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Le Guide Se non posseggo reddito a cosa ho diritto?

Le Guide Pubblicato il 2 marzo 2018

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Guida completa a tutte le agevolazioni previste per chi non ha reddito: reddito di inclusione, social card, disoccupazione, esenzione ticket, bonus luce e gas, esenzione canone rai, assegno sociale, assegno di natalità, patrocinio gratuito.

Purtroppo in Italia il numero delle famiglie povere è in costante aumento: colpa anche della congiuntura economica che l’intero Occidente sta vivendo. L’ordinamento italiano, per far fronte a questa situazione, prevede alcuni benefici per chi non raggiunge determinate soglie di reddito oppure per chi non ha affatto un reddito.

Se quindi, ti stai chiedendo «Se non posseggo reddito a cosa ho diritto», questo articolo potrebbe aiutarti.

Reddito di inclusione: cos’è?

Il Governo italiano ha introdotto, con decorrenza dal primo dicembre 2017, una misura volta a sostenere le famiglie italiane più povere: il reddito di inclusione [1]. Si tratta di un beneficio elargito a coloro che posseggono un reddito minimo stabilito dalla legge.

Il reddito di inclusione è uno strumento previsto dalla legge italiana per contrastare la povertà, rivolta a cittadini e famiglie che versano in condizioni di disagio economico. La legge definisce lo stato di povertà come la condizione del nucleo familiare la cui situazione economica non permette di disporre dell’insieme di beni e servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso.

La misura consiste nell’erogazione di benefici economici mensili, attraverso una carta di pagamento elettronica, e l’elaborazione di progetti personalizzati di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa.

Il reddito di inclusione (denominato ReI) prende il posto del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) e dell’Assegno di disoccupazione (Asdi), che potrà essere richiesto solamente fino al 30 gennaio 2018 da coloro che terminano la Naspi entro il 31 dicembre 2017.

Reddito di inclusione: chi può richiederlo?

Il reddito di inclusione può esser richiesto soltanto dalle famiglie che posseggono determinati requisiti, non solo economici.

Con riferimento ai requisiti di residenza e di soggiorno, il componente che richiede la misura deve essere congiuntamente:

  • cittadino dell’Unione o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Con riferimento alla condizione economica, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso congiuntamente di:

  • un valore dell’Isee, in corso di validità, non superiore seimila euro;
  • un valore dell’Isre (indicatore della situazione reddituale) non superiore a tremila euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a ventimila euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare, non superiore ad una soglia di seimila euro, maggiorata di duemila euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di diecimila euro;
  • un valore non superiore alle soglie di seimila e tremila euro relativamente all’Isee e all’Isre.

Con riferimento al godimento di beni durevoli e ad altri indicatori del tenore di vita, il nucleo familiare deve trovarsi nelle seguenti condizioni:

  1. nessun componente intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di autoveicoli, ovvero motoveicoli immatricolati la prima volta nei ventiquattro mesi antecedenti la richiesta, fatti salvi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente;
  2. nessun componente intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto.

Oltre ai requisiti appena elencati, in sede di prima applicazione, ai fini dell’accesso al reddito di inclusione il nucleo familiare, con riferimento alla sua composizione come risultante nella Dsu (dichiarazione sostitutiva unica a fini Isee), deve trovarsi al momento della richiesta in una delle seguenti condizioni:

  • presenza di un componente di età minore di diciotto anni;
  • presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore ovvero di un suo tutore;
  • presenza di una donna in stato di gravidanza accertata. La documentazione medica attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto è rilasciata da una struttura pubblica e allegata alla richiesta del beneficio, che può essere presentata non prima di quattro mesi dalla data presunta del parto;
  • presenza di almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, ovvero, nel caso in cui non abbia diritto di conseguire alcuna prestazione di disoccupazione per mancanza dei necessari requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi. Si considerano in stato di disoccupazione anche i lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti per legge [2].

Il reddito di inclusione non è in ogni caso compatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Reddito di inclusione: a quanto ammonta?

Il beneficio economico concesso dal reddito di inclusione è variabile a seconda delle condizioni del richiedente: si va da un minimo di 187,50 euro mensili per nuclei composti da un unico membro fino a 539, 82 euro per nuclei con sei membri o più, e cioè da 2.250 a circa 6.500 euro annui.

Il beneficio è erogato dall’Inps corrisposto attraverso la Carta ReI, mensilmente, per un periodo non superiore a diciotto mesirinnovabili per ulteriori dodici, presentando apposita richiesta di rinnovo, trascorsi non meno di  sei mesi dall’ultima erogazione.

In caso di fruizione di altri trattamenti assistenziali da parte di componenti il nucleo familiare, il valore mensile del reddito di inclusione è ridotto del valore mensile dei medesimi trattamenti. Ugualmente, ci sarà una contrazione nel caso in cui uno dei componenti del nucleo familiare cominci a percepire redditi.

Comunque, nel calcolo complessivo del beneficio non rilevano mai:

  • le erogazioni riferite al pagamento di arretrati;
  • le indennità per i tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione,
  • le specifiche misure di sostegno economico, aggiuntive al beneficio economico del reddito di inclusione, individuate nell’ambito del progetto personalizzato (di cui si dirà a breve) a valere su risorse del comune o dell’ambito territoriale;
  • le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi, nonché eventuali esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi;
  • le erogazioni a fronte di rendicontazione di spese sostenute ovvero le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi.

Esenzione ticket sanitario: cos’è?

Ti stai ancora chiedendo «Se non posseggo reddito a cosa ho diritto», vero? Ebbene, tra i diritti di chi non ha reddito c’è anche quello all’esenzione dal ticket sanitario. L’esenzione, infatti, non spetta soltanto a chi ha una patologia cronica o rara, ovvero a chi è stato riconosciuto per legge invalido civile, ma anche a chi vive in condizioni economiche difficili.

Hanno diritto all’esenzione dal ticket sanitario per reddito:

  • cittadini di età inferiore a 6 anni e superiore a 65 anni che appartengono ad un nucleo familiare con reddito annuo complessivo non superiore a 36.151,98 euro;
  • disoccupati e loro familiari a carico che appartengono ad un nucleo familiare con un reddito annuo complessivo inferiore a 8.263,31 euro, che sale fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico;
  • titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico;
  • titolari di pensioni minime di età superiore ai 60 anni e loro familiari a carico che appartengano ad un nucleo familiare con un reddito annuo complessivo inferiore a 8.263,31 euro, che sale fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico.

Chi appartiene ad una di queste categorie può effettuare, senza pagare il ticket, qualsiasi prestazione di diagnostica strumentale, di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche ambulatoriali garantite dal Servizio sanitario nazionale, purché siano necessarie ed appropriate alla propria condizione di salute.

La domanda per l’esenzione dal ticket sanitario per reddito va fatta all’Asl di residenza

Carta acquisti: cos’è?

Tra i diritti di chi non ha reddito c’è anche la Carta Acquisti dell’Inps, detta anche Social Card.

Sulla carta vengono accreditati ottanta euro ogni bimestre che possono essere utilizzati per fare la spesa nei negozi convenzionati o per pagare le bollette di luce e gas. Dà diritto, inoltre, ad uno sconto del 5% nei negozi e nelle farmacie che hanno aderito all’iniziativa. Non è utilizzabile per pagare specialità medicinali o ticket sanitari. Acquistando con la Social Card in farmacia, si ha diritto anche alla misurazione gratuita della pressione e del peso.

Requisito fondamentale per poter usufruire della Social Card dell’Inps è quello di avere almeno sessantacinque anni compiuti oppure meno di tre.

Per avere la Social Card, inoltre, è necessario:

  • essere cittadino italiano o comunitario oppure avere un permesso di soggiorno CE;
  • essere iscritto all’anagrafe comunale;
  • avere una pensione o un’indennità di assistenza non superiori a 788,61 euro all’anno o superiore a 9.051,48 euro all’anno, se di età pari o superiore a 70 anni;
  • avere un Isee 2017 inferiore a 6.788,61 euro;
  • non essere, da solo o insieme al coniuge, intestatario di:
    • più di una utenza elettrica domestica o del gas;
    • utenze elettriche non domestiche;
    • più di un’auto;
    • più di un’immobile ad uso abitativo con una quota uguale o superiore al 25%;
    • più di un immobile ad uso non abitativo (anche all’estero) con una quota uguale o superiore al 10%;
    • proprietario di un patrimonio immobiliare superiore a 15.000 euro.
  • non ricevere vitto assicurato dallo Stato.

Chi vuole chiedere la Social Card perché non ha un reddito o perché in possesso dei requisiti citati, deve presentare la domanda presso un ufficio postale attraverso uno dei moduli disponibili sul sito delle Poste, seguendo la relativa guida alla compilazione e dichiarando, sotto la propria responsabilità, di averne diritto.

L’ufficio postale trasmette la domanda telematicamente all’Inps. Se l’Istituto esprime parere positivo, inviterà il cittadino a recarsi in posta per ritirare la Carta Acquisti, sulla quale saranno già stati accreditati i soldi che spettano per quel bimestre.

Indennità di disoccupazione: chi ne ha diritto?

Se hai perso il lavoro e ti stai domandando «Se non posseggo reddito a cosa ho diritto?», devi sapere che, tra le agevolazioni previste dalla Stato, c’è anche l’indennità di disoccupazione, a seconda del tipo di contratto che ti legava all’azienda per cui hai prestato servizio.

Si parla, così, di Naspi (la nuova indennità di disoccupazione), di Asdi (l’assegno sperimentale erogato dall’Inps per chi ha finito la Naspi ed è ancora senza lavoro oppure in situazione di particolare necessità e, quindi, senza reddito), e di disoccupazione agricola per chi è rimasto disoccupato in questo settore.

Bonus luce e gas: cos’è?

Per accedere alle agevolazioni sull’utenza elettrica e su quella del gas, la famiglia richiedente deve possedere un reddito Isee non superiore a 8.107,50 euro o, per le famiglie con più di tre figli a carico, non superiore a 20.000,00 euro. I requisiti sono unici: pertanto, chi ne è in possesso potrà chiedere lo sconto tanto sulla fornitura elettrica che su quella del gas. Il bonus luce, inoltre, può essere richiesto anche da chi è affetto da seria patologia o dalle famiglie presso le quali viva un soggetto gravemente malato, costretto ad utilizzare apparecchiature mediche elettriche che gli sono necessarie per vivere.

Il bonus consiste in un vero è proprio sconto sulla bolletta; la riduzione è proporzionata al numero dei componenti del nucleo familiare: nel caso della corrente elettrica, ad esempio, per una famiglia composta da oltre quattro persone il bonus è pari a 165 euro annui mentre, se è composta da soltanto uno o due membri, è di 112 euro. Lo sconto è concesso con riferimento ad un livello di consumo di energia elettrica medio, cioè consueto a quello di una famiglia ordinaria. La riduzione viene applicata mensilmente, su ogni bolletta.

Bonus luce e gas: come ottenerlo?

La domanda per ottenere i bonus va presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (in genere i Caf) utilizzando gli appositi moduli che si trovano sul sito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. E’ possibile utilizzare un unico modulo (Modulo A, anch’esso rintracciabile sul sito dell’Autorità) per richiedere sia il bonus elettrico che quello del gas.

Per presentare la domanda occorrono inoltre: un documento di identità; la dichiarazione ISEE; il numero di codice Pod (che serve a identificare il punto fisico in cui l’energia viene consegnata dal fornitore e prelevata dal cliente finale) per la fornitura elettrica o il codice Pdr (che assolve alla stessa funzione del Pod) per la fornitura di gas.

Il bonus ha una validità di dodici mesi; al termine di tale periodo, per ottenere un nuovo sconto, sarà necessario rinnovare la richiesta di ammissione presentando nuova domanda, la quale sarà accolta se soddisferà i requisiti sopra indicati (quello reddituale è aggiornato ogni anno). Se le condizioni per l’accesso al beneficio mutano durante i dodici mesi di agevolazione (ad esempio, v’è una modifica del numero dei componenti della famiglia o della situazione reddituale), queste potranno rilevare solamente al momento del rinnovo della domanda di ammissione al bonus; in altre parole, non intaccano l’agevolazione in corso.

Solo il mutamento di residenza rileva immediatamente: in questo caso, il beneficiario dovrà recarsi presso il nuovo Comune di residenza presentando l’apposito modulo di variazione. Il bonus viene così trasferito in continuità sul nuovo contratto di fornitura elettrica fino alla scadenza del diritto concesso.

In pratica, le agevolazioni sulle forniture di luce e gas possono essere richieste da tutte le famiglie con un reddito Isee non superiore a 8.107,50 euro o, se famiglie con più di tre figli a carico, non superiore a 20.000,00 euro. Lo sconto viene applicato mensilmente su ogni bolletta.

Patrocinio a spese dello Stato: chi ne ha diritto?

Il patrocinio a spese dello Stato (normalmente conosciuto come gratuito patrocinio) consente anche a chi non abbia i mezzi economici per farvi fronte di essere assistiti in un procedimento giudiziario da un avvocato la cui parcella verrà pagata dallo Stato. Il gratuito patrocinio è un istituto che trova riferimento direttamente nella Costituzione, secondo cui sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione [3]. La legge prevede che si possa accedere al patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario [4].

Attualmente, può essere ammesso al patrocinio chiunque sia titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.493,82 (i limiti di reddito sono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat). Se l’istante convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di euro 1.032,91 per ogni familiare convivente.

Alle regole appena elencate seguono delle eccezioni. Non possono accedere al gratuito patrocinio i soggetti condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, spaccio di sostanze stupefacenti, associazione dedita al narcotraffico, per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416-bis del codice penale o al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.

A queste restrizioni fanno da contrappeso le agevolazioni previste per specifiche categorie di persone. Le vittime dei reati di maltrattamenti in famiglia, pratiche di mutilazione degli organi genitali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minorenni e atti persecutori (cosiddetto stalking), nonché di determinati reati commessi a danno di minori, sono sempre ammessi al gratuito patrocinio, anche se superino la soglia stabilita.

Assegno sociale: cos’è?

Un altro strumento ideato per fronteggiare la povertà in Italia è l’assegno sociale che, a partire del 1996, ha sostituito la pensione sociale. L’importo dell’assegno è pari a 448,07 euro per tredici mensilità; per l’anno 2018 il limite di reddito è stato fissato a 5.824,91 euro annui; il reddito è elevato a 11.649,82 euro, se il soggetto è coniugato (cumulo dei redditi). L’assegno non è soggetto alle trattenute Irpef e può essere sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di trenta giorni; dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è completamente revocata. L’assegno sociale è un beneficio provvisorio in quanto il possesso dei requisiti di reddito e di effettiva residenza sono verificati ogni anno.

Condizioni per ottenere l’assegno, oltre ai limiti reddituali sopraesposti, sono: aver compiuto 66 anni e 7 mesi; avere la cittadinanza italiana e la residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale. I cittadini stranieri comunitari devono essere iscritti all’anagrafe del comune di residenza e i cittadini extracomunitari devono essere titolari del permesso di soggiorno comunitario per soggiornanti di lungo periodo. La domanda deve essere presentata  all’Inps, ente erogatore dell’assegno.

Pensione invalidi civili: qual è il limite di reddito?

Secondo l’ordinamento italiano, è invalido civile chiunque sia affetto da patologie tali da compromettergli la normale capacità lavorativa (se in età da lavoro, cioè tra i 18 e i 65 anni), ovvero da renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età [5]. Anche in questo caso la legge stabilisce il tetto massimo reddituale che non deve essere superato per poter godere dei benefici economici. Per l’anno 2018, la pensione per invalidi civili totali  (assegno pari a 282,55 euro) prevede un limite di reddito personale annuo di 16.664,36 euro.

Assegno di natalità: a chi spetta?

Confermato anche per l’anno 2018, l’assegno di natalità (o bonus bebè) è un assegno mensile destinato alle famiglie con un figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, per la durata massima di un anno [6]. Fino al 2017, invece, l’assegno spettava fino al compimento dei tre anni di vita del bambino o fino ai tre anni dalla data di ingresso del figlio adottivo in famiglia

Il bonus spetta alle famiglie con reddito Isee non superiore a 25.000,00 euro (bonus da 80 euro mensili); per le famiglie più povere con reddito Isee non superiore a 7.000,00 euro il beneficio è un po’ più consistente (160 euro mensili).

Esenzione canone Rai: chi ne ha diritto?

Sono esonerati dal pagamento del Canone Rai tutti coloro che, nell’anno precedente, abbiano avuto un reddito complessivo sommato a quello del proprio coniuge non superiore a ottomila euro e abbiano superato i 75 anni di età.

Conto corrente agevolato: cos’è?

In ossequio ad una direttiva europea [7], il governo ha da poco introdotto una nuova agevolazione per coloro che hanno un reddito molto basso: trattasi di un conto corrente destinato a compiere le operazioni bancarie più semplici (come, ad esempio, ricevere un bonifico o effettuare pagamenti). Il Governo, per il momento, ha stipulato accordi con Abi, Poste, Bankitalia, prevedendo l’esenzione per coloro che ricevono una pensione annua lorda inferiore a 18.000,00 euro e per chi ha un reddito Isee non superiore a 8.000,00 euro. Le altre categorie saranno successivamente individuate, prevedendo per esse condizioni agevolate di apertura.

Dentista sociale: chi ne ha diritto?

Chi ha un reddito Isee inferiore a 8.000 euro può accedere ad alcune prestazioni odontoiatriche a prezzi agevolati. Il beneficio spetta anche alle donne in gravidanza e a chi è esentato dal ticket sanitario. Il problema, tuttavia, è che non tutti i dentisti aderiscono all’iniziativa; pertanto, bisognerà consultare l’elenco dei dentisti sociali aderenti per essere sicuri di poter far valere questo diritto.

note

[1] D. lgs. n. 147 del 15.09.2017.

[2] Art. 13, D.p.r. 917/1986 del 22.12.1986.

[3] Art. 24 Cost.

[4] Decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002.

[5] Legge n. 118/1971 e successive modifiche.

[6] Legge n. 190 del 23 dicembre 2014.

[7] Direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23.07.2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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