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News Gratuito patrocinio: limite di reddito 2018

News Pubblicato il 1 marzo 2018

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> News Pubblicato il 1 marzo 2018

Si abbassa la soglia di reddito per ottenere l’avvocato gratis pagato dallo Stato: ecco il tetto oltre il quale il professionista va liquidato dal cliente.

Il Ministero della Giustizia ha abbassato la soglia di reddito per ottenere il gratuito patrocinio, la misura cioè che consente a qualsiasi cittadino di nominare un avvocato di propria fiducia, scelto in appositi elenchi conservati dall’Ordine locale, senza però doverlo pagare; la parcella del professionista verrà liquidata, al termine del giudizio, dallo Stato. La legge prevede che ogni due anni venga aggiornato, in base al tasso di inflazione, il tetto sotto il quale si può accedere al beneficio in questione. Per effetto di tali aggiornamenti, il limite di reddito del gratuito patrocinio per il 2018 scende di qualche decina di euro. Attenzione però: chi perde la causa e viene condannato alle spese resta obbligato a pagare l’avvocato alla controparte anche se è stato ammesso al gratuito patrocinio, un errore questo che commettono numerose persone. Ecco perché, anche quando si ha la fortuna di ottenere un avvocato gratis, bisogna guardarsi bene dall’intentare cause prive di fondamento. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono gli aspetti essenziali del gratuito patrocinio 2018.

Gratuito patrocinio 2018: a chi spetta?

Chiunque può accedere al gratuito patrocinio, sia chi deve iniziare una causa, sia chi deve difendersi da una causa intentatagli da altri, a condizione che non superi la soglia di reddito fissata dalla legge (di cui a breve parleremo).

È possibile ottenere il gratuito patrocinio sia per le cause civili, penali, amministrative e tributarie. Si può presentare l’istanza di gratuito patrocinio sia per il primo grado (in tribunale e dal giudice di pace), che per l’appello o il ricorso per Cassazione. È ammesso anche le procedure esecutive e per le ipotesi di mediazione obbligatoria.

Non è ammesso il gratuito patrocinio per le consulenze, la redazione di contratti o di diffide e, in generale, per tutte le attività di tipo stragiudiziale (ossia che non sfociano in una causa).

Gratuito patrocinio 2018: come si ottiene?

Anche se la richiesta va presentata al consiglio dell’Ordine degli avvocati, di solito a istruire la pratica è lo stesso avvocato che la parte ha scelto: si tratta quindi di un professionista di fiducia del cittadino e non imposto dallo Stato (come invece il difensore d’ufficio). L’importante è che il legale sia iscritto in appositi elenchi. L’avvocato farà firmare al proprio cliente tutta la modulistica necessaria a ottenere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato e poi lo depositerà al proprio ordine professionale.

Gratuito patrocinio 2018: l’avvocato può chiedere rimborso spese?

Chi viene ammesso al gratuito patrocinio non è tenuto a pagare, al proprio avvocato, neanche il rimborso spese. Se l’avvocato dovesse chiedere al cliente somme aggiuntive rispetto a quelle erogategli dallo Stato commetterebbe illecito deontologico e la parte, oltre a poterlo “denunciare” all’ordine di competenza, può chiedere il rimborso.

Gli importi spettanti all’avvocato per l’attività prestata sono ridotti della metà, prendendo come riferimento i nuovi parametri forensi; questa è la ragione per cui molti avvocati scelgono volontariamente di non seguire cause con il gratuito patrocinio, specie quelle fuori zona che implicano costi di spostamento e di benzina. Dal 17 ottobre 2016 l’anticipazione degli onorari e delle spese dell’avvocato può avvenire anche tramite la compensazione delle somme con imposte e/o contributi posti a carico dell’avvocato e la compensazione può essere parziale, ossia riguardare somme di importo superiore alle imposte e/o contributi da versare.

Gratuito patrocinio 2018: che succede a chi perde la causa?

Il gratuito patrocinio copre solo l’onorario dovuto al proprio avvocato, sia che si perda o che si vinca il giudizio. Però, in caso di sconfitta, il giudice può condannare la parte ammessa al gratuito patrocinio a rifondere le spese processuali all’avversario (è la cosiddetta regola della soccombenza). In tal caso, non vale più la copertura dello Stato e chi ha perso è tenuto – nonostante il beneficio iniziale – a corrispondere all’avversario le somme indicate dal giudice.

Gratuito patrocinio: chi paga le tasse?  

Chi è ammesso al gratuito patrocinio non deve pagare né il contributo unificato (l’imposta che si versa al momento dell’inizio del giudizio), né le spese per diritti di cancelleria, né quelle per le notifiche, né l’imposta di registrazione della sentenza.

Gratuito patrocinio 2018: qual è il limite di reddito?

Abbiamo iniziato questo articolo dicendo che il Ministero della Giustizia ha appena aggiornato il tetto entro il quale si può ottenere il gratuito patrocinio. Per effetto dell’adeguamento all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, (che è stato pari allo 0,3%) il limite di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato nel 2018 passa infatti da 11.528,41 euro a 11.493,82 euro. Solo chi non supera questa soglia può essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

Per calcolare il rispetto del tetto però non bisogna considerare solo il reddito del richiedente ma anche quello di familiari conviventi (coniugi, figli, genitori) a meno che la causa non sia proprio rivolta contro uno di loro, nel qual caso i redditi non si sommano (si pensi a una causa di separazione tra marito e moglie).

Chi è fiscalmente a carico di un’altra persona (ad esempio un genitore) ma non convive con questa non deve sommare il proprio reddito a quello del familiare per poter accedere al gratuito patrocinio; si tiene in tal caso conto solo del reddito dell’interessato al beneficio.

Per calcolare il reddito si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva

Gratuito patrocinio: quando non conta il reddito?

Alcuni soggetti sono ammessi al patrocinio gratuito anche in deroga ai limiti di reddito sopra indicati. Si tratta, in particolare :

  • della persona offesa dai reati di violenza sessuale, di atti persecutori (o stalking), di maltrattamenti contro familiari e conviventi, da pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e da reati commessi in danno di minori;
  • della persona economicamente non autosufficiente rimasta orfana a seguito di omicidio del genitore commesso dal coniuge o dall’altra parte dell’unione civile (anche separato o divorziato o cessata l’unione) o da persona legata da stabile convivenza: questa previsione è contenuta in un disegno di legge .

Gratuito patrocinio: che succede se, durante la causa, sforo il limite di reddito?

La parte che, nel corso del giudizio, supera i limiti di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio, ha l’obbligo di comunicarlo immediatamente; in tal modo le verrà revocato il beneficio.

L’avvocato col gratuito patrocinio può rinunciare al mandato?

Il rapporto che lega la parte all’avvocato col gratuito patrocinio segue le regole generali ed è pertanto basato sulla fiducia reciproca. Pertanto, se viene meno questo vincolo, ciascuna delle due parti – cliente o legale – può sempre recedere dal mandato. Non è dovuto preavviso.


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