Diritto e Fisco | Editoriale

Rumore in condominio: quando chiamare il Comune

1 marzo 2018


Rumore in condominio: quando chiamare il Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2018



La competenza dei vigili urbani per far cessare il rumore è solo in presenza di attività commerciali o produttive.

Ci siamo occupati spesso del problema dei rumori in condominio e abbiamo visto che, quando il chiasso provocato dal vicino di casa molesta solo il condomino che abita nell’appartamento adiacente (e pochi altri) l’unica tutela è l’azione civile, eventualmente con un ricorso d’urgenza volto a far cessare le condotte illecite (in un successivo momento, e con un autonomo procedimento, si potrà anche chiedere il risarcimento del danno). Insomma, bisogna fare una causa in tribunale e non c’è modo di accelerare i tempi chiamando i carabinieri o l’amministratore di condominio. I primi infatti sono competenti solo in caso di reato di disturbo della quiete pubblica (il quale però scatta quando il rumore viene percepito o è percepibile da molte persone e non solo dagli stretti confinanti: ad esempio tutto il palazzo o il circondario); il secondo invece è competente solo se il regolamento condominiale contiene delle clausole che vietano determinate attività o impongono, in alcune ore del giorno o della notte, di ridurre il livello dei rumori prodotti nell’appartamento. Resta il fatto che contro i rumori rientranti nella cosiddetta «normale tollerabilità» non c’è nulla da fare e bisogna rassegnarsi a sopportarli. In casi eccezionali è possibile interessare le autorità amministrative per l’irrogazione di sanzioni. Si tratta di ipotesi residuali che affronteremo in questo articolo. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di rumore in condominio, quando chiamare il Comune e i vigili urbani.

Cosa si intende per rumore in condominio

Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1997 è dedicato a regolamentare la determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore e va ad attuare la normativa in materia di inquinamento acustico del 1995 [2].

Vengono definiti dei valori limite di immissione; questi sono distinti in:

  • valori limite assoluti, determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale;
  • valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo. Il Livello differenziale di rumore (LD) è la differenza tra il livello di rumore ambientale e quello di rumore residuo; in pratica sono i decibel in più rispetto al rumore di fondo e che possono essere causa dell’inquinamento acustico.

I valori limite differenziali di immissione, sono:

  • 5 dB per il periodo diurno
  • 3 dB per il periodo notturno, all’interno degli ambienti abitativi.

Questa norma però non si applica alla rumorosità prodotta: dalle infrastrutture stradali, ferroviarie,aeroportuali e marittime; da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali; da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso. Per questi infatti sono previsti appositi vincoli.

Rumore in condominio: quando è possibile rivolgersi al Comune

L’attività del Comune di contrasto ai rumori è possibile solo quando la sorgente rumorosa sia riconducibile a [1]:

  • attività produttive
  • attività commerciali
  • attività professionali.

Il Comune interviene tramite l’Arpa, l’Agenzia Regionale per la prevenzione e l’ambiente, la quale redige una perizia e verifica il superamento delle soglie del rumore stabilite dalla legge e da eventuali regolamenti. Verranno poi applicate sanzioni amministrative.

Il Comune non è invece competente per tutte le questioni del rumore collegate a:

  • infrastrutture stradali, ferroviarie,
  • infrastrutture aeroportuali e marittime;
  • possibile monitoraggio per verifica PCA
  • servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso (ad esempio un ascensore rumoroso, un impianto di riscaldamento centralizzato, ecc)
  • esposti da privato contro privato: è il caso del vicino di casa che fa rumore durante la notte perché accende lo stereo o la televisione a un volume elevato, che grida e fa schiamazzi, che sbatte le porte e sposta i mobili, che usa i tacchi. In tali ipotesi bisogna rivolgersi al proprio avvocato affinché – come detto in apertura – dopo aver inviato una diffida, avvii un’azione civile in via d’urgenza per la cessazione dei rumori;
  • lavori edili effettuati all’interno delle singole unità immobiliari di un condominio;
  • l’attivazione di cantieri edili o stradali per il ripristino urgente dell’erogazione di servizi pubblici (traffico, linee telefoniche, elettriche, fognature, acqua potabile, gas, ecc.
  • la pubblicità elettorale.

Quando un rumore si considera illecito?

Il rumore prodotto dal privato, ossia da un altro appartamento, si considera illecito quando supera la normale tollerabilità. Per valutare se viene superata la normale tollerabilità si deve valutare la destinazione della zona in cui si trovano gli immobili. Se è in prevalenza abitativa, devono prevalere le esigenze personali di vita del proprietario dell’abitazione rispetto alle utilità economiche derivate dall’esercizio di attività produttive

Per quanto riguarda i rumori provocati da attività sportive praticate all’aperto, per contemperare le esigenze della proprietà con quelle ricreative e sportive si devono valutare le abitudini secondo cui lo sport praticato all’aperto è più intenso durante l’estate. Il limite di tollerabilità deve determinarsi anche in relazione al periodo dell’anno ed agli orari di attività.

Per quanto riguarda gli apparecchi di areazione, ventole, motorini di areazione, ecc. la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore; il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile.

Quando chiamare i carabinieri

Le autorità di sicurezza come polizia e carabinieri sono competenti tutte le volte in cui c’è il reato di disturbo della quiete pubblica. Perché scatti il penale, però, è necessario che la molestia venga percepita o sia percepibile da un numero indeterminato di persone, come ad esempio tutti i condomini dell’edificio o il circondario (si pensi all’abbaiare dei cani tenuti in un recinto aperto; un’attività commerciale di disco pub che tiene alto il volume della musica; un’autorimessa che lascia accesi i motori delle auto in riparazione, ecc.).

Le autorità possono intervenire su segnalazione del privato, su esplicita denuncia o anche d’ufficio. Non c’è bisogno che la denuncia sia firmata da più persone perché possa essere constatato il reato di disturbo della quiete pubblica.

Quando chiamare l’amministratore

L’amministratore non è competente per le liti tra condomini (si pensi al camminare con scarpe con tacchi, spostare mobili e sedie, voci e tv, condizionatori d’aria, scarico di wc, ecc.). L’amministratore può intervenire solo se viene violato il regolamento. Il che significa che ci deve essere una apposita clausola nel regolamento medesimo che vieta determinate attività o il rumore entro particolari orari della giornata. In tal caso, se autorizzato dall’assemblea, l’amministratore può comminare sanzioni fino a 200 euro.

L’amministratore non ha legittimazione quando un condomino è disturbato dal rumore di un altro condominio.

In tutti gli altri casi cosa fare contro il vicino rumoroso?

Quando il rumore del vicino – superiore alla normale tollerabilità – non è determinato da attività produttive, commerciali o professionali, non è tale da costituire una molestia per un numero indeterminato di persone e non è esplicitamente vietato dal regolamento condominio, allora l’unica tutela è una causa civile. A tal fine bisognerà chiamare un avvocato che diffidi la controparte e poi avvii un giudizio in tribunale.

La causa può essere di due tipi:

  • ricorso in via d’urgenza: è volto solo a ottenere la cessazione del rumore, eventualmente con un ordine di insonorizzazione dell’appartamento se ivi si svolgono attività rumorose (si pensi a un asilo nido, a una ludoteca, a una sala di registrazioni, ecc.). Il procedimento si conclude nel giro di pochi mesi;
  • causa ordinaria: è volta a ottenere, oltre all’inibizione delle molestie, anche il risarcimento. Ma per ottenere i danni è necessario dimostrare di aver subito una lesione alla salute che – secondo numerose sentenze della Cassazione – non può essere presunta neanche in caso di rumore conclamato.

note

[1] Dpcm del 14.11.1997, art. 4.

[2] Legge n. 447/1995.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 novembre 1997. (in Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 280 del 1/12/97)

Art. 4.

Valori limite differenziali di immissione

1. I valori limite differenziali di immissione, definiti all’art. 2, comma 3, lettera b), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, sono: 5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno, all’interno degli ambienti abitativi. Tali valori non si applicano nelle aree classificate nella classe VI della tabella A allegata al presente decreto.

2. Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano nei seguenti casi, in quanto ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile:

a) se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore a 50 dB(A) durante il periodo diurno e 40 dB(A)

durante il periodo notturno;

b) se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore a 35 dB(A) durante il periodo

diurno e 25 dB(A) durante il periodo notturno.

3. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alla rumorosità prodotta: dalle infrastrutture stradali, ferroviarie,aeroportuali e marittime; da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali; da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso.

Legge n. 447 del 26 ottobre 1995 – Legge quadro sull’inquinamento acustico

2. Definizioni

(articolo così modificato dall’art. 9, dall’art. 18 e dall’art. 24 del d.lgs. n. 42 del 2017)

1. Ai fini della presente legge si intende per:

a) inquinamento acustico: l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi;

b) ambiente abitativo: ogni ambiente interno ad un edificio destinato alla permanenza di persone o di comunità ed utilizzato per le diverse attività umane, fatta eccezione per gli ambienti destinati ad attività produttive per i quali resta ferma la disciplina di cui al decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, salvo per quanto concerne l’immissione di rumore da sorgenti sonore esterne ai locali in cui si svolgono le attività produttive;

c) sorgenti sonore fisse: gli impianti tecnici degli edifici e le altre installazioni unite agli immobili anche in via transitoria il cui uso produca emissioni sonore; le infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, marittime, industriali, artigianali, commerciali ed agricole; gli impianti eolici, i parcheggi; le aree adibite a stabilimenti di movimentazione merci; i depositi dei mezzi di trasporto di persone e merci; le aree adibite ad attività sportive e ricreative;

d) sorgenti sonore mobili: tutte le sorgenti sonore non comprese nella lettera c);

d-bis) sorgente sonora specifica: sorgente sonora selettivamente identificabile che costituisce la causa del potenziale inquinamento acustico e che concorre al livello di rumore ambientale, come definito dal decreto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera c);

e) valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa;

f) valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori;

g) valore di attenzione: il valore di immissione, indipendente dalla tipologia della sorgente e dalla classificazione acustica del territorio della zona da proteggere, il cui superamento obbliga ad un intervento di mitigazione acustica e rende applicabili, laddove ricorrono i presupposti, le azioni previste all’articolo 9;

h) valori di qualità: i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla presente legge;

h-bis) valore limite di immissione specifico: valore massimo del contributo della sorgente sonora specifica misurato in ambiente esterno ovvero in facciata al ricettore.

2. I valori di cui al comma 1, lettere e), f), g) , h) e h-bis), sono determinati in funzione della tipologia della sorgente, del periodo della giornata e della destinazione d’uso della zona da proteggere. Nelle

zone già urbanizzate, il valore limite di immissione specifico non si applica alle sorgenti preesistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora la classificazione del territorio preveda il contatto diretto di aree classificate con valori che si discostano in misura superiore a 5dBA di livello sonoro equivalente. In tali casi si applica quanto previsto all’articolo 4, comma 1, lettera a), con modalità tali che le misure contenute nei piani di risanamento adottati ai sensi dell’articolo 7 assicurino comunque la prosecuzione delle attività esistenti, laddove compatibili con la destinazione d’uso della zona stessa.

3. I valori limite di immissione sono distinti in:

a) valori limite assoluti, determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale;

b) valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo.

4. Restano ferme le altre definizioni di cui all’allegato A al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 dell’8 marzo 1991.

5. I provvedimenti per la limitazione delle emissioni sonore sono di natura amministrativa, tecnica, costruttiva e gestionale. Rientrano in tale ambito:

a) le prescrizioni relative ai livelli sonori ammissibili, ai metodi di misurazione del rumore, alle regole applicabili alla fabbricazione;

b) le procedure di collaudo, di omologazione e di certificazione che attestino la conformità dei prodotti alle prescrizioni relative ai livelli sonori ammissibili; la marcatura dei prodotti e dei dispositivi attestante l’avvenuta omologazione;

c) gli interventi di riduzione del rumore, distinti in interventi attivi di riduzione delle emissioni sonore delle sorgenti e in interventi passivi, adottati nei luoghi di immissione o lungo la via di propagazione dalla sorgente al ricettore o sul ricettore stesso;

d) i piani dei trasporti urbani ed i piani urbani del traffico; i piani dei trasporti provinciali o regionali ed i piani del traffico per la mobilità extraurbana; la pianificazione e gestione del traffico stradale, ferroviario, aeroportuale e marittimo;

e) la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di attività rumorose o di ricettori particolarmente sensibili.

6. Ai fini della presente legge è definito tecnico competente la figura professionale idonea ad effettuare le misurazioni, verificare l’ottemperanza ai valori definiti dalle vigenti norme, redigere i piani di risanamento acustico, svolgere le relative attività di controllo.

(la disciplina del tecnico competente è ora contenuta negli articoli da 20 a 25 del decreto legislativo n. 42 del 2007)

7. La professione di tecnico competente in acustica può essere svolta previa iscrizione nell’elenco dei tecnici competenti in acustica.

8. Le attività di cui al comma 6 possono essere svolte altresì da coloro che, in possesso del diploma di scuola media superiore, siano in servizio presso le strutture pubbliche territoriali e vi svolgano la propria attività nel campo dell’acustica ambientale, alla data di entrata in vigore della presente legge.

9. I soggetti che effettuano i controlli devono essere diversi da quelli che svolgono le attività sulle quali deve essere effettuato il controllo.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI