Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione anticipata, come funziona la quota 100

27 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Aprile 2019



Che cos’è la pensione quota 100 e chi ne ha diritto: requisiti, vantaggi e svantaggi, data di uscita dal lavoro.

Sono state davvero numerose, in materia di uscita agevolata e flessibile dal lavoro, le discussioni sulla cosiddetta pensione quota 100: questa nuova tipologia di trattamento, che è appena stata convertita in legge col decreto pensioni, offre, in pratica, la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con un requisito minimo di età e contribuzione.

La quota 100 è sicuramente conveniente per chi possiede diversi anni di contributi, mentre non è risolutiva per chi di anni di contribuzione ne possiede pochi: affiancherà, in ogni caso, la pensione di vecchiaia, quindi per coloro che possiedono, ad esempio, 20 anni di contributi, non ci sarà alcun rischio di doversi pensionare ad 80 anni (in quanto per arrivare alla quota 100 con 20 anni di contributi sarebbe necessario un minimo di 80 anni di età).

Chi possiede molti anni di contributi può invece continuare a utilizzare la pensione anticipata, che sino al 31 dicembre 2026 si può raggiungere con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (dal 2019, la decorrenza è stata però spostata in avanti di 3 mesi, con l’applicazione delle finestre). Ma procediamo per ordine e vediamo nel dettaglio, in merito alla pensione anticipata, come funziona la quota 100.

Come si calcola la quota 100

La quota è il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti: non si tratta di una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) con le quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto.

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota deve indicare 63,5;
  • se il lavoratore ha raggiunto 38 anni e 6 mesi di contributi, ai fini della quota deve indicare 38,5.

In base a quanto stabilito dal decreto pensioni, per uscire dal lavoro con la quota 100 è stabilita un’età minima e un requisito contributivo minimo.

Età e anni di contributi minimi per la quota 100

La pensione anticipata quota 100 può essere ottenuta con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si può pensionare se l’età non risulta almeno pari a 62 anni ed i contributi non risultano almeno pari a 38 anni. Per chi ha 63 anni, dunque, la quota diventa 101, in quanto resta fermo il requisito contributivo dei 38 anni, per chi ne ha 64 la quota è 102, per chi ne ha 65 è 103, e così via…

Altre proposte invece fissavano l’età minima a 64 anni ed la contribuzione minima a 36 anni, ma sono state scartate.

Requisito contributivo quota 100

Il requisito di 38 anni di contributi per la quota 100:

  • non subisce gli adeguamenti alla speranza di vita;
  • deve comprendere almeno 35 anni di contributi utili per il diritto alla pensione di anzianità (sono esclusi i contributi figurativi per malattia e disoccupazione), se richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidata la pensione;
  • è verificato tenendo conto delle regole della gestione previdenziale che liquida il trattamento;
  • può essere raggiunto anche attraverso il cumulo gratuito dei versamenti accreditati presso le gestioni amministrate dall’Inps; per gli iscritti all’ex Enpals (gestione spettacolo e sport), è possibile cumulare i versamenti accreditati presso la gestione con i contributi accreditati presso l’Inps, secondo le disposizioni vigenti [3].

È possibile accedere alla pensione quota 100 anche avvalendosi dell’opzione contributiva [4]o della facoltà di computo dei versamenti nella gestione separata.

Pensione quota 100 con cumulo dei contributi

La pensione anticipata quota 100, in base a quanto emerso dal decreto pensioni, può essere raggiunta anche col cumulo dei contributi, cioè sommando gratuitamente la contribuzione accreditata in casse diverse, ad esclusione delle casse dei liberi professionisti.

I contributi potranno essere sommati sia ai fini del raggiungimento del requisito della quota, sia ai fini del raggiungimento del requisito contributivo, cioè dei 38 anni di contributi.

La quota 100 con cumulo dei contributi favorisce l’uscita dal lavoro di tutti coloro che hanno avuto una carriera discontinua, con versamenti in casse diverse. In caso contrario, non potrebbero fruire del pensionamento tutti i lavoratori che hanno versamenti in fondi differenti, a meno che non raggiungano, in almeno un fondo, la quota 100 ed un minimo di 38 anni di contributi, non potendo sommare la contribuzione accreditata in altre gestioni.

Per saperne di più: Quota 100 con cumulo.

Pensione quota 100 3 anni prima: quota 94 o staffetta generazionale

Pensionarsi a partire dalla quota 94, ossia con soli 59 anni di età e 35 anni di contributi: anche questa è una nuova possibilità prevista dal decreto pensioni.

Con la quota 94 si ottiene non una vera e propria pensione, ma un assegno di prepensionamento, molto simile agli attuali isopensione e assegno straordinario: in pratica, si tratta di una prestazione di accompagnamento alla pensione, d’importo pari, o molto vicino, al futuro trattamento spettante.

Il nuovo assegno di prepensionamento, nello specifico, può essere richiesto dai lavoratori raggiungono i requisiti per la pensione quota 100 entro il 31 dicembre 2021, se appartenenti a un’azienda che aderisce ad un ente bilaterale e che ha sottoscritto appositi accordi sindacali.

Il pensionamento anticipato sarà finanziato sia dall’azienda che dal fondo di solidarietà bilaterale a cui aderisce, anche con l’intervento dei fondi interprofessionali: alcuni di questi fondi, attualmente destinati alla formazione continua dei dipendenti, saranno, in tutto o in parte, destinati agli anticipi pensionistici finalizzati al ricambio generazionale. Ad ogni prepensionamento, difatti, dovrà seguire un’assunzione incentivata: il provvedimento della pensione quota 100 3 anni prima, per questo motivo, è stato ribattezzato “staffetta generazionale”.

Sarà possibile prepensionare i lavoratori senza assumerne di nuovi, comunque, per le aziende in crisi.

In definitiva, la staffetta generazionale, anche se consentirà un ulteriore anticipo rispetto alla quota 100, non impatterà sui conti pubblici, in quanto interamente finanziata dalle aziende e dai fondi interprofessionali.

Pensione quota 100 da aprile

Per la partenza della quota 100 si dovrà attendere il mese di aprile, in base a quanto emerge dal decreto pensioni, e non più da febbraio. La nuova misura previdenziale, come già specificato, consente di andare in pensione una volta raggiunta una quota (somma di età contribuzione) almeno pari a 100, con un’età minima di 62 anni, e purché si possiedano almeno 38 anni di contributi. Quota 100 quindi permette di ritirarsi dal lavoro con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l’età pensionabile è aumentata a 67 anni (salvo blocco degli adeguamenti alla speranza di vita, che si applica agli addetti ai lavori gravosi). Secondo quanto previsto nel decreto, la pensione quota 100 da aprile è destinata, potenzialmente, a tutti i lavoratori, e non ci sono penalizzazioni sull’assegno.

Per la pensione quota 100 sono previste le finestre?

La pensione quota 100 inizierà ad essere corrisposta da aprile. Saranno reintrodotte le finestre, per l’uscita anticipata con quota 100, finalizzate ad evitare l’esodo di massa dei lavoratori. In particolare, saranno previste inizialmente delle finestre fisse, poi delle finestre mobili, per scaglionare i pensionamenti. In buona sostanza, chi si pensiona con la quota 100 non potrebbe ricevere il trattamento subito, ma dovrebbe attendere un arco di tempo, la finestra appunto, tra la maturazione dei requisiti e la liquidazione della pensione.

Le finestre previste per gli statali saranno ogni sei mesi; si applicherà la finestra unica al personale della scuola.

Finestre per la pensione quota 100

La pensione quota 100 inizierà ad essere corrisposta da aprile 2019. Per evitare l’esodo di massa dei lavoratori con l’uscita anticipata quota 100, sono state reintrodotte le finestre di attesa, che spostano la decorrenza della pensione. In particolare:

  • i lavoratori del settore privato che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione il 1° aprile 2019;
  • i lavoratori del settore privato che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;
  • i dipendenti pubblici che maturano i requisiti entro l’entrata in vigore del decreto pensioni, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione il 1° agosto 2019;
  • i dipendenti pubblici che maturano i requisiti dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 6 mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;
  • la domanda di collocamento a riposo, per i dipendenti pubblici, deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;
  • per i dipendenti del comparto scuola si applica la finestra unica di uscita.

In base a quanto esposto nel decreto, dunque, escluse le finestre per i dipendenti della scuola, e la finestra del 1° aprile e del 1° agosto, rispettivamente dedicate ai lavoratori del settore privato e pubblico, le ulteriori finestre sono mobili, e non finestre fisse.

Se il trattamento pensionistico è liquidato a carico di una gestione esclusiva dell’assicurazione generale obbligatoria (Ago), la prima decorrenza utile della pensione è fissata al primo giorno successivo all’apertura della finestra.

Se, invece, il trattamento è liquidato a carico di una gestione diversa da quella esclusiva dell’assicurazione generale obbligatoria, la prima decorrenza utile della pensione è fissata al primo giorno del mese successivo all’apertura della finestra.

Pensione quota 100: numero chiuso?

In base a quanto emerso dal decreto pensioni, non è previsto un numero chiuso per la quota 100, ma la misura durerà per 3 anni, sino al 31 dicembre 2021, ed è subordinata alle finestre di attesa. Nulla è cambiato nella conversione in legge del decreto pensioni.

Quanto si perde con quota 100: campagna informativa Inps per scoraggiare i pensionamenti

Nel frattempo, il presidente dell’Inps Tito Boeri, per scoraggiare un’uscita dal lavoro di massa con la quota 100, ha preparato una campagna informativa destinata agli aspiranti pensionati, con le proiezioni di quanto si andrebbe a perdere anticipando la pensione. Ma quanto si perde anticipando la pensione con quota 100?

In base alle proiezioni dei nostri esperti, non esiste una risposta uguale per tutti, ma dipende:

  • da quanti sono gli anni di anticipo del pensionamento (Boeri confronta il pensionamento a 62 anni col pensionamento a 67 anni, quindi con ben 5 anni di differenza; c’è chi, però, potrebbe comunque pensionarsi prima dei 67 anni, con la pensione anticipata ordinaria Fornero: in questi casi lo scarto sarebbe minore del 21% circa ipotizzato da Boeri);
  • dall’ammontare delle ultime retribuzioni o redditi: Boeri ha ipotizzato una crescita costante, ma le retribuzioni, a fine carriera, potrebbero anche crollare, ad esempio per la richiesta di un part time; in queste ipotesi, chi resta al lavoro vede addirittura diminuire, e non aumentare, la quota retributiva di pensione;
  • per quanto riguarda la quota di pensione da calcolare col sistema contributivo, una penalizzazione, nell’anticipo dell’uscita, sussiste sempre, in quanto chi prima esce versa meno contributi, ottiene minori rivalutazioni ed un coefficiente di trasformazione (la cifra che trasforma la somma dei contributi in assegno di pensione, che cresce all’aumentare dell’età) più basso; la penalizzazione, in termini di “mancato guadagno”, dipende dall’età al momento del pensionamento e dall’ammontare dei redditi, o stipendi.

Per saperne di più: Quanto si perde con la quota 100?

Quota 100 per la scuola

Le novità in materia di pensioni interessano anche il personale del comparto scuola: sia la nuova pensione anticipata con quota 100, che la pensione anticipata ordinaria con i requisiti bloccati e la proroga dell’opzione donna, saranno però assoggettate alla finestra unica di uscita.

Per i dipendenti delle istituzioni scolastiche, difatti, la cessazione dal servizio e la decorrenza della pensione hanno effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, nel caso in cui la maturazione dei requisiti per il pensionamento sia prevista entro il 31 dicembre dell’anno.

Questa particolare disciplina è dovuta al fatto che il personale della scuola deve assicurare la continuità didattica, pertanto l’uscita dal lavoro è basata sul calendario scolastico.

Considerando che la pensione con Quota 100, il blocco dei requisiti per la pensione anticipata e la proroga dell’opzione donna sono entrate in vigore in ritardo, il personale a tempo indeterminato della scuola può presentare, entro il 28 febbraio 2019, domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio dell’anno scolastico o accademico.

Per il personale delle istituzioni scolastiche ci sono altre buone notizie:è prevista, difatti, la possibilità di incassare il Tfs o il Tfr (cioè il trattamento di fine servizio ed il trattamento di fine rapporto) immediatamente, con un finanziamento bancario i cui interessi saranno a carico dello Stato.

Per saperne di più: Quota 100 scuola.

Quota 100 per gli esuberi

Un’altra recente proposta, in merito alla quota 100, prevedeva invece l’accesso alla pensione senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, ma riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori: si trattava della cosiddetta quota 100 per gli esuberi. La misura sarebbe stata dedicata, prioritariamente, ai lavoratori in esubero, per la precisione ai dipendenti più anziani che rischiano il licenziamento per riduzione del personale, o che sono già stati licenziati.

In base a quanto disposto nel decreto pensioni, la quota 100 per gli esuberi è stata sostituita dalla cosiddetta staffetta generazionale, e dalla proroga dell’Ape sociale 

Resteranno in piedi, comunque, l’assegno straordinario,  l’isopensione e l’Ape aziendale, l’anticipo pensionistico volontario pagato dalle aziende. Chi percepisce l’isopensione non potrà cambiare la misura con la quota 100.

Non ci saranno, ad ogni modo, penalità per i lavoratori: quanto eventualmente perso, in termini di assegno mensile, a causa dell’uscita dal lavoro prima della maturazione della pensione di vecchiaia dovrebbe essere recuperato grazie a versamenti aggiuntivi dell’azienda, che accrediterebbero, in questo modo, i contributi dovuti sino all’età pensionabile.

La pensione quota 100 è soggetta agli adeguamenti alla speranza di vita?

La pensione anticipata quota 100 non sarà soggetta agli adeguamenti alla speranza di vita, ma solo allo spostamento della decorrenza, attraverso l’applicazione delle finestre.

La pensione quota 100 conviene più dell’attuale pensione anticipata?

La pensione quota 100, nella generalità dei casi, dal punto di vista dei requisiti prescritti appare più conveniente della pensione anticipata, per la quale attualmente sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Dipende, tuttavia, dall’età dell’interessato e dalla carriera personale: per i lavoratori precoci con una carriera continuativa, considerando lo sbarramento dei 62 anni di età, potrebbe risultare più conveniente la pensione anticipata ordinaria.

Con la pensione quota 100 ci sono penalità?

Per arginare il grande numero di lavoratori che potrebbero pensionarsi con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, era stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale. Erano state ipotizzate anche penalizzazioni percentuali, per ogni anno mancante all’età pensionabile.

In base a quanto reso noto dal sottosegretario al Lavoro Durigon, e riportato nella nota di aggiornamento al Def, la quota 100 sarà calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto  o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per saperne di più: Quota 100 senza penalità

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Quota 100: le stime ufficiali su quanto si perde

L’ultima stima proposta sulle eventuali perdite con quota 100 è al momento quella dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, basata su un campione statistico approssimativo.

Scegliere quota 100 può costare, in termini di minore pensione, dal 5,6% nel caso in cui l’uscita dal lavoro si anticipi di un anno, fino al 34,7% in caso di uscita 6 anni prima.

Bisogna però considerare che con quota 100 la pensione viene intascata per qualche anno in più rispetto agli altri pensionati che restano al lavoro per più tempo, sino all’età per la pensione di vecchiaia: andare in pensione prima significa dunque “prendere di più” dall’Inps.

Secondo gli esperti, la perdita reale, considerando anche le somme percepite in più, va dallo 0,22% di chi si pensiona nel 2019 anziché aspettare il 2020, sino all’8,65% per chi nel 2019 anticipa di 6 anni la pensione.

Domanda pensione quota 100

La domanda di pensione quota 100 può essere presentata:

  • tramite sito web dell’Inps;
  • tramite call center Inps (numero 803.164 o 06.164.164 per chi chiama dal cellulare);
  • tramite il sito internet dell’Inps.

Per presentare la domanda attraverso il portale web dell’istituto, bisogna seguire la stessa procedura valida per la pensione anticipata, cercando il servizio: “Domanda di prestazioni pensionistiche: Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”.

Bisogna poi selezionare: “Pensione anticipata- requisito quota 100”.

Vuoi sapere come si presenta la domanda di pensione con la quota 100, passo dopo passo? Leggi la nostra guida alla Domanda di pensione quota 100.

Fai attenzione, però, a non confondere la domanda di pensione quota 100 con la domanda di cessazione dal servizio (che è un’altra pratica, alla quale sono obbligati i dipendenti pubblici, con la procedura “Istanze online” sul sito del MIUR).

Con la quota 100 si può lavorare?

La pensione quota 100, oltre ai limiti di età e contribuzione, comporterà anche il divieto di lavorare, ma solo sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaiaIl divieto di lavorare, inoltre, non sarà assoluto, ma si potranno conseguire redditi da lavoro autonomo occasionale.

In pratica, si ripristinerà il divieto parziale di cumulo tra lavoro e pensione, soltanto sino al compimento dei 67 anni; ricordiamo che questo divieto è stato abolito, per la maggior parte delle pensioni dirette, dal 2008.

Come appena esposto, il divieto di cumulo non sarà assoluto, come avviene oggi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, ma relativo, come avviene per l’assegno ordinario d’invalidità e per alcune pensioni d’inabilità, con un limite di reddito derivante da attività lavorativa autonoma occasionale.

Nello specifico, non si potranno percepire redditi di lavoro autonomo e dipendente, ma solo redditi di lavoro autonomo occasionale sino a 5mila euro annui.

Che cosa succede se si lavora con la pensione Quota 100?

Una volta liquidato l’assegno di pensione, questo non è cumulabile, in base a quanto disposto dal decreto, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui.

L’impossibilità di cumulare la pensione coi redditi di lavoro opera sino alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia (pari, nella generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, a 67 anni dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020; il requisito è adeguato alla speranza di vita media).

Se si lavora mentre si percepisce la pensione con quota 100, e non è stata ancora compiuta l’età pensionabile, la prestazione è sospesa per tutto l’anno di produzione del reddito.

La pensione è sospesa per parte dell’annualità se l’interessato compie, nell’anno, l’età per la pensione di vecchiaia.

Se il reddito prodotto è di lavoro autonomo occasionale, la pensione è sospesa soltanto se il reddito supera i 5mila euro annui.

In ogni caso, l’interessato deve comunicare immediatamente all’Inps:

  • lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, diversa da quella autonoma occasionale, dalla quale derivi un reddito anche inferiore a 5mila euro lordi annui;
  • lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa autonoma occasionale, dalla quale derivi un reddito superiore a 5mila euro lordi annui.

In entrambi i casi, l’Inps provvede alla sospensione del trattamento pensionistico per l’intero anno di produzione del reddito (per parte dell’anno, in caso di compimento dell’età pensionabile).

Le rate di pensione indebitamente corrisposte sono recuperate dall’Inps retroattivamente.

Quali sono le altre possibilità di anticipare la pensione?

Oltre alla quota 100, nel decreto pensioni sono stati attuati i seguenti interventi:

  • blocco requisiti della pensione anticipata;
  • la proroga dell’opzione donna, con la possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi a 58 o 59 anni di età e 35 anni di contributi;
  • la proroga dell’Ape sociale;
  • il prepensionamento: Quota 100 sino a 3 anni di anticipo.

note

[1] D.L. 4/2019

[2] Inps Circ. n. 11/2019.

[3] Art.16 DPR n.1420/1971.

[4] L. 335/1995.

Autore immagine: 123rf.com


scarica un contratto gratuito
Creato da avvocati specializzati e personalizzato per te

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

72 Commenti

  1. BUONGIORNO. ho 66 anni e e contributi italiani 34 anni comprese le disocupazzioni,5 anni in Germania,e 1 anno in svizzera,2 anni commerciante ho diritto alla quota 100?

  2. scusa io ho 58 anni al 2 marzo 2019 e 42e3 mesi ho il diritto con quota cento ho devo aspettare i 43 anni e 10 mesi grazie

    1. La pensione anticipata quota 100 potrà essere ottenuta con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni ed i contributi non risulteranno almeno pari a 38 anni. Per chi ha 63 anni, dunque, la quota diventa 101, in quanto resta fermo il requisito contributivo dei 38 anni, per chi ne ha 64 102, per chi ne ha 65 103, e così via. Quota 100 quindi permetterà di ritirarsi dal lavoro con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l’età pensionabile sarà aumentata a 67 anni (salvo blocco degli adeguamenti alla speranza di vita). Secondo quanto previsto dall’accordo raggiunto dopo il vertice, la pensione quota 100 da aprile sarà destinata, potenzialmente, a tutti i lavoratori, e non ci saranno penalizzazioni sull’assegno.

      Per maggiori informazioni sulla quota 100 con cumulo dei contributi puoi leggere questo articolo https://www.laleggepertutti.it/244879_quota-100-con-cumulo-dei-contributi

  3. Buongiorno, sono una dipendente pubblica, sono nata nel 1957 e ho maturato il 10 giugno 2018 anni 39 di servizio, chiedevo cosa perdo dal lato economico con la quota 100 non aspettando i 41 e 10 mesi di contributi (come previso nelle ultime notizia come pensione anticipata). Grazie mille per la collaborazione

    1. Salve, per saperlo dobbiamo procedere a un doppio calcolo della pensione, ossia confrontare l’ipotetica pensione anticipata Fornero, con 2 anni e 10 mesi di contributi in più, col trattamento che conseguirebbe con la quota 100.
      Il calcolo consiste in una pratica piuttosto articolata, dato che è presente una quota retributiva ed una quota contributiva del trattamento. Inoltre, per i dipendenti pubblici si applicano delle regole parzialmente differenti rispetto a quelle valide per la generalità dei dipendenti del settore privato.
      Può richiedere la pratica di calcolo pensione, che comprende tutte le ipotesi ed i confronti possibili, al seguente link
      https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza?ty=calcolo-importo-pensione

  4. Nella bozza di decreto c.d. Quota cento ai sensi dell’art. 20 dello stesso, si possono riscattare i periodi trascorsi privi di contribuzione ?
    Con 62 anni compiuti nel 2018 e 24 anni di contributi Inpdap dal 1980 fino al 2003 e 10 anni Inps commercianti, di cui un anno il 2018 di contribuzione volontaria dovrei coprire 4 anni x farne 38 ed accedere alla quota cento con il cumulo. Avendo un periodo senza contributi versati 2013-2017 potrei richiedere di versare in unica soluzione i 4 anni mancanti?
    Grazie.

    1. Non si può, purtroppo. In base all’articolo 20 del decreto “pace contributiva” sono ammessi al riscatto solo i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.
      Sempre in base all’ultima bozza di decreto “L’eventuale successiva acquisizione di anzianità assicurativa antecedente al 1 gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato ai sensi del presente articolo, con conseguente restituzione dei contributi.”

  5. Desideravo sapere, in caso di adesione a quota 100, se i contributi versati alla gestione separata nel 2019 per i redditi 2018 verranno in qualche modo considerati ai fini pensionistici oppure verranno persi

    1. All’articolo 14, il decreto ammette la possibilità di cumulare anche i contributi accreditati presso la gestione separata Inps, ai fini della Quota 100. Se, invece, stiamo parlando di contributi accreditati nella Gestione Separata successivamente al pensionamento con quota 100, si possono recuperare, dai 67 anni di età, con la pensione supplementare. Per capire come funziona la pensione supplementare nella gestione separata: https://www.laleggepertutti.it/199256_pensione-supplementare-gestione-separata-requisiti

  6. SALVE,
    HO LETTO CHE SONO PREVISTI DEI TAGLI, QUINDI SE HO MATURATO 41 E 10 MESI DI CONTRIBUTI E 64 DI ETà, COME VIENE CALCOLATO IL TAGLIO?

    1. Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere, nel 2019, la pensione anticipata a 64 anni di età (sino al 31 dicembre 2018, si poteva ottenere con 63 anni e 7 mesi di contributi). Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che potrà essere raggiunta, nel 2019, con i seguenti requisiti:
      -almeno 64 annidi età;
      -almeno 20 anni di contributi;
      -un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè pari a 1282,37 euro mensili (valore valido per l’anno 2019).
      Ricordiamo che i lavoratori che hanno diritto al calcolo integralmente contributivo della pensione e che possono richiedere la pensione anticipata contributiva sono coloro che:
      -non possiedono contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995;
      -pur possedendo contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995, hanno optato per il computo dei contributi nella gestione separata dell’Inps.
      All’uscita con la pensione anticipata contributiva non si applicano le finestre: la decorrenza è dunque il primo giorno del mese successivo alla maturazione dell’ultimo requisito utile.

    1. Sono state presentate numerose proposte, in materia di uscita agevolata e flessibile dal lavoro, sulla cosiddetta pensione quota 100: questa nuova tipologia di trattamento, che è appena entrata in vigore grazie al decreto pensioni, offre, in pratica, la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con un requisito minimo di età e contribuzione. La quota 100 è sicuramente conveniente per chi possiede diversi anni di contributi, mentre non è risolutiva per chi di anni di contribuzione ne possiede pochi: affiancherà, in ogni caso, la pensione di vecchiaia, quindi per coloro che possiedono, ad esempio, 20 anni di contributi, non ci sarebbe alcun rischio di doversi pensionare ad 80 anni (in quanto per arrivare alla quota 100 con 20 anni di contributi sarebbe necessario un minimo di 80 anni di età).
      Per maggiori informazioni consigliamo di leggere i nostri articoli:
      -Pensione quota 100 https://www.laleggepertutti.it/239257_pensione-quota-100#Quando_si_raggiunge_la_quota_100
      -Pensione anticipata, come funziona la quota 100 https://www.laleggepertutti.it/196897_pensione-anticipata-come-funziona-la-quota-100
      Per richiedere una consulenza legale agli esperti del nostro portale clicca qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

Rispondi a Redazione Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA