Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa significa lavorare a cottimo?

3 Marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Marzo 2018



Si può lavorare a cottimo in Italia? Vediamo cosa sono il cottimo misto, il cottimo pieno, il cottimo collettivo e il cottimo individuale.

L’Italia, si sa, è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Parlarne oggi, negli anni della crisi economica mondiale e dell’innalzamento del tasso di disoccupazione, può fare un certo effetto, poiché sono tanti a cercare un impiego ma sono solo pochi a trovarlo.

Nel tentativo di soddisfare, da un lato, le esigenze dei lavoratori e, dall’altro, quelle dei datori, la legge italiana ha previsto diverse forme di retribuzione. Tra queste, c’è anche il lavoro a cottimo. Di cosa si tratta? Cosa significa lavorare a cottimo? Procediamo con ordine.

Lavoro: quanti tipi di retribuzione?

Prima di spiegare cosa significa lavorare a cottimo, bisogna dire che la legge prevede diversi tipi di retribuzione. Ed infatti, il lavoratore può essere pagato:

  • a tempo;
  • a cottimo;
  • in natura;
  • a provvigioni;
  • con partecipazioni agli utili e ai prodotti.

Senza alcun dubbio la forma ordinaria di pagamento è la retribuzione a tempo: in pratica, il salario viene rapportato al tempo che il dipendente ha trascorso in azienda a lavorare o, comunque, che ha dedicato all’attività del datore. Il termine di riferimento può essere l’ora, la giornata, la settimana, il mese o l’anno.

Nella pratica il tipo di retribuzione più adottata, anche nei confronti degli operai, è la retribuzione mensile.

Lavoro a cottimo: cos’è?

Il lavoro a cottimo è una forma di retribuzione per la quale il lavoratore è remunerato in base al risultato ottenuto, anziché in base alla durata del lavoro.In pratica: quanto produci, tanto verrai pagato.

Il lavoro a cottimo può essere individuale collettivo. Quest’ultimo consiste in una forma di lavoro prevista da alcuni contratti collettivi in cui il tipo di lavorazione, i tempi necessari e la quantità da produrre sono riferiti ad un gruppo di lavoratori appartenenti ad una squadra.

Il lavoro a cottimo collettivoriguarda le ipotesi in cui è necessaria la collaborazione tra più lavoratori, ognuno specializzato nella realizzazione di un particolare o di un dettaglio dell’opera nel suo complesso considerata.

Lavoro a cottimo: cosa sono il cottimo pieno e il cottimo misto?

Il lavoro a cottimo non può mai costituire l’unica retribuzione del dipendente, ma solo un’integrazione della normale retribuzione a tempo (si applica normalmente al personale operaio). In altre parole, nessuno può essere pagato esclusivamente a cottimo.

Solo nel caso del lavoro a domicilio esiste una forma di cottimo pieno, cioè di cottimo che copre l’intera retribuzione del lavoratore.

In Italia, dunque, è possibile solo il cosiddetto cottimo misto: il lavoratore viene compensato con la normale retribuzione a tempo, alla quale si aggiunge un importo elargito come lavoro a cottimo.

Lavoro a cottimo: quando è obbligatorio?

La legge prevede dei casi eccezionali in cui è obbligatoria la retribuzione a cottimo. Ciò avviene in due casi, e cioè quando:

  • in conseguenza dell’organizzazione del lavoro, l’operaio sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo;
  • la valutazione della prestazione dell’operaio avvenga in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

L’obbligatorietà del cottimo si verifica soltanto quando è richiesta al lavoratore una prestazione più intensa di quella del normale lavoro in economia o la realizzazione di un risultato produttivo predeterminato, superiore a quello conseguibile in detta ipotesi normale.

Lavoro a cottimo: qual è la paga?

A stabilire la retribuzione a cottimo sono i contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl).

In realtà i contratti collettivi in generale si limitano a fissare il cosiddetto utile o minimo di cottimo, ossia una percentuale del minimo di paga base che l’azienda è tenuta a corrispondere in conseguenza del maggior rendimento del cottimista.

Lavoro a cottimo: quali obblighi?

Il lavoratore pagato con il sistema del cottimo misto deve effettuare una prestazione pari a quella prevista per il realizzo del minimo di cottimo: non è sufficiente lavorare a livello di rendimento minimo equivalente a quello dei lavoratori pagati a tempo [1].

Sull’altro versante, il datore di lavoro deve comunicare in anticipo al dipendente:

  • i dati relativi agli elementi costitutivi della tariffa;
  • le lavorazioni da eseguire;
  • il compenso;
  • la quantità di lavoro e il tempo da impiegare per realizzarlo.

note

[1] Cass. sent. n. 3917/1980.

Autore immagine: Pixabay.com


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