona che ha avuto problemi con la giustizia ed è risaputo che è colpevole? Ecco cosa dice la legge a riguardo.

Come viene tutelato l’onore di una persona?

Il nostro ordinamento tutela l’onore delle persone a prescindere dal loro passato o  presente. Ad esempio, non si può scrivere di una persona che è stata condannata per corruzione se, rispetto al fatto, sono ormai trascorsi numerosi anni e l’episodio ha perso di attualità e interesse pubblico. È il cosiddetto diritto all’oblio che tutela anche i colpevoli che sono stati condannati penalmente (leggi Cancellazione dei link da Google).

Allo stesso modo non si può dire di una persona che è un ladro, un corrotto o un truffatore neanche se questa sta affrontando un processo penale o è stata appena condannata per tali reati.

«Ma allora il diritto di cronaca che fine fa?» potresti chiederti; «Se ragionassimo così con tutti, i giornali dovrebbero chiudere!». Attenzione a non fare confusione: una cosa è dire che una persona è un ladro, un’altra è dire che «è stata condannata per furto». Nel primo caso stiamo usando un aggettivo che qualifica il soggetto, gli appioppa un giudizio personale (anche se confermato da una sentenza) che si ripercuote inevitabilmente sulla sua morale e sull’opinione che la gente ha di lui; nel secondo caso invece stiamo descrivendo un fatto obiettivo, per il quale nessuno ci potrà contestare nulla. Quello che la legge vieta è quindi fornire giudizi sulle persone anche se questi giudizi dovessero poggiare su elementi certi.

L’onore delle persone è tutelato dal codice penale che sanziona la diffamazione. La diffamazione è il comportamento di chi, in presenza di almeno due persone e in assenza della vittima, parla male di quest’ultima offendendola. Elemento essenziale della diffamazione è la comunicazione in pubblico; ma non è necessario che essa sia avvenga contemporaneamente con più soggetti, ben potendo essere una comunicazione differita (ad esempio, Tizio accusa Caio di essere un ladro e lo dice prima a Sempronio, poi a Mevio, poi a Filano, poi a Calpurnio). La diffamazione si distingue dall’ingiuria (che non è più un reato ma un semplice illecito civile) la quale si caratterizza per il fatto che la frase offensiva viene rivolta alla stessa vittima e non a terzi, vittima che quindi deve essere necessariamente presente. In altre parole, parlare male di una persona, alle sue spalle, è diffamazione; offenderla verbalmente in faccia è ingiuria.

Per punire l’ingiuria è necessaria la querela della parte offesa; ma se il comportamento è stato posto in uno stato d’ira determinato da un fatti ingiusto altrui, e subito dopo di esso, non ci può essere punizione.

Dare del ladro e del truffatore è reato?

Offendere l’altrui reputazione configura sempre il reato di diffamazione perché l’aver commesso un fatto, anche se riprovevole, non comporta la perdita del diritto all’onore. È reato pertanto chiamare ladro il ladro, truffatore il truffatore e così via.

Il codice penale stabilisce infatti [1] che «il colpevole (…) non è ammesso a provare a sua discolpa la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa (…)». Vuol dire che se è a tutti noto che una persona ha rubato o ha truffato o ha commesso altre condotte disdicevoli non si è ugualmente autorizzati ad offendere l’altrui reputazione.

Il ladro o il truffatore può chiedere il risarcimento del danno?

Arriviamo quindi a quello che, a prima vista, potrebbe sembrare un paradosso: il truffatore chiede il risarcimento del danno al cittadino che così lo ha chiamato in pubblico. È possibile una situazione del genere? Assolutamente sì. La giurisprudenza ritiene ormai concordemente che il soggetto offeso possa chiedere un risarcimento economico anche per il danno morale subito. Il danno morale consiste nella sofferenza fisica o psichica che l’offeso ha dovuto sopportare a causa di un fatto illecito altrui e la sua liquidazione è rimessa, caso per caso, alla valutazione del giudice.

note

[1] Art. 596 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Si continua a tutelare i delinquenti. Stato eccessivamente garantista.
    Se una persona ha rubato è un ladro, punto, che lo si dica in pubblico o in privato tale rimane.
    Non stupiamoci se la giustizia è oberata di lavoro, se lo procura da sola e la macchina diventa sempre più farriginosa e ingombrante.

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