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Casa assegnata all’ex moglie e perdita del bonus prima casa


Casa assegnata all’ex moglie e perdita del bonus prima casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 marzo 2018



Nel 2015 ho acquistato un immobile rinunciando al “bonus di prima casa” in quanto già proprietario di un immobile nello stesso Comune. Pur se proprietario di quest’ultimo, ne ho perso il possesso per effetto di sentenza del giudice in sede di separazione coniugale (2011) e l’immobile è stato quindi assegnato alla ex-coniuge con i nostri figli. Posso fare ricorso e chiedere la restituzione delle maggiori imposte versate di IVA ed alla banca?

Nel rispondere al quesito, è facile immaginare che l’immobile assegnato al coniuge per effetto della sentenza di separazione fosse a sua volta stato acquistato con i benefici della prima casa.

Orbene, tra i requisiti necessari per poter usufruire del cd “bonus prima casa”, l’acquirente devedichiarare nell’atto di acquisto:

a) di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto,uso e abitazione, di un’altra abitazione ubicata nello stesso Comune dove si trova l’immobile oggetto delle agevolazioni;

b) di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa [peraltro tale requisito è stato modificato ed ora c’è la possibilità per i contribuenti di acquistare un nuovo immobile con i benefici prima casa, a patto che il vecchio immobile agevolato sia alienato entro un anno dalla data dell’atto].

Nel caso specifico, pertanto, essendo il lettore già proprietario di un immobile nello stesso Comune, correttamente ha rinunciato ai benefici della prima casa quando, nel 2015, ha acquistato il secondo immobile.

La questione che si pone, tuttavia, è se la “perdita” dell’immobile in conseguenza dell’assegnazione dello stesso al coniuge per effetto di separazione comporti a sua volta la perdita dei benefici della prima casa, così da poterne beneficiare nuovamente.

Sul punto si segnala la recente ed innovativa sentenza della Corte di Cassazione, che ha evidenziato che “le convenzioni concluse dai coniugi in sede di separazione personale, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro relative a beni mobili o immobili,non sono nè legate alla presenza di un corrispettivo, nè costituiscono propriamente donazioni, marispondono, di norma, al peculiare spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento diseparazione consensuale, in funzione della complessiva sistemazione solutorio-compensativa ditutta la serie di possibili rapporti patrimoniali maturati nel corso della convivenza matrimoniale”.

In ragione di ciò, prosegue la Corte, “considerato che la ratio della norma di cui alla L. 6 marzo1987, n. 74,art. 19 (…) impedisce la decadenza dalle agevolazioni prevista al n. 4 della nota 2 bis,della Tariffa parte prima allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, va individuata nel favorire ladefinizione conciliativa dei rapporti patrimoniali tra coniugi, non può farsi derivare la decadenza dell’agevolazione connessa all’acquisto di un immobile dalla cessione di esso al coniuge in sede di separazione, considerato che il legislatore ha inteso disciplinare gli accordi presi in tale contesto in modo che da essi non derivino ripercussioni fiscali sfavorevoli per il contribuente” (Cass. Civ.,V, 29/03/2017, 8104).

Alla luce di ciò, pertanto, la perdurante proprietà dell’immobile (parlando il lettore di possesso) ed il mantenimento dei benefici relativi all’acquisto della prima casa, costituiscono un impedimento allapossibilità di poter fruire (nuovamente) dell’agevolazione prima casa relativamente all’acquisto del2015.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Ambrogio Dal Bianco

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