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Lo sai che? Licenziamento per pensione anticipata e di vecchiaia

Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2018

Il lavoratore può essere licenziato se raggiunge i requisiti per la pensione anticipata o per la pensione di vecchiaia?

Il dipendente che ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata non può essere licenziato, nella generalità dei casi: il licenziamento per raggiunti limiti di età è possibile, invece, quando risultano maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia. Bisogna però osservare, in rapporto ai lavoratori pubblici, che in alcuni casi l’amministrazione può licenziare anche alla sola maturazione dei requisiti per la pensione anticipata; per quanto riguarda i dipendenti del settore privato, invece, non è ancora chiaro se il dipendente possa essere licenziato al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure se abbia il diritto di trattenersi in servizio sino ai 70 anni e 7 mesi di età anche contro la volontà del datore di lavoro.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi è possibile il licenziamento per pensione anticipata e di vecchiaia.

Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia

Se il lavoratore matura i requisiti (anagrafici e contributivi) per accedere alla pensione di vecchiaia, il datore di lavoro può recedere dal contratto, anche in assenza di motivazione, rispettando però i termini di preavviso. Tuttavia, se il lavoratore decide di proseguire l’attività lavorativa fino a 70 anni e 7 mesi di età (sino a 71 anni dal 2019), la tutela contro i licenziamenti illegittimi opera fino al raggiungimento di questo limite di età, secondo quanto previsto dalla legge Fornero [1].

Tuttavia, un noto orientamento della Cassazione [2] interpreta la previsione normativa considerando l’opzione per il lavoratore di trattenersi in servizio sino a 70 anni e 7 mesi non come un diritto potestativo, ma come una possibilità concessa soltanto dietro accordo col datore di lavoro.

In ogni caso, il lavoratore può essere licenziato per raggiunti limiti di età e non ha diritto al preavviso se esiste un’apposita clausola contrattuale che prevede l’automatica risoluzione del rapporto di lavoro al raggiungimento dei 65 anni di età [3]: in questo caso non si tratta di un’ipotesi di licenziamento vera e propria, ma dell’espressione della volontà del datore di lavoro di avvalersi di un meccanismo risolutivo previsto in sede di autonomia negoziale.

Licenziamento per maturazione dei requisiti della pensione anticipata

Il licenziamento non è invece possibile, prima del raggiungimento del limite di età, se il dipendente possiede i requisiti per la pensione anticipata e il datore di lavoro non è un ente pubblico.

Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici

La situazione è diversa per i dipendenti pubblici [4]: una volta raggiunti i requisiti per la pensione, difatti, l’amministrazione è obbligata a cessarli dal servizio, se è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano perfezionati i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, le ipotesi di pensionamento forzato da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatorie, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • una rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolta a chi ha raggiunto i parametri previsti dalla riforma Fornero [5] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione anticipata

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento della Funzione pubblica [4] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (nel 2018, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini  e 41 anni e 10 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (parametro previsto dalla riforma Fornero per percepire il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la Legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali dell’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto, applicabile solo al compimento del 62° anno d’età. In ogni caso, l’amministrazione per licenziare non ha una discrezionalità piena, ma deve motivare la scelta e attenersi a determinati parametri (ad esempio, la presenza di esuberi).

Cessazione d’ufficio per maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori della pensione anticipata, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi (20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata, non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo dei contributi.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] Cass. sent. n. 17589/2015.

[3] Cass. sent. n. 1743/2017.

[4] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[5] Art. 24, Co. 10-12, D.L. 201/2011.


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