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Sollecito dell’Agenzia Entrate Riscossione: si può contestare?


Sollecito dell’Agenzia Entrate Riscossione: si può contestare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2018



Avviso di mora e sollecito di pagamento possono essere oggetto di impugnazione se il contribuente non ha ricevuto la cartella di pagamento o gli atti presupposti.

Se ti è arrivato un avviso di mora da parte di Agenzia Entrate Riscossione con cui ti sollecita il pagamento di alcune cartelle esattoriali ma, prima di allora, non hai mai ricevuto alcuna notifica né delle stesse cartelle, né degli avvisi di accertamento, puoi certamente fare ricorso e non pagare. L’omessa comunicazione di quelli che vengono detti «atti prodromici» è infatti un vizio che si ripercuote sull’intero procedimento di riscossione esattoriale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Alla Corte, in particolare, è stato chiesto se si può contestare il sollecito di pagamento o l’avviso di mora dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. La Corte ha poi specificato contro quale soggetto il contribuente deve ricorrere: se cioè contro l’ente impositore o contro l’Agente della Riscossione. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

Tutto il procedimento che parte dall’accertamento fiscale fino al pignoramento dei beni del contribuente è fatto di atti tra loro collegati: il vizio o la mancata notifica di uno di questi all’interessato si ripercuote sula validità dell’intero iter. Un esempio chiarirà meglio come stanno le cose. Immaginiamo che una persona subisca il pignoramento della casa. Prima dell’atto di pignoramento, questi deve aver ricevuto il preavviso di ipoteca (obbligatoria e da comunicare almeno 30 giorni prima della sua iscrizione nei registri immobiliari); prima ancora del preavviso, egli deve aver ricevuto almeno una cartella di pagamento (il debito deve essere superiore a 120mila euro) e, ancor prima, una richiesta di pagamento da parte dell’ente titolare del credito (Agenzia Entrate, Inps, Comune, ecc.). Se anche un solo di questi atti non è stato comunicato all’interessato, il pignoramento è illegittimo. Chiaramente il contribuente non può svegliarsi solo quando è in corso l’esecuzione forzata, ma deve agire contro l’atto successivo a quello che non è stato ricevuto. Per esempio, in caso di omessa notifica dell’avviso di accertamento bisogna ricorrere contro la cartella; in caso di omessa notifica della cartella bisogna ricorrere contro il preavviso di ipoteca; in caso di omessa notifica del preavviso di ipoteca bisogna agire contro l’ipoteca medesima o contro il pignoramento. Se il contribuente si ricorda di non aver mai ricevuto l’accertamento solo dopo subito l’ipoteca è fuori termini per fare ricorso.

Se il contribuente si accorge di un debito e dell’esistenza di cartelle a suo carico solo dopo aver richiesto un estratto di ruolo all’ufficio dell’Agente della riscossione, può fare ricorso e chiedere che venga accettata la mancata notifica della cartella; in questo modo si libera del debito. Se è vero perl che non ci sono termini per impugnare l’estratto di ruolo da cui risultano cartelle non notificate (e che pertanto se l’estratto di ruolo viene richiesto, ad esempio, dopo cinque anni è comunque possibile rivolgersi al giudice) una volta che l’estratto è stato consegnato al contribuente, da tale momento decorrono gli ordinari termini per fare ricorso come previsti per la cartella. Tale chiarimento è stato fornito di recente dalla Cassazione che ha detto: quando l’estratto di ruolo è il primo atto con cui l’interessato viene a conoscenza del debito è da questo momento che decorrono i termini per fare ricorso.

L’ultimo chiarimento fornito dalla Corte con la sentenza citata in apertura riguarda il soggetto contro cui presentare il ricorso in caso di avviso di mora o sollecito di pagamento non preceduto da cartelle di pagamento o da avvisi di accertamento. Il contribuente che impugna un avviso di mora emesso dall’agente della riscossione, deducendo la mancata notifica degli atti prodromici, può agire in modo indifferente, sia nei confronti dell’ente impositore sia dell’agente della riscossione (in termini tecnici – dice la Cassazione – non si verifica un «litisconsorzio necessario, ossia non è obbligatori che siano presenti entrambi i soggetti).

note

[1] Cass. sent. n. 4578/18

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